i Tesori di Roma

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FORO ROMANO

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ROMA: IL FORO ROMANO
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Foro Romano 14

Foro Romano 13

Foro Romano 31

Foro Romano 1

Foro Romano 11

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Foro Romano 26

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Palazzo Senatorio 01

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Foro Romano 18

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Litografia del 1870

In questa pagina:
San Pietro in Carcere | SS. Luca e Martina
Nel sito:
Piante interattive ed tutt i monumenti
• Brani letterali di FRANGE, VAUDOYER, M.me DE STAËL
Risorse esterne:
Foro Romano Google Map

FORO ROMANO.
Il più celebre, e rinomato luogo dell'antica Roma era certamente il Foro, chiamato per antonomasia , Romano ^ sia per le assemblee, che vi teneva il Senato, e il Popolo Romano, sia per la bellezza, e ma. gnificenza dei Tempj, delle Basiliche , degli Archi Trionfali, delle Curie , dei Portici , e degli altri pubblici, e privati edificj , che lo decoravano; i quali erano tutti ornati di colonne, di bronzi dorati, e di un numero infinito di statue.
La denominazione di Foro viene a ferendo , cioè dal portare, nome che i moderni ànno cambiato inpìazza. La figura eli questo Foro era d'un quadrato lungo , che si estendeva in larghezza , dall'Arco di Settimio Severo , fino al Tempio di AutoBino e Faustina , esclusivamente ; ed in lunghezza, da questo Tempio fino a quello di Romolo , situato verso la Chiesa della Consolazione .
Il medesimo luogo , che fu cotanto famoso in tempo di Roma trionfante , dopo la sua decadenza , essendo nella massima parte rovinati gli edifici, che lo rendevano ammirabile , à servito fino ai nostri tempi, per campo , o sia per mercato di vaccine , e d'altre bestie da macello , da cui prese il nome di Campo Vaccino . Quantunque esso abbia perduto il suo antico splendore , nulladimeno fra le rovine, ci restano tanti preziosi ed interessanti monumenti, che fanno l'ammirazione di tutti gli amatori delle antichità , e delle belle arti ; specialmente in oggi per essersi fatti risorgere dalla terra, che per tanti Secoli li avca tenuti in parte sepolti, come chiaramente apparisce .

Itinérario istruttivo di Roma antica e moderna: ovvero descrizione generale ... - Mariano Vasi - 1816

Via Sacra.
La moderna via che rade il Tempio della Pace , e gli altri che appresso vengono sino al Campidoglio, non v'è dubbio che passi venticinque palmi al di sopra dell' antica Via sacra . Per essere stata nel centro di Roma, fu questa una delle più frequentate, e rinomate della Città. Cominciava dall'Anfiteatro , luogo detto il Ceroliense, ove fu chiamata summa Sacrae Viae (i). Di là , tagliando la Chiesa degli Olivetani, passava per tutti questi Tempj ancor in parte esistenti, e per l'arco Fabiano imboccava nel Foro Romano . Da questo pur sotto al Palatino metteva nel Boario. chiamandosi per altro quello Ramum Viae Sacrae (2) . Fu quasi paralella al Vico Sandalario descritto , portando ambedue ali' Anfiteatro : e come questo avea di prospètto nel suo finire la meta sudante, così 1* altra terminava magnificamente con il Colosso di Nerone.. Fu detta Sacra per più motivi : passava per molti e rnolti.'tempj ; in essa era la casa del Re Sacrificulo , o del Pontefice Massimo , e quella delle Vestali : per essa la processione degli Auguri con il Pontefice andava al Campidoglio ; e finalmente, seconde Festo el Dionigi, (i) seguí nella Via Sacra alla buona il trattato di pa-" ce fra Romolo e Tazio. Per quanto si ricava dagli Storici € da Poeti, questa via era il corso dell'antica Roma. Orazio soleva farvi la sua passeggiata : fu qui dove rinvenne quel celebre seccatore che mérité di esser reso noto alla posterità in quella elegantissima üam forte Via Sacra sicut meus est mot. Vi fu anche il Clivus viat tacrae per cui si ascendeva al Palazzo i e questo aver avuto luogo ov'è la strada che hai fatto per salire al Palatino accanto ? arco di Tito, parmi non potersi duhitare . Ivi il mordacissimo Settano, con egual parodia di Orazio , finse d* incontrare fl povero Filodemo (2), desenvendólo quaTalüro a quel d'Orazio consimile seccatore.

