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CORSO UMBERTO I
sec. II-III-IV-IX.
— Onesta via lunga quasi 2 Km., è
la più signorile di Roma e fu dedicata ad Umberto I. Anticamente,
dalla Porta Ratumena, presso il sepolcro di Dibulo, fino a p. S.
Marcello, era detta Via Lata , e da questo punto in poi Via Flamìnia
. Dal tempo del Veneto Pietro liarbo, Paolo II, che costruitosi
il colossale Palazzo Venezia, volle assistere da questo alle corse
di uomini e di cavalli senza fantino (barberi), la Via venne chiamata
Corso. Nelle varie corse si stabiliva come punto di partenza, p.
Sciarra per 1 ragazzi; Via della Vite per gli uomini; S. Giacomo
per gli asini e bufali; p. de,l Popolo per i cavalli. In antecedenza
le corse si facevano o per Via Giulia, o per Borgo Nuovo .
— Nell'età di mezzo, dopo p. Colonna, la Via assumeva
un aspetto campestre ad eccezione di qualche edificio, che s'incontrava
qua e là. Lasciata la casa dei Gigli nell'angolo ove già
aprivasi la Via Cacciai)ove, area ora occupata dal Palazzo Marignoli,
vedevansi le vecchie fabbriche della chiesa e del monastero di S.
Maria Maddalena, detta anche S. Lucia della Colonna, 1 di cui orti
si estendevano verso p. Barberini. Poi S. Silvestro in Capite, intorno
al quale erano poche case di lavoratori e qualche arcata in rovina
dell'acqua Vergine, le infiltrazioni della quale fino ai tempi di
Eugenio IV (1431-1446) avevano impaludato questa località.
Poscia ìncontravasi, quasi ove ora sorge il Palazzo Fiajio,
il Palazzo di Giovanni Le Jenne, edificio così sontuoso,
che si affermava essere il più bello di Roma dopo il Vaticano,
in seguito ampliato ancora dai cardi-nali Cibo e Costa di Lisbona.
Più oltre, ove è ora la chiesa di S. Carlo, eravi
la cappella di S. Nicola del Tufo e più in là l'Ospedale
di S. Giacomo, la chiesa del quale ancora non era costruita. Piazza
del Popolo era campagna, alla quale però cominciava a dare
rilevanza la riedificazione della chiesa di S. Maria. Solo allo
sbocco della Via Flaminia, rompeva la monotonia un avanzo di un'antica
piramide sepolcrale, dal volgo detta Tomba della madre di Nerone,
e dagli archeologi creduta tomba di Marcella, demolita in seguito
da Paolo III.
— Il Pincio era ricoperto di boscaglie e piante sel-vatiche,
tra le quali spiccavano 1 ruderi dei giardini di Lucullo e dei Domizi.
— Solo nel 1834 furono fatte, per il Corso, regolari chiusini
per lo scolo delle acque
Il corso fu livellato e selciato nel 1736, e illuminato a gas la
notte del 6 gennaio 1854.
— (Bandini) « Riguardo a botteghe, alla fine del sec.
XVIII non se ne trovava alcuna da p. Venezia a p. Sciarra ; c'erano
soltanto due studi di notare, una tipografia, quella del Cracas,
la libreria dell'Archini e più verso p. Colonna i negozi
di seterie di Cecchini e Torlonia ».
— (Ponti) « Di bei mignani fu piena la nostra Roma;
ma dove assursero veramente all'onore della storia fu pel vecchio
Corso di Roma papale. Essi occuparono con amabile violenza fino
le facciate degli austeri palazzi e, anzi tutti ben chiusi, muniti
di serrande e di gelosie, apparvero ,'come camerini sospesi in aria.
Ma/ di centinaia che erano, oggi ne sopravvivono tre o quattro che
non tarderanno a sparire ».
