
TRASTEVERE
Santa Maria in Trastevere | Santa Cecilia in Trastevere | Santa Maria della Scala |
Santa Maria dell'Orto | Palazzo Corsini | |
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Fijji bboni a mmadre tareffe
Channo da fà de ppiú, pe
ddio sagraschio?
La femmina che llei fesce a Ccorneto,
fa la tela dolanna, e er fijjo maschio
le cannele de sego de Spoleto.
Cià unantra
fijja, sí, mma cquella è un raschio,
si lla vedi, ppiú ffina de sto deto:
duncue me pare che a li fijji, caschio!,
si jje dà vvino nun riccojje asceto.
Ma llei tratanto sta vecchiaccia porca
magna a le spalle loro, e spenne e spanne
pe ttrovà chi jje sbuggeri la sorca.
Pe mmé, la mannerebbe a Rripagranne
(già cche cquì pe le donne nun cè fforca)
a ccompità er crimìni-vinnicanne*.
G.G.Belli
* La casa di correzione detta di S. Michele,
presso il porto di Ripagrande sul Tevere, il cui prospetto mostra
la seguente iscrizione: Cohercendae mulierum licentiae et criminibus
vindicandis.
La morte der zor Meo
Sí, cquello che pportava li capelli
ggiú pper gruggno e la mosca
ar barbozzale,
er pittor de Trestevere, Pinelli,
è ccrepato pe ccausa dun bucale.
Vabbasti questo, cher dottor Mucchielli,
vista chebbe la mmerda in ner pitale,
cominciò a storce e a mmasticalla male,
eppoi disse: "Intimate li fratelli".
Che aveva da lassà? Ppe ffà bbisboccia
ner gabbionaccio de Padron Torrone,
è mmorto co ttre ppavoli in zaccoccia.
E llanima? Era ggià scummunicato,
ha cchiuso locchi senza confessione...
Cosa ne dite? Se sarà ssarvato?
G.G.Belli
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Chiesa di Santa Maria in Trastevere
La prima chiesa è questa, che fosse dedicata in Roma alla Ba Vergine. Niccolò V la rinnovò, valendosi dell'architettura di Bernardo Rosselino; e il s. Pontefice Pio V vi eresse il Capitolo de' Canonici, e Benefiziati, che l'uffiziano presentemente.
Nel portico sono quattro colonne di granito di ordine jonico, e 21 simili sono nelle tre navate, e 4 negli archi di ordine corintio.
Nell'altare dedicato al So Crocifisso le immagini di Maria Vergine, e di s. Giovanni, sono d' Antonio Viviano da Urbino, detto il Sordo, allievo del Barocci.
La prima cappella a man destra è de' Signori Bussi, ove è il deposito del Cardinale di quella famiglia. La tavola di s. Francesca Romana è del Zoboli.
La cappella del Presepio, che segue, era dipinta da Raffaellino da Reggio, ma essendo andata male fu rifatta dal Card. Fini tiene, che vi fece porre un quadro di Pietro Nelli.
Nell'altra cappelletta vicino alla porta di fianco era un quadro con un santo Vescovo assalito da un manigoldo, di Giacinto Brandi, ma quì è la copia, e l'originale è in sagrestia. Allato alla porta del fianco è il deposito del Card. Corradini col suo ritratto, fatto da Filippo Valle scultore, che fece il disegno di questo deposito; e nella cappella contiguo all'altar maggiore, architettata da Domenico Zampieri, si vede negli scompartimenti della volta un puttino, che sparge fiori, colorito a maraviglia da lui medesimo, che dovea dipinger tutta la cappella.
La tribuna dell'altar maggiore è ornata di mosaici antichi, e più basso ve ne sono di Pietro Cavallini. Il dipinto nel coro con lavori dorati è di Agostino Ciampelli; avanti di cui è il ciborio sostenuto da quattro colonne di porfido. Sul pilastro destro è il busto di marmo, e il deposito del gran Cardinal Osio, e dall'altra parte è un deposito di marmo, con la santissima Annunziata di sopra, colorita dal Sordo d' Urbino. Nell'ultimo pilastro a man sinistra della navata di mezzo è murato un pezzo di mosaico antico, ove sono certe anatre, e sotto è una Nunziata di bassorilievo in marmo, disegno del Buonarroti.
