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Roma: Via del Corso
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Roma: Mausoleo di Augusto
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Mausoleo di Augusto 1

Fontana di via S.Stefano del Cacco 1

Piazza Montecitorio 1

Tempio di Adriano a Roma
Tempio di Adriano a Roma
Roma: Collegio Romano
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Tempio di Adriano 2

Tempio di Adriano 3

Collegio Romano 1

Statua del Piè di Marmo 1

Via del Seminario 1

Tempio di Adriano a Roma
Tempio di Adriano a Roma
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Roma: Statua del Facchino
Roma Galleria Colonna

Teca dell'Ara Pacis 52

Ara Pacis 50

Ara Pacis 34

Statua del Facchino 1

Galleria Colonna 8

Roma: Chiesa di San Carlo al Corso

Chiesa di San Carlo al Corso 1

Roma: Chiesa di San Carlo al Corso

Chiesa di San Carlo al Corso 2

Chiesa dei SS. Ambrogio, e Carlo nel Corso

Periodo Barocco
L'anno 1612 fu posta la prima pietra alla bellissima chiesa suddetta, che al presente è perfettamente compita per la generosa pietà del card. Omodei. L'architettura fu cominciata da Onorio Lunghi, ornata, alzata, e voltata da Martino, il figlio; poi quasi finita d'abbellire con stucchi dorati, cupola, tribuna, altar maggiore, e crociata della chiesa col disegno di Pietro da Cortona; ed ultimamente ridotta a perfezione con una maestosa facciata, della quale ne furono fatti più disegni, e fra gli altri dal cav. Rainaldi, e si risolvè nella forma, che si vede, che fu pensiere di detto sig. card. Omodei; e sopraintendente, e direttore di quasi tutta la nuova fabbrica fu D. Gio. Batista Menicucci, in compagnìa del Padre Mario da Canepina cappuccino.
Il cav. Giacinto Brandi dipinse il mezzo dei voltoni. Nel maggiore vi rappresentò la caduta di Lucifero, e dei suoi seguaci: nelli laterali diversi Santi, e Sante martiri: in quello da capo, s. Carlo portato dagli Angioli; nella tribuna, il flagello della peste, con quantità di figure; negli angoli della cupola, quattro profeti; e nel cupolino, un Dio Padre.
Tutte l'istorie di bassorilievo, Angioli, puttini, ed altri ornamenti, e figure di stucco, sono di Cosimo, e Giacomo Antonio Fancelli; e le statue, rappresentanti diversi Santi, nelle nicchie sotto le navate minori, sono di Francesco avallini da Carrara; li termini di stucco sopra il cornicione nella tribuna sono di Girolamo Gramignoli.
Nella prima cappella a mano destra, dedicata al Crocifisso, è effigiata ad affresco la Vigilanza, con altre figure, da Paolo Albertoni.
L'altare della cappella, che segue, aveva il quadro con Maria Vergine, Gesù, s. Girolamo, ed altri Santi, ed oggi vi è Maria Vergine, Gesù, e s. Francesco.
Nella volta contigua all'altra della navata minore è espressa la Giustizia, e la Pace, di mano di Girolamo Troppa con tutto il restante, che si vede.
