i Tesori di Roma

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PANTHEON

Pantheon di Roma

Pantheon di Roma

Roma: Pantheon 10

Pantheon di Roma

Roma: Pantheon 4

Pantheon di Roma

Roma: Pantheon 16

Interno della Cupola del Pantheon di Roma

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Interno della Cupola del Pantheon di Roma

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Interno della Cupola del Pantheon di Roma

Roma: Pantheon 93

Interno della Cupola del Pantheon di Roma

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Pantheon di Roma

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Pantheon di Roma

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Roma: Pantheon La Tomba di Raffaello

Roma: Pantheon La Tomba di Raffaello

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Pantheon di Roma

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Roma: Pantheon 101

Pantheon di Roma

Litografia del Pantheon del 1870

Pantheon
S. Maria ad Martyres
(Chiesa della Rotonda)

Vedi anche:
il Pantheon di Stendhal
il Pantheon del Marchese De Sade
il Pantheon di Dan Brown

Notissima è la storia dell' origine di questa chiesa, storia però a cui, nel volgere de' secoli, furono aggiunti dei racconti favolosi. Con gioia è da ricordare quel giorno in cui il monumento civile dedicato da Agrippa ai sozzi progenitori che l' adulazione avea attribuito ad Augusto, cioè a Venere e Marte, fu da Bonifacio IV trasformato, e, salvandolo da certa ruina, dedicato alla Regina del Cielo. Quel giorno le pareti del Pantheon, echeggiarono la prima volta degli inni a Cristo e dei martiri suoi, vincitori del paganesimo, e al suono del Gloria ond' era ripercossa la splendidissima volta con echi sonori, la fantasi dei romani potea, come scrive il Gregorovius, discernere i demoni atterriti, cercare nell' aria libera uno scampo, spertugiando per l' apertura della cupola.
Bonifacio IV consacrò alla ss. Vergine ed ai martiri il magnifico edifizio, ed a questa consecrazione va debitrice Roma del suo più bel monumento antico. Ma è tarda leggenda che Bonifacio mettesse a sacco le catacombe di Roma e caricate ventotto carra di ossa di martiri, le facesse seppellire sotto la chiesa. In quel secolo le tombe dei martiri non erano state aperte e nelle catacombe essi dormivano ancora il loro sonno secolare.
La consecrazione del tempio avvenne ai 13 di maggio fra gli anni 604 e 610, e la chiesa prese il nome di s. Maria ad martyres dalla dedicazione fattane. I romani, nei secoli di mezzo, furono gelosissimi di quel gioiello della città loro, cosicchè nel secolo XIII il senatore di Roma giurava di difendere e di conservare al papa Mariam Rotundam.
L' anno 645, Costantino III, venuto a Roma, ne tolse quanto di prezioso era avanzato alle depredazioni dei Goti, e, fra le altre cose, spogliò il tetto di questa chiesa coperto di tegole di bronzo dorato. I romani non risparmiarono frasi e satire contro il principe liberatore, e nella colonna Traiana e nel fornice del Velabro, detto l' arco di Giano, il ch. De Rossi ha scoperto graffiti relativi a quel Cesare. Benedetto II nel 684 risarcì come potè quei danni, siccome narra il libro pontificale, e nel 735 Gregorio III ricoprì di nuovo il tetto di piombo. Anastasio IV, nel 1153, edificò presso la chiesa un palazzo, e nel 1434 Eugenio IV fece sgombrare il Pantheon, riducendo ino quasi ad isola l' edificio, al quale da ogni parte erano addossate case e torri; lavoro che con saggio e lodevole provvedimento fu compiuto testè dal prof. Guido Baccelli.
Pio IV ne risarcì le splendide porte di bronzo, e Urbano VIII ristaurò il frontispizio del portico nel 1634 facendovi edificare al disopra due goffi campanili, che nei surricordati recenti lavori furono tolti. Alessandro VII fece abbassare il piano della piazza e sostituì due nuove colonne di granito, trovate presso piazza Madama, a quelle che mancavano nell' angolo sinistro del portico.
Nobili sepolcri e memorie storiche si raccolgono entro il maestoso tempio: valga per tutte la tomba di Raffaello Sanzio, sulla quale si legge il noto distico del cardinal Bembo.
Bonifacio VIII eresse la chiesa in diaconia: in una delle sue cappelle per molti secoli si conservò la imagine del Volto santo entro una cassa chiusa da tredici chiavi, delle quali ciascun caporione teneva la sua. Presso alla chiesa, come ricordo l' anonimo di Torino, vi era nel secolo XIV l' ospedale S. Mariae Rotundae, che habebat duos servitores. Nel secolo XVI era ancora parrocchia che comprendeva 143 famiglie, in tutto 702 anime.
Fin dal secolo XIII però aveva il suo campanile, eretto per cura dell' arciprete Pandolfo della Suburra l' anno 1270. Di questo campanile e delle sue campane rimane memoria in una iscrizione situata a destra della porta della chiesa. Fra i sepolti nel medio evo in quella sono da ricordare Tommaso Matiglioni chiamato Scocciapila, morto con Angelotto Normanni nel combattimento contro i Brettoni al ponte Salario. Quell' epigrafe diceva:

