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Lo studio della terza grande impresa papale,
il Palazzo
del Quirinale, permette di rivedere, fino a un certo
punto, l’impressione che aveva riportato dalla Paolina.
Piú tardi nel 1605, il papa affidò al suo architetto
di
corte, Flaminio Ponzio, l’incarico di ampliare l’edificio
esistente, opera che Carlo Maderno ricevette l’ordine di
proseguire dopo la morte del Ponzio avvenuta nel
161322. Molte nuove splendide sale erano pronte per
essere decorate dal 161o in avanti, e due di esse meritano
una speciale attenzione: la «Sala Regia», ora detta
«dei Corazzieri», e la cappella privata del papa (cappella
dell’Annunciata). La cornice decorativa del fregio dipinto
lungo le pareti della Sala dei Corazzieri
(1616-17)23 fu disegnato, pare, da Agostino Tassi
(158o-1644). L’organizzazione troppo sovrabbondante
per quelle pareti brevi, rivela la sua preparazione tardomanieristica
fiorentina, mentre le prospettive che si
aprono in stanze immaginarie sulle pareti lunghe dimostrano
che egli era influenzato dall’illusionismo dell’Italia
del Nord insediatosi a Roma fin dai giorni di Gregorio
XIII. Lanfranco e Carlo Saraceni furono i principali
esecutori delle figure e delle scene24. Non è facile
stabilire25, come i due si fossero divisi il lavoro, ma il
fenomeno è assai interessante: siamo di fronte a una
entente cordiale di un allievo del Carracci e di un seguace
del Caravaggio sotto la direzione di un romano che
aveva studiato a Firenze. Si può aggiungere che raramente
un «caravaggista» era ritenuto atto a eseguire
ordinazioni di affreschi pubblici di questo genere26. Il
Tassi consolidò con questo lavoro la sua fama di specialista
dell’architettura illusionista (quadratura); in questa
attività lavorò con il Domenichino e, piú tardi
soprattutto, con il Guercino.
La gloria maggiore del palazzo è la Cappella dell’Annunciata,
che fu decorata tra il 16o9 e il 161227 da Guido
Reni assistito da Lanfranco, Francesco Albani, Antonio
Carracci, e Tommaso Campana, il meno famoso. Qui
finalmente ci troviamo di fronte a un’opera interamente
compiuta e coordinata dai giovani maestri bolognesi.
Essa trovò l’entusiastica approvazione della corte
papale;
tuttavia ci sono pochi dubbi sul fatto che la preferenza
dimostrata dal papa per Guido Reni, sia al Quirinale
che in Santa Maria Maggiore e al Vaticano fosse
dovuta ai buoni uffici del cardinale Scipione Borghese.
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