Il s. Barnaba, che predica, nel quadro dell'altra cappella, fu figurato dal Mola; e nella volta, che unisce con la medesima, il cav. Benaschi colorì la Fortezza, con gli angoli, ed ogn'altra pittura.
Seguitando il camino, nell'altare della crociata era rappresentata da' pennelli di Pasquale de' Rossi l'orazione nell'orto di nostro Signore; e doveva fare anche il quadro per l'altar maggiore. Ora v'è Dio Padre adorato dagli Angioli di Tommaso Luini detto il Caravaggino allievo d'Andrea Sacchi. Nella volta minore, continuando intorno alla tra per di fuori, Carlo Assenzj dipinse la Divozione; quella piua avanti, dove è l'Umiltà, Orazione Perfezione, e Fortezza d'animo, é pittura di Gio. Batista Boncore. Dietro all'altar maggiore, è una Gloria d'Angioli, di Luigi Garzi; e l'altra parte dintorno alla tribuna è dipinta da Fabbrizio Chiari; dove una delle principali figure è la Tolleranza, ch'effigiò Ludovico Gimignani.
Il quadro nell'altare della crociata da questa parte era tenuto in gran conto, perchè era del Pordenone, o di Tiziano, dove era dipinta in alto la Madonna con Gesù, e da basso quattro Santi Dottori della Chiesa. Ora v'è un modello di legno, e chiariscuri per una nuova cappella.
Nella seguente cappella è il detto quadro di Pasquale de' Rossi, e la Fede nella volta è di Luigi Garzi.
San Filippo Neri, che va in estasi celebrando Messa, nell'altare dell'altra cappella, è di mano di Francesco Rosa: e la volta, seguitando le suddette, dove è effigiata la Carità, ed altre figure, è lavoro del medesimo Rosa.
Nel quadro dell'ultimo altare, o cappella rappresentò Francesco Rosa suddetto s. Enrico inginocchione, ed altri Santi nelle nuvole; e la pittura nel fine delle volte di questa navata minore, che rappresenta la Speranza, ed altro che vi si vede, è di Pio Paulini da Udine.
È bellissimo il quadro di Carlo Maratti, che è nell'altar maggiore con Maria Vergine, Gesù, s. Carlo, e s. Ambrogio. Prima v'erano diverse figure di stucco, il tutto con disegno di Giacinto Brandi: come anche quelle, che sono per di dei al medesimo, dove pure si celebra Messa, e si conserva il cuore di s. Carlo.
Ora l'antica chiesa di s. Ambrogio non vi è più, per la fabbrica di questa, e del palazzo per comodità dei preti; dove nell'altare era un Cristo deposto dalla Croce, con diverse figure in un gruppo di marmo, scultura di Tommaso della Porta, come anche le due Sibille da' lati, e le pitture erano parte di Perino del Vaga, e parte di Taddeo Zuccheri. Oggi le suddette sculture sono nell'Oratorio, poco distante dalla Sagrestia.
Si rimira la gran lapide con iscrizione della chiara memoria del card. Dadda Milanese, il cui busto di marmo, e quello del card. Omodei sono in Sagrestia scolpiti da Agostino Cornacchini Pistojese.

