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Vedi anche i brani di BROWNING, DE AMICIS, DE BROSSES e M.me DE STAËL
La Citta' del Vaticano con la Basilica di San Pietro si estende
sulla riva destra del Tevere, sull'area dell'antico Ager Vaticanus,
dove, nel circo e nei giardini di Nerone, molti Cristiani subirono
il martirio, tra cui S. Pietro (67 d.c.). Via della Conciliazione
iniziata nel 1936 con lo scopo pratico di convogliare il traffico
verso il massimo tempio della Cristianita' e quello politico di
porre fine al dissidio tra Stato e Chiesa.Per far posto alla Via
della Conciliazione fu demolita la "spina" dei Borghi
che delimitava il Borgo nuovo ed il Borgo vecchio.Tra il palazzo
Torlonia ed il palazzo dei Penitenziari vi era la Piazza Scossacavalli
con al centro la fontana che oggi si trova davanti a S. Andrea della
Valle sul corso Vittorio e la sparita chiesa di S. Giacomo.La storia
dell'attuale Basilica iniziò nel 1452 con l'architetto Rossellino,
nel 1506 con Bramante, nel 1514 con Raffaello, nel 1547 con Michelangelo,
nel 1588 con Giacomo della Porta, nel 1607 con Fontana e Maderno,
nel 1624 con Bernini. La piazza San Pietro, capolavoro d'architettura
del Bernini.
La piazza è un immensa ellissi di 240 m di larghezza, su cui,
nel fondo, al di la' di un grandioso sagrato rettangolare, prospetta
la facciata della basilica, dominata dalla cupola michelangiolesca.
La sommita' della croce tocca i 136 m, si puo' salire fino ad una
balconata tramite un ascensore e una stretta scala di 302 gradini
da fare a piedi. Il grande colonnato del Bernini è costituito da
una quadruplice fila di 284 colonne e 88 pilastri, coronata da 140
statue di santi che abbraccia con 2 emicicli laterali la vasta piazza
con al centro l'obelisco neroniano fiancheggiato da 2 fontane.
All'interno si trovano famosissime opere d'arte. Il baldacchino
in bronzo del Bernini. La leggenda dice che per la fusione furono
usati i bronzi tolti al pronao del Pantheon da cui la pasquinata
che dice: quod non fecerunt barbari, fecerunt Barberini (il casato
di papa Urbano VIII).
La Pieta' di Michelangelo, scolpita tra il 1498 ed il 1500. Dal
1972, quando un maniaco tento' di spaccarla a martellate, è protetta
da un vetro e non è piu' possibile girarle attorno.
La tomba di Alessandro VII, opera dell'ultimo periodo di attivita'
del Bernini, con le statue della Giustizia, la Prudenza, la Carità,
la Verità, la Morte ed al centro il papa.
Volendo parlare delle maravigliose opere delle tre belle Arti,
che in Roma si ravvisano, è d' uopo cominciare dalla
Basilica di s. Pietro, dove queste opere spiccano più,
che altrove, e in maggiore abbondanza; mentre è più
che certo, ch' ella sembra un modello di Paradiso in terra,
non solo per li tesori di sagre Reliquie, ed Indulgenze, che in
se racchiude, ma per la sua maestosa architettura, che la rende
la più vaga, e vasta macchina del Mondo tutto; come anche
per l' eccellenza di pitture, e sculture perfette, che vi si
ammirano, che l' ornano, e nobilitano al segno maggiore.
Ella è parrocchia, ed ha il fonte Battesimale, e per devozione
a s. Pietro da tutta la città concorrono molti a battezzarsi,
benchè abitino da essa molto remoti, e sieno d' altre
parrocchie, che abbiano il fonte battesimale.
E considerabile l' ampia sua piazza, la quale volendo Alessandro VII
render maravigliosa, ne fece fare per adornarla più disegni,
e dal Cavaliere Gian Lorenzo Bernini Fiorentino, più d'uno
dal Cavalier Rainaldi, dè quali erano rimasi i modelli in
sua casa.
Fu messo in opera quello del Bernini, che è composto di
quattro ordini di grosse colonne di travertino in numero di 320, le
quali avendo per centro una smisurata guglia, formano un immenso
teatro, per ornamento del quale posa sopra l'ordine attico,
che ricorre sopra di esso colonnato un giro di 138 statue,
fatte la maggior parte colla direzione del detto Cav. Bernini.
