
IL CAMPIDOGLIO
Santa Maria d'Aracoeli

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| Statua
del Marco Aurelio 1 |
Lupa Capitolina al Campidoglio
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Fontana
dei Leoni Capitolini 1 |
Campidoglio
9 |
La Rupe
Tarpea al Campidoglio 34 |
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Campidoglio
Nei palazzi del bel teatro di Campidoglio sono pitture celebri, e statue superbissime, ed in mezzo alla piazza la famosa statua di bronzo dorato di Marco Aurelio a cavallo, posta sopra una bellissima base disegnata da Michelangelo.
Di detti due palazzi quello, che è verso la parte d'Aracoeli, contiene la stupenda raccolta di marmi antichi, fatta con ispesa corrispondente all'animo grande della gloriosa memoria di Clemente XII. Non so se ella sia più pregiabile per l'immenso bene, o per la maravigliosa eccellenza. Fu poi accresciut questa gran raccolta per una notabile aggiunta fattavi dal gran Pontefice Benedetto XIV. Non istarò quì a parlare di più, perchè tutti questi marmi s'intagliano in rame, eccellentemente, spartiti in più tomi col titolo di Museo Capitolino; e già ne son pubblicati tre tomi, il primo dei quali contiene i busti d'uomini illustri, il secondo i busti imperiali, il terzo le statue, e ora si sta lavorando sul quarto, che conterrà i bassirilievi, e a ciascuno sono le spiegazioni de' detti marmi. Evvi inoltre la mirabile statua di bronzo d'Innocenzio X fatta dall'Algardi, ch'è la più bella, che sia in Roma tra tutte le statue pontificie, e dirimpetto è quella di Clemente XII gettata dal Giardoni sul modello di Pietro Bracci. Vedi in fine di questo libro l'Indice di questi marmi, e pitture.
Nel palazzo opposto parimente sono alcuni busti, e statue antiche, e moderne, e gli antichi, e celebri Fasti Consolari scolpiti in marmo. Si veggono quì ad affresco molte pitture di Giulio Romano, e d'altri scolari di Raffaello, e molte in grande del cav. d'Arpino.
Lo stesso Bonarroti fece il disegno dei due palazzi laterali, toltane la finestra di mezzo, ch'è di Giacomo del Duca. L'esecuzione di questi palazzi fu terminata da Innocenzio X. La facciata di quello, che rimane di prospetto, e dove abita il Senatore, è disegno di Giacomo della Porta, come anche le scalinate esteriori, e la fonte, che è tra esse, adornata di statue antiche. Nella sala di questo palazzo è la statua di Gregorio XIII scolpita in marmo da Pietro Paolo Olivieri. Nel cortile del palazzo dei sigg. Conservatori sono le statue di Giulio Cesare, e d'Augusto maggiori del naturale, alcuni rottami d'un colosso di marmo, e d'uno di bronzo, il primo rappresenta Commodo, e il secondo Domiziano. Vi sono anche dei frammenti d'un colosso più grande; e un gruppo d'un leone, che sbrana un cavallo, restaurato, per quanto si dice, dal Bonarroti. Sotto il portico, che rima in faccia, è una Roma sedente, ch'era nel giardino dei Cesi, nella cui base è scolpita una Provincia, e da' lati ha due re barbari di bardiglio con le mani segate, e due idoli Egizj trovati a porta Salara. Presso alla scala è una Baccante, e un bel leone. A piedi della scala è la famosa colonna rostrata, e sul primo ripiano sono nelle eccellentissime nicchie, disegno celebre del medesimo Bonarroti, due Muse, la più bella delle quali è l'Urania. Nel cortiletto, che rimane a questo piano son 4 grandi bassirilievi tolti dall'arco di Marco Aurelio, ch'era nel Corso, e gli altri due compagni sono a mezzo la scala dell'altro palazzo a dirimpetto a questo. Nella sala la statua di Leon X si dice di Giacomo del Duca; quella di Sisto V in bronzo è di Taddeo Landini, quella d'Urbano VIII è del cavalier Bernini, come anche alcuni busti. Le pitture di questa sala sono le migliori opere del cav. d'Arpino. Il disegno delle porte è di Francesco Fiammingo. La seconda sala è dipinta da Tommaso Laureti. Vi sono varie statue, e molti busti di personaggi moderni, tra' quali uno di bronzo bellissimo, che rappresenta al vivo, e con intera somiglianza il gran Michelangelo Bonarroti. In un'altra camera è un eccellente fregio dipinto da Danielle da Volterra. V'è la lupa di bronzo co' due gemelli, e si dice esser quella, che nella morte di Cesare fu percossa dal fulmine, di che si vede un segno nel piede di dietro. V'è pur un dei Cammilli, e il giovanetto nudo, che si cava la spina dal piede, amendu di bronzo. Una s. Francesca Romana pittura del Romanelli, e un Cristo