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TEMPIO di ADRIANO o di NETTUNO
In vicinanza dei Septi doveva stare pure il
portico che fu fabbricato da Agrippa in onor di Nettuno per le di
lui riportate vittorie navali, e dal medesimo decorato di una pittura
degli Argonauti, 229 per cui sotto il nome degli stessi Argonauti
fu tale portico anche cognito presso gli antichi, e con tale denominazione
si trova registrato da Vittore e dalla Notizia. Unito al portico
vi doveva essere il tempio alla medesima divinità consacrato,
come si vede registrato in Rufo e come si distingue dal compendiatore
di Dione col nome di Nettunio, e da Sparziano con la denominazione
di basilica di Nettuno 230. La vicinanza di questo edifizio, sacro
a Nettuno, ai Septi primieramente si deduce dal vedere che il detto
compendiatore di Dione e Sparziano, l'uno descrivendo gli edifizj
arsi nell'incendio avvenuto dopo la celebre eruzione del Vesuvio
e l'altro il ristauro fatto dei medesimi da Adriano, lo trascrivano
subito dopo i Septi; e questa prossimità si ricava pure dai
versi di Marziale, nei quali, col fare passare il suo Selio dal
portico di Europa a questo di Nettuno, lo indirizza ai Septi 231.
Essendo poi questo portico anche cognito presso gli antichi col
nome di Vipsiano, per essere Agrippa che lo edificò della
gente Vipsania, si trova indicato dal medesimo Marziale essere stato
anche prossimo ad una porta piovosa. Questa porta dal Nardini giudiziosamente
si riconosce essere stato uno degli archi dei condotti dell'acqua
Vergine, 232 i quali dovendo terminare, come si è osservato,
lungo la fronte dei Septi, si viene con questo pure a stabilire
essere stato il portico vicino ai Septi. Da tutte queste cognizioni
m'indussi a riconoscere, col medesimo Nardini, avere appartenuto
al tempio di Nettuno le undici colonne che formano ora la fronte
della Dogana di terra a piazza di Pietra; e maggiormente mi sono
confermato in questa opinione per aver trovato nelle ricerche fatte
ultimamente in compagnia del Ch. Avvocato Fea Commissario delle
antichità, al di sotto del palazzo Cini, situato nella suddetta
piazza, un tratto di muro antico costrutto con grandi pietre di
Peperino, il quale presentando indizj, dalle bugne in esso tracciate,
che la parte esteriore era rivolta verso il Panteon, fu riconosciuto
aver fatto parte di un recinto porticato posto intorno al descritto
tempio. In tal modo venni a stabilire il portico degli Argonauti
o Vipsianio essere stato intorno al tempio di Nettuno. Quindi nel
muro che formava il recinto esteriore, sembra che vi fosse stata
eseguita la pittura degli Argonauti. Questo portico, come uno dei
principali del Campo Marzio, poi doveva essere ornato con molti
marmi e specialmente con piedistalli decorati di Trofei, e figure
di Provincie prigioniere; poichè tali oggetti e gran quantità
di frammenti antichi furono trovati in tale luogo, dai quali piazza
di Pietra fu chiamata 233. Se poi lo stile di alcune parti che compongono
gli avanzi rimasti del tempio, non si trova corrispondere colle
opere che si facevano al tempo di Agrippa, ciò si deve evidentemente
attribuire ai ristauri fatti dopo il suo incendio al tempo di Adriano,
siccome lo dimostra lo stile di un avanzo del vero suo cornicione
stato trasportato in Campidoglio.
NETTUNO E GESU' CRISTO di Costantino Maes 1885
"Che ha a che fare il Dio Nettuno con
Nostro Signore Gesù Cristo? Nulla davvero; eppure di casa
sono buoni amici, come ora vedrete.
A Piazza di Pietra nel Tempio del vecchio, gentile, paganissimo
Nettuno si trova l'immagine di un Crocefisso, che deve avere una
data vecchissima a giudicare dal lavoro e dal posto in cui si trova.
Il Crocefisso, scolpito anche con una certa diligenza trovasi sulla
quarta colonna venendo da Piazza di Sciarra all'altezza della sommità
del lampione. Ci vogliono per altro due buoni occhi per vederlo,
o meglio un buon binocolo da teatro, altrimenti rimanete colla curiosità
in corpo, e non per colpa mia. Come si troverà quell'antico
Crocefisso lassù? Questo è il mistero. Quantunque
i misteri sia meglio lasciarli stare, pure vi dirò la mia
opinione. Nei tempi loschi, quando Roma era ridotta un mucchio di
rovine, con poche casucce, e forse capanne, come nei suoi tempi
preistorici, dopo le invasioni dei barbari,credo che qualche povero
abituro fosse appoggiato alle colonne di Nettuno. Chi abitava questa
casupola sarà stato certo un buon cristiano, forse uno scalpellino,
e si sarà giovato del pezzo di colonna, che rispondeva nella
sua cameruccia da dormire, per intagliarvi l'immagine del Redentore,
in quel punto che rispondeva forse al suo capezzale. Se non vi capacita
questa spiegazione, trovatene un'altra. E addio."

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