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CASTEL SANT'ANGELO
Lungotevere Castello, 50 - 00193 ROMA
Biglietteria
tel. 0039 06 6896003
Centralino
tel. 0039 06 6819111
ORARI
Martedì/domenica 9.00 – 19.30
Chiuso lunedì; 25/12; 1/01
La biglietteria chiude alle 18.30
INGRESSO
Intero € 8,50*
* Il prezzo del biglietto intero è soggetto a variazioni
in occasione di mostre
Ridotto € 6,00*
cittadini dell’Unione Europea tra i 18 e i 25 anni, insegnanti
di ruolo nelle scuole statali
* I prezzi dei biglietti sono soggetti a variazioni in occasione
di mostre
Gratuito:
cittadini dell’Unione Europea minori di 18 e maggiori di 65
anni, studenti e docenti di Architettura, Lettere (indirizzo archeologico
o storico-artistico), Conservazione dei Beni Culturali e Scienze
della Formazione, Accademie di Belle Arti, dipendenti del Ministero
Per i Beni e le Attività Culturali, Membri ICOM, guide ed
interpreti turistici in servizio, giornalisti con tesserino dell’ordine,
gruppi scolastici con accompagnatore, previa prenotazione, portatori
di handicap con accompagnatore.

Castel Sant'Angelo o Mausoleo di Adriano iniziato
nel 123 dall’imperatore Adriano, e terminato da Antonino Pio,
un anno dopo la morte dell’imperatore Castel S. Angelo, fu
ideato come tomba di famiglia. Il grandioso Hadrianeum, è
stato voluto e ideato da Adriano come tomba per se stesso, e ne
affidò la costruzione all’architetto Demetriano. Per
accedervi Adriano fece erigere il pons Aelius, poi detto S. Angelo
che ne fronteggia l’ingresso. Pur alterato da oltre un milione
mezzo di storia, il monumento è leggibile nelle sue forme
originarie, ed è oggi sede del Museo Nazionale di Castel
S. Angelo (Blasi).

Questo antico, e magnifico monumento dell'
Imperadore Adriano, innalzato quasi incontro a quello d'Augusto,
perchè fossero quivi conservate le sue ceneri dopo la sua
morte, aveva il suo primo ordine di forma quadrata, come si ravvisa
al presente, ed il secondo di figura rotonda della circonferenza
di 125 passi, tutto composto di grossi pezzi di travertino, e ricoperto
di marmo pario. Erano ambedue questi ordini circondati di alte colonne,
fra cui si vedevano quattro cavalli di bronzo, e moltissime statue,
una delle quali è il celebre Fauno del palazzo Barberini,
quivi trovato in tempo d'Urbano VIII. Le colonne del primo ordine
si vuole, che fossero quelle di prezioso paonazzetto, che ora si
veggono nella Basilica di s. Paolo; e le altre del secondo, quelle
di verde antico, che adornano presentemente le nicchie della gran
navata di mezzo della Basilica Lateranense. Nella cima di questo
superbo Mausoleo, secondo alcuni, era la statua d'Adriano medesimo;
secondo altri eravi quella gran pina di bronzo dorato, che ora si
conserva nel giardino di Belvedere al Vaticano, entro la quale si
crede fossero le ceneri di questo Imperadore, benchè vi sia
chi pretenda, che esse fossero nella superba urna di porfido situata
una volta nel mezzo di questo Mausoleo, e che in oggi si vede nella
cappella Corsini a s. Giovanni Laterano.
Dopo la caduta dell'Imperio Romano servì questa gran Mole
per difesa della Città, e prese il nome di Castel s. Angelo
da una statua di marmo dell'Arcangelo s. Michele, che vi fu eretta
nella sua sommità, la quale poi da Benedetto XIV fu fatta
fare di bronzo col modello di Pietro Verchaffelt.
I Pontefici Bonifacio IX, Nicolò V,Alessandro VI, e Pio IV
successivamente fortificarono sempre più questo Castello,e
Urbano VIII lo munì di cannoni, lo circondò di bastioni,
e di fosse, e fecelo custodire da una guarnigione di Soldati, e
Bombardieri con un Vice-Castellano,come si mantiene anche al presente.
Il salone di questo Castello è dipinto a fresco da Pierin
del Vaga, ed in altra stanza vi sono pitture di Giulio Romano, e
d'altri buoni maestri. Qui si conservano varj Triregni, e Mitre
di Pontefici, tutte coperte di gemme preziose; gli originali delle
Bolle Pontificie, gli atti de' Concilj, ed altre scritture, e molte
cose di gran rilievo,e importanza. Su questo Castello si suol fare
un bellissimo fuoco artificiale, detto comunemente la girandola,
il quale succede quattro volte all'anno, due nell'anniversario della
Coronazione del Regnante Sommo Pontefice, cioè la seconda,
e la terza Festa di Pasqua di Risurrezione;e due altre nella Festa
dei ss.Apostoli Pietro, e Paolo, il di 28, e 29 di Giugno. Non può
darsi situazione più vantaggiosa, e bella per goder comodamente
da ogni luogo il maraviglioso spettacolo.
Consiste questo fuoco in una quantità immensa di razzi,fontane,
girelli di ogni sorta, e battarie, oltre di che vi sono due sortite,
ognuna delle quali è composta di 4500 razzi almeno; spettacolo
veramente raro nel suo genere, e che fa la maraviglia di tutti i
Forestieri.
Questo Castello comunica col palazzoVaticano mediante un lungo corridore
coperto, e sostenuto da varj archi, fatto a tempo d'Alessandro VII,
perchè dall'uno all'altro luogo potessero i Pontefici in
qualunque occorrenza comodamente, e con tutta la sicurezza passare.

