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La Basilica Patriarcale di San Pietro in Vaticano a Roma

INFO

Centralino Tel. +39 06 69883731

Orario di apertura Basilica:

invernale: 1° ottobre - 31 marzo dalle ore 07.00 alle ore 18.30

estivo: 1° aprile - 30 settembre dalle ore 07.00 alle ore 19.00

L’accesso alla Basilica Papale Vaticana è consentito alle persone con un abbigliamento decoroso consono al luogo sacro.

Orario di apertura Cupola:

periodo apertura chiusura

invernale 1° ottobre - 31 marzo ore 08.00 ore 17.00

estivo 1° aprile - 30 settembre ore 08.00 ore 18.00

Biglietti:

- Ascensore fino al livello terrazzo e si prosegue a piedi (320 gradini) Biglietto € 7.00

- Salita a piedi 551 gradini Biglietto € 5.00

- Riduzioni per scuole sono possibili presentando alla cassa una attestazione dell'Istituto con l'elenco dei partecipanti.

Biglietto ridotto € 3.00

STORIA

di V. Bersezio

Stampa antica della Basilica di San Pietro in Vaticano

Se vi volgete un poco a sinistra, stando sempre sul terrazzo di Monte Pincio, vi trovate quasi di faccia la mole di San Pietro coi palazzi del Vaticano. Il monte di questo nome fa consecrato alle cose sacre fin dai primi tempi: sovr'esso vates canebant, si vaticinava l'avvenire, si prendevano gli auguri. Gli Etruschi prima ancora dei Romani vi avevano oracoli; colà si disse giacer sepolto il mitico Romolo , oggi vi si venera la tomba di San Pietro. Nerone vi eresse un circo ed ora sta il palazzo del capo del cattolicismo. Verso la metà del IX secolo Leone IV uni questo colle al castello di Sant'Angelo ed al monte Gianicolo per mezzo d'una muraglia, affine di assicurare la basilica di San Pietro dalle invasioni dei Saraceni. Così ebbe origine quella che venne chiamata città Leonina. Superba, imponente si drizza colà la ardimentosa cupola di Michelangelo.

Nicolò V, nel 1440, concepì l'idea di ricostruire la basilica di San Pietro, mezzo rovinata, che già esisteva colà sul monte Vaticano da undici secoli, ed ebbe primo il pensiero di fare di quel primo tempio della cattolicità il più grande e magnifico di tutto l'orbe, quasi capace di raccogliere nel suo ampio seno gli accorrenti di tatte le nazioni. Bernardino Gambarelli detto il Rossellino e Leon Battista Alberti, ambedue fiorentini (era destino che fiorentini dovessero essere i principali artefici di questa enorme costruzione), ne furono i primi architetti; ma appena fuor di terra i muri all' altezza di tre cubiti, la morte del pontefice interruppe i lavori. Furono poi ripresi sotto Paolo II; ma il piìi ardente a farvi lavorare e quello a cui si deve maggiormente la esecuzione della gigantesca impresa fu Giulio II, il quale a Donato Lazzari d'Urbino detto il Bramante commise di terminare il più grandiosamente che potesse l'opera incominciata. Bramante volle innalzare una cupola che disgradasse quella famosa di Brunelleschi a Santa Maria del Fiore (se non era l' artista fiorentino, era tale il pensiero che ispirava il disegno), ed al centro d'una croce latina formata di quattro lunghe navate in islile costantiniano immaginò si slanciasse al cielo una cupola ardita ed enorme sul modello di quella del Panteon. Fu tale il suo ardore, stimolato dall' impazienza del papa medesimo, che dopo sette anni di lavoro, sopra quattro gran pilastri eretti nel centro, la cupola isolata già il sorgeva a meravigliare l'occhio del riguardante; ma fabbricata troppo rapidamente e su basi non a sufilcienza solide, minacciava cadere e fu forza demolirla.Morto Giulio II e Bramante, Leone X affidò la continnazione, o, a meglio dire, la ripresa dell'opera a Giuliano da San Gallo ed al domenirano frate Giocondo, ai quali poscia aggiunse il grande Raffaello da Urbino. Rinforzarono essi i fondamenti dei pilastri e modificarono le gaUerie trasversali.

