i Tesori di Roma

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CHIESA di SANTA MARIA della VITTORIA

Roma : Chiesa di San Carlo alle 4 Fontane
Roma : Chiesa di San Carlo alle 4 Fontane

Roma : Chiesa di Santa Maria della Vittoria 18

Roma : Chiesa di San Carlo alle 4 Fontane

Roma : Chiesa di Santa Maria della Vittoria 53

Roma : Chiesa di San Carlo alle 4 Fontane

Roma : Chiesa di Santa Maria della Vittoria 43

Roma : Chiesa di San Carlo alle 4 Fontane

Roma : Chiesa di Santa Maria della Vittoria 44

Roma : Chiesa di San Carlo alle 4 Fontane

Roma : Chiesa di Santa Maria della Vittoria: Cappella Cornaro 1

Roma : Chiesa di San Carlo alle 4 Fontane

Roma : Chiesa di Santa Maria della Vittoria: Cappella Cornaro 8

Roma : Chiesa di San Carlo alle 4 Fontane

Roma : Chiesa di Santa Maria della Vittoria: Statua di Santa Teresa 19

Roma : Chiesa di San Carlo alle 4 Fontane

Roma : Angelo della Statua di Santa Teresa 13

Roma : Chiesa di San Carlo alle 4 Fontane

Roma : Chiesa di Santa Maria della Vittoria: Cappella Cornaro 3

Roma : Chiesa di San Carlo alle 4 Fontane

Roma : Angelo della Chiesa di Santa Maria della Vittoria 61

Roma : Chiesa di San Carlo alle 4 Fontane

Roma : Angelo della Chiesa di Santa Maria della Vittoria 62


Vedi anche: Chiese Barocche | Barocco Romano | Bernini

Santa Maria della Vittoria

Periodo Barocco
È la Madonna della Vittoria de' Padri Carmelitani Scalzi, fabbricata nell' anno 1606 con architettura di Carlo Maderno, ma la facciata è di Gio. Battista Sorìa.
Nel quadro della prima cappella a mano destra è dipinta la Maddalena penitente, colorita da Giovan Battista Mercati dal Borgo san Sepolcro; e in quella, che segue, è il quadro con la Madonna, che porge il Bambin Gesù a s. Francesco, opera del celebre Domenichino, come anche l' altre due istorie da' lati a fresco.
La scultura in marmo di mezzo rilievo, dell' altare nella cappella del card. Vidoni, con dentro l' Assunzione di Maria Vergine, e s. Girolamo, col ritratto del detto cardinale, sono tutte opere di Pompeo Ferrucci Fiorentino. Il s. Giuseppe scolpito nel quadro dell' altare della crociata è opera di Domenico Guidi, e i due bassirilievi laterali di Monsù Monot. Il s. Giuseppe in gloria dipinto nella volta è di Ventura Lamberti. L' architettura di questa cappella è di Gio. Batista Contini, e fu costrutta per un legato di Giuseppe Capocaccia mercante Romano. La cupola della chiesa fu dipinta da Gio. Domenico Cerrini Perugino.
Nel coro il s. Paolo con puttini è di Gherardo Olandese. In sagrestia era una Madonna mezza figura in atto di porgere una rosa al Bambino, opera del Domenichino della maggiore eccellenza; ma questo quadro fu trasportato fuori di Roma.
Dall' altra parte della crociata della chiesa è la sontuosa cappella dedicata a s. Teresa, fabbricata con grande spesa dal card. Federigo Cornaro, abbellita delle statue d' altri sei cardinali di questa nobile famiglia, e ornata tutta di marmi finissimi con architettura del cav. Bernino, che anche vi scolpì l' eccellente gruppo della Santa con 'Angiolo, che le trafigge il cuore.
La volta della medesima cappella, dove è dipinto lo Spirito santo con una gloria d' Angioli, è di Guid' Ubaldo Abatini da Città di Castello.
Nella cappella seguente tra pietre di valore, e stucchi dorati, è il quadro, che dipinse il Guercino da Cento. Il Cristo crocifisso da uno de' lati, in telo di quattro palmi, si dice di Guido Reni; come anche l' altro quadro incontro col ritratto d' un cardinale, e le altre pitture a fresco sono di Gio. Francesco Bolognese.
La cappella, che segue, di monsig. Bevilacqua fu dipinta da Giacinto Brandi, ma poi fu data a Monsù Niccolai Lorenese, che nel quadro dell' altare colorì s. Gio. della Croce con Cristo, e quantità di putti; come anche dipinse i quadri laterali.