Chiesa di Sant'Ignazio a Roma

Chiesa di Sant'Ignazio 2

Piazza Sant'Ignazio a Roma

Piazza Sant'Ignazio 2

Piazza Sant'Ignazio a Roma

Piazza Sant'Ignazio 3

Chiesa di Sant'Ignazio

La fabbrica del Collegio Romano, ordinata da Gregorio XIII per li PP. della Compagnia di Gesù, ad effetto che anche vi tenessero scuole pubbliche di diverse scienze, è superba architettura di Bartolommeo Ammannati scultore, e architetto Fiorentino.
Il card. Lodovico Ludovisi, vicecancelliero, e nipote di Gregorio XV per la divozione, che portava a s. Ignazo, non contento d' essersi assai impiegato per la sua canonizazione, deliberò ancora di onorarlo d' un sontuosissimo tempio, degno del suo grand' animo.
Nell'anno 1626 fu dato principio alla fabbrica, e il cardinale vi pose la prima pietra. Seguita poi la sua morte, fu continuata, per averle lasciato per testamento 200 mila scudi. Il Domenichino ne fece cupola diversi disegni, da' quali il P. Grassi Gesuita ne ricavò quello, che si vede messo in opera, pigliando parte da uno, e pe da un altro. l'Algardi vi s' impiegò nell'architettarne la bellissima facciata, per un'altra lascita, fattale dal principe Ludovisio, già Vicerè di Sardegna, di copiosa somma di danaro, e annua entrata.
Il fregio del cornicione fatto in basso di stucco con diversi puttini e rabeschi, siccome anche le due figure, che sostengono l'iscrizione sopra la porta principale dentro la chiesa, sono disegno dell'Algardi, ma poste in opera da diversi con assistenza, disegno, e modelli del medesimo.
Benchè non sia fatta la cupola, l'ha finta di pittura in tela il P. Andrea Pozzi Gesuita, eccellente nelle prospettive, ma ora è annegrita, e non si vede più; è bensì intagliata in rame tra le sue opere. A mano destra il quadro della prima cappella con Maria Vergine, che porge il Bambino a s. Stanislao, è lavoro del medesimo P. Pozzo.
In questa magnifica chiesa sono due volticciuole, una presso la porta del fianco, e l'altra presso la sagrestia. Nella prima di esse sono 4 statue di stucco, alte 12 palmi, che posano nelle nicchie, opere di Cammillo Rusconi, che rappresentano le Virtù cardinali. Sotto l'altra volta presso la sagrestia, son 4 statue simili la Fede è lavoro di Simone Giorgio; la Speranza di Jacopo Antonio Lavaggi; la Carità di Francesco Nuvolone; e la Religione di Francesco Rainaldi. Evvi anche il modello in grande fatto da Giuseppe Rusconi della statua di s. Ignazio, ch' egli poi scolpì inn marmo, e che fu collocata in san Pietro.
Il grandioso deposito con la statua della s. m. di Gregorio XV, insigne benefattore di questa chiesa, e con urna ancora sepolcrale del cardinale Lodovico Ludovisi, fa mostra della magnificenza delli PP. della Compagnia di Gesù del Collegio Romano verso il loro benefattore. Hanno dato saggio della perizia de' loro scalpelli in questo sepolcro il sig. Monot, che scolpì le due Fame, e il sig. Le Gros, che scolpì tutto il resto, e architettò questo deposito.
Nella crociata a man dritta s' ammira la celebre cappella Lancellotti, che è una delle più belle di Roma per gusto, e per sodezza, tutta di finissimi, o preziosissimi marmi composta, dedicata a s. Luigi Gonzaga, ed eretta con disegno del P. Pozzi Gesuita, che dipinse la volta. Il detto Santo è espresso al vivo in un bassorilievo all'altare suddetto, scultura di detto Le Gros stimatissima, che fece anche le due statue di stucco sul frontespizio, e il Lodovisi scolpì i due angioli sulla balaustrata. Dirimpetto a questa è la cappella della ss. Nunziata, fatta sullo stesso disegno per l'appunto. Il bassorilievo è scultura di Filippo Valle. La volta fu dipinta dal cavalier Mazzanti, e Pietro Bracci scolpì i due Angioli della balaustra, e le due statue di stucco sul frontespizio.
La cappella del transito di san Giuseppe, fu ornata dal cardinal Giuseppe Sacripanti con la tavola del celebre Trevisani, e la cupola è di Luigi Garzi, con un de' quadri laterali del Chiari, e incontro quello del medesimo Trevisani.
Poco di quì lontano, avanti d' entrar nel Corso, è un bell'oratorio fabbricato con la direzione del P. Pietro Garavita Gesuita, con elemosine de' particolari per fratelli, che quì fanno le loro divozioni, e fu dedicato a Maria Vergine della Pietà, e a s. Francesco Saverio; ed ha il ricetto tutto dipinto a fresco da Lazzaro Baldi.

