i Tesori di Roma

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VIA DEL CORSO

Tempio di Adriano a Roma
Roma: Via del Corso

Roma: Via del Corso p30

Roma: Via del Corso

Roma: Via del Corso 2

Roma: Via del Corso

Roma: Collegio Romano

Roma: Collegio Romano 1

Roma: Studio di Canova

Roma Galleria Colonna

Roma: Galleria Colonna 8

Via del Seminario a Roma

Roma: Via del Seminario 1

Roma: Via del Corso

Roma: Via del Piè di Marmo

Roma: Statua del Piè di Marmo 1

Roma: Fontana di via S.Stefano del Cacco

Roma: Fontana di via S.Stefano del Cacco 1

Roma: Statua del Facchino

Roma: Statua del Facchino 1

Roma: Statua della Gatta

Piazza Sant'Ignazio a Roma

Roma: Piazza Sant'Ignazio 2

Piazza Sant'Ignazio a Roma

Roma: Piazza Sant'Ignazio 3

CORSO UMBERTO I
sec. II-III-IV-IX.

— Onesta via lunga quasi 2 Km., è la più signorile di Roma e fu dedicata ad Umberto I. Anticamente, dalla Porta Ratumena, presso il sepolcro di Dibulo, fino a p. S. Marcello, era detta Via Lata , e da questo punto in poi Via Flamìnia . Dal tempo del Veneto Pietro liarbo, Paolo II, che costruitosi il colossale Palazzo Venezia, volle assistere da questo alle corse di uomini e di cavalli senza fantino (barberi), la Via venne chiamata Corso. Nelle varie corse si stabiliva come punto di partenza, p. Sciarra per 1 ragazzi; Via della Vite per gli uomini; S. Giacomo per gli asini e bufali; p. de,l Popolo per i cavalli. In antecedenza le corse si facevano o per Via Giulia, o per Borgo Nuovo .
— Nell'età di mezzo, dopo p. Colonna, la Via assumeva un aspetto campestre ad eccezione di qualche edificio, che s'incontrava qua e là. Lasciata la casa dei Gigli nell'angolo ove già aprivasi la Via Cacciai)ove, area ora occupata dal Palazzo Marignoli, vedevansi le vecchie fabbriche della chiesa e del monastero di S. Maria Maddalena, detta anche S. Lucia della Colonna, 1 di cui orti si estendevano verso p. Barberini. Poi S. Silvestro in Capite, intorno al quale erano poche case di lavoratori e qualche arcata in rovina dell'acqua Vergine, le infiltrazioni della quale fino ai tempi di Eugenio IV (1431-1446) avevano impaludato questa località. Poscia ìncontravasi, quasi ove ora sorge il Palazzo Fiajio, il Palazzo di Giovanni Le Jenne, edificio così sontuoso, che si affermava essere il più bello di Roma dopo il Vaticano, in seguito ampliato ancora dai cardi-nali Cibo e Costa di Lisbona. Più oltre, ove è ora la chiesa di S. Carlo, eravi la cappella di S. Nicola del Tufo e più in là l'Ospedale di S. Giacomo, la chiesa del quale ancora non era costruita. Piazza del Popolo era campagna, alla quale però cominciava a dare rilevanza la riedificazione della chiesa di S. Maria. Solo allo sbocco della Via Flaminia, rompeva la monotonia un avanzo di un'antica piramide sepolcrale, dal volgo detta Tomba della madre di Nerone, e dagli archeologi creduta tomba di Marcella, demolita in seguito da Paolo III.
— Il Pincio era ricoperto di boscaglie e piante sel-vatiche, tra le quali spiccavano 1 ruderi dei giardini di Lucullo e dei Domizi.
— Solo nel 1834 furono fatte, per il Corso, regolari chiusini per lo scolo delle acque
Il corso fu livellato e selciato nel 1736, e illuminato a gas la notte del 6 gennaio 1854.
— (Bandini) « Riguardo a botteghe, alla fine del sec. XVIII non se ne trovava alcuna da p. Venezia a p. Sciarra ; c'erano soltanto due studi di notare, una tipografia, quella del Cracas, la libreria dell'Archini e più verso p. Colonna i negozi di seterie di Cecchini e Torlonia ».
— (Ponti) « Di bei mignani fu piena la nostra Roma; ma dove assursero veramente all'onore della storia fu pel vecchio Corso di Roma papale. Essi occuparono con amabile violenza fino le facciate degli austeri palazzi e, anzi tutti ben chiusi, muniti di serrande e di gelosie, apparvero ,'come camerini sospesi in aria. Ma/ di centinaia che erano, oggi ne sopravvivono tre o quattro che non tarderanno a sparire ».
— Sin dal 1538, Paolo III Farnese intraprese la correzione del Corso. Per sopperire alle spese, impose una tassa speciale ai proprietari, di quelle case, che guadagnarono ih valore per detta correzione della strada. Nel 1877 venne allargato da p. Venezia al vie. del Piombo; negli anni -Seguenti da p. Sciarra a Via delle Convertite.
— Una delle abitudini della vita di Roma, fino a poco fa, era la trottata delle vetture lungo il Corso nei pomeriggi invernali.
