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Sorge sugli avanzi della casa dei Laterani nella parte più
meridionale del Celio. I Laterani possedettero quel palazzo sino
a Plauzio Laterano console designato, il quale involta nella congiura
dei Pisone contro Nerone, fu ucciso. Giovenale deplore quei tempi
luttuosi che egli chiama tempora dira, nei quali egregias Lateranorum
obsidet aedes tota cohors.
Più tardi il Laterano ebbe il nome di Domus Faustae e sotto
Costantino era proprietà dell' imperatore, benchè
Settimio Severo restituisse ad uno dei descendenti di Plauzio la
casa dei suoi maggiori, cioè a T. Sestio Laterano console
nel 197.
È ignota l' epoca precisa in cui una parte del Laterano
fu trasformata in basilica cristiana e in abitazione del Papa: ma
ciò accadde nei primi anni del secolo IV. Fino dall' anno 313
troviamo ceduta al Papa la Domus Faustae, ove Milziade raccolse
il primo concilio della Chiesa trionfante contro i Donatisti.
La storia del Laterano cristiano si compenetra con quella dello
svolgimento del cristianesimo in Roma, ne diviene come il simbolo,
e può considerarsi siccome il glorioso Campidoglio della
Roma di Pietro e di Paolo. La basilica costantiniana che diventò
la cattedrale di Roma ed ebbe il primato sulle stesse basiliche
vaticana ed ostiense consecrate dai trofei apostolici. Il primo
grande restauro del Laterano fu compiuto circa il secolo decimo
da papa Sergio III, un secolo innanzi che vi entrasse la grande
Matilde per ratificare in quelle auguste mura la sua donazione a
S. Pietro. Nel Laterano fu da Innocenzo III adunato il
concilio in cui fu deposto Ottone ed intimata la quarta crociata,
e nel Laterano echeggiò la voce del tribuno romano Cola di
Rienzo.
Ma per non ingerire confusione nel lettore, descriverò
partitamente e brevemente i tre grandi monumenti che compongono
il Laterano, ciò la basilica, il palazzo pontificio, il battisterio
e gli oratorî annessi. Sorgeva la basilica nel mezzo dei palazzi
lateranensi: fu in origine di estensione non grande e di stile severo,
a cinque navate sotenute da più file di colonne.
Fu dedicata a Cristo Salvatore, la cui immagine trionfale ivi la
prima volta apparve mirabilmente alla luce del sole fuori delle
catacombe innanzi al mondo romano; apparizione che nel medio evo
fu intesa in senso miracoloso. Dopo il secolo IV al nome del
Salvatore furono aggiunto quelli del Battista e dell' Evangelista,
ai quali era stato dedicato presso il Laterano un convento di monaci
benedettini. Ricca e splendida d' oro e di marmi, ad imitazione
del palazzo de' Cesari, la basilica fu chiamata aurea.
Il libro pontificale ricorda i donativi dei quali Costantino l' arricchì,
che in numero e splendore attestano la magnificenza imperiale del
medio evo, e la storia e la favola s' intrecciarono insieme,
cosicchè si disse, e poscia si scolpì nei monumenti
della basilica lateranense, che in questa, insieme all' arca
sull' alleanza, si conservavano le tavole della legge, il candelabro
d' oro, il tabernacolo e le stesse vesti sacerdotali d' Aron.
Il primo gran danno fu subito dalla basilica nel saccheggio dei
Vandali di Genserico, onde s. Leone il grande dovette reintegrare
la chiesa danneggiata, come narra il libro pontificale, adornandone
inoltre la tribuna. Adriano I (771-795) restaurò di
nuovo con splendore la basilica alquanto decadente, che in quello
stato pervenne fino a Sergio III, il quale pel primo la riedificò
tutta a nuovo (a. 904-911) conservandone però le fondamenta
e le dimensioni antiche. La primitiva basilica era totalmente
distrutta, cosicchè sembrava impossibile recondi l' edifizio
sullevestigia prisca. Questa ruina era accaduta l' anno 896.
Si legge che in quel periodo nefasto in cui la basilica era ridotta
un cumulo di sassi, la plebaglia di Roma andava frugando per quelle
ruine e ne rubava gli orientale e i doni, ed altri oggetti preziosissimi
di arte.
Adunque Flavio Costanzo Felice e sua moglie Padusia fra gli anni
428 e 430 arricchirono con lavori di musaico l' abside lateranense.