— Sin dal 1538, Paolo III Farnese intraprese la correzione
del Corso. Per sopperire alle spese, impose una tassa speciale ai
proprietari, di quelle case, che guadagnarono ih valore per detta
correzione della strada. Nel 1877 venne allargato da p. Venezia
al vie. del Piombo; negli anni -Seguenti da p. Sciarra a Via delle
Convertite.
— Una delle abitudini della vita di Roma, fino a poco fa,
era la trottata delle vetture lungo il Corso nei pomeriggi invernali.
— Nell'antichità questa Via era attraversata da 3 archi:
il primo Arcus Diocletianì era all'altezza di Via Lata; ne.
restano alcuni bassorilievi, che oggi ornano la loggia del giardino
a Villa Medici. Il secondo Arcus Claudi a p. Sciarra, eretto nel
43 per ricordare la conquista della Britannia. L'ornarono trofei
militari in bronzo dorato e una quadriga con la statua dell'imp.
Claudio. Tre frammenti con scene militari si veggono nel museo di
Villa Borghese. Il terzo Arcus Hadriani a Via della Vite. Questo
rimase fino al sec. XVII con i nomi di Trifli, Tres Faciellas da
un gruppo di 3 statue, di arco di Portogallo, dalla vicina abitazione
del card. di Lisbona. Al museo dei Conservatori si conservano di
quest'arco due bassorilievi; a S. Agnese a p. Navona 2 colonne di
verde antico; al Laterano altre due nella cappella Corsini. L'arco
venne demolito da Alessandro VII e lo ricorda una lapide. Altre
lapidi lungo il Corso ricordano: al N. 18 l'abitazione di Volfango
Goethe, e al Palazzo Verospi quella di Shelley.
— Chiese di Gesù e Maria .Nella casa vicino a questa
chiesa, nel 1734 abitò Metastasio, ed ivi morì la
sua protettrice ed incitatrice Marianna Bulgarini detta la Romanina.
— San
Giacomo degli Incurabili.
— San
Carlo al Corso
— S. Marcello
— Santa
Maria in Via Lata diaconia antichissima, che le memorie
cristiane asseriscono eretta ove dimorò S. Paolo presso il
centurione che l'ebbe condotto in Roma per comando di Pesto; e vuole
la pia tradizione, che la sorgente che si trova nei sotterranei
della chiesa scaturisse miracolosamente per il battesimo di quelli
che S. Paolo convertiva. Lo stato attuale della Chiesa rimonta al
1660. Nell'interno importanti tombe, tra le quali quelle dei Bonaparte.
Facciata di Pietro da Cortona. Nei sotterranei si osservano avanzi
dei Septa Julia.
— Per i ricordi pagani del Corso, vedi Via Flaminia.
— Palazzi: Rondanini ora Sanseverino (già dei Feoli,
dei Capranica), andò celebre per una collezione di sculture
già appartenenti al sepolcreto degli Equites Singulares,
che era a Tor Pignattara , Equites che avevano il loro quartiere
in Via Tasso . Nell'ini, una Pietà non finita, opera di Michelangelo.
— Ruspali, già dei Rucellai e dei Caetani, eretto da
Barto-lomeo Ammannati. Di questo Palazzo scrisse il Goethe : «
Qui dove la via non è affatto più larga, i marciapiedi
sono più elevati (cm. 70). Qui nel carnevale prende posto
il bel mondo, e tutte le sedie sono subito occupate. Le più
beile signore della borghesia leggiadramente mascherate, circondate
dai loro amici, si mostrano là agli sguardi curiosi dei passanti
». In questo Palazzo, nei primi dell'ottocento, ebbe sede
a piano terreno il celebre Caffè Nuovo, il più bello,
come allora dicevasi, del mondo; qui abitò, dopo la caduta
di Napoleone, la regina Ortensia, sua figliastra e cognata, con
i suoi figli, uno dei quali fu poi Napoleone III.