Roma: Chiesa di San Giacomo degli Incurabili

Chiesa di San Giacomo degli Incurabili 1

Chiesa di San Giacomo degli Incurabili

Questa chiesa fu fondata dal cardinal Pietro Colonna col contiguo spedale circa all'anno 1339, e Niccolò V poi la concedè alla Compagnia di mapp. Nel 1600 il cardinale Antonio Maria Salviati Fiorentino, Protettore di detta Compagnia, rinnovò da' fondamenti la chiesa, e la dotò di bonissime entrate. Il disegno è di Francesco Ricciarelli da Volterra, al quale, per causa di morte, succedè Carlo Maderno, che proseguì sì bella fabbrica, e la ridusse a perfezione con la facciata.
Nell'altare della prima cappella a mano destra è dipinta la Resurrezione di nostro Signore dal cavalier Roncalli. Nella seconda cappella è l'immagine di Maria, e il bassorilievo di marmo, che rappresenta s. Francesco di Paola in atto di venerare questa immagine, è di M. le Gros; e i due quadri laterali son di Giuseppe Passeri. Gli altri ornati di stucco sono dello stesso M. le Gros.
Nella terza cappella il s. Gio: Batista, che battezza nostro Signore, è del cavalier Passignano. La cena del emdo con gli Apostoli, nel quadro dell'altar maggiore, e nella volta un Dio Padre grande con puttini ad affresco è opera di Gio: Batista Novara, fattali fare dal cardinal Salviati.
L'istoria di Melchisedec, che diede il pane benedetto ad Abramo, con altre figure dipinte dalla banda destra del medesimo altare, sono di Vespasiano Strada; e quel della manna nel deserto, con sopra due Santi, e nella volta gli Angioli, è del Nappi.
Nella cappella dei signori Graziani, dall'altro lato della chiesa, è dipinta con bell'invenzione la Natività di Gesù con li pastori da Antiveduto Gramatica.
La statua di s. Giacomo in quella, che segue, è scultura d'Ipolito Buzi da Vigù. Nell'ultima cappella il s. Giacomo dipinto in piedi, che guarda Maria Vergine in Cielo, con puttini, e da basso una donna inginocchioni, che è la signora Virginia Tolfia, fondatrice di questa cappella, è di Francesco Zucchi.

Roma: Chiesa di Santa Maria in Via Lata

Chiesa di Santa Maria in Via Lata 1

Chiesa di Santa Maria in Via Lata

Periodo Barocco
Nel Corso è la chiesa di s. Maria, che è collegiata, diaconia del primo cardinale diacono. È stato rifatto sontuosamente l'altar maggiore con la tribuna dagli eredi del sig. Gio. Batista d'Aste, e poi risarcita ed ornata tutto la chiesa con un soffitto, fatto dipinger dai sigg. canonici, ajutati in gran parte dal sig. cavalier Francesco d'Aste. La bella facciata con un maestoso portico è disegno di Pietro da Cortona. Il rimodernamento della chiesa fu fatto con l'architettura del cavalier Cosimo da Bergamo. Nel primo altare a man destra è figurato s. Andrea da Giacinto Brandi; s. Niccolò vescovo nel secondo altare è di Giuseppe Ghezzi. In testa alla navata è l'altar del Crocifisso.
Li due suddetti altari si rinnovarono a spese del sig. Fulvio Sercanci, e Michele Gaucci fu architetto del primo, e Bernardo Borromini del secondo.
Le pitture della tribuna della chiesa son di Andrea Camassei da Bevagna, ma hanno molto patito. Il soffitto fu colorito con diverse istorie di Maria Vergine da Giacinto Brandi, e nella prima sono figure mirabili, che scortano di sott'in su, e colorite per eccellenza. Poi è la cappella di s. Ciriaco in fondo dell'altra navata, con la tavola di Gio. Odazzi. Indi l'altare con un quadro di s. Paolo, che battezza, opera del cav. Pier Leone Ghezzi. Nell'ultima la tavola con la Madonna, s. Lorenzo, s s. Antonio è di punto de' Pietri. Nel muro della navata destra sono sei ovati. I primi due son pittura del Masucci. Il terzo, e il quarto son di Pietro de' Pietri. Il quinto è del Piastrini, e il sesto è del medesimo Masucci. Nella navata sinistra sono cinque. Il primo è del Piastrini. Il settembre, e il quinto è dello stesso Masucci. Il terzo, e il quarto è di Pietro de' Pietri.
Li quattro Apostoli in bassorilievo di marmo, nell'altare della chiesa di sotto, son di Cosimo Fancelli, che anche vi fece una Madonna di terra cotta.