(Filippo Titi 1763)

Fu edificata nell' area e nel luogo di un' antica edicola dedicata a s. Paolo. Il Bruzio scrive che annessa alla chiesina v' era una casuccia per abitazione d' un eremita custode di quella, che serviva di rifugio in quei luoghi allora deserti ai viandanti sorpresi dal cattivo tempo. Sotto Paolo V la chiesuola di s. Paolo fu demolita e vi fu eretto un altro edificio più ampio che fu pure dedicato all' apostolo Paolo. Il Lonigo scrive: "S. Paolo alla fontana felice era molto antica, fu distrutta pochi anni sono e in quel luogo fabbricata la Vittoria." La chiesa di Paolo V era anch' essa di piccole proporzioni con i disegni del tifernate Bartolomeo Breccioli; solo vi fu aggiunto un collegio di catecumeni diretto dai pp. Carmelitani scalzi. Pochi anni dopo, allorquando il ven. p. DOmenico di Gesù e monaca carmelitano pose in questa chiesa la divota imagine che vi si venera ancora, portata di Germania dopo la vittoria di Massimiliano duca di Baviera contro gli eretici, la chiesa fu detta della Vittoria; può quindi considerarsi come un monumento storico della guerra detta dei Trent' anni. L' attuale imagine però, la quale era ricca di doni preziosissimi d' orientale e gemme in gran parte offerti dagl' imperatori austriaci, non è la primitiva; essa scomparve in un terribile incendio che distrusse lalk nella notte del 29 giugno 1833. Perita quella imagine nelle fiamme, vi fu sostituita la presente, la quale pure custodivasi in un oratorio dell' annesso convento, anch' essa portata di Germania dal ven. p. Domenico. Il fuoco guastò anche gli affreschi della volta dell' altare, opera di Domenico Perugino. In questa chiesa si ammira pure il capolavoro in scultura del Bernini, cioè il deliquio di s. Teresa innanzi all' angelo che le ha ferito il cuore con un dardo di amor divino. Nel vicino convento si conservano alcuni vessilli tolti dal duca Massimiliano agli eretici, e contro i Turchi. La chiesa fu allora modificata, e la divotissima imagine fu collocata nell' altare maggiore che di nuovo dalla munificenza del compianto principe D. Alessandro Torlonia è stato riccamente adorno di marmi preziosi: nell' abside poi vi è stato bellamente rappresentato il trionfo delle armi cattoliche contro i luterani. Nello scavarsi le fondamenta della chiesa vi si rinvenne la famosa statua dell'ermafrodito, che nelle vicende del principio del secolo passò da Roma a Parigi, dove nel museo del Louvre tuttora si ammira. Avendo i pp. Carmelitani donato quell' insigne monumento al card. Scipione Borghese, questi a sue spese fece erigere la barocca facciata attuale con architettura del Soria. La decorazione della parte interna della chiesa spetta al Maderno che ne sovraccaricò di stucchi la volta e le pareti, secondo il pravo gusto di quell' epoca. In questa chiesa è sepolto il valoroso Giovanni Giustiniani, morto all' assedio della Rocella espugnata da Carlo IX l' anno 1638: dirimpetto vi ha il monumento eretto da Silvano Giustiniani al famoso guerriero Enrico di Montmorency connestabile di Francia.