La cappella del Santissimo allato all'altar maggiore, architettata da Onorio Lunghi, è tutta dipinta da Pasquale Cati da Jesi, dov' è da una parte il Concilio di Trento, e dall'altra parte Pio IV, che fa Concistorio, e sopra l'altare è il suo ritratto con quello del card. Marco Sitico de' Conti d' Altemps, e di fuori vi sono altre pitture finte di mosaico fatte da Paris Nogari Romano.
Passata la porta della sagrestia è la cappella de' Signori Avila, fatta con bizzarra, e capricciosa architettura da Antonio Gherardi, che vi ha fatto anche il quadro con un s. Girolamo; e poco più avanti è quella di s. Gio: Battista, dove la tavola è d' Antonio Caracci. Appresso è la cappella di s. Francesco, dipinta col suo quadro, e diversi fatti del Santo, dal Cav. Guidotti, ma la lunetta a man sinistra pare di Ventura Salimbeni.
All'ultimo della chiesa si vedeva una nicchia fatta in forma di cappella col disegno di Onorio Longi, nella quale sta il Fonte battesimale, e le pitture erano del Cav. Celi, ma ora sono perite, ed è tutta abbellita di stucchi per munificenza dello stesso Card. Fini.
La Vergine Maria, che va in cielo con diversi Angioli, figurata nel mezzo del soffitto, è opera del Domenichino suddetto, di gran fama, di cui è disegno bizzarissimo tutta la soffitta; ed il fregio composto di fogliami e Cherubini, che sta attorno alla nave di mezzo della chiesa, fu dipinto ad affresco da Cesare Conti d' Ancona.
Aveva questa chiesa un portico molto deforme, con semplice tetto tutto aperto, e rozzamente fatto, dal che mossa la S. M. di Papa Clemente XI per affetto, che portò in particolare a questa basilica, in cui riposano le ceneri de' suoi antenati ivi sepolti, fece di nuovo rifar detto portico, e ferrarlo con cancelli di ferro; e con tale occasione decorò il mosaico sopra con ornamenti di stucco, che fanno anche finimento alla facciata, il tutto con disegno e direzione del Cavalier Carlo Fontana. Sopra il detto portico si vedono quattro statue di marmo, che rappresentano quattro santi Pontefici, i cui corpi si venerano in questa santa basilica. Il s. Calisto è di Monsù Teodone, il s. Cornelio è di Michele Maglia, il s. Giulio di Lorenzo Ottone, e ili s. Quirino di Vincenzo Felici.
 
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Chiesa di Santa Cecilia in Trastevere
Il Card. Paolo Emilio Sfondrato fece ristaurare questa chiesa parrocchiale nel 1599, ornandola con un pavimento intorno all'altar maggiore tutto d' alabastro intarsiato di rarissime pietre orientali, e con quattro colonne singolarissime di bianco e nero antiche. Ne hanno cura le Monache Benedettine, che abitano nel contiguo monastero.
Nel portico vi sono quattro antiche colonne, due di africano, e due di granito. Entrando in chiesa a mano dritta vi è il depo del Card. Adamo, amministratore del vescovato di Londra, morto nel 1498. Li festoni, ed altri ornati sotto la volta nell'entrare la porta grande, sono di Fabrizio Parmigiano, e li puttini di Marzio di Cola Antonio.
Andando alla sagrestia si entra nel bagno in cui ebbe il martirio s. Cecilia, vendendovisi ancora gli antichi condotti. I paesi, che si vedono nel corridore sono dipinti da Paolo Brilli. Il quadro dell'altare rappresentante la decollazione della Santa, ed il tondo dirimpetto, dove è l'angiolo, che inorona la Santa, e lo sposo Valeriano, sono d' incerto autore, che ha imitato Guido Reni; e del medesimo si credono tutte le altre pitture ad affresco, che sono nel corridore, nella cappella, e nella cupoletta, fatte tutte con intendimento, e buon gusto. Ritornando in chiesa è da osservarsi il ricco deposito del Cardinale Sfondrato.
Il s. Andrea coronato da un Angiolo, che si vede nell'altare vicino è pittura del Cav. Baglioni; e la cappella in cui dalle Monache vengono custodite le Reliquie, fu tutta dipinta da Luigi Vanvitelli. La tavola contigua, che rappresenta la Maddalena è d' incerto autore; e nell'ultimo altare il quadro con Nostro Signore flagellato, è di Francesco Vanni. Di qui si scende di sotto alla confessione, dove sta il corpo della Santa, e nel quadro dell'altare di mezzo, che ha innanzi due colonnette di porfido vi è la effigie della Santa medesima, che muore, e due donne le rasciugano il sangue, opera del suddetto Vanni. Gli altri tre quadri delle tre altre cappelle sono del Cav. Baglioni.