— Nell'antichità questa Via era attraversata da 3 archi: il primo Arcus Diocletianì era all'altezza di Via Lata; ne. restano alcuni bassorilievi, che oggi ornano la loggia del giardino a Villa Medici. Il secondo Arcus Claudi a p. Sciarra, eretto nel 43 per ricordare la conquista della Britannia. L'ornarono trofei militari in bronzo dorato e una quadriga con la statua dell'imp. Claudio. Tre frammenti con scene militari si veggono nel museo di Villa Borghese. Il terzo Arcus Hadriani a Via della Vite. Questo rimase fino al sec. XVII con i nomi di Trifli, Tres Faciellas da un gruppo di 3 statue, di arco di Portogallo, dalla vicina abitazione del card. di Lisbona. Al museo dei Conservatori si conservano di quest'arco due bassorilievi; a S. Agnese a p. Navona 2 colonne di verde antico; al Laterano altre due nella cappella Corsini. L'arco venne demolito da Alessandro VII e lo ricorda una lapide. Altre lapidi lungo il Corso ricordano: al N. 18 l'abitazione di Volfango Goethe, e al Palazzo Verospi quella di Shelley.
— Chiese di Gesù e Maria .Nella casa vicino a questa chiesa, nel 1734 abitò Metastasio, ed ivi morì la sua protettrice ed incitatrice Marianna Bulgarini detta la Romanina.
San Giacomo degli Incurabili.
San Carlo al Corso
— S. Marcello
Santa Maria in Via Lata diaconia antichissima, che le memorie cristiane asseriscono eretta ove dimorò S. Paolo presso il centurione che l'ebbe condotto in Roma per comando di Pesto; e vuole la pia tradizione, che la sorgente che si trova nei sotterranei della chiesa scaturisse miracolosamente per il battesimo di quelli che S. Paolo convertiva. Lo stato attuale della Chiesa rimonta al 1660. Nell'interno importanti tombe, tra le quali quelle dei Bonaparte. Facciata di Pietro da Cortona. Nei sotterranei si osservano avanzi dei Septa Julia.
— Per i ricordi pagani del Corso, vedi Via Flaminia.
— Palazzi: Rondanini ora Sanseverino (già dei Feoli, dei Capranica), andò celebre per una collezione di sculture già appartenenti al sepolcreto degli Equites Singulares, che era a Tor Pignattara , Equites che avevano il loro quartiere in Via Tasso . Nell'ini, una Pietà non finita, opera di Michelangelo.
— Ruspali, già dei Rucellai e dei Caetani, eretto da Barto-lomeo Ammannati. Di questo Palazzo scrisse il Goethe : « Qui dove la via non è affatto più larga, i marciapiedi sono più elevati (cm. 70). Qui nel carnevale prende posto il bel mondo, e tutte le sedie sono subito occupate. Le più beile signore della borghesia leggiadramente mascherate, circondate dai loro amici, si mostrano là agli sguardi curiosi dei passanti ». In questo Palazzo, nei primi dell'ottocento, ebbe sede a piano terreno il celebre Caffè Nuovo, il più bello, come allora dicevasi, del mondo; qui abitò, dopo la caduta di Napoleone, la regina Ortensia, sua figliastra e cognata, con i suoi figli, uno dei quali fu poi Napoleone III.
—Piano Ottoboni, ora Almagià, in parte costruito sull'antica Ara Pacis da Eugenio IV per l'abitazione del card. titolare di S. Lorenzo in Lucina; in questi ultimi tempi fu rifatta la facciata. In questo Palazzo abitò, nei primi dell'ottocento, profuga di Francia, madama „ Recamier, la « turris eburnea » del primo impero, circondata dalla sua corte intellettuale, ove primeggiava Canova; fu pure abitato da Massimo D'Azegliò, quando venne, insieme al padre, incaricato dal re di Sardegna di felicitare Pio VII per il suo ritorno in Roma.
— Cerumi, ove ammiravasi la statua la Verità, dello stesso Bernini, ora al museo di Villa Borghese.
— Banco di Napoli.
— Marignoli.
— Verospi, ora del Credilo Italiano, ove nel 1705 facendovisi degli scavi, si trovò in una buca un tesoro di 60.000 scudi, che rimontava al Sacco di Roma.
— Chigi (arch. Giac. Della Porta, Carlo Maderno, Felice Della Greca), sede del Ministero degli Esteri.
— Bocconi, ora Rinascente, costruito nel 1887.
— Banca Naz. Credito (Galleria).
— Banca Commerciale.
— Sciarra
— Cassa di Risparmio, costrui to nel 1874, arch. Cipolla.
— Banco di Roma, già Simonetti, costruito su disegni di Alessandro Specchi per ordine della famiglia De Carolis e da questa venduto ai gesuiti. Nel 1750 fu acquistato dal card. Simonetti e poi passò in proprietà del principe di Venosa.
— Doria
—• Salviali che in antecedenza prendeva nome dai Mancini ; da questi a poco prezzo lo comprò Luigi XV per farvi la residenza dell'Accademia di Francia. Solo più tardi l'Accademia fu trasferita nella nuova sede costruita dal card. Giovanni Ricci e poi acquistata ed abbellita da Alessandro Medici (Leone XI). Il Palazzo allora passò
alla corte di Toscana, da questa a Luigi Bonaparte, poi alla regina di Sardegna, alla regina di Napoli, ai Cavalieri di Malta, ai Borghesi, ai Salviati ed ora al Banco di Sicilia.
— Bonaparte già d'Aste, poi Rinuccini, dai quali lo comprò Letizia Bonaparte madre di Napoleone I, che per 20 anni passò lunghe ore a guardare il passeggio della strada, seduta nella loggia coperta d'angolo. Morì in questo Palazzo nel 1836.
— Belli (1834):