—Piano Ottoboni, ora Almagià, in parte costruito sull'antica
Ara Pacis da Eugenio IV per l'abitazione del card. titolare di S.
Lorenzo in Lucina; in questi ultimi tempi fu rifatta la facciata.
In questo Palazzo abitò, nei primi dell'ottocento, profuga
di Francia, madama „ Recamier, la « turris eburnea »
del primo impero, circondata dalla sua corte intellettuale, ove
primeggiava Canova; fu pure abitato da Massimo D'Azegliò,
quando venne, insieme al padre, incaricato dal re di Sardegna di
felicitare Pio VII per il suo ritorno in Roma.
— Cerumi, ove ammiravasi la statua la Verità, dello
stesso Bernini, ora al museo di Villa Borghese.
— Banco di Napoli.
— Marignoli.
— Verospi, ora del Credilo Italiano, ove nel 1705 facendovisi
degli scavi, si trovò in una buca un tesoro di 60.000 scudi,
che rimontava al Sacco di Roma.
— Chigi (arch. Giac. Della Porta, Carlo Maderno, Felice Della
Greca), sede del Ministero degli Esteri.
— Bocconi, ora Rinascente, costruito nel 1887.
— Banca Naz. Credito (Galleria).
— Banca Commerciale.
— Sciarra
— Cassa di Risparmio, costrui to nel 1874, arch. Cipolla.
— Banco di Roma, già Simonetti, costruito su disegni
di Alessandro Specchi per ordine della famiglia De Carolis e da
questa venduto ai gesuiti. Nel 1750 fu acquistato dal card. Simonetti
e poi passò in proprietà del principe di Venosa.
— Doria
—• Salviali che in antecedenza prendeva nome dai Mancini
; da questi a poco prezzo lo comprò Luigi XV per farvi la
residenza dell'Accademia di Francia. Solo più tardi l'Accademia
fu trasferita nella nuova sede costruita dal card. Giovanni Ricci
e poi acquistata ed abbellita da Alessandro Medici (Leone XI). Il
Palazzo allora passò
alla corte di Toscana, da questa a Luigi Bonaparte, poi alla regina
di Sardegna, alla regina di Napoli, ai Cavalieri di Malta, ai Borghesi,
ai Salviati ed ora al Banco di Sicilia.
— Bonaparte già d'Aste, poi Rinuccini, dai quali lo
comprò Letizia Bonaparte madre di Napoleone I, che per 20
anni passò lunghe ore a guardare il passeggio della strada,
seduta nella loggia coperta d'angolo. Morì in questo Palazzo
nel 1836.
— Belli (1834):
P'er Corso c'è una frega senza fine,
| de libbrari, armaroli, perucchierì,
sartori, machinisti, caffettieri,
Orloggiari e mercanti de pannine
Ortre poi le modiste e le spazzine,
e antiquai'i e arbanist'i e chincajeri,
c'è un famoso negozzio de braghieri,
indisposti in bellissime vetrine.
Davanti a tutte ste botteghe nostre,
omo o donna che passi, è caso raro
che nun s'affermi a contemprà le mastre.
E de tanti paini e tante ciane,
dar solo disgrazziato braghieraro,
nun so che sia, nun ce s'afferma un cane.
(Blasi)
Piazza Sant'Ignazio
La corrente del "barocchetto romano"
fu incoraggiata da Benedetto XIII, che si servì di un modesto
architetto di provincia, FILIPPO RAGUZZINI (1680 circa-1771). Davanti
all'orgogliosa facciata di Sant'Ignazio, la seconda chiesa dei Gesuiti,
il Raguzzini dispose con garbo, seguendo un bel gioco di curve,
alcune case piccole e ben modellate, che al Milizia parvero canterani:
erano invece i primi esempi (rimasti senza seguito) di una buona
architettura borghese.
tratto da GIULIO CARLO ARGAN: STORIA DELL’ARTE
ITALIANA
 
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