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i Tesori di Roma
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LA REPUBBLICA ROMANA DEL 1849

raccontata da Cesare Pascarella

Vedi anche: La Costituzione della Repubblica Romana | Giuseppe Mazzini | il racconto su Villa Glori del 1867


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Statua di Giuseppe Garibaldi Statua di Anita Garibaldi Busti del Gianicoloi 02 Busti del Gianicolo08 Busti del Gianicolo 09
 
Villa Corsini ed il Casino dei Quattro Venti (ora Villa Doria Pamphili)
 
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Il Casino dei 4 venti Il Casino dei 4 venti con a dx il Vascello Il Casino dei 4 venti durante la battaglia del 30 giugno La ricostruzione degli avvenimenti La foto del Casino dei 4 venti dopo i bombardamenti

CLVII

E noi come sentissimo er cannone
Ch’era l’allarme de li tradimenti,
Trombe!... tamburri! ... Fra la confusione
De staffette, de strilli, de lamenti,

Se seppe che er nemico era padrone
Già der Casino de li Quattro Venti.
Pe’ riportaje via la posizione
Se cominciorno li combattimenti.

E dar primo momento che sorgeva
La luce, che s’uscì for da le Porte,
Fino all’urtimo che ce se vedeva,

Se fece tutto!... Ma nun ce fu verso
De spuntalla! Fu preso pe’ tre vorte
De fila e pe’ tre vorte fu riperso.

CLVIII

Eppure, come daveno er segnale
(Mentre da le finestre e le ferrate
Veniva giù l’inferno!), dar viale
Se rimontava su le scalinate;

S’entrava ner portone, pe’ le scale,
Pe’ le camere, fra le baricate
De sedie e tavolini, pe’ le sale,
A mozzichi, a spintoni, a sciabolate,

Co’ qualunqu’arma, come se poteva,
Fra fiamme, foco, strilli, sangue, morte,
Se cacciaveno via; se rivinceva;

Se rivinceva; ma nun ce fu verso
De spuntalla. Fu preso pe’ tre vorte
De fila e pe’ tre vorte fu riperso.

CLIX

L’urtima, er tetto in cima già fumava;
Travi, soffitti, mura s’abbruciaveno,
Pe’ le camere ormai se camminava
Su li morti che se carbonizzaveno;

E a ‘gni razzo, a ‘gni bomba che schioppava
Ne le camere che se sfracellaveno,
Mentre che se feriva e s’ammazzava,
Travi, soffitti... giù!, se sprofonnaveno.

E pure, sai? Finché nun fu distrutto,
Finché ce furno muri, scale, porte
Pe’ ripotecce entrà’, se provò tutto;

Se provò tutto; ma nun ce fu verso
De spuntalla. Fu preso pe’ tre vorte
De fila e pe’ tre vorte fu riperso.

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L'entrata di Villa Corsini

Il Vascello

CLX

E perduta che fu la posizione,
Che se pò dì’ se l’ereno rubata,
Per quanto ch’uno avesse l’intenzione
Che la difesa fosse seguitata,

Nun c’era più da stasse a fa’ illusione:
Perché ‘na vorta persa la giornata
Der tre giugno, pe’ Roma era questione
De tempo, ma la sorte era segnata.

Perché, senza contà’ la gente morta,
Er terribile ch’era succeduto
Era che, de noi antri, for de Porta

Nun c’era più che Medici ar Vascello.
Er resto tutto quanto era perduto.
Nun ce restava in piede antro che quello.

 
Giacomo Medici del Vascello
 

CLXI

Ma ce rimase lì fino a la fine:
Fin che er muro, li sassi, li mattoni,
Fin che le pietre de li cornicioni
Nun staveno giù drento a le cantine.

E lì, fra assarti, mine, contromine,
Tutti li reggimenti e li cannoni,
Fin che nun volle lui, non furno boni
De fallo scegne’ giù da le rovine.

Ché, dar principio che ce s’era messo,
Più loro li francesi ce provaveno
A cacciallo, e più lui sempre lo stesso.

Imperterrito sempre e sempre in cima
A le macerie, se lo ritrovaveno
‘Gni giorno sempre lì peggio de prima.

Il Vascello

Giacomo Medici

CLXII

E per quanto ‘na forza strapotente
Lo strignesse così, ch’uno pensava
Che, insomma, via, nun fosse umanamente
Possibile de stacce, lui ce stava.

E più che quello lì lo subissava
De ferro e foco e j’ammazzava gente,
Più che j’annava sotto e l’intimava
De lassallo, e più lui Medici gnente.

Lo lassò. Solo all’urtimo momento;
Ma perché Garibardi, da le Mura
J’impose de lassallo e tornà’ drento.

Allora lo lassò. Sortanto allora;
Si no, Medici, quello era figura
Che lì ar Vascello ce starebbe ancora.

 
Goffredo Mameli
 
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Goffredo Mameli Via Goffredo Mameli Monumento ai Caduti La tomba di Mameli l'Ospizio dei Pellegrini

 

CLXXVII

Razzi e bombe fioccaveno! Ma pure
Framezzo a le rovine e li sfaceli
De li palazzi, in mezzo a le paure
De quell’urtimi strazi più crudeli,

Nun se cedeva. E er Pincio e l’antre arture,
La Trinità de Monti... a l’Areceli
S’empiveno de donne e de crature
Che cantaveno l’inni de Mameli.

Li cantaveno tutti! E intanto quello
Che li scriveva, consunto dar male,
Co’ na gamba taiata, poverello!,

Dar giorno che fu fatta la sortita
Der tre giugno, languiva a l’ospedale
In un fonno de letto in fin de vita.
 

 

CLXXXI

E come risentivi dì’: Fratelli
D’Italia
..., rivedevi tutti quanti
Co’ l’accétte,li sassi, li cortelli,
Corre’ a le Mura e ributtasse avanti:

Tutti li rivedevi!... Fino quelli
Chiusi ne l’ospedali, agonizzanti,
Li rivedevi pallidi, tremanti
Scegne’ da letto e uscì’ da li cancelli;

Rivedevi li morti insanguinati
Che riapriveno l’occhi, se riarzaveno
Da per terra dov’ereno cascati,

E senza sentì’ più li patimenti
De le ferite, se ristracinaveno
Su le Mura e moriveno contenti.
 

Luigi Masi (1814-1872), pistoiese, gentile intelletto, caro alle Muse, e sacro affatto agli studi letterari, di subito diventa non pur soldato, ma capitano intrepido quanto arguto. Difendeva la Porta Cavalleggeri, l'altra detta Angelica e le mura del Vaticano con la seconda brigata di milizia cittadina e col primo battaglione leggero di fanteria. (Guerrazzi). Ha un busto al Gianicolo (senza più la testa).


 
Bibliografia

Gli americani e la Repubblica romana del 1849

Roma, Repubblica: venite! Percorsi attraverso la documentazione della Repubblica romana del 1849

Politica in periferia. La Repubblica romana del 1849 fra modello francese e municipalità romagnola

Garibaldi nelle Marche durante la Repubblica romana 1848-1849

La coccarda e le campane. Comunità rurali e Repubblica romana nel Lazio (1848-1849)
 

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