P'er Corso c'è una frega senza fine,
| de libbrari, armaroli, perucchierì,
sartori, machinisti, caffettieri,

Orloggiari e mercanti de pannine
Ortre poi le modiste e le spazzine,
e antiquai'i e arbanist'i e chincajeri,

c'è un famoso negozzio de braghieri,
indisposti in bellissime vetrine.
Davanti a tutte ste botteghe nostre,
omo o donna che passi, è caso raro

che nun s'affermi a contemprà le mastre.
E de tanti paini e tante ciane,
dar solo disgrazziato braghieraro,
nun so che sia, nun ce s'afferma un cane.

(Blasi)

Piazza Sant'Ignazio

La corrente del "barocchetto romano" fu incoraggiata da Benedetto XIII, che si servì di un modesto architetto di provincia, FILIPPO RAGUZZINI (1680 circa-1771). Davanti all'orgogliosa facciata di Sant'Ignazio, la seconda chiesa dei Gesuiti, il Raguzzini dispose con garbo, seguendo un bel gioco di curve, alcune case piccole e ben modellate, che al Milizia parvero canterani: erano invece i primi esempi (rimasti senza seguito) di una buona architettura borghese.

tratto da GIULIO CARLO ARGAN: STORIA DELL’ARTE ITALIANA 

Roma: Tempio di Adriano

NETTUNO E GESU' CRISTO di Costantino Maes 1885

"Che ha a che fare il Dio Nettuno con Nostro Signore Gesù Cristo? Nulla davvero; eppure di casa sono buoni amici, come ora vedrete.
A Piazza di Pietra nel Tempio del vecchio, gentile, paganissimo Nettuno si trova l'immagine di un Crocefisso, che deve avere una data vecchissima a giudicare dal lavoro e dal posto in cui si trova. Il Crocefisso, scolpito anche con una certa diligenza trovasi sulla quarta colonna venendo da Piazza di Sciarra all'altezza della sommità del lampione. Ci vogliono per altro due buoni occhi per vederlo, o meglio un buon binocolo da teatro, altrimenti rimanete colla curiosità in corpo, e non per colpa mia. Come si troverà quell'antico Crocefisso lassù? Questo è il mistero. Quantunque i misteri sia meglio lasciarli stare, pure vi dirò la mia opinione. Nei tempi loschi, quando Roma era ridotta un mucchio di rovine, con poche casucce, e forse capanne, come nei suoi tempi preistorici, dopo le invasioni dei barbari,credo che qualche povero abituro fosse appoggiato alle colonne di Nettuno. Chi abitava questa casupola sarà stato certo un buon cristiano, forse uno scalpellino, e si sarà giovato del pezzo di colonna, che rispondeva nella sua cameruccia da dormire, per intagliarvi l'immagine del Redentore, in quel punto che rispondeva forse al suo capezzale. Se non vi capacita questa spiegazione, trovatene un'altra. E addio."

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Vedi anche: Chiesa di Sant'Ignazio | Santa Maria in Via | Tempio di Adriano
e i brani di Sthendal e Padre BRESCIANI

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