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Fontana di Trevi
Quest'acqua pregevole per la copia, e per la salubrità fu condotta a Roma da M. Agrippa. Ella nasce nella tenuta di Salona posseduta al presente dal Capitoli di s. Maria Maggiore, otto miglia distante da questa città. Essendo per la lunghezza dell'età rovinati, e guasti i condotti, e perciò perduta quest'acqua, Pio IV gli fece restaurare, e ce la restituì. Esciva quì per tre gran bocche, che rendevano maraviglia, benchè fossero affatto rustiche, ma la copiosità dell'acqua, che allora appariva mag, era d'uno stupendo naturale ornamento. Venne in mente alla gloriosa mem. di Clemente XII d'adornarla con un nobile prospetto. Niccola Salvi Romano ne fu l'architetto. La statua gigantesca collocata nella gran nicchia di mezzo, e che rappresenta l'Oceano, fu modellata dal Maini, come anche i due Tritoni marini collocati sopra un monte di massi, e scolpiti in marmo con l'Oceano dal Bracci. Nelle due nicchie laterali sono due statue pur di marmo, opere di Filippo Valle, che rappresentano una la Salubrità, e l'altra la Fecondità. Sopra il cornicione posano quattro statue, dalla prima delle quali si mostra l'Abbondanza de' fiori, dalla seconda la Fertilità de' campi; dalla terza la Dovizia dell'autunno, e dalla quarta l'Amenità de' prati. La prima fu scolpita da Agostino Corini, la seconda dal Ludovisi, la terza dal cav. Queirolo, e l'ultima da Pincellotti. L'arme di Clemente XII ch'è in cima al prospetto, retta da due Fame è tutta opera di Paolo Benaglia.
Acqua Virgo
Oltre via della Dataria si sbocca in uno degli spazi più belli e famosi di Roma che incrocia numero romano vie su piazza dei Crociferi, la cui storia inizia con la mostra dell’Acqua Vergine dal nome della vergine romana Aqua Virgo captata nel 19 A.C. da Agrippa e ricostruita per volere di Niccolò V nel 1453 e orientata verso l’incrocio di piazza Trevi. Sulla celeberrima fontana di Trevi vi è sia la raffigurazione dell’abbondanza opera di Filippo della Valle, che la raffigurazione di Agrippa opera di Grossi, che approva il disegno. Straordinaria è la capacità di fondere in una singola opera natura e artificio, architettura e paesaggio proprio come nell’acquedotto.
La strada cuperta
Chi vvò vvienì da le Cuattro-Funtane
sempre ar cuperto ggiú a Ffuntan-de-Trevi,
entri er porton der Papa, carimane
incontra Ssan Carlino: poi se bbevi
tutto er coritorone de sti grevi
de papalini fijji de puttane:
ggiri er cortile: poi sscegni a li Bbrevi
sin dove prima se fasceva er pane.
Comè arrivato a la Panettaria,
trapassi larco, eppoi ricali abbasso
e scappi dar porton de Dataria.
E accusí er viaggio finirà a larbergo
de li somari che stanno a lingrasso
magnanno carta zifferata in gergo.
G.G.Belli
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Chiesa di Sant'Anastasio de Trivio (SS. Vincenzo ed Anastasio a Trevi)
Era annoverata nel secolo XIV fra quelle della prima partita ed avea un sacerdote ed un chierico. Dalla vicinanza della piazza e regione del Trivio prese la denominazione che tuttora mantiene. Era solamente conosciuta da principio col nome di s. Anastasio, al quale fu più tardi aggiunto l' altro di s. Vincenzo. è ricordata anche nel catalogo del Camerario fra quelle ammesse a ricevere il presbiterio. Paolo V la concedette nel 1612 ai frati di s. Girolamo che possedevano la chiesa a Monte Cavallo prima dedicata al ss. Salvatore e quindi a s. Girolamo, e la quale fu gettata a terra coll' annesso convento. Quei frati, che erano stati istituiti da Carlo Romano conte di Monte Granello, furono soppressi da Clemente IX l' anno 1668 ai 14 di dicembre. Allora la chiesa di s. Anastasio passò ai chierici minori di s. Lorenzo in Lucina; ai quale subentrarono poscia i pp. Crociferi che, soppressi ala lor volta, dtro il luogo ai pp. Ministri deginfermi che tuttora la posseggono. Questa parrocchia comprendendo il palazzo pontificio d Quirinale, ebbe perciò il nome di Parrocchia Pontificia, titolo però tolto da Leone XII. Clemente XII accordò l' indulgenza pel giorno dei Morti ai soli parrocchiani. Qui pure è sepolto il mio avo materno Vincenzo Poggioli, tipografo assai rinomato che stampò segretamente la scomunica lanciata da Pio VII contro Napoleone I.
Nella chiesa antica ebbero sepoltura le famiglie dei Capoccia, dei Paluzzo, dei Roscio e dei Montanaro. Fu riedificata dalle fondamenta per opera del card. Giulio Mazzarini che nel 1650 fecevi costruire la facciata costruiti disegni di Martino Longhi il giovane, il quale vi pose tante colonne che giustamente fu soprannominata dal volgo il canneto di Martino Longhi |
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Palazzo di Sciarra
È sopra tutto celebre questo palazzo pel magnifico portone tutto di marmo bianco fino, e di bellissima architettura d'Antonio Labacco. Le finestre, e il resto della fabbrica è fatto col disegno di Flaminio Ponzio, e ultimamente è stato arricchito d' una nobil galleria dall' emintiss. card. Prospero Colonna, dotato d' erudizione appresa nella università di Padova sotto il celebre Lazzarini, e fornito di buon gusto. Sulla piazza di questo palazzo è quello de' Massimi, dove è una galleria dipinta da Bartolommeo Breccioli.
Le
schede informative sono tratte da
Descrizione delle Pitture, Sculture e Architetture esposte in Roma
di Filippo Titi
stampato da Marco Pagliarini
in Roma 1763
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