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Chiesa di Santa Maria in Vallicella o Chiesa Nuova
Periodo Barocco
Questa chiesa, chiamata santa Maria in Vallicella, che s. Filippo Neri ottenne da Gregorio XIII nel 1575 per li Padri della sua Congregazione, fu rifatta da' fondamenti con l'aiuto del cardinal Pier Donato Cesi, e di monsignor Angiolo Cesi vescovo di Todi suo fratello.
Martino Longhi il vecchio, celebre architetto, edificò il di dentro della chiesa, e fece il disegno della facciata, che va in stampa, la quale fu poi eseguita da Fausto Rughesi da Monte Pulciano.
La volta di mezzo, dov'è dipinto il miracolo della Vergine Maria, che successe nella medesima chiesa, e la cupola, e i peducci di essa, e la tribuna dell'altar maggiore, sono tutte opere del famoso Pietro da Cortona. Furono li stucchi, Angioli, e puttini perfettamente condotti da Cosimo Fancelli, ed Ercole Ferrata.
Nella prima cappella a man destra, entrando in chiesa, è dipinto sopra l'altar un Crocifisso con la Madonna, san Giovanni, e s. Maria Maddalena da Scipione Gaetano. Il Cristo morto in atto di esser seppellito, nella cappella che segue, fu dipinto da Michelangelo Caravaggio, e questa è delle megliori opere, che facesse.
L'Ascensione di nostro Signore al Cielo, nell'altra cappella, è di Girolamo Muziano. Il quadro a olio della venuta dello Spirito santo nell'altro altare è di mano di Vincenzio Fiammingo; ed in quello, che segue, è l'Assunta di mano d'Aurelio Lomi Pisano.
Nell'altare della crociata della chiesa, passata la porta di fianco, è dipinta l'Incoronazoine di Maria Vergine, opera del cav. d'Arpino, ma di maniera infelice; e le due statue di s. Gio. Battista, e s. Giovanni Evangelista, che sono da i lati, furono scolpite in marmo da Flaminio Vacca Romano.
La cappelletta, che segue sotto l'organo, che è de' signori Spada, architettata dal cav. Fontana, ha il quadro dell'altare con li ss. Carlo, ed Ignazio, opera condotta con buon gusto da Carlo Maratta: l'altro dal lato dell'Epistola, ove si vede effigiato san Carlo, che dispensa le sue facoltà a' poveri, con gran quantità di figure, è dello Scaramuccia Perugino; e l'altro incontro con istoria della peste di Milano, è opera stimata di Gio. Bonatti.
Il quadro dell'altar maggiore, dov'è la Madonna col Figlio in braccio, che copre un'immagine miracolosa, intorniato da diversi puttini, e da Angioli inginocchioni, è pittura del celebre Pietro Paolo Rubens Fiammingo, ed il Cristo, che ivi sta sopra intagliato in legno, è opera di Guglielmo Bertolot Francese.
Il ricco ciborio, fatto con disegno di Ciro Ferri Romano, e i due Angioli di bronzo furon gettati dal Benincasa da Gubbio; e gli altri due quadri laterali, in uno dei quali è dipinto s. Gregorio Papa, s. Mauro, e san Papia martiri, nell'altro a man sinistra s. Domitilla, e li Santi Nereo, ed Achilleo, son opere del medesimo Rubens.
Nella cappella sotto all'altro organo, dedicata a s. Filippo, seguitando il giro, si vede nell'altare il quadro con effigie di detto Santo, che è tutto spirito, e divozione, condotto dal famoso Guido Reni; ed alcune istoriette de' fatti di s. Filippo furono fatte con molta diligenza dal cavalier Cristofano Pomaranci.
La Presentazione di Maria Vergine al Tempio, nell'altar contiguo della crociata, fu con dolce maniera condotta da Federico Barocci d'Urbino, e le statua, che sono da i lati de' ss. Pietro, e Paolo, che passano il naturale, furono scolpite in marmo da Gio. Antonio Paracca da Valsoldo.