morto del P. Cosimo Piazza Cappuccino Veneziano. Nella stanza dell'Udienza, piena anch'essa, come tutte l'altre, di busti antichi d'una stimabile rarità, è un Apollo giovane, che si crede di Michelangelo, e un quadro con la s. Famiglia di Giulio Romano. Nella stanza detta d'Ercole, dalla sua statua con la clava dorata, il fregio è d'Annibal Caracci, e rappresenta i fatti di Scipione. Nella stanza, che segue, nel fregio sono dipinte l'imprese d'Annibale per mano di Pietro Perugino. Anche essa è ornata di busti singolari, e di statue antiche. Insomma quantunque la quantità dei marmi sia minore di quelli del palazzo dirimpetto, tuttavia il pregio non ne è minore, e meriterebbero una particolare descrizione, come quelli altri.
Su questo colle è situato il magnifico palazzo Caffarelli eretto col disegno di Gregorio Canonica d'una nobile magnificenza, benchè non finito.
Le due loggette una avanti al convento d'Araceli, e l'altra in faccia, sono architettura del Vignola.
I due giganti co' cavlli, che rappresentano Castore, e Polluce, come alcuni credono, e posano in cima della cordonata, furono restauri dal Valsoldo. I trofei detti di Mario, che sono allato a questi colossi, erano presso s. Eusebio, traportati quì d'ordine di Sisto V. Presso a questi stanno le due statue dei figliuoli di Costantino trovate nelle sue terme del Quirinale. A mezzo la cordonata dalla parte della scala d'Araceli è una statua di porfido senza testa, creduta una Roma, di cui è mirabile il panneggiamento. Sul principio della cordonata sono due Sfingi di marmo nero, che gettano acqua, di lavoro Egizio, trovate a s. Stefano del Cacco, e collocate quì da Pio IV.
Vi sono anche contigue due grandi gallerie di quadri eccellenti per istudio della gioventù, che attende all'arte della pittura, formate ivi dal medesimo Benedetto XIV che anche vi stabilì l'accademia del nudo. (Titi 1763)
E' la prima piazza di Roma moderna creata su regolare progetto dovuto a Michelangelo. Poco dopo l'allestimento del percorso trionfale di Carlo V (1536), Paolo III affidò a Michelangelo la realizzazione di una piazza monumentale che resuscitasse gli antichi fasti con una veste moderna. La scenografica soluzione dell'artista fu una terrazza trapezoidale, non di grandi dimensioni (metri 53x63), ma grandiosa e armoniosa per l'impianto architettonico, la giustezza delle proporzioni e la coerenza stilistica, da cui si domina il passato (il Foro Romano) e il presente (la città moderna), gravitante sulla statua equestre di Marco Aurelio, con il Palazzo Senatorio sullo sfondo e i Palazzi Conservatori e Nuovo ai lati come quinte teatrali. Al progetto di Michelangelo si deve pure la Cordonata che sale alla piazza e la Balaustra, ambedue impreziosite da statue antiche. Gli interventi successivi di Giacomo Della Porta e di Girolamo e Carlo Rainaldi non tradirono, pur modificandolo, il disegno originale. Nel centro della Piazza la famosa statua equestre di Marco Aurelio, stupendo esempio di statua imperiale equestre ed uno dei pochissimi bronzi antichi scampati alla distruzione o alla fusione, forse perché si credeva rappresentasse Costantino, primo imperatore cristiano. Fu trasportata nella Piazza del Campidoglio dalla Piazza del Laterano per volere di Paolo III, nel 1538, nonostante il parere contrario di Michelangelo. La statua in bronzo dorato fu posta sopra un elegante piedistallo disegnato da Michelangelo e ornato con i gigli farnesiani di Papa Paolo III. Dell'antica doratura restavano tracce sul viso e sul manto dell'imperatore, sulla testa e sul dorso del cavallo. Un'antica leggenda afferma che quando la doratura sarà tutta scomparsa, canterà la "civetta" (il ciuffo di peli tra le orecchie del cavallo, in realtà il supporto che in origine doveva permettere l'inserimento di un pennacchio), e annuncerà il giudizio universale. A questa statua si ispirano i monumenti equestri del Rinascimento e molti altri nei secoli seguenti. Nel 1981 la statua attaccata dalla corrosione dell'inquinamento è stata rimossa e affidata all'Istituto Centrale per il Restauro. Oggi ritrovato il suo bagliore della doratura antica, si può ammirare in un vano a destra del cortile dei Musei Capitolini . Sul piedistallo, nella piazza, è stata posta una copia. Il disegno della pavimentazione è stato realizzato nel 1940. Dal centro della Piazza del Campidoglio partono le misure Chilometriche delle strade Consolari.
