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Piazza Sant'Ignazio
La corrente del "barocchetto romano" fu incoraggiata da Benedetto XIII, che si servì di un modesto architetto di provincia, FILIPPO RAGUZZINI (1680 circa-1771). Davanti all'orgogliosa facciata di Sant'Ignazio, la seconda chiesa dei Gesuiti, il Raguzzini dispose con garbo, seguendo un bel gioco di curve, alcune case piccole e ben modellate, che al Milizia parvero canterani: erano invece i primi esempi (rimasti senza seguito) di una buona architettura borghese.
tratto da GIULIO CARLO ARGAN: STORIA DELL’ARTE ITALIANA
 
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NETTUNO E GESU' CRISTO
di Costantino Maes 1885
"Che ha a che fare il Dio Nettuno con Nostro Signore Gesù Cristo? Nulla davvero; eppure di casa sono buoni amici, come ora vedrete.
A Piazza di Pietra nel Tempio del vecchio, gentile, paganissimo Nettuno si trova l'immagine di un Crocefisso, che deve avere una data vecchissima a giudicare dal lavoro e dal posto in cui si trova. Il Crocefisso, scolpito anche con una certa diligenza trovasi sulla quarta colonna venendo da Piazza di Sciarra all'altezza della sommità del lampione. Ci vogliono per altro due buoni occhi per vederlo, o meglio un buon binocolo da teatro, altrimenti rimanete colla curiosità in corpo, e non per colpa mia. Come si troverà quell'antico Crocefisso lassù? Questo è il mistero. Quantunque i misteri sia meglio lasciarli stare, pure vi dirò la mia opinione. Nei tempi loschi, quando Roma era ridotta un mucchio di rovine, con poche casucce, e forse capanne, come nei suoi tempi preistorici, dopo le invasioni dei barbari,credo che qualche povero abituro fosse appoggiato alle colonne di Nettuno. Chi abitava questa casupola sarà stato certo un buon cristiano, forse uno scalpellino, e si sarà giovato del pezzo di colonna, che rispondeva nella sua cameruccia da dormire, per intagliarvi l'immagine del Redentore, in quel punto che rispondeva forse al suo capezzale. Se non vi capacita questa spiegazione, trovatene un'altra. E addio."

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