Roma: Chiesa di Santa Maria in Via

Chiesa di Santa Maria in Via 1

Chiesa di Santa Maria in Via

fabbricata per ordine del card. Capocci nell' anno 1253 nel Pontificato d' Innocenzo IV, per un miracolo quivi succeduto d' un' immagine di Maria Vergine. Leone X la diede a' Frati de' Servi, che la rifecero da' fondamenti con l' architettura di Martino Lunghi nel 1594, ed il card. Bellarmino titolare finì il coro con la volta della chiesa nel 1604
È stata perfezionata la facciata, ch' ebbe principio col disegno del medesimo Lunghi, mediante una copiosa elemosina di monsignor Bolognetti, e l' architetto fu il cavalier Rainaldi.
Nella cappella prima si conserva l' immagine miracolosa suddetta col pozzo, dove fu trovata. Nella seconda, dedicata a s. Filippo Benizi, oltre il quadro del Santo nell' altare, e le pitture nella volta, sono dai alti due altri quadri, uno dipinto da Tommaso Luini col miracolo del Santo morto nella bara, che libera un' indemoniata; e nell' altro è rappresentato, quando mettono l' abito del Santo ad un nudo, colorito dal Caravaggino col disegno del Sacchi.
La cappella, che segue de' signori Aldobrandini, ha il quadro dell' altare con l' Annunziata, fatta dal cavalier d' Arpino, che dalle bande dipinse la Natività di nostro Signore, e l' Adorazione de' Magi a fresco. La volta con diverse istorie, e nel mezzo un Dio Padre con Angioli, e puttini a fresco, sono lavori di Jacopo Zucca.
L' ultima cappella da questo lato è architettura di Domenico Lambardo d' Arezzo. La santissima Trinità, dipinta a fresco nell' altare con altri Santi, è di Cristofano Consolano: la pittura al lato destro, dove è un paese con una corona d' Angioli, è di Cherubino Alberti; e l' altra incontro è di fra Lambardo.
Passata la prima cappella, seguitando il giro, nell' altra era un quadro con s. Girolamo, e s. Giuseppe con un Angiolo in aria, creduto del Baglioni; nell' altra era figurata la Madonna per aria con Angioli da Stefano Pieri; e nell' ultima cappella de' signori del Bufalo era dipinto s. Andrea Apostolo in piedi da Giuseppe Franco de' Monti, detto dalle Lodole. Adesso tutti questi tre quadri non vi son più, ma altri in suo luogo di non molto pregio. Nell' ultima è s. Pellegrino, pittura di Giuseppe Montesanti scolare del Masucci.