Fontana della Dea Roma
La fontana del Campidoglio detta anche "della scala Senatoria" e "della Pallade rapita" venne ideata da Michelangelo negli anni attorno al 1536 non come fontana (l'acqua giunse in Campidoglio una cinquantina d'anni più tardi), ma come superbo ornamento della piazza. Nella nicchia al centro della scalinata Michelangelo previde l'inserimento di una colossale statua di Minerva (oggi nel cortile del museo Capitolino) che venne posizionata nel 1583, ma restò in loco solo per un decennio, poi fu sostituita con l'attuale statua, di più modeste dimensioni, della dea Roma triumphans. La statua della dea Roma, innalzata su ben tre basamenti, ha volto e estremità in marmo bianco, mentre il panneggio è in porfido. Ai lati della grande nicchia, nelle specchiature dello scalone Michelangelo inserì due enormi statue raffiguranti il fiume Nilo e il Tigri che in origine ornavano le terme di Costantino, sul colle del Quirinale. I Romani vollero trasformare il Tigri in Tevere e dunque mutarono la tigre in lupa e le misero accanto Romolo e Remo. Per adattare a fontana l'intero complesso della scala Senatoria, idea a cui l'architetto Giacomo della Porta si opponeva con vigore, venne bandito (caso unico per le tante fontane romane del Cinquecento) un concorso che fu vinto, tra mille polemiche, nel gennaio 1588 da Matteo Bartolani di Città di Castello.
Fontana dei Leoni
Alla base della scalinata che conduce alla piazza del Campidoglio nel 1562 vennero posti, su basamenti disegnati dal della Porta, due leoni egizi in basalto nero di Numidia che precedentemente ornavano l'ingresso della chiesa di Santo Stefano del Cacco. Nel 1587, quando l'Acqua Felice venne portata sul colle capitolino, rimasto privo di acqua corrente dopo la interruzione dell'acquedotto Marcio, i due leoni vennero modificati e adattati a fontane: nel 1588 lo scalpellino Francesco Scardua, su disegno di Camillo Rusconi, eseguì due conche per la raccolta dell'acqua gettata dalle cannelle inserite nelle bocche dei leoni. In almeno due occasioni, per l'elezione di papa Innocenzo X Pamphili (1644-1655) e di papa Clemente X Altieri (1670-1676) dalle cannelle di queste fontane anziché acqua venne fatto sgorgare vino bianco e vino rosso.
 
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Chiesa di Santa Maria d'Aracoeli
L' antica e solenne denominazione di questa celeberrima chiesa è quella di s. Maria in Capitolio. Così viene ricordata nel più antico catalogo del Camerario; poi, nel secolo XIV, perduta quella prima denominazione, la cambiò in quella d' Aracoeli, che tuttora mantiene. Sorge sulla più alta sommità del più piccolo ma più celebrato fra i sette colli di Roma, il Campidoglio, che dal vertice del Tarpeo è diviso da un piccolo valloncello. È oggimai dimostrato dall' erudite elucubrazioni di dotti topografici romani che il tempio di Giove sorgeva, non sulla sommità occupata dall chiesa di s. Maria d' Aracoeli, ma in quella opposta, precisamente nell' area occupata dal palazzo Caffarelli, mentre la sommità occupata dalla chiesa di s. Maria corrisponde al'arx propriamente detta, cioè all' acropoli o citadella di Roma. Fino dall' anno 882 si menziona in quel luogo il monastero di s. Maria in Capitolio. Tenzo Abb. ven. monasterii s. Mariae Dei genitricis Virg. in Capitolio. Nelle cronache benedettine dicesi che questa chiesa venne fondata da s. Gregorio il Gde nel 590.
