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Santa Maria della Vittoria
Periodo Barocco
È la Madonna della Vittoria de' Padri Carmelitani Scalzi,
fabbricata nell' anno 1606 con architettura di Carlo Maderno, ma
la facciata è di Gio. Battista Sorìa.
Nel quadro della prima cappella a mano destra è dipinta la
Maddalena penitente, colorita da Giovan Battista Mercati dal Borgo
san Sepolcro; e in quella, che segue, è il quadro con la
Madonna, che porge il Bambin Gesù a s. Francesco, opera del
celebre Domenichino, come anche l' altre due istorie da' lati a
fresco.
La scultura in marmo di mezzo rilievo, dell' altare nella cappella
del card. Vidoni, con dentro l' Assunzione di Maria Vergine, e s.
Girolamo, col ritratto del detto cardinale, sono tutte opere di
Pompeo Ferrucci Fiorentino. Il s. Giuseppe scolpito nel quadro dell'
altare della crociata è opera di Domenico Guidi, e i due
bassirilievi laterali di Monsù Monot. Il s. Giuseppe in gloria
dipinto nella volta è di Ventura Lamberti. L' architettura
di questa cappella è di Gio. Batista Contini, e fu costrutta
per un legato di Giuseppe Capocaccia mercante Romano. La cupola
della chiesa fu dipinta da Gio. Domenico Cerrini Perugino.
Nel coro il s. Paolo con puttini è di Gherardo Olandese.
In sagrestia era una Madonna mezza figura in atto di porgere una
rosa al Bambino, opera del Domenichino della maggiore eccellenza;
ma questo quadro fu trasportato fuori di Roma.
Dall' altra parte della crociata della chiesa è la sontuosa
cappella dedicata a s. Teresa, fabbricata con grande spesa dal card.
Federigo Cornaro, abbellita delle statue d' altri sei cardinali
di questa nobile famiglia, e ornata tutta di marmi finissimi con
architettura del cav. Bernino, che anche vi scolpì l' eccellente
gruppo della Santa con 'Angiolo, che le trafigge il cuore.
La volta della medesima cappella, dove è dipinto lo Spirito
santo con una gloria d' Angioli, è di Guid' Ubaldo Abatini
da Città di Castello.
Nella cappella seguente tra pietre di valore, e stucchi dorati,
è il quadro, che dipinse il Guercino da Cento. Il Cristo
crocifisso da uno de' lati, in telo di quattro palmi, si dice di
Guido Reni; come anche l' altro quadro incontro col ritratto d'
un cardinale, e le altre pitture a fresco sono di Gio. Francesco
Bolognese.
La cappella, che segue, di monsig. Bevilacqua fu dipinta da Giacinto
Brandi, ma poi fu data a Monsù Niccolai Lorenese, che nel
quadro dell' altare colorì s. Gio. della Croce con Cristo,
e quantità di putti; come anche dipinse i quadri laterali.
(Filippo Titi 1763)
Fu edificata nell' area e nel luogo di un'
antica edicola dedicata a s. Paolo. Il Bruzio scrive che annessa
alla chiesina v' era una casuccia per abitazione d' un eremita custode
di quella, che serviva di rifugio in quei luoghi allora deserti
ai viandanti sorpresi dal cattivo tempo. Sotto Paolo V la chiesuola
di s. Paolo fu demolita e vi fu eretto un altro edificio più
ampio che fu pure dedicato all' apostolo Paolo. Il Lonigo scrive:
"S. Paolo alla fontana felice era molto antica, fu distrutta
pochi anni sono e in quel luogo fabbricata la Vittoria." La
chiesa di Paolo V era anch' essa di piccole proporzioni con i disegni
del tifernate Bartolomeo Breccioli; solo vi fu aggiunto un collegio
di catecumeni diretto dai pp. Carmelitani scalzi. Pochi anni dopo,
allorquando il ven. p. DOmenico di Gesù e monaca carmelitano
pose in questa chiesa la divota imagine che vi si venera ancora,
portata di Germania dopo la vittoria di Massimiliano duca di Baviera
contro gli eretici, la chiesa fu detta della Vittoria; può
quindi considerarsi come un monumento storico della guerra detta
dei Trent' anni. L' attuale imagine però, la quale era ricca
di doni preziosissimi d' orientale e gemme in gran parte offerti
dagl' imperatori austriaci, non è la primitiva; essa scomparve
in un terribile incendio che distrusse lalk nella notte del 29 giugno
1833. Perita quella imagine nelle fiamme, vi fu sostituita la presente,
la quale pure custodivasi in un oratorio dell' annesso convento,
anch' essa portata di Germania dal ven. p. Domenico. Il fuoco guastò
anche gli affreschi della volta dell' altare, opera di Domenico
Perugino. In questa chiesa si ammira pure il capolavoro in scultura
del Bernini, cioè il deliquio di s. Teresa innanzi all' angelo
che le ha ferito il cuore con un dardo di amor divino. Nel vicino
convento si conservano alcuni vessilli tolti dal duca Massimiliano
agli eretici, e contro i Turchi. La chiesa fu allora modificata,
e la divotissima imagine fu collocata nell' altare maggiore che
di nuovo dalla munificenza del compianto principe D. Alessandro
Torlonia è stato riccamente adorno di marmi preziosi: nell'
abside poi vi è stato bellamente rappresentato il trionfo
delle armi cattoliche contro i luterani. Nello scavarsi le fondamenta
della chiesa vi si rinvenne la famosa statua dell'ermafrodito, che
nelle vicende del principio del secolo passò da Roma a Parigi,
dove nel museo del Louvre tuttora si ammira. Avendo i pp. Carmelitani
donato quell' insigne monumento al card. Scipione Borghese, questi
a sue spese fece erigere la barocca facciata attuale con architettura
del Soria. La decorazione della parte interna della chiesa spetta
al Maderno che ne sovraccaricò di stucchi la volta e le pareti,
secondo il pravo gusto di quell' epoca. In questa chiesa è
sepolto il valoroso Giovanni Giustiniani, morto all' assedio della
Rocella espugnata da Carlo IX l' anno 1638: dirimpetto vi ha il
monumento eretto da Silvano Giustiniani al famoso guerriero Enrico
di Montmorency connestabile di Francia.