Quei lavori perirono coll' abside, restituita nel 1291
da Niccolò IV.
Ma la basilica riedificata da Sergio, nella notte del 6 maggio
dell' anno 1308 di nuovo rimaneva consumata da uno spaventoso
incendio, e, caduto il tetto, le colonne furono spezzate e calcinate,
ogni monumento ridotto in frantumi.
Il papa era allora Clemente V, il quale s' accinse alla
riedificazione del tempio, che però non fu compito sotto
di lui, ma nel seguente pontificato; non trascorse mezzo secolo
e nel 1360 un altro incendio consumò di nuovo il Laterano;
Urbano V si diè allora a rifabbricarlo affidando l' opera
all' architetto senese Giovanni Stefani. La basilica d' Urbano
nulla più conservò di quella di Sergio; oggi dell' epoca
d' Urbano V perdura ancora il tabernacolo dell' altare
maggiore: elegantissimo monumento architettonico di quell' epoca.
I busti degli Apostoli Pietro e Paolo vi furono posti dallo stesso
Urbano: Gregorio XI ne compì gli ornati che erano opera
dell' artefice senese Giovanni Bartoli e costarono 30,000 fiorini:
Carlo V di Francia li adornò di gemme che furono rubate
nel 1434. Sul fine del secolo XVIII i repubblicani francesi
rapirono quei preziosi monumenti, dei quali gli attuali, che furono
rifatti nel 1804, non sono neppure fedele copia.
Grandiosi restauri nella basilica di Urbano prse a fare più
tardi Martino V nei primi decenni del secolo XV, e poscia
Eugenio IV, che riparato ancora il palazzo adiacente, scoprì
in quei lavori, come narra il Biondo, camere antiche, pavimenti
e statue bellissime. Egli fece però murare le colonne ed
i pilastri. La fronte della chiesa in quegli anni mantenea ancora
il tipo antico con tre finestre a sesto acuto e coll' imagine
del Redentore Nelle pareti v' era rappresentata ad istruzione
del popolo fedele la serie dei fatti principali dei due testamenti,
dalla caduta d' Adamo fino alla morte del Salvatore. A queste
scene erano d' ordinario desinate le grandi pareti delle basiliche
cristiane, nelle quali il popolo fedele leggeva e meditava la sacra
scrittura, o la storia ecclesiastica.
— La fronte era preceduta da un portico di sei colonne. Attiguo
alla basilica v' era il patriarchio, formato d' un gruppo
irregolare di edificî che giungevano fino al triclinio di
Leone e si congiungevano coll' oratorio di s. Lorenzo
detto Sancta Sanctorum: innanzi al palazzo s' ergeva la statua
equestre di M. Aurelio, che Sisto IV vi aveva di
nuovo collocato; presso il muro della città, Eugenio avea
edificato un nuovo convento, ma invece della porta attuale v' era
la vicina Asinaria fra due torri. Pochi furono quei pontefici successori
di Eugenio IV fino ad Innocenzo X, che di nuove opere
non arrichissero il Laterano; con tutto ciò il peso dei secoli
gravava ormai troppo su quella basilica, e quest' ultimo pontefice
ad imitazione di Sergio III, e di Urbano V la riedificò
interamente affidando l' opera al Borromino. Clemente XII
compì l' opera del Borromino, fece da Alessandro Galilei
innalzare la nuova facciata, quale fu compiuta l' anno 1734.
Della basilica medioevale restano il pavimento d' opera cosmatesca,
il tabernacolo ed il mosaico dell' abside, restaurata nel 1292
dal papa Niccolò IV, per opera dell' artefice francescano
Giacomo di Turrita, che ebbe a compagno fra Giacomo da Camerino.
Leone XIII, il santo e dotto papa che siede ora sul trono
di Pietro, emulando i suoi predecessori Sergio e Urbano, in tempi
per la Chiesa difficilissimi ha testè con mananima impresa
restituito al Laterano il suo splendore primitivo con magnifiche
opere d' arte, che Roma ed il mondo intero ammirano, imperituro
monumento del glorioso pontificato del nostro santissimo padre,
il quale vi ha profuso circa 5 milioni di lire.
