
VIA XX SETTEMBRE
San Carlo alle Quattro Fontane | Santa Maria della Vittoria |
 |
 |
 |
 |
 |
|
|
|
|
|
|
| Fontana
di Giunone 1 |
Fontana
di Diana 1 |
Fontana
dell'Arno 1 |
Fontana
del Tevere 1 |
Via
delle 4 Fontane 1 |
 |
 |
 |
 |
 |
|
Chiesa di Sant'Andrea al Quirinale
(o del Noviziato dei Gesuiti)
Periodo Barocco
Si fece questa fabbrica mediante la generosa pietà de' sig. principi Panfilj, dov'è il noviziato de' Padri Gesuiti, la cui chiesa è vagha architettura del cav. Bernini, tutta incrostata di marmo e pietre mischie, ornata di stucchi dorati, dove in alto è un s. Andrea pur di stucco, con Angioli, e puttini, fatto di mano d'Antonio Raggi. Gli Angioli poi posti sopra la porta, che sostengono una cartella, sono di Giovanni Sciampagna Francese. Gli altri stucchi son lavoro di Pietro e d'Antonio Sassi, e Stefano Castelli, e Gio. Rimeleli.
Nel quadro della prima cappella a mano destra è figurato un san Francesco Saverio oribondo da Baciccio Gauli, come i quadri laterali, e il medesimo in gloria fu dipinta nella volta da Filippo Bracci. Le pitture nella cappella, che segue, dove nell'altare è Cristo morto, e da uno de' lati la sua flagellazione, dall'altro quando portò la Croce, son del Brandi, ma nella volta il Dio Padre è opera dello stesso Bracci. La tavola di s. Francesco Saverio di Baciccio Gauli fu intagliata in rame de Benedetto Farjat, e quella di s. Stanislao Costa di Carlo Maratta fu intagliata da Dorigny.
Il quadro dell'altar maggiore è opera di Guglielmo Borgognone. La cappella che segue dall'altra parte, dove si conserva il corpo di s. Stanislao, ha la tavola di Carlo Maratta. La volta è di Gio. Odazi, e i laterali del cav. Lodovico Mazzanti. Nella cappella ultima, dove è rappresentata Maria Vergine col Bambino, ed altre figure, è del detto cavalier Lodovico Mazzanti, e i laterali di M. David. La volta è di Giuseppe Chiari. (Titi 1763)
 
|
|
|
Chiesa di San Carlo alle Quattro Fontane
Periodo Barocco
In una cantonata della più bella croce di strade, ch'abbia Roma, detta le Quattro fontane, è la chiesa di s. Carlo, che è moderna, fatta con disegno bizzarro dal cav. Borromini, dove abitano li Padri Spagnuoli della ss. Trinità del riscatto.
In questa chiesa è la memoria del sig. card. Gio. Casimiro Denhoff Polacco, ivi sotterrato. Fu già S. E. Inviato del re Gio. III di Pollonia alla sa. me. del Ven. Innocenzio XI per la liberazione di Vienna.
Un Crocifisso con altri Santi nel quadro della prima cappelletta a mano destra, è pittura di Giuseppe Milanese; il quadro nell'altare contiguo è di Gio. Domenico Cerrini Perugino; e la pittura dell'altar maggiore con la ss. Trinità, s. Carlo, ed altri Santi, a olio nel muro, con la Nunziata sopra la porta interna della chiesa, son opere stimate del Mignardi Francese.
La Madonna con Gesù nel quadro della cappelletta, che segue, è pittura del Romanelli: in quello, che segue, è un'altra opera di Gio. Domenico suddetto, fatta da giovane. Nell'altar maggiore era prima un quadro con san Carlo fatto da Orazio Borgiani, ed ora è posta nella libreria.
Non è da lasciar di vedere il sotterraneo, e il bellissimo cortile del convento, che fa stupire che la sua piccolezza, e purità, effetto della gran proporzione, ambedue sforzi dell'ingegno del Borromini. (Titi 1763)
 
|
|
|
|
S. Maria della Vittoria
Fu edificata nell' area e nel luogo di un' antica edicola dedicata a s. Paolo. Il Bruzio scrive che annessa alla chiesina v' era una casuccia per abitazione d' un eremita custode di quella, che serviva di rifugio in quei luoghi allora deserti ai viandanti sorpresi dal cattivo tempo. Sotto Paolo V la chiesuola di s. Paolo fu demolita e vi fu eretto un altro edificio più ampio che fu pure dedicato all' apostolo Paolo. Il Lonigo scrive: "S. Paolo alla fontana felice era molto antica, fu distrutta pochi anni sono e in quel luogo fabbricata la Vittoria." La chiesa di Paolo V era anch' essa di piccole proporzioni con i disegni del tifernate Bartolomeo Breccioli; solo vi fu aggiunto un collegio di catecumeni diretto dai pp. Carmelitani scalzi. Pochi anni dopo, allorquando il ven. p. DOmenico di Gesù e monaca carmelitano pose in questa chiesa la divota imagine che vi si venera ancora, portata di Germania dopo la vittoria di Massimiliano duca di Baviera contro gli eretici, la chiesa fu detta della Vittoria; può quindi considerarsi come un monumento storico della guerra detta dei Trent' anni. L' attuale imagine però, la quale era ricca di doni preziosissimi d' orientale e gemme in gran parte offerti dagl' imperatori austriaci, non è la primitiva; essa scomparve in un terribile incendio che distrusse lalk nella notte del 29 giugno 1833. Perita quella imagine nelle fiamme, vi fu sostituita la presente, la quale pure custodivasi in un oratorio dell' annesso convento, anch' essa portata di Germania dal ven. p. Domenico. Il fuoco guastò anche gli affreschi della volta dell' altare, opera di Domenico Perugino. In questa chiesa si ammira pure il capolavoro in scultura del Bernini, cioè il deliquio di s. Teresa innanzi all' angelo che le ha ferito il cuore con un dardo di amor divino. Nel vicino convento si conservano alcuni vessilli tolti dal duca Massimiliano agli eretici, e contro i Turchi. La chiesa fu allora modificata, e la divotissima imagine fu collocata nell' altare maggiore che di nuovo dalla munificenza del compianto principe D. Alessandro Torlonia è stato riccamente adorno di marmi preziosi: nell' abside poi vi è stato bellamente rappresentato il trionfo delle armi cattoliche contro i luterani. Nello scavarsi le fondamenta della chiesa vi si rinvenne la famosa statua dell'ermafrodito, che nelle vicende del principio del secolo passò da Roma a Parigi, dove nel museo del Louvre tuttora si ammira. Avendo i pp. Carmelitani donato quell' insigne monumento al card. Scipione Borghese, questi a sue spese fece erigere la barocca facciata attuale con architettura del Soria. La decorazione della parte interna della chiesa spetta al Maderno che ne sovraccaricò di stucchi la volta e le pareti, secondo il pravo gusto di quell' epoca. In questa chiesa è sepolto il valoroso Giovanni Giustiniani, morto all' assedio della Rocella espugnata da Carlo IX l' anno 1638: dirimpetto vi ha il monumento eretto da Silvano Giustiniani al famoso guerriero Enrico di Montmorency connestabile di Francia. (Armellini 1763)

|
 |
|