Le statue di travertino, che sono sopra i portici, non sono 44
come si legge nelle prime di nuovi, ma 140. La ragione di questa
varietà è provenuta dall' essere state aggiunte posteriormente
altre statue, le quali si richiedevano secondo il disegno del Bernini,
il che compiuto, come ora è, ne ha fatto giungere il numero
a 140. Nell' edizione di questo libro fatta nel 1721 pure
si legge, che le statue sono 44 e che ve l' ha fatte porre
Clemente XI. Nell' edizione del 1708 si dice, che
posa sopra gli architravi di questi portici un giro di statue, disegno
del cav. Bernini senza esprimerne il numero. Essendo dunque il Bernini
morto l' anno 1680 non potevano esservi state collocate da
Clemente XI, ma avrà voluto dire che fece l' ultima
ristampa di questo libro, che Clemente XI fece scolpire, e
collocare le 44 statue che mancavano per compire tutto
il giro, secondo l' intenzione del Bernini.
I nomi delli scultori di esse 44 sono i seguenti:
1. Francesco Marchionne
2. Sillano Sillani
3. Paolo Morelli
4. Giuseppe Raffaelli
5. Antonio Fantasia
6. Francesco Brunetti
7. Simone Giorgini
8. Agostino Zena
9. Andrea Fucina
10. Girolamo Gramignoli
11. Pietro Mantinovese
12. Giuseppe Ferrantini
13. Michele Maglia
14. Francesco Galesini
15. Vincenzio Felici
16. Francesco Pincellotti
17. Francesco Giuseppe Napoleoni
18. Domenico Amici
19. Giuseppe Riccardi
20. Francesco Cristallnio
21. Michele Mauri
22. Gio. Pietro Mauri
23. Vincenzio Mariotti
24. Paolo Campi
25. Gio. Batista Antonini
26. Giuseppe Micheletti
27. Niccolò Artusi
28. Alessandro Palma
29. Giulio Coscia
30. Girolamo Protopapa
31. Alessandro Rondoni
32 Marco Tommasini
33. Antonio Alignini
34. Annibale Casella
35. Lorenzo Lirone
36. Antonio Galbani
37. Paolo Reggiani
38. Antonio Frediani
39. 40. 41. Monsù Teodone
42. 43. 44. Lorenzo Ottone.
Quelle, che sono dalla parte del s. Uffizio, sembrano
fatte prima col disegno del Bernini, tenendo molto della sua maniera,
e quelle dalla parte del palazzo pgo pajono fatte in tempo posteriore,
non avendo una mossa così galante come le prime. I nomi degli
altri scultori, che hanno fatto il resto di quest' ornato, non ci
è note, nè di quelle, che sono sopra i portici chiusi.
Vedesi poi la guglia di granito Egiziano, eretta per comando di
Sisto V, sopra una base molto alta sostenuta da quattro leoni
di bronzo dorato, opere di Prospero Bresciano. Fu questa guglia,
mirabilmente dal Cav. Domenico Fontana inalzata (la quale era prima
nel Cerchio di Cajo) e si valse di Matteo da Città di Castello,
che fece veder prove miracolose del suo valore in genere di meccanica.
Questa guglia con la sua infima base fino all' estremità
è alta palmi 180, e un quarto, per quello asserisce
il Cav. Fontana.
Per inalzarla furono adoperate 5 leve, 40 argani, 900 e
più uomini, con 10 architetti soprastanti, e 75 cavalli,
e fu drizzata alli 10 di Settembre del 1586 di mercoldì
a ore 20. Il venerdì fu poi consacrata, benedetta, e
dedicata alla Croce di N. Signore. La spesa d' inalzare,
trasportare, abbassare, e drizzare la detta guglia con tutti gli
adornamenti, doratura, ed altre cose, ascese all somma di scudi
38 mila Romani, senza includervi quel metallo, che era della
Rev. Camera Apost., che servì per fare la Croce posta in
cima; ed i leoni posti a basso, in maniera, che pare, che essi sostengano
tutta la suddetta macchina.
Ai due lati di questa sono due fontane, che con profluvio di acqua
rendono maravigliosa la vista di sì nobil teatro, da uno
dè fianchi laterali del quale si entra nell' immenso
Palazzo Vaticano, e dall' altro si giunge ad imboccar nel portico
grande della Chiesa. Costantino il grande la fondò, e l' arricchì
d' infiniti tesori, di cui nelle vicende dè secoli fu
altre volte spogliata; ed altre volte abbattuta.