A cotesti architetti successe Baldassare Peruzzi (un altro toscano) che innalzò l'abside o tribuna, e senza nulla guastare di quanto s' era già fatto, converti ìd croce greca la croce latina ne cominciò 1' esecuzione , che fu poscia continuata sul metodo da esso posto. Quello che esso voleva che fosse la basilica quando terminata, si vede in un affresco che esiste in una parete delia biblioteca vaticana. Esso ci mostra quattro navate in croce terminate da absidi semicircolari, e la grande cupola circondata da una fila di statue alla sua base, accompagnata da quattro altre cupole minori. Tutte queste naasse rotonde dovevano essere isolate in un vasto spazio quadrangolare d'una architettura calma e severa. Nel pontificato di Pio V presero la direzione dei lavori il Vignola e Pirro Ligorio, ma con ordine di conformarsi per l' affatto ai disegni di Michelangelo. Il Ligorio, non avendo voluto ottemperare a quest'ordine, perde l'impiego nel! 568; Vignola esegui le due cupole laterali, e la grande venne condotta a termine da Jacopo della Porta. Sotto la direzione di quest'ultimo, Clemente Vili ornò la gran cupola di mosaici, la volta di stucchi dorati, e fece coprire il pavimento di marmi diversi. Finalmente Paolo V fece ridurre a termine l'edificio da Carlo Maderno, il quale, abbandonando le traccio di Michelangelo, tornò alla croce latina e fece il portico e la facciata. Sotto Alessandro VII, il Bernini (napolitano di nascita, ma figliuolo d'un fiorentino) vi aggiunse il famoso colonnato ed innalzò ad un' estremità della facciata una torre che più tardi venne demolita, alcuni dicono perchè minacciasse cadere, altri per opera dei rivali di Bernini. Sulla fine del secolo scorso, finalmente. Pio VI faceva costrurre la sacristia dietro i disegni di Carlo Marchioni, poneva i due orologi che sono nella facciata e rinnovava l'indoratura della vòlta interna. Pio IX fa costrurre attualmente il cordone di mosaico ed oro che gira tutt'intorno sotto al gran cornicione da cui si spicca la vòlta.

Roma, la capitale d'Italia di Vittorio Bersezio

Storia della costruzione di San Pietro

di Filippo Titi

Ella è parrocchia, ed ha il fonte Battesimale, e per devozione a s. Pietro da tutta la città concorrono molti a battezzarsi, benchè abitino da essa molto remoti, e sieno d' altre parrocchie, che abbiano il fonte battesimale.

Costantino il grande la fondò, e l' arricchì d' infiniti tesori, di cui nelle vicende dè secoli fu altre volte spogliata; ed altre volte abbattuta.

Stampa antica della Basilica di San Pietro in Vaticano

Onde Niccolò V cominciò a riedificarla coll' indrizzo di Leon Battista Alberti patrizio Fiorentino, ma la morte del Papa ne impedì l' esecuzione. Giulio II fu il primo, che pensò a ridurla in questa magnifica forma, che non avesse da invidaire il tempio di Salomone, e si valse per architetto di Bramante Lazzari da Castel Durante, oggi Urbania, per morte del quale, ed anco del Pontefice, fu mutato il disegno da Raffaello d' Urbino, poi da Giuliano da Sangallo Fiorentino, e da Fra Giocondo Veronese, dopo da Baldassar Peruzzi da Siena, e poi da Antonio da Sangallo sotto Paolo III; quindi Lorenzetto scultore ne proseguì li muri.