Nella cappella seguente, passata la porta della sagrestia, è dipinta un'Annunziata dal cavalier Passignani; ed il quadro della Visitazione di s. Elisabetta nell'altare, che segue, di maniera bella, e vaga, fu dipinto in Urbino da Federico Barocci, e mandato a Roma. San Filippo Neri era tanto divoto di questa pittura della detta Presentazione, che quasi del continuo stava in quella cappella a far le sue orazioni: e li tre scompartimenti a olio nella volta sono opere di Carlo Saracino.
La Natività di Gesù con l'adorazione de' Pastori, dipinta nel quadro della cappella contigua, è opera assai diligente colorita da Durante Alberti; e le tre Sante nella volta, dipinte su lo stucco sono del cav. Roncalli.
Nell'altra cappella è dipinta l'adorazione de' Magi da Cesare Nebbia; e nell'ultima vi è effigiata la Presentazione di nostro Signore al Tempio, e nella volta tre Santi del cavalier d'Arpino.
La facciata di questa chiesa è architettura di Paolo Marucelli: ed il s. Filippo Neri posto sull'altare, assai maggiore del vivo, scolpito in marmo, è opera degna di grande stima, fatta dall'Algardi, uno de' meglio scultori; ed il quadro in alto con Maria Vergine, ed Angioli è di Gio. Domenico Perugino. La volta, dove è un grand'Angiolo con la Croce, e altri putti con gli strumenti della Passione, è una delle più stupende pitture di Pietro da Cortona sì per l'invenzione, che pel colorito.
Dalla sagrestia si va alla cappelletta dietro all'accanto, dov'è il corpo di s. Filippo.
Nella volta della stanza, che si trova avanti d'entrare in detta cappella, è effigiato san Filippo in estasi, opera di Francesco Tornioli Senese.
Il quadro nell'altare della suddetta cappelletta col Santo medesimo è del celebre Guercino, e l'altro nella volta della stanza di sopra è di Pietro da Cortona, pittura la più eccellente di questo professore, che forse sia in Roma, e quivi è la cappella, dove celebrava il Santo.
L'architetto dell'abitazione de' Padri, con l'Oratorio fu il cavalier Francesco Borromini, come anche della sua facciata, il tutto operato con molta intelligenza. La coronazione di Maria Vergine, dipinta in un ovato nella volta dell'Oratorio, è opera fatta dal Romanelli; il quadro dell'altare fu dipinto dal cavlier Vanni Senese; e la statua di stucco, di s. Filippo, incontro al pulpito, è di Monsù Michele Borgognone.
Scorgesi ora questa chiesa abbellita di quadri nelle pareti della navata di mezzo, i quali sono de' più singolari, e rinomati pittori dell'età passata.
Li due quadri dentro la terra dell'altar maggiore sopra li coretti, rappresentanti uno la crezione degli Angioli, e l'altro la caduta de' medesimi, sono di Lazzaro Baldi; li due sopra gli altari della crociata della chiesa, uno de' quali rappresenta la resurrezione de' Morti, e 'altro la creazione d'Adamo, sono di Giuseppe Ghezzi. Prima gli avea dipinti Paris Nogari, ma forse erano andate male. Li due primi della navata di mezzo, in uno de' quali si figura la Comunione degli Apostoli, e nell'altro la pioggia della Manna, sono di Danielle Saiter, pittore Tedesco; li due ovati, che seguono, in uno de' quali è effigiata Rebecca, e nell'altro la Maddalena penitente, sono del suddetto Giuseppe Ghezzi; li due, che sieguono, in uno de' quali si rappresenta Cristo, quando diede le chiavi a s. Pietro, e nell'altro quando Mosè, tornando dal monte Sinai, spezzo le tavole della Legge, sono di Giuseppe Passeri; li due ovati, che seguono, in uno de' quali si rimira Giuditta con la testa d'Oloferne in mano, e nell'altro la Concezione di Maria Vergine, sono del suddetto Danielle Saiter; li due d'appresso, in uno de' quali è figurato Cristo, quando scaccia i Farisei dal Tempio, e nell'altro, quando fu portata l'Arca in trionfo dal popolo Ebreo, sono di Domenico Parodi Genovese; ed il quadro sopra la porta, rappresentante la predica di s. Giovanni, è del suddetto Saiter.