Risalendo in chiesa si vede la tribuna con antichi mosaici, e sotto la confessione la statua giacente di s. Cecilia, scolpita egregiamente in marmo da Stefano Maderno. Sopra al'altare in un tondino vi è l'immagine di Maria Vergine da alcuni creduta di Annibale Caracci, da altri di Guido Reni, ma veramente non si riconosce, che sia di alcuno di questi due autori, ma bensì della loro scuola, e sulla imitazione di Guido; e il Crocifisso con due mezzi Angioli in un simile tondino dalla parte che riguarda il celebrante, è sullo stesso stile, e del medesimo incognito autore.
Le imagini de' SS. Pietro, e Paolo nel primo altare dalla parte dell'Evangelio del maggiore le colorì il Baglioni, ma essendo state ritoccate non si riconoscono per sue. Nell'altro il martirio di s. Agata è di buona mano; e in quello che segue, il s. Benedetto è di Giuseppe Ghezzi, di cui è anche l'ultimo quadro, che rappresenta s. Stefano, e s. Lorenzo.
Nel cortile avanti la chiesa vi è un vaso di marmo antico, e assai grande. La muraglia, che racchiude detto cortile fu adornata col disegno del Cav. Fuga.

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Chiesa di San Francesco a Ripa
Li Padri Benedettini donarono questa chiesa, che si trova nel fine di una spaziosa strada, che va a Ripa grande, a s. Francesco d' Assisi, la cui fabbrica ingrandì, e raggiustò nel 1231 il Conte Ridolfo dall'Anguillara; e Lelio Biscia l'ampliò con avervi fatto il coro, che Alessandro Vipereschi maggiormente ha dilatato. Quivi abitano li Frati Riformati di s. Francesco, a' quali lasciò per risarcimento della chiesa il Cardinale Lazzaro Pallavicino una copiosa elemosina, con la quale hanno rimodernato la chiesa, fatte le volte, e la facciata con l'architettura di Mattia de' Rossi.
Nella prima cappella a mano destra il Crocifisso di legno fu scolpito da Fr. Diego laico di questo convento. V'è il deposito del dottissimo Card. Michelangelo Ricci Romano.
Nella terza la Madonna, e s. Giuseppe è opera di Stefano Legnani Milanese scolare del Cignani, e poi del Maratta. l'altre pitture sono di Giuseppe Passeri. l'architettura è di Gio: Corbelli intagliatore.
Nella cappella Rospigliosi dedicata a s. Pietro d' Alcantara e s. Pasquale, il quadro dell'altare è di Giuseppe Chiari; e gli ovati della volta sono di Tommaso Chiari: e Giuseppe Mazzuoli scolpì le quattro virtù cardinali. l'architettura è di Niccola Michetti.
l'altar maggiore è disegno d' Antonio Rinaldi, col tabernacolo; e li santi Gio: Battista, e Lorenzo li dipinse ne' pilastri Paolo Guidotti; e nel coro si conserva il quadro del Cav. d' Arpino, con un s. Francesco, che va in estasi, donato dal Card. Sfondrato; e le altre pitture sono di Gio: Battista da Novara.
La cappella, che siegue, fatta buona parte di marmi, è disegno di Giacomo Mola, e le pitture sono del Cav. Gasparo Celio; e per esser degli Albertoni, li Signori Altieri vi hanno posta la statua della B. Lodovica, scolpita in marmo perfettamente dal Cav. Bernini, e fatto fare il quadro col Bambino Gesù, Maria Vergine, e s. Anna di Baciccio Gauli Genovese. l'altre pitture sono del Cav. Celio scolaro del Roncalli. Nella navata il sepolcro della Marchesa Paravicini è d' Ercole Ferrata.
Il quadro dell'altare nella cappella contigua, dove è istoriato Cristo morto, con le Marie, vien tenuto di Annibale Caracci; e il deposito di Laura Mattei, disegno del Passarelli, ha il busto scolpito da Niccolò Menghino, col bassorilievo antico incontro, che è notabile.
Nell'altra cappella vi è il quadro della Sa Annunziata di Francesco Salviati, ed il resto di Gio: Battista Novara. Il sepolcro di Monsignor Paravicini in un pilastro, è opera di Cammillo Rusconi.
