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VIA GIULIA

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Roma: I sofà di Via Giulia
Roma: Palazzo Raffaello
Roma: Fontana del Mascherone
Roma: Arco di Via Giulia
Roma: Palazzo Baldoca

I Sofà di Via Giulia 1

Palazzo Raffaello 1

Fontana del Mascherone 1

Arco di Via Giulia 1

Palazzo Baldoca 1

Roma: Carceri Nuove

Le Carceri Nuove 01

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Fontana all'altezza del Palazzo Sacchetti.

Er tisico

Cuesto oggnuno lo sa: ppila intronata
va ccent’anni pe ccasa: e tte l’ho ddetto.
Mó mm’accorgio però cch’er poveretto
sta vviscino a ssonà lla ritirata.

Già ffin dar tempo che sposò Nnunziata
le scianche je fasceveno fichetto;
e ffinarmente s’è allettato a lletto
perch’era ppiú ll’usscita che ll’entrata.

Nun tiè ppiú ffiato da move le bbraccia:
e cchi lo va a gguardà ssu cquer cusscino,
je vede tutta Terrascina in faccia.

Io metterebbe er collo s’un quadrino
che nnu la cava: e ggià la Commaraccia
secca de Strada-Ggiulia* arza er rampino.

G.G.Belli

* La comare secca, cioè "la morte", di Strada Giulia, dalla via di questo nome, nella quale è la Chiesa dell'Orazione e Morte.

Roma: Palazzo Falconieri

Palazzo Falconieri 3

Palazzo Falconieri 9

Roma: Palazzo Falconieri

Palazzo Falconieri 2

Roma: Chiesa dell'Orazione e Morte

Chiesa dell'Orazione e Morte 1

Roma: Chiesa dell'Orazione e Morte

Chiesa dell'Orazione e Morte 6

Chiesa di Santa Maria dell'Orazione e Morte

Questa chiesa sorge nella via Giulia dietro il palazzo dei Farnesi. Fu eretta dalla confraternita omonima, fondata l' anno 1573 insieme all' oratorio annesso. Vi fu posta sull' altar maggiore una divota imagine della Vergine che si venerava in una via pubblica. Essendo troppo angusta, fu edificata in maggior proporzione nel 1737 e consecrata sotto i titoli del ss. Crocifisso e della b. Vergine da Cristoforo d' Almeida, arcivescovo di Parigi, il 20 ottobre 1738. Vi è sepolto il bene servo di Dio Giovanni Ceruso, detto il Letterato, fondatore in Roma del primo ospizio dei fanciulli abbandonati, chiamati da lui i Letterati, donde poi ebbe principio il grande ospizio di s. Michele.
La confraternita ha per istituto di assistere all' orazione delle Quarant' ore che in quella chiesa ha luogo oggi terza domenica del mese, e di dar sepoltura ai morti nella campagna di Roma, dei quali va in circa senza risparmî di fatica alcuna. L' imagine del Crocifisso dipinto sull' altar maggiore è opera di Ciro Ferri.
In questa chiesa la compagnia della Morte celebra solennemente nel novembre l' ottavario dei defunti, e nel cimitero posto inferiormente, prima del 1870, solevasi espore al pubblico la rappresentazione con figure di cera al naturale esprimente fatti storici. Anche questo bell' uso che impressionava le nostre menti fanciullesche, che istruiva il popolo, con tante altre ottime istituzioni ed usanze che formano il carattere di Roma, è sparito dopo l' anno 1870.