Roma descritta ed illustrata - G. A. Guattani - 1805

 

 

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Chiesa di San Giuseppe dei Falegnami 1

Chiesa di San Pietro in Carcere

L' origine di questo divoto e celeberrimo oratorio è antichissima e risale ai primi secoli della pace della Chiesa. A questo uso fu trasformato una cella del famoso carcere mamertino e tulliano, ove, secondo tradizioni non dispregevoli e certo assai antiche, furono rinchiusi gli apostoli Pietro e Paolo.
La più antica memoria storica dell' avvenimento suddetto l. c.'abbiamo negli atti dei ss. Processo e Martiniano, i quali ci dicono nella chiesa in quel carcere furono rinchiusi sotto Nerone i due principi degli apostoli; e benchè quel documento sia mutilo e corrotto, e ci si presenti nella sua compilazione non genuina, tuttavia non è da giudicarsi posteriore al secolo IV o V. Quell' oratorio fu infatti il principale santuario cristiano del Foro Romano, ed il libro pontificale, nella biografia di Gregorio III, ne fa menzione a proposito della antica chiesa ora demolita dei ss. Sergio e Bacco, della quale dicesi che era contigua ad beatum Petrum Apostolum, e nell' antichissimo itinerario di Einsiedeln, documento di certo non posteriore al' ottavo secolo, si annovera nel Foro la Fons s. Petri ubi est carcer eius.
Il luogo, insomma, deve credersi venerato pubblicamente fino dal secolo IV, e a quell' epoca è da attribuire la sua trasformazione in oratorio. Nel secolo XVI sopra di quello fu edificata una chiesa per cura della università dei falegnami, che custodisce ed ufficia l' oratorio, divenuto sotterraneo per l' innalzamento del suolo circostante. La chiesa sovrastante fu edificata l' anno 1539, nel pontificato di Paolo III, con architettura di Giacomo della Porta, e venne dedicata al patriarca s. Giuseppe; da poco tempo è stata con opportuni restauri resa più splendid a magnifica.
Da una divotissima imagine di N. S. Crocifisso, scolpita in legno, che in quell' oratorio si venera, viene questo comunemente appellato col nome del ss. Crocifisso di Campo Vaccino.

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Chiesa di SS. Luca e Martina 2

Chiesa dei SS. Luca e Martina

Quasi incontro alla suddetta, e poco distante dall' arco di Settimo Severo, è la chiesa di s. Martina, che fu conceduta l' anno 1588 da Sisto V alla Compagnia de' Pittori, i quali sotto Urbano VIII la dedicarono anche a s. Luca loro avvocato.
Questa chiesa è delle più antiche di Roma, che dopo essere stata molte volte risarcita, essendo nondimeno in cattvo termine, fu risoluto, mercè la magnificenza de' signori Barberini, di rinnovarla da' fondamenti, come seguì, con l' architettura di Pietro da Cortona; e benchè non molto grande, riescì una delle maestose, e vaghe chiese di Roma.
La prima cappella a mano destra, fatta da Lazzaro Baldi, ha nel quadro fgato il martirio di s. Lazzaro pittore, opera degna del detto Baldi.
Nell' altar maggiore è una tavola, dove è s. Luca, che dipinge la ss. Vergine, opera di Raffaello d' Urbino, il primo fra quanti mai hanno maneggiato penello.
La statua giacente di s. Martina fu scolpita da Niccolò Mengino.
Nell' altare, che è dall' altra parte, è dipinta l' Assunta di Maria Vergine con s. Sebastiano dal cav. Conca, che donò detto quadro, e fece a sue spese l' altare, e le quattro statuette di peperino nella chiesa sotterranea fatta con disegno, e col danaro di Pietro da Cortona, avanti d' entrare nella cappella della Santa, sono di Cosimo Fancelli.
L' altare, ch'è nel mezzo della detta cappella sotterranea, per l' invenzione maestoso, e ricco per la rarità de' marmi, e de' bronzi, in quanto a' metalli fu gettato da Giovanni Artusi da Piscina.
Nel suo ciborio sono due bassirilievi d' alabastro, lavorati da Cosimo Fancelli perfettamente, ed altri ornamenti, tutto fatto con modelli, disegno, e spesa di Pietro da Cortona.
Delle pitture, da' lati di questa cappella, quella a mano manca, entrando, è di Lazzaro Baldi; e l' altra di Guglielmo Cortese, allievo del Cortona; e le tre statue di creta cotta, nella cappelletta a mano manca della suddetta, sono dell' Algardi. Presso la porta della sagrestia è un quadretto di s. Lazzaro dipinto da Ciro Ferri in un piccolo altare.

 


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