È notissima la leggenda che dette origine al nome di Aracoeli, la quale è raccontata dai romanzetti popolari del medio evo le Mirabilia e la Graphia. Ivi si dice che un giorno l' imperatore Ottaviano, mentre consultava la Sibilla tiburtina, udì una voce che dicea: Haec est Ara Primogeniti Dei, ed allora Ottaviano fece erigere sul Campidoglio un altare; sul quale poi fu edificata una chiesolina, che fino dal secolo XII chiamavasi anche ubi est ara filii Dei, onde più tardi sarebbe derivata la dizione di aracoeli. La leggenda, però, è anteriore di molto al secolo XIV e viene di Grecia, perchè si trova in Suida, è registrata da Niceforo, e la riferisce eziandio un' antica cronaca latina edita dal Mai; quindi potrebbe risalire fino al secolo VII od VIII, epp forse della fondazione della chiesa. Evidentemente sotto il velo della leggenda e della visione di Augusto si nasconde il concetto della prima e solenne consecrazione cristiana dell' antico Campidoglio romano, sui cui ruderi, ove appariva forse alcuna memoria d' Augusto, sorse la prima volta la bella chiesa dedicata alla Vergine, l' unico monumento cristiano che tuttora sta su quello storico colle. È chiaro pure che la ledg ha qualche relazione e nesso colle notissime parole di Virgilio nella sua quarta egloga. Egli è certo che la chiesa di s. Maria riunì in sè tutta la celebrità del Campidoglio medievale, cosicchè il monastero era comunemente detto Monasterium Capitolii; anzi un abate di questo, nel 1015, si sottoscrive: Ego Domincus abbas Capitolii." A ricordo della suddetta leggenda, v' ha una grossolana scultura posta sull' altare della cappella di s. Elena, in cui è rappresentata la visione.
Nel catalogo delle Abbazie romanedi Pietro Mallio e di Giovanni Diacono, che è della fine del secolo XII, si dice: sancta Maria in Capitolio ubi est ara Filii Dei. Il Niebuhr ed il Becker credono che l' appellazione in Aracoeli provenga dal vocabolo in Arce; il Gregorovius propone che venga anzi da aurocoelo, siccome furono chiamate altre chiese, di cui una a Pavia. A me non dispiace l' ipotesi del Becker. Tutto il Campidoglio fu donato altre volte al suo monastero e lo stesso antipapa Anacleto II confermò nel sua celebre bolla del 1130 quel possedimento. L' anno 1250 Innocenzo IV concesse ai Francescani il convento antico di s. Maria in Aracoeli, donde vennero rimossi i Benedettini che vi aveano fino allora dimorato. Nell' aula di questa veneranda chiesa i rappresentanti della città di Roma nel medio evo, componenti il maggiore ed il minore consiglio, teneano talvolta le loro solenni adunanze, consecrate così dalla religione, secondo il nobilissimo sentimento da cui i popoli erano animati in quell' epoca tanto calunniata. I Patres conscripti della repubblica medievale, i Colonna, i Pierleoni, i Capocci, i Frangipane, i Savelli, gli Orsini, fossero guelfi o ghibellini, arsitocratici o demagoghi, facano spsso risonare in quei secoli di ferro la loro fiera e disadorna facondia nelle pareti del tempio di ma. Quella chiesa, insomma, fino al secolo XV fu l' arena dei dibattimenti parlamentari di Roma, donde poi uscivano le proposte che il senatore bandiva in forma di leggi. Era divenuta, nell' età di mezzo, la consulta del popolo romano, siccome l' ebbe poi confermato il papa Eugenio IV nell' anno 1445. Ed è in wla monumentale chiesa, il Campidoglio cristiano, che i magnati dell' antica Roma volevano la loro sepoltura. Ivi trovansi le arche dei Savelli, ove questa nobilissima famiglia ave edificato nel secolo XIII una cappella, sotto le cui volte in una tomba giace Onorio IV e la sua madre Vana Aldobrandeschi; in un' altra alcuni dei più illustri senatori di quella famiglia, ciò Luca padre d' Onorio, il celebre Pandolfo con Andrea sua figlia, Mabilia Savelli ed altri. Pure in aracoeli giace frà Moriale, il priore dei Gioanniti, assassinato dal tribuno romano dell' età di mezzo; ma nessuna memoria locale ricorda quell' uomo e quella storia.