Roma: Chiesa dell'Orazione e Morte

Palazzo Falconieri e Chiesa dell'Orazione e Morte 2

Roma: Chiesa dell'Orazione e Morte

Chiesa Morte e Oraz. 4

Roma: Chiesa di San Giovanni ai Fiorentini

Chiesa di San Giovanni ai Fiorentini 1

Chiesa di San Giovanni dei Fiorentini

Del 1488 la Compagnia della nazione Fiorentina principiò la fabbrica di questa chiesa, che è in capo di strada Giulia. Ne fece tre disegni Michelangelo Bonarroti, e ne fu scelto il più maraviglioso, e fattone il modello, che si conservò nel vicino loro oratorio fino al 1720 ma poi è perito, e non fu eseguito per la troppa spesa. Ne fece un altro chi dice il Sansovino, e chi Giacomo della Porta, che fu messo in esecuzione nel modo, che si vede.
La facciata vi fu fatta da Clemente XII col disegno d'Alessandro Galilei. Le due statue, che sono coricate sul frontespizio della porta maggiore, sono belle sculture di Filippo Valle.
Nella prima cappella a man destra è il quadro con s. Vincenzio Ferrerio in atto di predicare, creduto del Passignani; e l'altro da un lato, dove è s. Giovanni Batista a sedere in aria, e di sotto la città di Firenze, è opera del Pieri.
Il quadro della seconda cappella con s. Filippo Benizi è fatto in Firenze. Nella terza cappella il s. Girolamo è di Santi Titi. Dei due laterali quel, dove è il Santo, che scrive, è del Cigoli, l'altro è del Passignani. Le pitture ad affresco son di Stefano Pieri. Nella quarta il quadro con la Madonna, Gesù, e s. Filippo Neri era opera di Carlo Maratta, ma fu trasportato a Firenze dal Principe Ferdinando di Toscana, e lasciatavene una buona copia.
Il quadro dell'altare nella cappella dei sigg. Nerli, che è nella crociata della chiesa, con due santi martiri condannati alle fiamme, è opera di Salvator Rosa.
Nella cappella vicino all'altar maggiore, e dedicata a Maria Vergine, le istorie laterali con la natività, ed il transito di essa, sono opere d'Anastasio Fontebuoni, ed il restante fu colorito da Agostino Ciampelli.
La cappella maggiore è un glorioso monumento, e splendido della casa Falconieri. Fu fabbricata con l'architettura di Pietro da Cortona, come dice il Baglioni nella vita di cmar; e poi per causa di morte del Cortona la proseguì Ciro Ferri. Le sculture nell'altare, dove si rappresenta il Battesimo di Cristo, sono opere d'Antonio Raggi: la statua da uno dei lati, che rappresenta la Fede, è d'Ercole Ferrata; e quella dall'altra parte, che è la Carità, fu scolpita da Domenico Guidi: li stucchi rappresentanti giovani con medaglioni, che si vedono dai lati, sono di Filippo Carcari, Pietro Senese, Francesco Aprile, e monsù Michele Anguier Piccardo: delle Virtù però sopra gli ornati dell'altare suddetto, una è del detto M. Michele, l'altra di Leonardo Reti. Nelle pareti di detta crociata sopra due porte son due memoria sepolcrali; quella di monsignor Corini è dell'Algardi, e l'altra di monsignor Acciajoli è d'Ercole Ferrata.
Del Crocifisso di metallo nella cappella dei signori Sacchetti, che è dall'altra parte dall'altar maggiore, nè formò il modello Prospero Bresciano per gettarlo; ma prevenuto dalla morte fu gettato da Paolo s. Quirico Parmigiano. Le pitture dai lati nella volta, e da per tutto con civersi fatti di Gesù Cristo, sono del Lanfranco. Nella cappella dei sigg. Capponi, che è nell'altro braccio di croce della chiesa, è il quadro con s. Maria Maddalena portata dagli Angeli, opera di Baccio Ciarpi, maestro di Pietro da Cortona, e allievo di Santi di Tito. Altri dicono, che sia d'Alfonso Petrazzi Senese scolare del Vanni.
Segue la cappella di s. Francesco, effigiato nel quadro dall'altare da Santi suddetto. L'antiche pitture, che quivi sono, furono fatte da Niccolò Pomarancio. Nell'ingresso di questa navata laterale sono due depositi di marmo, uno di monsignor Samminiato scolpito da Filippo Valle, e l'altro del marchese Alessandro Capponi lavoro di monsù Slotz, e disegno del cav. Fuga.
La cappella contigua di s. Antonio abate ha il quadro col Santo in terra morto, dipinto dal Ciampelli. Le pitture ad affresco con l'istorie di s. Lorenzo nella volta sono d'Antonio Tempesta; e i due quadri grandi dai lati, con fatti di s. Pietro, e s. Paolo, sono di Gio. Angelo Canini.
Il quadro grande, dove si rappresenta la predica di s. Gio. Batista, appeso da un lato della porta di fianco, vien creduto opera del Naldini: e l'altro nel cappella, che segue, con santa Maria Maddalena dei Pazzi è del Corradi Fiorentino, del quale sono anche s. Giuseppe, e s. Anna dai lati. Le istorie di s. Egidio ad affresco sono di Gio. Cosci con tutto il restante.
Il s. Sebastiano morto con altre figure, effigiato nell'ultima cappella, è opera di Gio. Batista Vanni Fiorentino.