(Armellini 1763)

La Cappella Cornare e la Statua di Santa Teresa di G. Bernini

Bernini collocò il gruppo di Santa Teresa e l’angelo in una profonda nicchia sotto un baldacchino architettonico di protezione e ciò rende praticamente impossibile vedere l’opera se l’osservatore non si trova nella navata della chiesa esattamente nell’asse centrale della Cappella Cornaro. Rinchiuso nelle linee dell’architettura che lo incorniciano, il gruppo ha un carattere essenzialmente pittorico: si può paragonarlo a un quadro vivente.

Ben piú complessi sono i rapporti di colore nelle ultime opere del Bernini. La Cappella Cornaro è, ovviamente, l’esempio piú perfetto. Nella zona piú bassa, quella umana, l’osservatore sta di fronte a un’armonia di colori caldi e brillanti di tono rosso, verde e giallo. La visione di santa Teresa, il punto focale di tutta la composizione, è drammaticamente accentuato dal contrasto fra le colonne scure che fanno da cornice e il levigatissimo candore del gruppo. Altri stimoli sono messi in gioco per sottolineare il carattere eccezionale dell’evento che mostra un serafino mentre trafigge il cuore della santa con il dardo infuocato del divino amore, simbolo della sua unione con Cristo. La visione ha luogo in un regno immaginario su una vasta nuvola, magicamente sospesa a mezz’aria davanti a uno sfondo iridescente di alabastro. Inoltre, viene usata una luce guidata e nascosta a rafforzare il momento drammatico del quale l’osservatore diventa testimonio. La luce cade attraverso una finestra con i vetri gialli celata dietro il frontone ed è materializzata, per cosí dire, nei raggi d’oro che circondano il gruppo9. Viene spesso osservato che il Bernini attinse qui alla sua esperienza come disegnatore teatrale. Sebbene questo sia probabilmente esatto, distrae dal problema reale. Perché quest’arte non è né meno né piú «teatrale» di una pala d’altare tardo gotica che riproduca una scena di un mistero fermata per l’eternità. In un altro capitolo sono state esaminate le caratteristiche simbolico-religiose della luce. Il modo come Bernini ha trattato il problema della luce segue una tradizione chiaramente pittorica, i cui esempi nella pittura barocca sono legioni. La luce celeste guidata, com’è usata dal Bernini, santifica gli oggetti e le persone che colpisce e le sceglie come destinatarie della grazia divina. I raggi dorati lungo i quali sembra passare la luce, hanno ancora un altro significato. In contrasto con la luce calma e diffusa del Rinascimento, questa luce guidata sembra momentanea, transitoria, instabile. L’instabilità è la sua vera essenza. La luce guidata, perciò, rafforza nell’osservatore la sensazione di provvisorietà della scena rappresentata: ci si rende conto che il momento della «illuminazione» divina passa come è venuto. Con la luce guidata, il Bernini trovò il modo di convincere il fedele dell’intensa esperienza del soprannaturale. Nessuno scultore, prima del Bernini, aveva tentato di usare la luce reale in questo modo. Qui nell’ambiente di una cappella egli fece ciò che i pittori tentarono di fare nei loro dipinti. Se si ammette che egli ritradusse nelle tre dimensioni della vita reale l’illusione della realtà resa dai pittori in due dimensioni, si sarà riusciti a vedere a fondo il carattere specifico del suo modo pittorico di trattare la scultura. Il suo amore per la disposizione cromatica ora diventa completamente comprensibile. Un’opera come la Cappella Cornaro fu concepita in termini di un enorme dipinto. Questo vale per la cappella nel suo insieme. Piú in alto la gamma dei colori si alleggerisce e sulla volta si apre il cielo dipinto. Gli angeli hanno spazzato via le nuvole cosí che la luce celeste che emana lo Spirito Santo può raggiungere la zona in cui vivono i mortali. La figura del serafino, fratello degli angeli dipinti nelle nuvole, è scesa sui raggi di luce. Lungo le pareti laterali della cappella, sopra le porte, appaiono i membri della famiglia Cornaro che, inginocchiati a lato degli inginocchiatoi, parlano del miracolo che avviene sull’altare. Essi vivono in un’architettura illusionistica che sembra una estensione di spazio in cui si muove l’osservatore. Nonostante il carattere pittorico del progetto nell’insieme, il Bernini fece una distinzione, qui come in altri casi, fra i vari gradi di realtà. I membri della famiglia Cornaro sembrano vivi come noi. Essi appartengono al nostro spazio e al nostro mondo. L’avvenimento soprannaturale della visione di santa Teresa è elevato in una sfera sua propria, tenuta lontana da quella dell’osservatore soprattutto in virtú del baldacchino che la isola e della luce celeste10. Infine, molto meno tangibile è l’incommensurabile infinito del luminoso empireo. L’osservatore è attratto in questa rete di rapporti e diventa un testimonio della misteriosa gerarchia che sale dall’uomo al santo e a Dio Padre.

