Statua del Babuino: Statua di satiro giacente, la quale, dal
nome che oggi gli si dà a cagione della deformità
contratta dal tempo, fa egualmente chiamare via del Babuino la vecchia
Strada Paolina, aperta già da Paolo III nella quale si trova
sopra una fontana.
Statua di Marforio: Statua colossale dellOceano, esistente
in oggi nel cortile del Museo Capitolino, e situata anticamente
presso il Foro di Marte (o di Augusto), e però detta volgarmente
Marforio, come via di Marforio si chiama la brutta contrada che
corre tra le falde del Monte Capitolino e il sito del detto Foro
di Marte. Il popolo tiene Marforio per un soggetto ridicolo, e lo
si fa interlocutore nelle così dette "pasquinate"
o satire pubbliche, per le quali un tempo i Romani avevano spirito
e rinomanza.
Statua di Pasquino: Frammento di statua o di gruppo rappresentante
Menelao che sostiene il cadavere di Patroclo. Fu trovata lì
presso (piazza Pasquino) al principiare del secolo XVI, vicino alla
bottega di un sarto, morto poco innanzi, il quale era di spirito
molto satirico e aveva nome Pasquino. Esposta appena la dissotterrata
statua alla vista del popolo, fu tosto da lui chiamata Pasquino
e divenne il luogo daffissione delle satire pubbliche, dette
perciò fin dallora "pasquinate".
Statua di Madama Lucrezia: Frammento di colosso dalla cinta
in su, ma privo di braccia e di naso. Dal costume egiziano del pallio
aggruppato in un sol nodo sul petto, argomenta il Winckelmann poter
questo simulacro avere rappresentato una Iside.
Una casata
Cristoggesummaria, ccantro accidente!
Sete una gran famijja de bbruttoni.
E nnun méttete in pena chio cojjoni,
perché pparleno tutti istessamente.
Dar grugno de tu padre a li meloni,
cuelli mosini, nun ce curre ggnente:
e ar vedé mmamma tua, strilla la ggente:
"Monaccallà, ssò ffatti li bbottoni?".
Tu, senza naso, pari er Babbuino:
tu fratello è er ritratto de Marforio,
e cquellantro è un po ppeggio de Pasquino.
Tu e Mmadama Lugrezzia, a sti prodiggi,
vamanca de fà cchirico Grigorio,
pe mmette ar mucchio lAbbate Luiggi.
G.G.Belli
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