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L'Oratorio dei Quaranta Martiri con a
sinistra il Tempio dei Castori
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La parete di fondo dell'edicola
di Giuturna s'appoggia ad una sala con abside
di buona opera laterizia, situata esattamente nell'asse della Nova
Via. A che servisse da principio è ignoto; nell'età
cristiana fu trasformata in un oratorio dedicato ai Quaranta martiri.
Nella persecuzione di Diocleziano quaranta soldati cristiani in
Sebaste nell'Armenia non poterono, secondo la tradizione, essere
indotti ad abiurare la loro fede, nè con promesse, nè
con torture. Allora il prefetto Agricola li condannò ad essere
immersi (essendo rigido inverno) in uno stagno freddissimo, per
farli morire lentamente dal gelo. Per acuire la tortura, Agricola
stesso ordinò che accanto allo stagno fosse preparato un
bagno caldo, nel quale chiunque rinnegasse la sua fede, potesse
trovare sollievo. Ma unto soltanto dei quaranti soldati rinunziò
la fede, tutti gli altri rimasero fermi ripetendo incessantemente
la preghiera: "O Signore, noi eravama quaranta quando
siamo scesi nello stagno, fà che anche in quaranta riceviamo
la corona celeste". Tocco da così grande perseveranza,
uno dei guardiani entrò nello stagno e fu martirizzato con
gli altri trentanove.
Il grande affresco
dell'abside rappresenta
i quaranta martiri entro lo stagno: a destra si vede l'apostata
nel tepidario, accanto, il guaradiano armato. Sulla parete sinistra
e sulla parte attigua della parete di fondo erano rappresentatit
i quaranta martiri nella gloria. Queste figure sono assai danneggiate;
ben conservata è invece la parte inferiore della parete contigua
all'abside: vi sono
due grandi croci latine con medaglioni nel centro (testa di Cristo
e della Madonna), e con corone ed altri ornamenti pendenti dai bracci.
Croci simili di metallo ornate di oro e di gioielli erano sospese
in molte basiliche antiche sopra i sepolcri dei martiri, e spesso
servivano da lampadari. Sotto le croci stanno due agnelli ed un
pavone, composizione simile alle pittur ec si vedono nelle catacombe.
Gli affreschi
della parete destra (forse rappresentanti la storia di Sant'Antonio
Eremita) sono quasi svaniti. Il pavimento dell'oratorio è
composto in maniera rozzissima con frammenti di marmi bianchi e
colorati, di porfido e di serpentino.
Tratto da: Il Foro Romano - Storia e Monumenti da Christian Hülsen
pubblicato da Ermanno Loescher & Co
Editori di S. M. la Regina d'Italia 1905
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