Roma: Chiesa di Santa Maria del Suffragio

Chiesa di Santa Maria del Suffragio 1

Chiesa di Santa Maria del Suffragio

La fronte di questa chiesa sorge sulla via Giulia, ed è prossima alle Carceri Nuove; accanto vi è l' oratorio pei fratelli della confraternita che venne fondata circa il 1592 dalla compagnia del Suffragio, istituita già nella chiesa di s. Biagio della Pagnotta col pio intento di esercitarsi in opere divote onde suffragare le aime dei trapassati. Clemente VIII approvò nel 1594 quella aggregazione e Paolo V la eresse in arciconfraternita. Il pio sodalizio l' anno 1616, lascita la chiesa di s. Biagio, edificò questa di s. Maria, mediante pie elargizioni dei fratelli, e generose donazioni di Bartolomeo Ruspoli, il quale donò alcune cappelle che possedea in questo luogo. La chiesa fu architettata da Carlo Rainaldi, e l' arciconfraternita ne prese possesso prima dell' anno 1675. Nel 1868 fu di nuovo restaurata sotto la direzione dell' arch. Tito Armellini mio carissimo genitore. Nell' interno vi sono sei cappelle oltre quella dell' altar maggiore, che fu architettata da Carlo Rainaldi. La prima cappella, sacra ai ss. Giacinto e Caterina, a sinistra entrando, è di giuspatronato di mia famiglia. Il quadro dell' altare, fiancheggiato da due belle colonne di marmo africano, è opera di Daniello Francesco; i quadri laterali e la volta sono di Gio. Battista Cimino fiorentino. In questa cappella riposa la mia adorata genitrice Adelaide Poggioli che venne qui deposta il giorno 25 marzo 1868: nella parete destra vi fu posta una lunga epigrafe dettata dall' aurea penna dell' illustre comm. Giovanni Batt. De Rossi. Vi si venera nella seconda cappella a cornu epistolae una imagine della Vergine intitolata: Consolatrix afflictorum. Proviene dal Messico, e fu portata in Roma da un gesuita espulso di là nel secolo passato, che la donò alla nr chiesa; fu incoronata dal capitolo vaticano ai giorni nostri.

Roma: Chiesa di San Filippo Neri

Chiesa di San Filippo Neri 1

Chiesa di San Filippo Neri a via Giulia

(S. Filippino)
Questa chiesolina fu edificata nella strada Giulia, quasi dirimpetto alle Carceri Nuove, da un divoto guantaio di Firenze, Rutilio Brandi, che in origine la intitolò s. Trofimo. Ivi si raccoglieva una congregazione sotto l' invocazione delle ss. Piaghe di N. S. G. C. eretta dallo stesso Brandi, penitente di s. Filippo Neri. Vi pose egli ancora un conservatrio di povere zitelle, che dotò a sue spese, sotto l' invocazione di s. Filippo, fondandovi pure un piccolo ospedale per sacerdoti infermi. Da quel conservatorio la chiesa poi prese il titolo di s. Filippo, che il popolo di Roma, per le sue piccole proporzioni, appella s. Filippino. Vi si venera un' imagine in rilievo del ss. Crocifisso, proveniente dalla basilica vaticana e che è di arte medievale. i si conserva un reliquario di argento preziosissimo, che il rettore della medesima non volle, settembre l' ordine di Pio VI imposto a tutte le chiese, consegnare.