Roma: Chiesa di San Marcello al Corso

Chiesa di San Marcello al Corso 1

Chiesa di San Marcello al Corso

Questa chiesa, che parimente è nel Corso, poco lontano dalla suddetta Accademia, fu conceduta a' PP. dei Servi di Maria nel 1369, e per essere antica ha avuto molti ristori in diversi tempi, e specialmente sotto Clemente VII col disegno di Jacopo Sansovino, e fra gli altri l'ultimo fu del 1597, che da' sigg. Vitelli da Città di Castello fu nobilitata, ed abbellita tutta, avendovi rifatto l'altar maggiore, il soffitto dorato, e dipinta la chiesa d'ogni intorno.
Vi mancava la facciata, che fu fatta a spese di monsignor Marcantonio Cataldi Boncompagni con l'architettura del cav. Fontana. Le statue di travertino sono di Francesco Cavallini, ed il bassorilievo di stucco, sopra la porta principale, dov'è figurato s. Filippo Benizio, al quale vne offerto il triregno, è opera d'Antonio Raggi. Il sepolcro del card. Cennino, vicino alla detta porta per di dentro, fu scolpito con diverse figure di marmo da Gio. Francesco de' Rossi, detto la Vecchietta; e la santissima Annunziata nell'altare della prima cappella a destra del marchese Maccarani, è opera di Lazzaro Baldi. Nella volta è finto un colonnato in scorcio con diverse bizzarrie da Tarquinio da Viterbo.
Il quadro della seconda cappella, dov'è Maria Vergine con due Sante, e nella volta diverse istoriette, son opere di Pietro Paolo Baldini. L'architettura di questa cappella è di Francesco Ferrari.
Le sculture sotto al pulpito sono lavori di Paolo Naldini, che fra' buoni allievi, ch'egli abbia, uno è Gio. Pietro Mauri, il quale ultimamente fece di sua invenzione in un medaglione di porfido l'effigie della maestà della Regina di Svezia.
La terza cappella, dedicata a Maria Vergine, è dipinta tutta ad affresco da Gio. Batista da Novara, fuori che la facciata principale, che colorì Francesco Salviati.
Nella volta della cappella del Crocifisso è dipinto nostro Signore, quando, dopo creato Adamo, cava dalla sua costa Eva, opera bellissima di Perino del Vaga, che anche colorì da una banda a mano destra due Evangelisti, finì tutto il s. Marco, e il s. Giovanni, eccetto la testa, e un braccio ignudo; e in mezzo dei medesimi sono del suo due puttini, che abbracciano un candelliere, che pajono di carne vivissima. Fu finita poi la cappella con gli altri profeti incontro, e li Angioli, e quello, che mancava a s. Giovanni, da Daniello Ricciarelli da Volterra, che anche nell'arco, che mette in mezzo la finestra, dipinse gli Angioli, e antichi ornamenti in compagnia di Pellegrino da Modena, e con li cartoni di Perino suddetto. Gli Angioli con la croce nella tavola, che copre il Crocifisso miracoloso, son di Luigi Garzi, che fece anche lo stendardo di s. Filippo Benizi.
L'ultima cappella fu ornata tutta dal card. Fabbrizio Paolucci, di cui il sepolcro è opera del Bracci. La tavola è di Aureliano Milani, e i laterali di Domenico Corvi Viterbese allievo del Mancini.
Nella cappella maggiore, la Vita di Maria Vergine, con alcuni Santi, e varj ritratti di cardinali, e altri della famiglia Vitelli, che fece la spesa, è di Gio. Batista da Novara, come anche le istorie della Passione attorno la nave della chiesa, con quella, che riempie tutta la facciata sopra la porta. Dei Santi di stucco da' lati dell'altar maggiore uno fu fatto da Michele, e l'altro da Filippo, allievi d'Ercole Ferrata.
La cappella di s. Filippo Benizi dall'altro lato della chiesa dipinta ad affresco è del cavalier Gagliardi da Città di Castello con diverse istorie del Santo, ed altre figure; e in quella, che segue dei sig. Frangipani, dipinse a olio la tavola con la conversione di s. Paolo Federico Zuccheri; e il resto della cappella ad affresco è di Taddeo suo fratello. Delle sei texte di marmo, che son al muro, tre sono del famoso Algardi, e tre altre più antiche.
Nel pilastro è il deposito del card. Girolamo Dandini da Cesena. Quivi si vede il suo ritratto, fatta nel 1559 tenuto per opera di Pellegrino da Modena.
Nel quadro della cappella, che segue, è rappresentato ad affresco un s. Pietro, fatto da buona mano. Il Cristo morto, con quantità di figure nella tavola dell'altra, dicono, che sia del Salviati; e le figure della volta son di sua scuola. Le pitture ad affresco da' lati, nei pilastri, e arco dell'ultima sono di Pietro Paolo Baldini, dove è anche suo il quadro dell'altare con l'effigie della Madonna dei Sette dolori.