† HIC REQVIESCIT CORPVS THOME MARTILIONIS DICTI ALIAS
SCOCCIAPILA QVI MORTVVS FVIT IN SERVITIO REIPVBLICE ROMANE
VNA CVM ALIIS ROMANIS INTVS PONTEM SALARIVM ANNO DNI
MCCCLVIII DIE SCAVI IVNII IN BICILIA S. ALESSII CVIVS ANIMA
REQVIESCAT IN PACE AMEN.

In quei secoli di fede rozza ed imaginosa si davano in questa chiesa due curiosi spettacoli religiosi. Il primo aveva luogo il giorno dell' Assunta, in cui con macchine ed altri congegni si faceva in mezzo a nubi ed angeli vaganti innalzare il simulacro della Vergine sull' alto della cupola ove si faceva artificiosamente scomparire. Il popolo traeva in folla a vedere quel meraviglioso spettacolo. Nella domenica poi detta della rosa, tra l' Ascensione e la Pentecoste, durante la messa solenne del papa, dall' apertura circolare della cupola medesima si faceva piovere sul popolo una quantità sterminata di rose a ricordare il miracolo della Pentecoste.
Qui pure furono sepolti i Crescenzi, che vi ebbero la loro cappella; i Vulgamini, i Rosana e alcuno dei Porcari. A destra, entrando, è la tomba di Vittorio Emanuele II, morto in Roma il 9 gennaio 1878.