Narra il Mellini, che l' anno 1656 nel fondarsi la cappella
che è in capo alla nave dei penitenzieri, si trovarono quaranta
palmi sotto il piano della basilica i vestigî d' un grande
edificiò costruiti pilastri di terra cotta e con pavimento
di mattoni rossi, edificio che certamente era incorporate alle case
dei Laterani.
Ancora il successore di Clemente V, cioè Giovanni XXII
(a. 1316-1334) emulò il suo antecessore, e nei regesti dell' archivio
segreto della s. Sede si legge la seguente notizia che
qui fedelmente trascrivo: Angelo episcopo viterbiensi committitur
quod summam 5000 florenorum auri quam Dominus Noster transmittit
per societates Sabbattariorum et Romanacciorum (sic) de urbe primo
opere fabrice ecclesie lateranensis diligenter convertat in opus
predictum. Un numero grande di oratorî e monasterî erano
adiacenti alla basilica in servizio di questa, di ciascuno dei quali
ragionerò partitamente. Da quanto si è fin qui discorso risulta che la basilica odierna
nulla più serba dello stile e delle proporzioni antiche.
Abbiamo detto che la facciata era preceduta da un portichetto e
da un atrio, che era adorna di mosaici a fondo d' oro, sul
culmine della quale spiccava la figura del Redentore, mentre nella
fascia sottostante v' erano quelle dei quattro profeti costruiti
volumi dei loro vaticinî in mano.
L' atrio era circondato da colonne con fontane secondo l' uso
dell' antichità. Nel porticale v' era l' oratorio
di s. Tommaso, dedicato dal pontefice Giovanni XXII,
destinato ad uso di sacrestia pontificia, sulla porta del quale
si vedeva un dipinto del secolo X che rappresentava il papa
nell' atto di indossare le vesti liturgiche; ivi si custodivano
molte reliquie.
Nella biblioteca Barberini vi sono i disegni del secolo XVII
dei musaici dell' antico portico: ivi era rappresentata la
flotta romana sotto Vespasiano, l' assedio di Gerusalemme,
la favolosa donazione di s. Silvestro, il battesimo di
Costantino; musaici fatti forse nei restauri di Alessandro III
(1159-1181).
In quel luogo era pure la celebre sedia balneare, oggi nel museo
vaticano, di rosso antico, appellata stercoraria, sulla quale sedea
il pontefice nell' atto dell' intronizzazione, e che prese
quel nome perchè il coro durante la funzione cantava il versetto:Suscitans
a terra inopem et de stercore erigerns pauperem. A ridicole fiabe,
parto dell' ignoranza e della malvagità, dette origine
quella sedia, le quali non miritano neppure l' onore della
confutazione.
In quel portico v' erano nobilissimi sepolcri di papi e di
illustri personaggi; poichè era solo nei portici delle basiliche
romane che gli imperatori e i successori di Pietro, o i grandi benefattori
della Chiesa, quasi ianitores apostolorum, ambivano d' essere
sepolti, riserbandosi l' aule interne ai santi martiri e confessori.
Ivi giacevano Giovanni X (914-928), Giovanni XII (956-963),
Giovanni XIV (983-984), Alessandro II (1061-1073). Si
conserva ancora nella basilica la lunga iscrizione metrica di quel
sepolcro.
Ivi pure fu più tardi collocato il grande mare, che fu poi
trasferito presso l' altare papale.
La porta maggiore era fiancheggiata dalle statue dei santi Pietro
e Paolo, come custodi e vindici del sacro luogo. La basilica era
da lunghe file di colonne divisa in cinque ampie navate, e le pareti
ricoperte di pitture e di musaici erano illuminate da finestre ogivali.
Per alcuni gradini si ascendeva alla nave traversa, oggi detta clementina.
Nel centro sorgeva l' altare circondato da plutei e transenne
marmoree, entro al quale si custodiva ancora la tavola lignea sulla
quale lo stesso Pietro, principe degli apostoli, come si ha tradizione,
celebrò i divini misteri. In fondo all' altare si allargava
la curva dell'abside, nel centro di questa v' era la
sede papale fiancheggiata dai sedili del clero, e sopra quella con
lettere d' oro in fondo nero si leggeva l' epigrafe che
abbiamo già ricordato. Dietro l' altare girava un portico
esagono detto leonino sostenuto da colonne, ove si leggeva la grande
epigrafe ricordante la celebre visione d' Innocenzo III
e la tabula magna di Leone X o registro delle reliquie.