Onde Niccolò V cominciò a riedificarla coll'
indrizzo di Leon Battista Alberti patrizio Fiorentino, ma la morte
del Papa ne impedì l' esecuzione. Giulio II fu il primo,
che pensò a ridurla in questa magnifica forma, che non avesse
da invidaire il tempio di Salomone, e si valse per architetto di
Bramante Lazzari da Castel Durante, oggi Urbania, per morte del
quale, ed anco del Pontefice, fu mutato il disegno da Raffaello
d' Urbino, poi da Giuliano da Sangallo Fiorentino, e da Fra
Giocondo Veronese, dopo da Baldassar Peruzzi da Siena, e poi da
Antonio da Sangallo sotto Paolo III; quindi Lorenzetto scultore
ne proseguì li muri.
Finalmente sotto il medesimo Pontefice l'anno 1546 con pensiero
ammirabile Michel Angelo Bonarroti Fiorentino la ridusse in forma
di croce greca, come era il primo disegno di Bramante, benchè
alcun abbia detto, che era di croce latina, anzi il Bonarroti protestò,
che l' allontanarsi dalla pianta di Bramante, era allontanarsi
della Natura.
Fu proseguita quest' opera da Giulio III, Paolo IV, e Pio IV,
il quale, oltre avervi fatto fare le volte, la fece incrostare al
di fuori di travertino, al che prestò la sua assistenza anche
Giacomo Barozzi. Sisto V vi fece voltare la cupola grande al
pari del famoso Panteon, oggi detto volgarmente la Rotonda, e si
valse di Giacomo della Porta, e del Fontana architetti famosissimi,
che tutti seguirono l'eccellente disegno del Bonarroti.
La croce posta nella sommità di essa, e la palla, che per
la sua grandezza è capace di circa trenta persone, guerra
gettata da Sebastiano Torrigiani detto il Bologna. Clemente VIII
raggiustò la Confessione, dove sta il corpo di s. Pietro,
ed il Pontefice Paolo V fece ridurre tutta la chiesa a croce
latina, avendo fatto gettare a terra quello, che era rimaso del
vecchio verso Oriente, e vi aggiunse tre cappelle per parte con
un portico vastissimo, sotto la direzione di Carlo Maderno, come
anche la facciata principale, nella quale è sotto la gran
ringhiera un bassorilievo di marmo scolpito da Ambrogio Buonvicino
Milanese. A piedi delle scalinate sono due statue dè santi
Pietro, e Paolo, opere di Mino da Fiesole.
Da un lato del portico suddetto si ammira la maestosa scala del
Palazzo Pontificio, ordinata da Alessandro VII col disegno
del Cavalier Bernini; e con suo disegno fu messo il celebre mosaico
fatto da Giotto Fiorentino sopra la porta di mezzo della parte interna
del portico, il quale mosaico fu risarcito prima da Marcello Provenzale,
e poi daOrazio Manenti. Il portico fu lastricato di marmi, nel pavimento
del quale vedesi l' arme di Clemente X. Nel fondo di questo
portico a man dritta si vede Costantino a cavallo, in atto di rimirare
la Croce apparitagli in aria, opera del medesimo Cavalier Bernini.
Dirimpetto sulla sinistra è Carlo magno opera d' Agostino
Cornacchini. La porta principale della Basilica è di metallo
figurata con più istorie, fatta lavorare da Eugenio IV
ad Antonio Filarete in compagnia di Simone fratello di Donatello
Fiorentino. Sopra di essa porta sta scolpito in marmo un bassorilievo
con molte figure, disegno dello stesso Bernini, ove è nostro
Signore, quando disse a San Pietro: Pasce oves meas...
...La Basilica di s. Pietro in Vaticano fu misurata coll'
intervento del Cavalier Bernini, ed altri celebri architetti l'anno
1687 per corrispondere alla curiosità di molti Signori forestieri.
La sua lunghezza è di palmi 840, l' altezza della
nave di mezzo palmi 224, l' altezza della cupola è
di palmi 637 dal pavimento alla cima della croce, la nave di mezzo
è di larghezza palmi 110; la larghezza della crociata
del detto tempio è di palmi 604.
Testo tratto da: Descrizione delle Pitture, Sculture e Architetture
esposte in Roma di Filippo Titi stampato da Marco Pagliarini in
Roma MDCCLXIII
Il testo è nel dominio pubblico.

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