(Armellini 1763)
La Cappella Cornare e la Statua di Santa
Teresa di G. Bernini
Bernini collocò il gruppo di Santa
Teresa e l’angelo in una profonda nicchia sotto un baldacchino
architettonico di protezione e ciò rende praticamente impossibile
vedere l’opera se l’osservatore non si trova nella navata
della chiesa esattamente nell’asse centrale della Cappella
Cornaro. Rinchiuso nelle linee dell’architettura che lo incorniciano,
il gruppo ha un carattere essenzialmente pittorico: si può
paragonarlo a un quadro vivente.
Ben piú complessi sono i rapporti di
colore nelle ultime opere del Bernini. La Cappella Cornaro è,
ovviamente, l’esempio piú perfetto. Nella zona piú
bassa, quella umana, l’osservatore sta di fronte a un’armonia
di colori caldi e brillanti di tono rosso, verde e giallo. La visione
di santa Teresa, il punto focale di tutta la composizione, è
drammaticamente accentuato dal contrasto fra le colonne scure che
fanno da cornice e il levigatissimo candore del gruppo. Altri stimoli
sono messi in gioco per sottolineare il carattere eccezionale dell’evento
che mostra un serafino mentre trafigge il cuore della santa con
il dardo infuocato del divino amore, simbolo della sua unione con
Cristo. La visione ha luogo in un regno immaginario su una vasta
nuvola, magicamente sospesa a mezz’aria davanti a uno sfondo
iridescente di alabastro. Inoltre, viene usata una luce guidata
e nascosta a rafforzare il momento drammatico del quale l’osservatore
diventa testimonio. La luce cade attraverso una finestra con i vetri
gialli celata dietro il frontone ed è materializzata, per
cosí dire, nei raggi d’oro che circondano il gruppo9.
Viene spesso osservato che il Bernini attinse qui alla sua esperienza
come disegnatore teatrale. Sebbene questo sia probabilmente esatto,
distrae dal problema reale. Perché quest’arte non è
né meno né piú «teatrale» di una
pala d’altare tardo gotica che riproduca una scena di un mistero
fermata per l’eternità. In un altro capitolo sono state
esaminate le caratteristiche simbolico-religiose della luce. Il
modo come Bernini ha trattato il problema della luce segue una tradizione
chiaramente pittorica, i cui esempi nella pittura barocca sono legioni.