Roma: Chiesa di San Silvestro

Chiesa di San Silvestro 1

Chiesa di San Silvestro in capite

San Dionigi Papa del 261 fece fare questa chiesa. Ebbe poi molti ristori, e l'ultimo pochi anni addietro dalle monache, che la ridussero in una bella proporzione. Quivi sono molte reliquie insigni, e fra l'altre si dice esservi un'immagine di nostro Signore, ch'egli mandò al re Abagaro; e la testa di s. Giovanni Batista, donde prese il nome questa chiesa.
Le pitture della prima cappella sono fatiche di Giuseppe Chiari: nella seconda è s. Francesco, che riceve le Stimate, colorito dal Gentileschi Pisano, e i laterali sono di Luigi Garzi: nella terza è il quadro con la venuta dello Spirito santo, opera di Giuseppe Ghezzi: ed in quella della crociata un altro con Maria Vergine, il Figlio, s. Giovanni, e s. Silvestro, dipinto da Tarquino da Viterbo.
Il catino nella croce della chiesa, dipinto ad affresco con Dio Padre, e Angioli, e nei triangoli quattro Santi, sono opere del Roncalli, con l'aiuto di Giuseppe Agellio, e del Consolani suoi allievi, le quali son in essere.
Il quadro nell'altare dall'altra parte è di Terenzio da Urbino, che rappresenta la Vergine con Gesù, s. Paolo, s. Niccolò vescovo, e da basso s. Maria Maddalena, e s. Caterina della rota, e gli Angioli di stucco sono del Rusconi, come quelli della prima cappella di s. Antonio.
Nella cappella, che segue, la Concezione con volta e lunette sono del Gemigniani: e i due quadri laterali sono opere del cav. Mazzucchelli da Morazzone.
Le due istorie dai lati, che sono la Visitazione di s. Elisabetta, e l'Adorazione dei Magi, furono terminate ad affresco dal cavalier Pier Francesco suddetto da Morazzone Lombardo, che anche fece l'altra lunetta, e le figure nei pilastri, che vi son rimaste.
La cappella seguente è tutta quanta dipinta dal mentovato Lodovico Geminiani; e Lorenzo Ottone fece gli stucchi in alto con un gruppo di puttini. Il Crocifisso colle Marie s. Giovanni a' piedi, dipinto nh altare dell'ultima cappella, come anche i laterali, le lunette, la volta, e gli angoletti sono opera di Francesco Trevisani, e queste sono stimate le più belle sue fatiche, avendole fatte nel fiore dell'età.
Il voltone, architettato dal Breccioli, è di Giacinto Brandi, che vi rappresentò l'Assunta di Maria Vergine, s. Giovanni, e s. Silvestro con una gloria d'altri Santi, e gruppi d'Angioli: anche gli ornati ricchi d'oro sono di suo disegno; e li bassirilievi di stucco son del Gramignoli.
Li Apostoli nel lunettone sopra l'organo son del suddetto Brandi, come sono le volte dei bracci della chiesa.
Al presente vi si vede anche la nuova facciata di marmo, eretta col disegno di Giovanni de' Rossi, nella quale sono quattro statue, una delle quali rappresenta s. Silvestro Papa, scultura di Lorenzo Ottone; l'altra di s. Stefano è di Monsù Michele: la terza di s. Francesco, è di Vincenzio Felice; e la quarta rappresentante s. Teresa è del Mazzoli; il tutto fatto a spese della san. mem. di Papa Clemente XI, a cui sommamente è stato a cuore l'ornamento dei sacri tempi.

Le schede informative sono tratte da: Descrizione delle Pitture, Sculture e Architetture esposte in Roma di Filippo Titi stampato da Marco Pagliarini in Roma 1763

Tempio di Adriano

NETTUNO E GESU' CRISTO di Costantino Maes 1885

"Che ha a che fare il Dio Nettuno con Nostro Signore Gesù Cristo? Nulla davvero; eppure di casa sono buoni amici, come ora vedrete.
A Piazza di Pietra nel Tempio del vecchio, gentile, paganissimo Nettuno si trova l'immagine di un Crocefisso, che deve avere una data vecchissima a giudicare dal lavoro e dal posto in cui si trova. Il Crocefisso, scolpito anche con una certa diligenza trovasi sulla quarta colonna venendo da Piazza di Sciarra all'altezza della sommità del lampione. Ci vogliono per altro due buoni occhi per vederlo, o meglio un buon binocolo da teatro, altrimenti rimanete colla curiosità in corpo, e non per colpa mia. Come si troverà quell'antico Crocefisso lassù? Questo è il mistero. Quantunque i misteri sia meglio lasciarli stare, pure vi dirò la mia opinione. Nei tempi loschi, quando Roma era ridotta un mucchio di rovine, con poche casucce, e forse capanne, come nei suoi tempi preistorici, dopo le invasioni dei barbari,credo che qualche povero abituro fosse appoggiato alle colonne di Nettuno. Chi abitava questa casupola sarà stato certo un buon cristiano, forse uno scalpellino, e si sarà giovato del pezzo di colonna, che rispondeva nella sua cameruccia da dormire, per intagliarvi l'immagine del Redentore, in quel punto che rispondeva forse al suo capezzale. Se non vi capacita questa spiegazione, trovatene un'altra. E addio."

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