tratto da Rudolf Wittkower - Arte e architettura in Italia. 1600-1750 - Storia dell’arte Einaudi

Rientrando in città, si vede, a fianco della fontana Felice, la chie-setta dei Carmelitani, chiamata Madonna della Vittoria. Questa chiesa è una delle più decorate di Roma. È completamente ricoperta di marmo e oro, al punto che le pareti sembrano quasi scomparse. Nella cappella di sinistra, appartenente alla famiglia Cornare, originaria di Venezia, vi è la famosa statua di santa Teresa in estasi, che l'Angelo si accinge a ferire. Si tratta di un capolavoro del Bernini. Questo pezzo è sublima per Paria di verità che lo caratterizza, ma si stenta a credere, guardandolo, che si tratta di una santa, poiché dal-l'aria estatica di Teresa, nelle sembianze investite dalla fiamma, sa¬rebbe facile sbagliarsi. L'Angelo potrebbe essere preso per l'Amore, e Teresa per sua madre o per una bella vittima della malizia di Cupido. Comunque questa statua è ammirevole. C'è soltanto, mi sembra, un eccessivo drappeggio negli abiti della santa, eun'aria troppo affettata nel modo con cui l'Angelo sorregge il dardo. Ma si sa che l'eccesso di ricercatezza era il difetto naturale del Bernini. Sarebbe ugualmente opportuno che questa statua fosse situata un po' meglio:è molto alta e troppo affossata, e si stenta parecchio ad osservarla bene.I bassorilievi di destra e di sinistra rappresentano dei busti in marmo bianco di questa famiglia. Di fronte vi è la cappella di san Giuseppe, e la statua situata sopra l'altare, che fa do. pendant con quella di santa Teresa, rappresenta san Giuseppe nel momento in cui l'Angelo l'avverte che bisogna fuggire. Questo pezzo di Domenico Guidi non può certamente essere paragonato con l'altro, benché abbia una certa bellezza. I bassorilievi di destra e di sinistra sono di un altro autore, ma infinitamente migliori. Riguardano la fuga in Egitto. In quello di sinistra si vede il buon san Giuseppe in contemplazione del piccolo Gesù che Maria sorregge sulle ginocchia. Lo guarda con un compiacimento assai ben caratterizzato, ma si legge negli occhi, attraverso questo compiacimento che ha della Vergine: «Convenite ca¬ra sposa, che non si tratta di opera mia!».I quadri degli altari di questa chiesa sono tutti di eccellenti maestri. Si venera, sull'altare principale, un dipinto della Vergine, portato dalla Germania, verso il quale il popolo mitre la massima fede. Si chiama della Vittoria per l'aiuto che i cristiani pretendono di averne tratto in una guerra contro gli infedeli, di cui si vede qualche trofeo sospeso sul fregio. Il corpo intero di santa Vittoria si vede sotto l'altare di san Giuseppe. La santa è conservata interamente. È vestita con ricchezza, distesa in tutta la sua lunghezza, la testa appoggiata su dei cuscinetti che ella sostiene con la mano sinistra. Tutta la testa e il collo sono assai ben conservati. La pelle è quasi nera, la bocca serrata, il ventre ben formato, ma gli occhi mancano. Questo corpo è in venerazione.

Marchese De Sade


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