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Ponte Sant' Angelo
Delle due prime statue nel ponte s. Angelo
qui vicino; il s. Pietro è opera del Lorenzetto;
il s. Paolo di Paolo Romano, fattevi porre da Clemente VII
che fece allargare, e rifare la bocca del ponte, il quale da Clemente VIII
nel 1598 fu ristorato; poi Urbano VIII riaprì gli
ultimi archi, e ultimamente Clemente IX con disegno, e architettura
del cavalier Bernini, oltre d'avergli rifatto le sponde, sopra ogni
piedistallo fece drizzare statue d'Angioli di marmo bellissime,
scolpite con diversi misteri della passione di nostro Signore.
L'Angiolo, che sostiene la collocata fu scolpito con gran maestria
da Antonio Raggi.
L'altro, ch'ha in mano il Volto santo, è di Cosimo Fancelli.
Quello, che tiene i chiodi, è di Girolamo Lucenti.
La croce sostenuta da un altr'Angelo, è di Ercole Ferrata.
Uno, che tiene la lancia, fu terminato da Domenico Guidi.
L'altro con la frusta è di Lazzaro Morelli.
E quello, che tiene i dadi, è di Paolo Naldini.
L'Angiolo, ch'ha le spine, è del medesimo Naldini.
L'altro, col titolo della Croce, è del cav. Bernini.
E l'ultimo, che sostiene la spugna, è d'Antonio Giorgietti.
(Titi 1763)
Il vicino Castel S. Angelo le da il nome.—
Il ponte fu già dello Elio (del Sole), attributo della famiglia
di Publio Adriano, che lo edificò per dare accesso al suo
mausoleo, sostituendo il ponte Trionfale già caduto; poi
fu detto di' S. Pietro. L'attuale fu decorato dal Bernini, con le
statue degli angeli raffiguranti la Passione di Cristo; l'angelo
della Croce fu scolpito dal Bernini stesso; quello che regge la
Veronica ha la base profondamente screpolata da un colpo di cannone
tirato dai Francesi nell'assedio del 1849.A proposito delle statue
dei SS. Pietro e Paolo, che sono alla testata di sinistra del ponte,
ricorderemo la seguente pasquinata : « Una mattina del 1581
si trovò S. Pietro vestito con cappotto da viaggio, e sotto
S. Paolo era un cartello che diceva: « Pietro,che par¬ti?»
ed in un altro cartello sotto S. Pietro, questa risposta : «
Paolo, col-lega n:io, voglio fuggire da Roma, perché dubito
che Sisto, il quale va rivedendo processi tanto antichi, non voglia
far vendetta dell'orecchio che 1580 anni fa troncai a Malco, sbirro
di corte, all'orto di Getsemani».Ciò a proposito dell'aver
Sisto V, dopo 36 anni, ottenuto dal Granduca l'estradizione di un
tal Blaschi, che si era rifugiato a Firenze, dopo avere ucciso a
Bologna un fratello cugino, calla moglie e due figli; ed ottenutala,
lo fece de¬capitare avanti le dette statue.« Hai ragione,
soggiungeva Paolo, neppure io sono troppo sicuro per quello che
ho fatto prima di andare a Damasco».— Correvano le feste
del Giubileo del 1450, ed il ponte era per¬corso da immensa
folla che ritornava da S. Pietro, quando una mula, che portava entro
ceste due donne famigliari del Card. di S. Marco, poi Paolo II,
si spaventò; la folla, Impaurita," si ammassò
contro i para¬petti che cedettero, e cadde nel fiume una moltitudine
di persone, morendone 172. Ciò spinse Nicolo V a restaurare
e sbarazzare il ponte dai meschini abituri e casotti (un qual¬che
cosa come il ponte Vecchio a Firenze) che lo dividevano ed ingombravano
per tutta 'a sua lunghezza, e ad erigere due cappelle dedicate a
S. Maria Maddalena ed ai SS. Innocenti, dove ogni dì si celebrava
messa in suffragio dei periti in detta catastrofe. A proposito del
Giubileo del 1450, un cronista no¬mina 4 classi, che fecero
i più grossi affari: cambiavalute, speziali, pittori, albergatori;
e secondo la relazione dì Giovanni Rucellai, si contavano
allora in Roma 1022 osterie con insegne, ed un gran numero senza.
Durante il sacco di Roma, le due cappelle servirono di nascondiglio
e di protezione ai lanzichenecchi chi: sparavano contro Castel S.
Angelo, e perciò Clemente VII le fece demolire, e le sostituì
con le statue dei SS. Pietro e Paolo.— Avendo Stilicene, generale
di Arcadie, Onorio e Teodosio, sconfitto presso Firenze le or¬de
di Radagaiso, venne ai detti imperatori eretto un arco trionfale,
presso questo ponte, (v. V. S. Gelso). — Le mura di Aureliano
si estesero anche lungo il fiume e qui si apri¬va la Posterula
di Episcopio.— Qui la Comunità Ebraica era obbligata
a rendere omaggio al novello papa nella processione del possesso;
prima di Alessandro "*'!i rabbini at¬tendevano il papa
a Monte Giordano (v.).— La p. fu già detta degli Altoviti
dal Pal. che qui aveva la fa¬miglia om., demolito per la costruzione
del Lungotevere.
(Blasi 1923)

Dopo che il Ponte, di cui non restano che le
vestigia nel Tevere fra Santo Spirito e San Giovanni de' Fiorentini,
detto già Vaticano ed Aurelio, denominato anche Trionfale,
fu diruto, il Vaticano non comunica colla città, che per
questo ponte costruito da Elio Adriano incontro al suo Mausoleo,
e perciò detto Elio, che ora insieme col Castello si chiama
Sant'Angelo, da quell'Angelo apparso a S. Gregorio sopra il medesimo
forte, nell'anno 593.
Nel 1450. in un concorso di popolo, essendosi rotti i ripari caddero
da questo ponte molte persone, delle quali ne perirono miseramente
172., quindi ristaurato, in seguito vi furono erette da Clemente
VII. le due statue di S. Pietro e S. Paolo, ancora esistenti, scolpite
la prima da Lorenzetto Fiorentino, l'altra da Paolo Romano; per
rimpiazzare le due cappellette, che prima esistevano nel sito medesimo,
e che si demolirono. Lo stato di queste cappellette, del Ponte,
e del Forte, come esisteva al tempo di Leone X. si può vedere
in una pittura contemporanea, della Chiesa della Trinità
de' Monti, nella quale si vede il ritratto dello stesso Leone, in
figura di S. Gregorio, cui l'Angelo apparisce sul Forte.
L'abbellimento attuale però si deve a Clemente IX., che lo
fece così ridurre dal Bernino, che vi scolpì di sua
mano l'Angelo, che tiene il titolo, e fece eseguire da' suoi scolari
gli altri 9. colla sua direzione.

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