Nell'altra, che segue vi è il quadro con la Concezione di Maria Vergine, opera di Martino de Vos. l'Assunta da uno de i lati è opera di Antonio della Cornia, e la Natività, che è dall'altro è di Simone Vovet; la volta, d' un suo allievo, e il deposito è disegno di Giacomo Mola. Fuori della cancellata della cappella maggiore, dalla parte dell'epistola vi è un altro deposito di marmo, con alcune figure fatto da Francesco Fontana Lombardo; ed il s. Francesco dipinto ad affresco fuori della chiesa in una nicchia, dove è la fontana, è di Guido Reni, presentemente affatto svanito. Un altro dipinto nella stanza, ove dormiva s. Francesco, si crede del Domenichino; e le pitture del claustro sono di Fr. Emanuelle da Como Riformato Francescano.
 
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Chiesa di Santa Maria della Scala
Alle radici del monte Gianicolo è questa chiesa con il convento, che è disegno di Matteo da città di Castello. La fece fabbricare il Card. Como l'anno 1592, alzatala fino alla cornice col disegno di Francesco da Volterra, compita da Ottaviano Mascherino con la facciata, e fu conceduta a' Padri Carmelitani Scalzi.
La Madonna di marmo sopra la porta della chiesa per di fuori è di Silvio Valloni.
Nel quadro della prima cappella a mano dritta è la decollazione di s. Gio: Battista, espressa da' pennelli di Gherardo Fiammingo, detto Gherardo delle notti; e nella seconda è figurato il B. Gio: della Croce con Cristo, ed altre figure dal P. Luca Carmelitano.
La terza cappella ha il quadro con s. Giuseppe, che tiene il Bambino in braccio, dipinto dal P. Patrizio Fiammingo Carmelitano; e la pittura nell'altro altare della crociata, vicino alla sagrestia, con s. Teresa era di Giacomo Palma. Questa tavola poi fu levata, e fattavi una ricchissima cappella di pietre dure con disegno di Gio: Paolo Pannini, e la tavola è di Francesco Mancini. De' due bassirilievi laterali, quello che rappresenta s. Teresa in estasi è di Filippo Valle: quello dirimpetto è di Monsù Slodtz.
l'altar maggiore ha un bello, e ricco ciborio architettura del Cav. Rainaldi, costrutto magnificamente con colonne di diaspro, e metalli dorati, dove in mezzo si venera un'immagine del Salvatore. Maria Vergine dipinta ad affresco in mezzo del coro è del Cav. d' Arpino. Gli altri quadri grandi, che ivi sono, come anche quelli appesi d' ogni intorno, che fanno ornamento a tutta la chiesa, sono del suddetto P. Luca, dove ha rappresentato diversi fatti, ed istorie del Bambino Gesù, di Maria Vergine, e di s. Teresa, e l'effigie degli Apostoli, ed altri Santi.
Il transito di Maria Vergine con li Apostoli, figurato nella penultima cappella dell'altro lato della chiesa, è opera di Carlo Veneziano; l'architettura è di Girolamo Rainaldi. Dipinse quivi il medesimo mistero Michelangelo da Caravaggio, e perchè non iacque, fu levato, e passò nella galleria del Duca di Mantova. Ed il quadro dell'ultima cappella con Maria Vergine che dà l'abito a s. Elia, è del Cav. Roncalli. Il deposito di Muzio Santacroce è dell'Algardi.
Vi è di nuovo la cappella del So Crocifisso, fatta a spese di Cesare Baldi, tutta dipinta da Filippo Zucchetti da Rieti, ed il gruppo di marmo rappresentante s. Gio: della Croce rapito in estasi fu scolpito da Pietro Papaleo.
 
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Chiesa di Santa Maria dell'Orto
Concorsero a fabbricare questa chiesa, poco distante da s. Francesco a Ripa, in onore i Maria Verg. molti suoi divoti, e ciò fu circa l'anno 1499, servendosi per architetto di Giulio Romano. Ora è confraternita de' Pizzicaroli, Fruttaroli, e Ortolani &c., dove fanno le loro orazioni, e la sua facciata è disegno di Martino Longhi.
La Sa Annunziata dipinta nel muro della prima cappella a mano dritta fu condotta da Taddeo Zuccheri; e la seconda cappella dedicata alla B. V., a s. Caterina, e s. Antonio, con i due laterali è dipinta da Filippo Zucchetti.
Il Cav. Baglioni dipinse la B. Vergine co i ss. Giacomo, Bartolomeo, e Vittorio, nella cappella, che siegue; e più avanti, dove è il Cristo crocifisso di legno, Niccolò da Pesaro vi fece molte figure.
