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S. Maria ad Martyres (Chiesa della Rotonda)
Notissima è la storia dell' origine di questa chiesa, storia però a cui, nel volgere de' secoli, furono aggiunti dei racconti favolosi. Con gioia è da ricordare quel giorno in cui il monumento civile dedicato da Agrippa ai sozzi progenitori che l' adulazione avea attribuito ad Augusto, cioè a Venere e Marte, fu da Bonifacio IV trasformato, e, salvandolo da certa ruina, dedicato alla Regina del Cielo. Quel giorno le pareti del Pantheon, echeggiarono la prima volta degli inni a Cristo e dei martiri suoi, vincitori del paganesimo, e al suono del Gloria ond' era ripercossa la splendidissima volta con echi sonori, la fantasi dei romani potea, come scrive il Gregorovius, discernere i demoni atterriti, cercare nell' aria libera uno scampo, spertugiando per l' apertura della cupola.
Bonifacio IV consacrò alla ss. Vergine ed ai martiri il magnifico edifizio, ed a questa consecrazione va debitrice Roma del suo più bel monumento antico. Ma è tarda leggenda che Bonifacio mettesse a sacco le catacombe di Roma e caricate ventotto carra di ossa di martiri, le facesse seppellire sotto la chiesa. In quel secolo le tombe dei martiri non erano state aperte e nelle catacombe essi dormivano ancora il loro sonno secolare.
La consecrazione del tempio avvenne ai 13 di maggio fra gli anni 604 e 610, e la chiesa prese il nome di s. Maria ad martyres dalla dedicazione fattane. I romani, nei secoli di mezzo, furono gelosissimi di quel gioiello della città loro, cosicchè nel secolo XIII il senatore di Roma giurava di difendere e di conservare al papa Mariam Rotundam.
L' anno 645, Costantino III, venuto a Roma, ne tolse quanto di prezioso era avanzato alle depredazioni dei Goti, e, fra le altre cose, spogliò il tetto di questa chiesa coperto di tegole di bronzo dorato. I romani non risparmiarono frasi e satire contro il principe liberatore, e nella colonna Traiana e nel fornice del Velabro, detto l' arco di Giano, il ch. De Rossi ha scoperto graffiti relativi a quel Cesare. Benedetto II nel 684 risarcì come potè quei danni, siccome narra il libro pontificale, e nel 735 Gregorio III ricoprì di nuovo il tetto di piombo. Anastasio IV, nel 1153, edificò presso la chiesa un palazzo, e nel 1434 Eugenio IV fece sgombrare il Pantheon, riducendo ino quasi ad isola l' edificio, al quale da ogni parte erano addossate case e torri; lavoro che con saggio e lodevole provvedimento fu compiuto testè dal prof. Guido Baccelli.
Pio IV ne risarcì le splendide porte di bronzo, e Urbano VIII ristaurò il frontispizio del portico nel 1634 facendovi edificare al disopra due goffi campanili, che nei surricordati recenti lavori furono tolti. Alessandro VII fece abbassare il piano della piazza e sostituì due nuove colonne di granito, trovate presso piazza Madama, a quelle che mancavano nell' angolo sinistro del portico.
Nobili sepolcri e memorie storiche si raccolgono entro il maestoso tempio: valga per tutte la tomba di Raffaello Sanzio, sulla quale si legge il noto distico del cardinal Bembo.
Bonifacio VIII eresse la chiesa in diaconia: in una delle sue cappelle per molti secoli si conservò la imagine del Volto santo entro una cassa chiusa da tredici chiavi, delle quali ciascun caporione teneva la sua. Presso alla chiesa, come ricordo l' anonimo di Torino, vi era nel secolo XIV l' ospedale S. Mariae Rotundae, che habebat duos servitores. Nel secolo XVI era ancora parrocchia che comprendeva 143 famiglie, in tutto 702 anime.
Fin dal secolo XIII però aveva il suo campanile, eretto per cura dell' arciprete Pandolfo della Suburra l' anno 1270. Di questo campanile e delle sue campane rimane memoria in una iscrizione situata a destra della porta della chiesa. Fra i sepolti nel medio evo in quella sono da ricordare Tommaso Matiglioni chiamato Scocciapila, morto con Angelotto Normanni nel combattimento contro i Brettoni al ponte Salario. Quell' epigrafe diceva:
† HIC REQVIESCIT CORPVS THOME MARTILIONIS DICTI ALIAS
SCOCCIAPILA QVI MORTVVS FVIT IN SERVITIO REIPVBLICE ROMANE
VNA CVM ALIIS ROMANIS INTVS PONTEM SALARIVM ANNO DNI
MCCCLVIII DIE SCAVI IVNII IN BICILIA S. ALESSII CVIVS ANIMA
REQVIESCAT IN PACE AMEN.
In quei secoli di fede rozza ed imaginosa si davano in questa chiesa due curiosi spettacoli religiosi. Il primo aveva luogo il giorno dell' Assunta, in cui con macchine ed altri congegni si faceva in mezzo a nubi ed angeli vaganti innalzare il simulacro della Vergine sull' alto della cupola ove si faceva artificiosamente scomparire. Il popolo traeva in folla a vedere quel meraviglioso spettacolo. Nella domenica poi detta della rosa, tra l' Ascensione e la Pentecoste, durante la messa solenne del papa, dall' apertura circolare della cupola medesima si faceva piovere sul popolo una quantità sterminata di rose a ricordare il miracolo della Pentecoste.
Qui pure furono sepolti i Crescenzi, che vi ebbero la loro cappella; i Vulgamini, i Rosana e alcuno dei Porcari. A destra, entrando, è la tomba di Vittorio Emanuele II, morto in Roma il 9 gennaio 1878.
 
Il Belli su Piazza della Rotonda:
Er giro de le pizzicarie
De le pizzicarie che ttutte fanno
la su gran mostra pe ppascua dellova,
cuella de Bbiascio a la Ritonna è stanno
la ppiú mmejjo de Roma che sse trova.
Colonne de casciotte, che ssaranno
scento a ddí ppoco, arreggeno unarcova
ricamata a ssarcicce, e llí cce stanno
tanti animali duna forma nova.
Fra llantri, in arto, scè
un Mosè de strutto,
cor bastone per aria comun sbirro,
in cima a una Montaggna de presciutto;
e ssotta llui, pe stuzzicà la fame,
scè un Cristo e una Madonna de bbutirro
drenta una bbella grotta de salame.
G.G. Belli

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