L' arte dei Cosmati, scrive il Gregorovius, s' accommiata colla tomba che fu pure eretta in Aracoeli a Matteo d' Acquasparta, generale dei Francescani, morto nel 1302. Tornando del resto all' origine della chiesa, essere, come si è detto, rimane ancora oscurissima; poichè altri, col Vaddingo, l' attribuisce a Costantino, altri a s. Gregorio il Grande nel 591, fra i quali il Fauno, il Panciroli, il Gamucci. Fino al secolo XIII fu detta s. Maria in Capitolio, poi in Aurocelio, Laurocelio, Aracelio e finalmente Aracoeli. Ignorasi pure quando la prima volta l' occupassero i monaci di s. Benedetto.
Appena i Frati Minori furono messi in Aracoeli, tosto posero mano a ristora la chiesa e fecero ornare di musaici la tribuna con opera di Pietro Cavallini romano, che poi fu demolita sotto Pio IV per edificare il coro. Egli v' avea istoriato anche la leggenda d' Ottaviano e della Sibilla. Scoppiata la famosa pestilenza in Italia, descritta dal Boccaccio nel Decamerone, Roma ne fu appena tocca, di guis che i Romani, come monumento di loro pietà, costruirono la grande scalinata che mena alla basilica, alla quale, sino allora, si accedeva per un suolo tutto sosceso. Furono adoperati i marmi creduti del tempio di Quirino, donati dal Senato, e fu commessa l' opera a Simeone Andreozzi colla spesa di 5000 fiorini.
Fu cominciata anche ad ornare di musaici la fronte del tempio: opera magnificentissima e che avrebbe aggiunto al Campidoglio singolare bellezza e maestà, se fosse stata compiuta, ma che rimase imperfetta, e di cui restano poche tracce verso il cornicione e nel lato sinistro della chiesa. Egli sarebbe certamente cosa degna di Roma che il lavoro iniziato dagli antichi fosse compiuto dai moderni!
Circa il 1464 il cardinal Caraffa rifabbricò gran parte della chiesa, e nel 1564 venne aperta la nuova porta di fianco, alla quale si accede dalla piazza del Campidoglio; su quella porticina Alessandro Mattei fece porre un antico musaico rappresentante la Vergine venerata dagli angeli. Pio IV fece sgombrara la chiesa dagli innumerevoli sepolcri e togliere il coro dalla nave di mezzo. Seguìta la battaglia di Lepanto, il Senato romano, per gratitudine alla Vergine, fece ricostruire il ricco soffitto della chiesa, del che fa testimonianza la monumentale epigrafe che si legge sulla porta maggiore nella parete interna del' edificato. La facciata della chiesa, destinata, come si disse, ad essere coperta di musaici, è in mattoni rustici, e sull' alto avea un orologio di cui non rimane che il foro per la mostra. Uno speciale ufficio era istituito in Roma fino dal secolo XVI per la manutenzione di quell' orologio, e nell' archivio dei Brevi l' esimio mon. Pietro de Romanis, benemerito archivista del medesimo, ha trovato che nel 1601, il papa confermò in questo ufficio i fratelli Domenico e Fabio della Pedacchia, i quali nella sottoposta strada, che da loro piglia ancora il nome, aveano la casa che testè fu barbaramente distrutta. Il breve pontificio è intitolato: Pro Dominio et Fabio fratribus de la Pedacchia confirmatio officii moderatoris horologii super ecclesiam domus Aracoeli. La chiesa è divisa in tre navi di ventidue colonne di marmo, sopra l' imoscapo d' una delle quali, a grandiose lettere, si legge l' epigrafe:
A CVBICVLO AVGVSTORVM,
epigrafe che forse non fu estranea all' origine della ricordata leggenda d' Augusto.