La tribuna di marmo dell'altar maggiore è disegno di Giacomo della Porta, e la volta della medesima è dipinta da. cav. Baglioni. Le pitture ad affresco sotto la cornice della tribuna sono di Taddeo Zuccheri, e le Sibille sono di Cesare Torelli, di cui sono ancora i puttini, e festoni in una lunetta della volta, con due figure intorno giacenti.
Nella cappella, che è dalla parte dell'Evangelio della maggiore, dov' è intagliato in legno s. Francesco, vi sono diverse pitture di Niccolò da Pesaro; ed il quadro con Maria Vergine, s. Ambrogio, s. Carlo e s. Bernardino in quella, che segue, è del suddetto Baglioni, con tutto il rimanente. La penultima cappella, rinnovata l'anno 1750, ha il quadro condotto da Corrado Giaquinto, e i laterali sono del Ranucci. l'ultima cappella col s. Sebastiano, ed altre pitture è opera del suddetto cavalier Baglioni.
Questa chiesa è stata questa rinnovata, messa a oro, dipinta, e ornata di vaghisimi marmi, e di bellissimi stucchi a spese delle Università de' Fruttaroli, e Pizzicaroli, come in diversi luoghi si legge. Le pitture moderne delle volte delle navate, del catino, e de' peducci sono opere di Giuseppe, e Andrea Orazj fratelli. Li due ovati ad affresco, uno sulla porta della sagrestia, rappresentante la venuta dello Spirito santo sopra gli Apostoli, e l'altro in cui si vede effigiata s. Anna, e s. Gioacchino, sono d' Andrea Procaccini, scolare del Maratta.
La volta del navata di mezzo contiene un Assunta di mano di Giacinto Calandrucci; di cui è anche una Resurrezione nella volta a destra dell'altar maggiore; e Mario di Luigi Garzi dipinse il s. Francesco nell'altra volta a sinistra.
 
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Palazzo Corsini
Fu abitato dalla Regina di Svezia, e allora v' erano nobilissimi quadri del Correggio, di Tiziano, di Paolo Veronese, e del Rubens specialmente, e d' altri molti eccellentissimi artefici, ch' erano già nella galleria di Mantova, donde furono da' Tedeschi portati a Praga. Essendo questa stata presa dal Re Gustavo, furono da esso portati a Stocolm, e quindi dalla Regina Cristina portati a Roma; e quì venduti al Reggente di Francia furono portati a Parigi; come anche le statue antiche, che aveva la detta Regina. Questo palazzo era de' Duchi Riari passato poi nell'Ecca Casa Corsini, che col disegno del Cav. Fuga l'ha nobilitato, e accresciuto senza comparazione. In esso sono alcune statue, e molti busti antichi, tra' quali un Giulio Cesare, e un Seneca singolarissimi, e alcuni antichi sarcofaghi. Vi è anche una insigne raccolta di pitture, cioè un s. Girolamo, figura intera al naturale, e il ritratto di Filippo II, e quello del Cardinale Alessandro Farnese di Tiziano, lo sposalizio della Madonna, e quello di s. Caterina delle ruote di Paolo, un s. Sebastiano di Rubens, il sacrifizio di Noè del Pussino intagliato in rame dal Frey; l'erodiade di Guido, il ritratto di Rembrant di sua mano: la natività della Madonna de' Caracci, e una di Pietro da Cortona, la santa Famiglia dello Schidone, un ritratto del Cardinal Bandini del Domenichino, e uno d' un Doge di Venezia del Tintoretto, un gran quadro del Baroccio, e una santa Famiglia del medesimo, e molti del Lanfranco, Guercino, Caravaggio, Albano, Bassano, Simon Cantarini, Benvenuto Garofalo, Carlo Maratta, P. Giacomo, Gaspero, e Niccolò Pussini, Teniers, e altri Fiamminghi: un bel ritratto di Velasco, e uno di Rigò, di Salvator Rosa, con 56 altri ritratti eccellenti di varj, e quello di Giulio II di Raffaello, un Gesù con s. Gio. del Cignani, e due Madonne d' Andrea del Sarto, e molti altri. V' è una delle più insigni librerie di Roma, con gran copia di manoscritti, o la più singolar raccolta d Stampe, che sia in Italia.
Le
schede informative sono tratte da
Descrizione delle Pitture, Sculture e Architetture esposte in Roma
di Filippo Titi
stampato da Marco Pagliarini
in Roma 1763
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