Accanto alla Chiesa Nuova e congiunto alla medesima v' è il grandioso oratorio di s. Filippo, cui è annesso il convento o casa già dei pp. Filippini, ed era dedicato a s. Cecilia.
Francesco Borromino fu il bizzarro architetto di questa fabbrica bizzarra.
La volta dell' oratorio era ornata dalla Incoronazione in cielo di Maria, opera del Romanelli; il quadro dell' altare coll' Assunta e s. Cecilia fu dipinto dal Vanni: nella parete destra v' ha una statua di s. Filippo in stucco opera di Michele Maglia borgognone. Dirimpetto v' era il pulpito e vicino l' orchestra in cui si eseguiva la musica istromentale secondo il gusto di s. Filippo, dopo che da quel pulpito ava parlato un fanciullino, e poi un padre dell' oratorio. Questo grazioso trattenimento è sparito colla vecchia Roma, e quella sala santificata da uomini illustri è ora ridotta a Corte d' Assise!
 
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Chiesa di San Salvatore in Lauro
De lauro la chiama Cencio Camerario, che le attribuisce sei denari di presbiterio ed in Lauro l' anonimo di Torino ed il Signorili. Circa questo nome, il Nibby così si esprime: "La denominazione in Lauro le viene dall' essere ivi stato il famoso portico di Europa, in mezzo al quale eravi, per quanto si crede, un boschetto di allori." Il Canina pure sostiene e conferma tale opinione. Io, sebbene rispetti questi due egregi topografi, pure mi par lecito l' averrtire che la chiesa in discorso, essendo stata edificata dal cardinale Latino Orsini, non doveva essere più circondata di allori, giacchè tali boschetti erano scomparsi con la denominazione suddetta da un pezzo. Però l' edificazione deve almeno rimontare al secolo XIII, in cui troviamo Cencio Camerario che ne fa menzione; e deve essere sempre anteriore al XV, in cui erroneamente la pone il Nibby.
Nei limiti di questa parrocchia molte case possedeva nel secolo XIV la basilica vaticana, come dai libri catastali di quel' epoca risulta, ove leggo per esempio: ai 13 di giugno 1395: domus cum signo serpentis de parochia s. Salvatoris in Lauro.
Questa chiesa fu dunque edificata dal card. Latino Orsini, creato da Niccolò V, che l' affidò ai canonici regolari di s. Giorgio in Alga, i quali vi rimasero fino alla soppressione di quell' ordine fatta da Clemente IX. Sisto V la eresse in titolo. Nel 1591 fu arsa da un incendio, ma venne riedificata con i disegni di Ottavio Mascherino: le fiamme distrussero i dipinti di Giovanni d' Ascona, di Pierin del Vaga, di Pietro da Cortona, del Ragusa ed un organo singolarissimo. L' anno 1669 fu data ai Piceni e il monastero convertito in collegio per venticinque alunni di medicina e legge. Il quadro dell' altar maggiore, opera di Giovanni d' Ascona rappresentante la Trasfigurazione, fu tolto e donato a Cristina di Svezia, ed allora vi fu posta l' imagine della santa Casa di Loreto, lavoro di Giovanni Peruzzini d' Ancona. Vi è celebre una imagine detta s. Maria delle Grazie, creduta opera del famoso Antonio Pollaiolo, rimasta immune dall' incendio, ove si legge il nome Antonius pinxit 1494. Dai marchegiani la chiesa fu dedicata alla Madonna di Loreto. La facciata fu compiiuta ai giorni nostri. Nel chiostro, che è un capolavoro dell' arte del rinascimento, si osserva il deposito di Eugenio IV lavoro pregevolissimo del secolo XV, ove si legge una iscrizione che ricorda il concilio di Basilea. V' ha pure un oratorio, ora dissacrato, che servì per fratelli della compagnia dei Marchegiani, adorno di ottimi affreschi: in fondo si osserva un gran quadro rappresentante le nozze di Cana, opera mediocre di Cecchino Salviati.
Le
schede informative sono tratte da
Descrizione delle Pitture, Sculture e Architetture esposte in Roma
di Filippo Titi
stampato da Marco Pagliarini
in Roma 1763

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