Finalmente sotto il medesimo Pontefice l'anno 1546 con pensiero ammirabile Michel Angelo Bonarroti Fiorentino la ridusse in forma di croce greca, come era il primo disegno di Bramante, benchè alcun abbia detto, che era di croce latina, anzi il Bonarroti protestò, che l'allontanarsi dalla pianta di Bramante, era allontanarsi della Natura.

Fu proseguita quest' opera da Giulio III, Paolo IV, e Pio IV, il quale, oltre avervi fatto fare le volte, la fece incrostare al di fuori di travertino, al che prestò la sua assistenza anche Giacomo Barozzi. Sisto V vi fece voltare la cupola grande al pari del famoso Panteon, oggi detto volgarmente la Rotonda, e si valse di Giacomo della Porta, e del Fontana architetti famosissimi, che tutti seguirono l'eccellente disegno del Bonarroti.

La croce posta nella sommità di essa, e la palla, che per la sua grandezza è capace di circa trenta persone, guerra gettata da Sebastiano Torrigiani detto il Bologna. Clemente VIII raggiustò la Confessione, dove sta il corpo di s. Pietro, ed il Pontefice Paolo V fece ridurre tutta la chiesa a croce latina, avendo fatto gettare a terra quello, che era rimaso del vecchio verso Oriente, e vi aggiunse tre cappelle per parte con un portico vastissimo, sotto la direzione di Carlo Maderno, come anche la facciata principale, nella quale è sotto la gran ringhiera un bassorilievo di marmo scolpito da Ambrogio Buonvicino Milanese. A piedi delle scalinate sono due statue dè santi Pietro, e Paolo, opere di Mino da Fiesole.

Da un lato del portico suddetto si ammira la maestosa scala del Palazzo Pontificio, ordinata da Alessandro VII col disegno del Cavalier Bernini; e con suo disegno fu messo il celebre mosaico fatto da Giotto Fiorentino sopra la porta di mezzo della parte interna del portico, il quale mosaico fu risarcito prima da Marcello Provenzale, e poi daOrazio Manenti. Il portico fu lastricato di marmi, nel pavimento del quale vedesi l'arme di Clemente X. Nel fondo di questo portico a man dritta si vede Costantino a cavallo, in atto di rimirare la Croce apparitagli in aria, opera del medesimo Cavalier Bernini.

Dirimpetto sulla sinistra è Carlo magno opera d' Agostino Cornacchini. La porta principale della Basilica è di metallo figurata con più istorie, fatta lavorare da Eugenio IV ad Antonio Filarete in compagnia di Simone fratello di Donatello Fiorentino. Sopra di essa porta sta scolpito in marmo un bassorilievo con molte figure, disegno dello stesso Bernini, ove è nostro Signore, quando disse a San Pietro: Pasce oves meas...

...La Basilica di s. Pietro in Vaticano fu misurata coll' intervento del Cavalier Bernini, ed altri celebri architetti l'anno 1687 per corrispondere alla curiosità di molti Signori forestieri. La sua lunghezza è di palmi 840, l'altezza della nave di mezzo palmi 224, l' altezza della cupola è di palmi 637 dal pavimento alla cima della croce, la nave di mezzo è di larghezza palmi 110; la larghezza della crociata del detto tempio è di palmi 604.

Volendo parlare delle maravigliose opere delle tre belle Arti, che in Roma si ravvisano, è d'uopo cominciare dalla Basilica di s. Pietro, dove queste opere spiccano più, che altrove, e in maggiore abbondanza; mentre è più che certo, ch'ella sembra un modello di Paradiso in terra, non solo per li tesori di sagre Reliquie, ed Indulgenze, che in se racchiude, ma per la sua maestosa architettura, che la rende la più vaga, e vasta macchina del Mondo tutto; come anche per l' eccellenza di pitture, e sculture perfette, che vi si ammirano, che l'ornano, e nobilitano al segno maggiore.

Testo tratto da: Descrizione delle Pitture, Sculture e Architetture esposte in Roma di Filippo Titi stampato da Marco Pagliarini in Roma MDCCLXIII

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