Roma: Chiesa di Santa Caterina da Siena

Chiesa di Santa Caterina da Siena 1

Chiesa di Santa Caterina in via Giulia

(S. Caterina de' Senesi)
Fu edificata l' anno 1526 dalla compagnia cei Senesi alla santa concittadina: essendo fatiscente, venne ricostruita nel 1760, e sembra che allora andasse perduto il quadro della Resurrezione, opera bellissima di Girolamo Genga, cogli affreschi di Timoteo della Vite, scolaro di Raffaello. Ha un oratorio annesso pei confratri, e casa pei sacerdoti. Architetto della nuova fabbrica fu Paolo Posi. Nel catino dell' abside il Pecheux vi dipinse il ritorno della Sede Apostolica in Avignone, pel quale tanto operò s. Caterina da Siena. Presentemente è ufficiata dai pp. Missionari del s. Cuore di Maria, fondazione spagnuola, e superiore ne è il rev. don Girolamo Batllo sacerdote sacerdote benemerito pei servizî che egli rende al suo ordine e alle missioni.

Roma: San Biagio degli Armeni

Chiesa di San Biagio degli Armeni 1

Chiesa di San Biagio de Cantu secuta

(S. Biagio della Pagnotta o degli Armeni)
Questa chiesa antichissima è chiamata dal popolo s. Biagio della pagnotta, per le ragioni che si riportano qui appresso. È situata nel fondo della via Giulia presso il palazzo Sacchetti.
Lo strano vocabolo de cantu secuta dette occasione agli eruditi del secolo trascorso di farvi sopra le più strane istorie.
Nè è mancato chi vi abbia riconosciuta la corruttela delle parole schola cantorum, supponendo che colà avesse risieduto uno di questi collegi di cantori. Ma il chiaro prof. Corvisieri ha dimostrato che la vera e genuina lezione di questo vocabolo è caput seccutae, poichè nel secolo XIII si chiamava dal popolo la seccuta tutta la sponde del Tevere ove oggi corre la via Giulia, e dove il fiume deposita, a preferenza d' ogni altro tratto del tronco urbano, un eccezionale relitto sabbioso: infatti anche oggi una stradella sul principio del via Giulia vien detta via del polverone: il principio della seccuta si diceva adunque, caput, capo della seccuta: e di qui la denominazione della chiesa che là appunto si trovava. Meno strana fu la ipotesi proposta dal Cancellieri che vi trovò in quella parola le voci guaste dal popolo secus cantum, cioè lungo la via. Ma il caput seccuae in bocca al popolo e nella penna dei trascrittori del medio evo divenne gastru secuta, gatta secuta, cantu securo, clatro secura, cantu secuta, monte secuto ecc. Così in un libro censuale della basilica vaticana in una nota all' anno 1380 ho trovato: Domina Perna de parrochia s. Blasii in cantu secuto. Il Garampi pubblicò una bolla d' Innocenzo II dell' anno 1143, in cui si nominano alcuni fondi di Giovanni Bobo confinanti con quelli di s. Maria in Iulia, e di s. bia a gatta secuta, situati fuori di porta s. Pietro.
La chiesa è antica, poichè la troviamo nei vetusti cataloghi del medio evo più volte ricordata: era congiunta alla medesima una delle prime abbazie di Roma. Si dice ora s. Biagio della pagnotta, dai piccoli pani benedetti che nel giorno della festa del s. titolare al 3 di gennaio si distribuisce ancora al popolo, come s' usa anche in altre chiese, per es. a s. Niccolò in carcere e a s. Rocco: questo pane ricorda le antiche eulogie eucaristiche, cioè i pani benedetti sostituiti all' eucaristia, che si dispensavano a quei fedeli che non s' accostavano durante il sacrificio alla s. comunione, quasi come imagine di questa, quando cominciò a scemare la divozione del popolo cristiano.
L' Albertini, il Marliano ed altri affermano che ivi sorgeva anticamente un tempio di Nettuno; opinione però che non so su quali ragioni s' appoggi.
la relazione sullo stato temporale delle chiese di Roma chiesa è nell' archivio vaticano, così trovo descritta questa chiesa nella seconda metà del secolo XVII:
"Da chi fosse fondata non si sa, ma si sa essere una delle chiese antichissime di Roma e che fusse il tempio di Nettuno. La chiesa è lunga palmi di passetto n. 60 larga 41 alta 44. Non antica organo: il campanile è di struttura antica con due campane, una assai grande. Nell' altare della Madonna fu fondata la congregazione del suffragio l' anno 1618 incirca. Ha 5 sepolture; ha il cimitero vicino alla sacrestia circondato di muro con una croce grande di legno et altre piccole di ferro. Ha annessa la cura delle anime, il curato è nominato dal R. Capitolo di s. Pietro alla cui basilica la chiesa fu unita da Gregorio IV l' anno 1431 incirca. Ha case e famiglie 298, anime d' ogni sorta 1533, carcerati circa 200 l' entrata del curato è scudi 221."
Rimase annessa all' abbazia fino al secolo XV; ma, mancati i monaci, fu ridotta a commenda: nel 1539 il card. commendatario Gustavo Cesarini la rinunziò a favore del capitolo vaticano, essendo questo cardinale allora arciprete del suddetto capitolo, e divenne così parrocchia. Vi si conservava la reliquia della gola di s. Biagio, che fu trasferita in s. Pietro sotto Eugenio IV. Niccolò V la eresse di nuovo in commenda a favore del card. Isidoro vescovo de' Ruteni e così rimase fino al secolo XVI, in cui fu di nuovo unita al capitolo vaticano che la ritenne fino al 1836. In quell' anno il papa gr16 vi traslocò gli armeni che dimoravano presso s. Maria Egiziaca, i quali uffiziano la chiesa secondo il loro rito nazionale.
La strada in cui sorge la chiesa diceasi già via Florida, poi Magistralis, finalmente da Giulio II fu detta Giulia. La odierna facciata della chiesa è opera di Gio. Antonio Versetti, e gli angeli che si veggono dipinti nell' interno in atto di adorare il sacramento sono di Pietro da Cortona mentre era ancora giovanetto.

