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Vedi anche: Chiese Barocche | Barocco Romano
Chiesa dei SS. Ambrogio, e Carlo nel Corso
Periodo Barocco
L'anno 1612 fu posta la prima pietra alla bellissima chiesa suddetta, che al presente è perfettamente compita per la generosa pietà del card. Omodei. L'architettura fu cominciata da Onorio Lunghi, ornata, alzata, e voltata da Martino, il figlio; poi quasi finita d'abbellire con stucchi dorati, cupola, tribuna, altar maggiore, e crociata della chiesa col disegno di Pietro da Cortona; ed ultimamente ridotta a perfezione con una maestosa facciata, della quale ne furono fatti più disegni, e fra gli altri dal cav. Rainaldi, e si risolvè nella forma, che si vede, che
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fu pensiere di detto sig. card. Omodei; e sopraintendente, e direttore di quasi tutta la nuova fabbrica fu D. Gio. Batista Menicucci, in compagnìa del Padre Mario da Canepina cappuccino.
Il cav. Giacinto Brandi dipinse il mezzo dei voltoni. Nel maggiore vi rappresentò la caduta di Lucifero, e dei suoi seguaci: nelli laterali diversi Santi, e Sante martiri: in quello da capo, s. Carlo portato dagli Angioli; nella tribuna, il flagello della peste, con quantità di figure; negli angoli della cupola, quattro profeti; e nel cupolino, un Dio Padre.
Tutte l'istorie di bassorilievo, Angioli, puttini, ed altri ornamenti, e figure di stucco, sono di Cosimo, e Giacomo Antonio Fancelli; e le statue, rappresentanti diversi Santi, nelle nicchie sotto le navate minori, sono di Francesco avallini da Carrara; li termini di stucco sopra il cornicione nella tribuna sono di Girolamo Gramignoli.
Nella prima cappella a mano destra, dedicata al Crocifisso, è effigiata ad affresco la Vigilanza, con altre figure, da Paolo Albertoni.
L'altare della cappella, che segue, aveva il quadro con Maria Vergine, Gesù, s. Girolamo, ed altri Santi, ed oggi vi è Maria Vergine, Gesù, e s. Francesco.
Nella volta contigua all'altra della navata minore è espressa la Giustizia, e la Pace, di mano di Girolamo Troppa con tutto il restante, che si vede.
Il s. Barnaba, che predica, nel quadro dell'altra cappella, fu figurato dal Mola; e nella volta, che unisce con la medesima, il cav. Benaschi colorì la Fortezza, con gli angoli, ed ogn'altra pittura.
Seguitando il camino, nell'altare della crociata era rappresentata da' pennelli di Pasquale de' Rossi l'orazione nell'orto di nostro Signore; e doveva fare anche il quadro per l'altar maggiore. Ora v'è Dio Padre adorato dagli Angioli di Tommaso Luini detto il Caravaggino allievo d'Andrea Sacchi. Nella volta minore, continuando intorno alla tra per di fuori, Carlo Assenzj dipinse la Divozione; quella piua avanti, dove è l'Umiltà, Orazione Perfezione, e Fortezza d'animo, é pittura di Gio. Batista Boncore. Dietro all'altar maggiore, è una Gloria d'Angioli, di Luigi Garzi; e l'altra parte dintorno alla tribuna è dipinta da Fabbrizio Chiari; dove una delle principali figure è la Tolleranza, ch'effigiò Ludovico Gimignani.
Il quadro nell'altare della crociata da questa parte era tenuto in gran conto, perchè era del Pordenone, o di Tiziano, dove era dipinta in alto la Madonna con Gesù, e da basso quattro Santi Dottori della Chiesa. Ora v'è un modello di legno, e chiariscuri per una nuova cappella.
Nella seguente cappella è il detto quadro di Pasquale de' Rossi, e la Fede nella volta è di Luigi Garzi.
San Filippo Neri, che va in estasi celebrando Messa, nell'altare dell'altra cappella, è di mano di Francesco Rosa: e la volta, seguitando le suddette, dove è effigiata la Carità, ed altre figure, è lavoro del medesimo Rosa.
Nel quadro dell'ultimo altare, o cappella rappresentò Francesco Rosa suddetto s. Enrico inginocchione, ed altri Santi nelle nuvole; e la pittura nel fine delle volte di questa navata minore, che rappresenta la Speranza, ed altro che vi si vede, è di Pio Paulini da Udine.
È bellissimo il quadro di Carlo Maratti, che è nell'altar maggiore con Maria Vergine, Gesù, s. Carlo, e s. Ambrogio. Prima v'erano diverse figure di stucco, il tutto con disegno di Giacinto Brandi: come anche quelle, che sono per di dei al medesimo, dove pure si celebra Messa, e si conserva il cuore di s. Carlo.
Ora l'antica chiesa di s. Ambrogio non vi è più, per la fabbrica di questa, e del palazzo per comodità dei preti; dove nell'altare era un Cristo deposto dalla Croce, con diverse figure in un gruppo di marmo, scultura di Tommaso della Porta, come anche le due Sibille da' lati, e le pitture erano parte di Perino del Vaga, e parte di Taddeo Zuccheri. Oggi le suddette sculture sono nell'Oratorio, poco distante dalla Sagrestia.
Si rimira la gran lapide con iscrizione della chiara memoria del card. Dadda Milanese, il cui busto di marmo, e quello del card. Omodei sono in Sagrestia scolpiti da Agostino Cornacchini Pistojese.

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