- Questo magnifico e sontuoso mausoleo fu fatto
inalzare dall'imperatore Adriano negli orti di Domizia presso il
Tevere, quasi incontro a quello di Augusto, affinchè in esso
fossero conservate le sue ceneri e quelle de' suoi. Il suo basamento
era di forma quadrata della lunghezza di palmi 399, su cui sorgeva
una gran mole rotonda, la quale restringendosi a mano a mano che
si elevava rimanevi compiuta da alquanti scaglioni; ed il nucleo
di essa quantunque in oggi sia diminuito, pure ha 200 palmi di diametro,
e costituisce il maschio del castello. La parte esteriore di questo
monumento era rivestita di grandi lastre quadre in marmo pario:
il basamento rimaneva fregiato di festoni e bucranii e fra questi
ornamenti stavano collocate le iscrizioni in onore degl'imperatori
ivi sepolti. Nei quattro angoli poi del basamento si vedevano altrettanti
gruppi di uomini con cavalli, il tutto in bronzo dorato e di una
grandezza colossale. L' edifizio rotondo era decorato con pilastri
sostenenti il loro cornicione sormontato in giro da statue di squisito
lavoro, fra le quali contavasi il celebre Fauno dormiente, al presente
in Baviera, il quale fu trovato quivi vicino, ai tempi di Urbano
VIII. Sulla cima sorgeva la statua di Adriano medesimo, la cui testa,
che ora si vede nella gran sala rotonda del museo Vaticano, fu del
pari scoperta ivi presso, nel pontificato di Alessandro VI. La porta
aveva le imposte in bronzo, e rimaneva di faccia al ponte, aprendosi
nel basamento dell'edifizio. Era finalmente circondato da una cancellata
di bronzo con pilastri simili, sui quali posavano dei pavoni in
metallo dorato; e due di essi, gli unici giunti sino a noi, si osservano
nel giardino Vaticano. Eravi ancora un toro di bronzo.
Questo monumento rimase nel primitivo suo stato di conservazione
fino ai tempi di Onorio, cioè fino all'anno 537. Essendo
nell'anno stesso, stato assalito, dai soldati di Vitige, che non
poterono impadronirsene, i Greci che lo difendevano, avendo esaurito
ogni mezzo di difesa, ruppero le statue per iscagliarne i pezzi
sugli assalitori. Questo edifizio servì di poi per difesa
della città, e prese in seguito il nome di Castel s. Angelo,
in memoria di essere sulla sua sommità apparso miracolosamente
un Angelo, a s. Gregorio I, mentre egli passava sul ponte, recandosi
processionalmente alla basilica Vaticana, per ottenere da Dio la
cessazione della orribile pestilenza che desolava Roma in quel tempo.
I pontefici Bonifacio IX, Nicolò V, Alessandro VI, e Pio
IV successivamente fortificarono sempre più questo castello;
e Urbano VIII vi fece aggiungere le opere esteriori. Il salone che
guarda il ponte fu dipinto da Pierin del Vaga, allievo di Raffaello.
Il forte, mediante un corridoio coperto da archi comunica col Vaticano.
Per questo corridoio nel 1527, Clemente VII, potè ricovrarsi
nella fortezza, mentre le mura dell'eterna città erano assalite
dal Borbone. -

Caster-Zant-Angelo
Quer dottor de Saspirito in zottana
ca Ttuta, aggratis, je guarì la tiggna,
che llanpassato la portò a la viggna
e stagosto jha ffatto da mammana,
disce che, a la Repubbrica Romana,
lassù, ppe vvia de na frebbe maliggna
cera invesce dellangelo una piggna
e Ccastello era la gran mola driana.
Accidenti! che buggera de mola!
Averanno impicciato tutter fiume
co li rotoni de sta mola sola!
Oh vvarda, cristo!, come va er custume!
Mascinà pprima er grano pe la gola,
eppoi pellocchi fà ggirelli e ffume!
G.Gioacchino Belli

Caster-Zant-Angelo
Quer buggero llí sotto ar piedestallo
dellangelo, in ner mezzo de Castello
che ppare un cuppolone de cappello
o un zetaccio o una forma de timballo,
cè cchì ddisce chè
mmaschio, bbuggiarallo!,
come li sassi avessino luscello!
Eppoi, lantro chè ffemmina indovello
pe ppoté ffà la razza e mmaritallo?
Quer che cce cricca, se fa ppresto a ddillo,
ma pprima de poté mettesce er bollo,
ggna dàjje tempo e staggionà er ziggillo.
Una spesce llaggiú dde ponte-mollo!
È mollo un cazzo, e cchi llo vò ccapillo
se lo vadi a ffà ddà tra ccape collo.
G.Gioacchino Belli

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