Roma: Chiesa dello Spirito Santo

Chiesa dello Spirito Santo 1

Chiesa di Spirito Santo dei Napoletani

(Sant' Aurea) Nel catalogo delle chiese di Pio V è notata pur quella dell' Arenula e chiamata s. Aura in strada Iulia: vi era un monastero di monache. Era dedicata alla martire d' Ostia s. Aurea, contemporaneo di s. Ippolito il quale ebbe colà la sua cattedrale, che nel 1439 fu restaurata dal card. d' Estouteville. Il Lonigo scrive che, ridotta a cattivi termini nel 1572 fu data alla natione de Napoletani che la spianarono e vi fecero la chiesa dello Spirito Santo. Le monache passarono allora nel monastero di s. Margherita in Trastevere: il sito diceasi allora castrum senense, e la via, ora chiamata Giulia, denominavasi Magistralis, dai notari ed ufficiali delle carceri che vi dimoravano: il nome attuale lo ebbe da Giulio II, che avea in animo di protrarla fino al Vaticano, ricostruendo sul Tevere l' antico ponte trionfale.
Fu chiamata anche s. Eusterio nel secolo XIV, come risulta dall' anonimo di Torino, che dice: Ecclesia s. Austerii de campo Senensi habet unum sacerdotem: ora è conosciuta col titolo dello Spirito Santo de' Napoletani.
Qui è sepolto il celebre card. De Luca, famoso giureconsulto e canonista. Il martirio di s. Gennaro, nell' altare dopo il maggiore a mano sinistra, è opera del celebre pittore Luca Giordano, detto Luca fa priesto. La chiesa ai tempi nostri è stata restaurata.

Chiesa di Sant'Eligio degli Orefici 6

Sant'Eligio degli Orefici

Presso la via Giulia, in una viuzza detta ora di s. Eligio, prossima al Tevere, fu edificata una chiesuola a s. Eligio dalla Università degli orefici ed argentieri, in vigore di un motu proprio di Giulio II. Si attribuisce a Bramante l' architettura della chiesina; e, minacciando rovina, l' anno 1601 fu riedificata collo stesso tipo primitivo.
Sull' altar maggiore v' ha il quadro della Madonna fra i santi Stefano, Lorenzo ed Eligio, opera di Matteo da Lecce: negli altari laterali v' ha la Natività, colorita da Giovanni De Vecchi, e l' adorazione dei Magi, di Francesco Romanelli.

Le schede informative sono tratte da
Descrizione delle Pitture, Sculture e Architetture esposte in Roma di Filippo Titi
stampato da Marco Pagliarini in Roma 1763

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