Fra la basilica e le mura della città, ad oriente della
prima si estendeva il grande monastero, dimora dei monaci che ebbero
in custodia il sacro luogo, di cui rimane ancora il bellissimo chiostro
lavoro del secolo XIII. Ancora questo insigne monumento dell' arte
e della storia medioevale è tornato al pristino splendore
mercè i restauri ordinati dal papa Leone XIII, ed oggimai
condotti a termine. È circondato da portici di colonne tortili
adorne di musaici e d' intarsî, e nel centro v' è
il consueto pozzo; l' artista che compì quest' opera
fu il marmorario romano Vassalleto.
Una epigrafe da me testè rinvenuta nella vicina Basilica
di s. Croce in Gerusalemme, dimostra che quello stesso
Vassaleto lavorò anche colà. Nel monastero distrutto
v' erano atrî, portici, sale, archivi, biblioteche,
oratorî, che il tempo e l' uomo nel volgere dei secoli
han fatto scomparire. Al di qua della basilica, ciò dall' opposto
lato del monastero si distendeva il grandioso palazzo dei papi,
un vero labirinto di portici, di aule, di oratori, di stanze,
di archivi e di triclini, i quali come oggidì il Vaticano
formavano un grande borgo.
Il papa Zaccaria avea aggiunto nuovi edifizi alle fabbricche esistenti
che rese più magnifiche. Edificò un portico guernito
di una torre dinanzi alla fronte del palazzo, sotto il quale correva
la via pubblica, un oscuro e ritorto viottolo che menava alla fronte
maggiore della basilica ed alla porta asinaria della città.
Il portico era adorno di pitture e da esso si saliva alla torre,
dove trovavasi un triclinio, in cui erano dipinti a colori i paesi
della terra. Dalla nave destra della chiesa per mezzo di una grande
scala si ascendeva all' aula conciliare, la cui lunghezza eguagliava
quella della moderna fronte del palazzo di Sisto V, aula avente
dieci absidi, cioè cinque per lato e terminata nel fondo
da una più ampia tribuna.
Verso la piazza settentrionale l' aula finiva con
un loggiato coperto, costruito da Bonifacio VIII per uso della
benedizione. E da quello l' anno 1300 fu annunziato il
celeberrimo giubileo che trasse a Roma un infinito numero di pellegrini
fra i quali l' Alighieri. Giotto sulle pareti di quella loggia
rappresentò a colori quella scena importante, una delle più
stupende composizioni del grande artista; oggi non ne rimane che
un frammento portato nello interno della chiesa, in cui si vede
il ritratto di Bonifacio VIII.
L' ingresso principale del grande palazzo era innanzi alla
cappella detta Sancta Sanctorum, ove per una magnifica scala coperta
da grandioso portico si accedeva alla parete centrale dell' edifizio.
Alla destra di questa era la torre anxidetta di Zaccaria, presso
alla quale v' era un altro ingresso al palazzo formato da tre
scale, della quale la centrale diceasi di Pilato (Scala Santa),
che menavano all' oratorio di s. Silvestro e a quello
di s. Lorenzo (Sancta Sanctorum) in cui si custodivano
innumerevoli reliquie, e che era la cappella del papa, la Sistina
del Laterano. È l' unico oratorio che colle sue decorazioni
del secolo XIII sia soppravvissuto alla generale ruina. Dei
triclini, cioè le sale dei religiosi banchetti, espressione
monumentale della carità e della fratellancza in G. C.
dove i papi convitavano il clero ed i cittadini nelle feste solenni,
il più splendido era quel di Leone III costruito sulla
fine del secolo VIII.
Un ricordo ne resta nell' abside contigua all' oratorio
della Scala Santa, ma il mosaico è copia dell' antico
nè si trova al posto di quello, poichè il primitivo
si trovava dalla parete opposta, cioè verso la facciata della
basilica. Questa immensa mole di edificî fino al secolo XVI
ricordavano ancora la loro passata grandezza, ma della loro distruzione
più che darne colpa a Sisto V dobbiamo incolparne l' indole
dei tempi, in cui si considerava più la grandiosità
e la eleganza artistica, che il valore storico dei monumenti medesimi.
Testo tratto da: Le chiese di Roma dal secolo IV al XIX di
Mariano Armellini pubblicato dalla Tipografia Vaticana 1891
Il testo è nel dominio pubblico.
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