Armellini

Questo tempio, per essere rotondo, ha preso il nome dalla sua forma, ed è meno maltrattato di tutte le antichità Romane, che sian sopravvissute ag;'insulti piuttosto della barbarie, che del tempo. Egli ha dato molto da speculare, e da scrivere tanto agli antiquarj, quanto agli architetti. Giorgio Vasari nella Vita d' Andrea Sansovino narra, che il Bonarroti era di sentimento, che egli fosse opera di tre architetti, e che uno facesse il primo ordine fino al cornicione, un altro facesse l' ordine secondo, e il terzo edificasse il portico. Di questo sentimento sono stati quasi tutti gli architetti. Plinio dice, che fu fatto da Marco Agrippa, e dedicato a Giove Ultore, dal che parrebbe, che fosse stato edificato tutto in una volta, e per conseguenza molto verisimilmente da un solo ach. Altri voglione, che egli facesse solamente il portico, il quale è d' un architettura diversa, più nobile, più grande, e più bella. Egli è sostenuto da 16 colonne di granito Tebaico, alte palmi Rom. antichi 66 meno tredici minuti, secondo il Serlio, compreso il capitello, e la base. Il diametro di esse è 6 palmi, e 39 minuti. Sopra delle medesime erano appoggiate gran travi fasciate di bronzo dorato, che sostenevano il soffitto. Queste furono tolte via da Urbano VIII per far la Confessione di s. Pietro, e con l' avanzo fece tanti canoni per Castel s. Angelo. Alessandro VII risarcì detto portico, facendo rifare un gran pezzo d' architrave, e alcuna colonna di mano sinistra verso la Minerva con granito dell' Elba, e abbassò la piazza, che da quella parte sotterrava lo scalino, e la base, e parte delle colonne, e dalla parte davanti si scendevano parecchi scalini per entrare in chiesa, e si prevalse per architetto di Fr. Giuseppe Paglia.
    Al primo altare a dritta è un s. Niccolò di Bari di poca stima.
    La seconda ha un' immagine della Madonna su l' altare; e il rimanente della cappella fu dipinto a fresco dal cavalier Mattia de' Maio Siciliano, secondo il suo solito, debolmente.
    La tavola della terza con s. Lorenzo, e s. Agnesa è opera di Clemente Maioli allievo del Romanelli.
    Nella quarta Pietro Paolo Gobbo da Cortona rappresentò s. Tommaso, che mette le dita nel costato di Gesù Cristo.
    Sulla quinta è s. Anna scolpita in marmo da Lorenzo Ottone.
    Il quadro poi della Madonna, s. Caterina, e un s. Vescovo è pittura d' autore incognito.
  Al settimo altare è s. Cesario scolpito in marmo da Bernardino Cametti. Da' lati sono due busti, uno di Giacomo Albano poeta, e l' altro di Francesco de' Rossi.
    L' altar maggior fu rifatto di marmi nobili nel 1719 si crede col disegno d' Alessandro Specchi; ma poi vi sono state fatte delle giunte con intenzione d' ornarlo.
    Passando all' altro semicircolo, e rifacendosi dall' altar maggiore, sull' altar contiguo è la statua di s. Atanasio scultura di Francesco Moderati. Da' lati sono il busto di Pompeo Zuccherino, e quello di Cammillo Rusconi opera bella di Giuseppe Rusconi suo discepolo, e parente.
    Nella non cappella è l' immagine del Santissimo Crocifisso. De' quadri laterali non occorre far menzione.
    Sul decimo altare è la statua della Madonna fatta da Lorenzetto d' ordine di Raffaello da Urbino lasciato in scritto. Ai lati sono i busti di esso Raffaello, e d' Annibale Caracci, scolpiti da Paolo Naldini. Sotto quello di Raffaelle è il distico, che fece il card. Bembo:
Ille hic est Raphael, timuit, quo sospite, vinci
    Rerum magna Parens, & moriente mori.
di cui non credo, che nessun poeta Greco, o Latino ne abbia fatto uno più bello.
L' undecima cappella contiene un quadro a fresco con s. Michele, che pare di Sebastiano Ceccarini. Sonvi due quadri laterali di mano ignota.
  Nella duodecima è la statua di s. Agnesa scultura di Vincenzio Felice Romano.
    La statua di s. Giuseppe, che e sull' altare della decimaterza cappella, è opera di Vincenzio de' Rossi scolare del Bandinelli. Le pitture a fresco, che rappresentano la Natività del Signore, e l' Adorazione de' Magi, sono del Cozza. Il Padre eterno è del medesimo Cozza. I due altri quadri laterali sono pitture uno del Carloni, e l' altro del Gemignani. A' fianchi di questa cappella sono due bassirilievi di stucco di Carlo Monaldi. In essa è anche il busto di Taddeo Zuccheri, e d' Arcangelo Corelli eccellentissimo sonator di violino, e d' altri virtuosi.
    Nella decimaquarta, e ultima, ovest prima dalla sinistra, è il quadro dell' Assunta del Camassei.


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