La luce celeste guidata, com’è usata dal Bernini, santifica
gli oggetti e le persone che colpisce e le sceglie come destinatarie
della grazia divina. I raggi dorati lungo i quali sembra passare
la luce, hanno ancora un altro significato. In contrasto con la
luce calma e diffusa del Rinascimento, questa luce guidata sembra
momentanea, transitoria, instabile. L’instabilità è
la sua vera essenza. La luce guidata, perciò, rafforza nell’osservatore
la sensazione di provvisorietà della scena rappresentata:
ci si rende conto che il momento della «illuminazione»
divina passa come è venuto. Con la luce guidata, il Bernini
trovò il modo di convincere il fedele dell’intensa
esperienza del soprannaturale. Nessuno scultore, prima del Bernini,
aveva tentato di usare la luce reale in questo modo. Qui nell’ambiente
di una cappella egli fece ciò che i pittori tentarono di
fare nei loro dipinti. Se si ammette che egli ritradusse nelle tre
dimensioni della vita reale l’illusione della realtà
resa dai pittori in due dimensioni, si sarà riusciti a vedere
a fondo il carattere specifico del suo modo pittorico di trattare
la scultura. Il suo amore per la disposizione cromatica ora diventa
completamente comprensibile. Un’opera come la Cappella Cornaro
fu concepita in termini di un enorme dipinto. Questo vale per la
cappella nel suo insieme. Piú in alto la gamma dei colori
si alleggerisce e sulla volta si apre il cielo dipinto. Gli angeli
hanno spazzato via le nuvole cosí che la luce celeste che
emana lo Spirito Santo può raggiungere la zona in cui vivono
i mortali. La figura del serafino, fratello degli angeli dipinti
nelle nuvole, è scesa sui raggi di luce. Lungo le pareti
laterali della cappella, sopra le porte, appaiono i membri della
famiglia Cornaro che, inginocchiati a lato degli inginocchiatoi,
parlano del miracolo che avviene sull’altare. Essi vivono
in un’architettura illusionistica che sembra una estensione
di spazio in cui si muove l’osservatore. Nonostante il carattere
pittorico del progetto nell’insieme, il Bernini fece una distinzione,
qui come in altri casi, fra i vari gradi di realtà. I membri
della famiglia Cornaro sembrano vivi come noi. Essi appartengono
al nostro spazio e al nostro mondo. L’avvenimento soprannaturale
della visione di santa Teresa è elevato in una sfera sua
propria, tenuta lontana da quella dell’osservatore soprattutto
in virtú del baldacchino che la isola e della luce celeste10.
Infine, molto meno tangibile è l’incommensurabile infinito
del luminoso empireo. L’osservatore è attratto in questa
rete di rapporti e diventa un testimonio della misteriosa gerarchia
che sale dall’uomo al santo e a Dio Padre.
tratto da Rudolf Wittkower - Arte e architettura
in Italia. 1600-1750 - Storia dell’arte Einaudi
Rientrando in città, si vede, a fianco
della fontana Felice, la chie-setta dei Carmelitani, chiamata Madonna
della Vittoria. Questa chiesa è una delle più decorate
di Roma. È completamente ricoperta di marmo e oro, al punto
che le pareti sembrano quasi scomparse. Nella cappella di sinistra,
appartenente alla famiglia Cornare, originaria di Venezia, vi è
la famosa statua di santa Teresa in estasi, che l'Angelo si accinge
a ferire. Si tratta di un capolavoro del Bernini. Questo pezzo è
sublima per Paria di verità che lo caratterizza, ma si stenta
a credere, guardandolo, che si tratta di una santa, poiché
dal-l'aria estatica di Teresa, nelle sembianze investite dalla fiamma,
sa¬rebbe facile sbagliarsi. L'Angelo potrebbe essere preso per
l'Amore, e Teresa per sua madre o per una bella vittima della malizia
di Cupido. Comunque questa statua è ammirevole. C'è
soltanto, mi sembra, un eccessivo drappeggio negli abiti della santa,
eun'aria troppo affettata nel modo con cui l'Angelo sorregge il
dardo. Ma si sa che l'eccesso di ricercatezza era il difetto naturale
del Bernini. Sarebbe ugualmente opportuno che questa statua fosse
situata un po' meglio:è molto alta e troppo affossata, e
si stenta parecchio ad osservarla bene.I bassorilievi di destra
e di sinistra rappresentano dei busti in marmo bianco di questa
famiglia. Di fronte vi è la cappella di san Giuseppe, e la
statua situata sopra l'altare, che fa do. pendant con quella di
santa Teresa, rappresenta san Giuseppe nel momento in cui l'Angelo
l'avverte che bisogna fuggire. Questo pezzo di Domenico Guidi non
può certamente essere paragonato con l'altro, benché
abbia una certa bellezza. I bassorilievi di destra e di sinistra
sono di un altro autore, ma infinitamente migliori. Riguardano la
fuga in Egitto. In quello di sinistra si vede il buon san Giuseppe
in contemplazione del piccolo Gesù che Maria sorregge sulle
ginocchia. Lo guarda con un compiacimento assai ben caratterizzato,
ma si legge negli occhi, attraverso questo compiacimento che ha
della Vergine: «Convenite ca¬ra sposa, che non si tratta
di opera mia!».I quadri degli altari di questa chiesa sono
tutti di eccellenti maestri. Si venera, sull'altare principale,
un dipinto della Vergine, portato dalla Germania, verso il quale
il popolo mitre la massima fede. Si chiama della Vittoria per l'aiuto
che i cristiani pretendono di averne tratto in una guerra contro
gli infedeli, di cui si vede qualche trofeo sospeso sul fregio.
Il corpo intero di santa Vittoria si vede sotto l'altare di san
Giuseppe. La santa è conservata interamente. È vestita
con ricchezza, distesa in tutta la sua lunghezza, la testa appoggiata
su dei cuscinetti che ella sostiene con la mano sinistra. Tutta
la testa e il collo sono assai ben conservati. La pelle è
quasi nera, la bocca serrata, il ventre ben formato, ma gli occhi
mancano. Questo corpo è in venerazione.
Marchese De Sade

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