Nella prima cappella a destra della chiesa vi sono pregevolissimi dipinti del Pinturicchio, in cui, fra varie storie relative alla vita di S. Bernardino di Siena, vww quella della pace da questi fatta conchiudere fra le due famiglie rivali di Perugia, i Bufalini ed i Baglioni. Ivi è sepolto il celebre Pietro della Valle. In altra cappella v' ha il deposito di Michele Antonio Saluzzo, il procuratore generale di Francesco I, morto nel 1529 in Arezzo, mentre veniva in soccorso di Clemente VII, assediato in Castello. Non lungi da quella v' ha il sepolcro degli Astalli e dei margani, che nella sottoposta contrada ebbero le loro case. Di fronte all' altare maggiore restano gli amboni adorni in musaico d' opera cosmatesca, lavoro del secolo XIII, ed a sinistra del suddetto altare v' ha il sepolcro di Caterina regina di Bosnia, morta nel 1478. Nel mezzo della crociera havvi un' edicola monumentale, detta Cappella Santa o di s. Elena. Questa edicola segna il posto dell' antica chiesa di s. Maria, e da quella ebbe origine la suddetta leggenda. L' altare e il ciborio antico rimase fino al secolo XVII, allorchè fu sostituito dal moderno, fatto nel 1602 da Girolamo Centelles, nobile romano e vescovo di Cavaillon, il quale si fece cedere 'altare dalla compagnia del Gonfalone, a cui appartenea. Nella sottoposta urna di porfido, si crede fossero posti i corpi di s. Elena e dei martiri Abbondio ed Abbondanzio. Nel 1798 quel piccolo e sontuoso tempietto fu di nuovo demolito e l' odierno rialzato a spese della nominata arciconfraternita. Sotto la crociera vedesi il sepolcro di Felice de Freddi, colui che scoprì il famoso gruppo del Laocoonte; in fondo alla medesima è il sepolcro del card. Matteo d' Acquasparta, di cui abbiamo già dato un cenno, e al mente Dante allude nei versi del XII del Paradiso. Nella cappella della Vergine, nella nave a sinistra, v' ha in terra il deposito di Giovanni Crivelli arcidiacono d' Aquileai, scolpito dal Donatello, il cui nome si legge scritto: Opus Donatelli Florentini. Il pavimento, in vario tempo risarcito e coperto da memorie sepolcrali, fu nel secolo XIII ornato di quell' opera detta cosmatesca di prof e serpentino, della quale qua e là restano tracce. L' ampio convento annesso fu edificato da Paolo III, il quale, dimorando nel vicino palazzo di s. Marco, oggi detto di Venezia, lo congiunse a questo per mezzo di corridoi coperti che traversano le vie della Pedacchia e della Ripresa. Giulio III e Pio IV soleano qui dimorare nella calda stagione, finchè Sisto V lo concedette per intiero ai religiosi.
Oggi il monastero è stato in parte distrutto, la gran torre di Paolo III abbattuta, per dar luogo ad un monumento civile dietro al quale rimarrà nascosta la gemma del dissacrato Campidoglio.
Nella relazione inserita nello Stato temporale delle chiese di Roma, di s. Maria d' Aracoeli dicesi: "Essendosi divisa la religione dei Minori in Conventuali ed Osservanti, Eugenio la concesse alli Osservanti come per Bolla nonis iunii 1445 anno 15: ma senza le appendici le quali fino al presente (a. 1660) sono possedute da diversi padroni, molti de' quali hanno fatto grotte molto indentro con pregiuditio delli muri maestri del convento.
tratto da Le chiese di Roma dal secolo IV al XIX
di Mariano Armellini
pubblicato dalla Tipografia Vaticana
1891
Bibliografia
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Guida
archeologica di Roma
Dal Campidoglio al Colosseo
Scenari della memoria. Roma nella fotografia 1850-1900
Il Campidoglio di Carlo Aymonino
L'altare della Patria
La civiltà di Roma
Il palazzo dei conservatori e il Palazzo nuovo in Campidoglio. Momenti
di un grande restauro a Roma

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