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Chiesa di San Pietro in Carcere
L' origine di questo divoto e celeberrimo oratorio è antichissima e risale ai primi secoli della pace della Chiesa. A questo uso fu trasformato una cella del famoso carcere mamertino e tulliano, ove, secondo tradizioni non dispregevoli e certo assai antiche, furono rinchiusi gli apostoli Pietro e Paolo.
La più antica memoria storica dell' avvenimento suddetto l. c.'abbiamo negli atti dei ss. Processo e Martiniano, i quali ci dicono nella chiesa in quel carcere furono rinchiusi sotto Nerone i due principi degli apostoli; e benchè quel documento sia mutilo e corrotto, e ci si presenti nella sua compilazione non genuina, tuttavia non è da giudicarsi posteriore al secolo IV o V. Quell' oratorio fu infatti il principale santuario cristiano del Foro Romano, ed il libro pontificale, nella biografia di Gregorio III, ne fa menzione a proposito della antica chiesa ora demolita dei ss. Sergio e Bacco, della quale dicesi che era contigua ad beatum Petrum Apostolum, e nell' antichissimo itinerario di Einsiedeln, documento di certo non posteriore al' ottavo secolo, si annovera nel Foro la Fons s. Petri ubi est carcer eius.
Il luogo, insomma, deve credersi venerato pubblicamente fino dal secolo IV, e a quell' epoca è da attribuire la sua trasformazione in oratorio. Nel secolo XVI sopra di quello fu edificata una chiesa per cura della università dei falegnami, che custodisce ed ufficia l' oratorio, divenuto sotterraneo per l' innalzamento del suolo circostante. La chiesa sovrastante fu edificata l' anno 1539, nel pontificato di Paolo III, con architettura di Giacomo della Porta, e venne dedicata al patriarca s. Giuseppe; da poco tempo è stata con opportuni restauri resa più splendid a magnifica.
Da una divotissima imagine di N. S. Crocifisso, scolpita in legno, che in quell' oratorio si venera, viene questo comunemente appellato col nome del ss. Crocifisso di Campo Vaccino.
Chiesa di San Giuseppe de' Falegnami
È la chiesa sovrastante all' oratorio del ss. Crocifisso sul carcere mamertino, del quale si è già dato un cenno a proposito di s. Pietro in Carcere. Fu rinnovata a spese di Maria Anna Ludovisi, monaca di Torre de' Specchi. V'ha un quadro del Maratta che rappresenta la nascita di Gesù Cristo. V'è annesso l'oratorio dei falegnami, sul cui altare si veggono quattro belle colonne di diaspro.

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Chiesa dei SS. Luca e Martina
Quasi incontro alla suddetta, e poco distante dall' arco di Settimo Severo, è la chiesa di s. Martina, che fu conceduta l' anno 1588 da Sisto V alla Compagnia de' Pittori, i quali sotto Urbano VIII la dedicarono anche a s. Luca loro avvocato.
Questa chiesa è delle più antiche di Roma, che dopo essere stata molte volte risarcita, essendo nondimeno in cattvo termine, fu risoluto, mercè la magnificenza de' signori Barberini, di rinnovarla da' fondamenti, come seguì, con l' architettura di Pietro da Cortona; e benchè non molto grande, riescì una delle maestose, e vaghe chiese di Roma.
La prima cappella a mano destra, fatta da Lazzaro Baldi, ha nel quadro fgato il martirio di s. Lazzaro pittore, opera degna del detto Baldi.
Nell' altar maggiore è una tavola, dove è s. Luca, che dipinge la ss. Vergine, opera di Raffaello d' Urbino, il primo fra quanti mai hanno maneggiato penello.
La statua giacente di s. Martina fu scolpita da Niccolò Mengino.
Nell' altare, che è dall' altra parte, è dipinta l' Assunta di Maria Vergine con s. Sebastiano dal cav. Conca, che donò detto quadro, e fece a sue spese l' altare, e le quattro statuette di peperino nella chiesa sotterranea fatta con disegno, e col danaro di Pietro da Cortona, avanti d' entrare nella cappella della Santa, sono di Cosimo Fancelli.
L' altare, ch'è nel mezzo della detta cappella sotterranea, per l' invenzione maestoso, e ricco per la rarità de' marmi, e de' bronzi, in quanto a' metalli fu gettato da Giovanni Artusi da Piscina.
Nel suo ciborio sono due bassirilievi d' alabastro, lavorati da Cosimo Fancelli perfettamente, ed altri ornamenti, tutto fatto con modelli, disegno, e spesa di Pietro da Cortona.
Delle pitture, da' lati di questa cappella, quella a mano manca, entrando, è di Lazzaro Baldi; e l' altra di Guglielmo Cortese, allievo del Cortona; e le tre statue di creta cotta, nella cappelletta a mano manca della suddetta, sono dell' Algardi. Presso la porta della sagrestia è un quadretto di s. Lazzaro dipinto da Ciro Ferri in un piccolo altare.

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