| Rilievi dell'età di
Marco Aurelio nell'attico
LATO SUD da sinistra a destra
9 Presentazione
di un capo barbaro a Marco Aurelio
10 Prigionieri
condotti davanti a Marco Aurelio
11 Discorso
di Marco Aurelio ai soldati
12 Sacrificio
al campo (souvetarilis) di una pecora un toro e un maiale con
Marco Aurelio circondato da soldati e attendenti.
LATO NORD da sinistra a destra
13 Ritorno
trionfale di Marco Aurelio a Roma (adventus) accompagnato da Marte
e la Virtù con la Madre Matuta e la Fortuna; sullo sfondo
sono rappresentati il Tempio della Fortuna Redux, forse uno dei
due presenti nell'"area sacra" di Sant'Omobono nei pressi
del Foro Boario, e la Porta Trionfale.
14 Partenza
di Marco Aurelio (profectio) tra il Genio del Senato ed il Genio
del Popolo Romano, accompagnato da un gruppo di soldati e suo
figlio adottivo Pompeo mentre la personificazione di una strada
(Via Flaminia?) lo invita ad intraprendere il viaggio; sullo sfondo
è di nuovo raffigurata la Porta Trionfale, questa volta
con la quadriga di elefanti sulla cima.
15 Distribuzione
di pane e denaro al popolo (congiarium) con Marco Aurelio seduto
su un alto podio e dietro i consoli del 173 a.c., Pompeo e Claudio
Severo, probabilmente nella Basilica Ulpia dei Fori Imperiali.
16 Resa
di un capo barbaro a Marco Aurelio che lo interroga
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Rilievi dell'età di Traiano nell'attico
e all'interno del fornice mediano
Il signor Raffaele Sterni ci ha convinti che
i due grandi bassorilievi posti sotto il fornice principale sono
da attribuirsi all'epoca di Traiano, anche se sono stati successivamente
rovinati dalle manomissioni ordinate da Costantino allo scopo di
adattare a se stesso il monumento originario. In realtà essi
appaiono come la continuazione dei bassorilievi dell'attico.
Inoltre, quando il monumento era ancora seminterrato, le due sculture
furono rovinate dai passanti. Non fu che nel 1804, sotto il pontificato
di Pio vi, che quest'arco e quello di Settimio Severo furono liberati
dalla terra. Ora entrambi si innalzano su una piattaforma a livello
inferiore di quello circostante, chiusa da un muro di sostegno alto
otto o dieci piedi.
Siamo poi andati a leggere la vita di Traiano all'ombra di un boschetto
di acacie, piantate dai francesi a pochi passi da qui. Ci ha talmente
interessati che siamo ritornati all'arco di trionfo per esaminare
più attentamente i bassorilievi che rappresentano le imprese
del grande uomo.
Il primo, alla sinistra di chi viene dal Colosseo, rappresenta l'ingresso
di Traiano a Roma; il secondo celebra la restaurazione della via
Appia; il terzo una distribuzione di viveri alla popolazione; il
quarto mostra Portomasiride, re d'Armenia, detronizzato da Traiano.
Sia il bassorilievo quadrato posto verso gli Orti Farnese che quello
che guarda dalla parte del Celio, illustrano la vittoria di Traiano
su Decebalo, re dei Daci. Gli altri riquadri rappresentano la scoperta
di una congiura organizzata da Decebalo, Traiano che da un nuovo
re ai Parti, una allocuzione ai soldati e infine il solenne sacrificio
detto Suovetaurilia.
(Stendhal 1828)
17 nell'attico:
carica della cavalleria Romana comandata da Traiano stesso contro
i barbari che indietreggiano
18 all'interno del fornice mediano:
la
cavalleria e la fanteria Romana conducono i prigionieri Daci
dopo aver conquistato un villaggio esibendo le teste dei nemici.
19 nell'attico:
combattimento contro i Daci
20 all'interno del fornice mediano:
Traiano
entra vittorioso a Porta Capena accompagnato dalla Virtù
e con la Vittoria che lo incorona

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Statue di prigionieri Daci dell'età
di Traiano (4 sul lato sud e 4 sul lato nord)
Fu eretto questo arco
al gran Costantino dopo la vittoria riportata su Massenzio. È
ricco di bei marmi, bassirilievi,
e otto statue poste sul cornicione, alle quali sono state troncate
le teste; e le favole volgari dicono, che furono troncate, e portate
a Firenze da Lorenzo il Magnifico padre di Leone X il che si
prova falso, perchè quelle teste non si trovano in Firenze,
dove è stato conservato, e tuttavia si conserva accuratamente
ogni antico rottame. Inoltre in quei tempi ci era tanto grande abbondanza
di antiche eccellenti sculture,
ch'erano trascurate; onde chie se ne voleva provvedere, poteva senza
alcuna fatica, e con non molta spesa farne una raccolta eguale a
quella di Campidoglio; e così e il Magnifico, a cui non mancava
danaro, senza commettere un furto cotanto barbaro, e pericoloso,
per acquistare otto teste incognite. È composto quest'arco
di bassirilievi
parte rozzi, e goffi, e parte eccellentissimi, ma i primi sono scolpiti
al tempo di Costantino, e gli altri furono levati dal Foro di Traiano.
Essendo quest'arco
ridotto in pessimo stato, la gloriosa memoria di Clemente XII
lo fece restaurare da Pietro Bracci, che fece una statua intera,
e rifece le teste all'altre.
(Filippo Titi)
Lorenzino de' Medici, l'uomo che uccise il
duca Alessandro senza comprendere che bisognava contemporaneamente
restaurare la libertà, credette di immortalarsi facendo togliere
le teste alle otto statue dei prigionieri di guerra barbari che
si innalzano sulle colonne dell'arco. Le teste che si vedono oggi
sono moderne; pare che siano state rifatte sugli antichi modelli
da un certo Bracci, all'epoca di Clemente XIII. Delle statue dei
re barbari prigionieri di guerra, sette sono di pavonazzo e appartengono
al monumento traianeo, mentre l'ottava, di marmo bianco, è
opera moderna dell'epoca di Clemente XII.
(Stendhal 1828)
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