
RIONI REGOLA E PARIONE
San Carlo ai Catinari | Chiesa della SS. Trinità, e Ospizio dei Pellegrini |
Palazzo Spada |
San Tommaso in Parione | San Paolo alla Regola | Santa Maria in Monticelli | San Salvatore in Campo

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| Arco
degli Acetari 1 |
Arco
degli Acetari 2 |
Via
del Pellegrino 2 |
Via
del Pellegrino 1 |
Via
del Pellegrino 3 |
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| Via
dei Pettinari 1 |
Palazzo
Giangiacomo 1 |
Palazzo
Ossoli 1 |
Chiesa
di Santa Maria di Monserrato 1 |
Palazzo
Ricci 4 |
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| Palazzo
Ricci 5 |
Chiesa
di Santa Lucia 1 |
Chiesa
di San Tommaso di Canterbury 1 |
Via
dei Bresciani 1 |
Via
dei Bresciani 1a |
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Chiesa di San Girolamo della Carità |
Targa di epoca romana inserita in un muro in Via del Pellegrino all'altezza di Via dei Cartari. |
Traduzione della targa |
Vicolo dei Sugarelli: traversa tra Via Giulia e Via dei Banchi Vecchi |
Campanile del Monte di Pietà 01
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Chiesa di San Carlo ai Catinari
Periodo Barocco
L'Anno 1612 fu cominciata la fabbrica di questa chiesa con l'abitazione dei Chierici Reg. di s. Paolo, detti Barnabiti, e dopo il Card. Leni lasciò grandi facoltà, e denari per poter ridurre a perfezione questa bella impresa. Ell'è parrocchia. L'architettura della chiesa è di Rosato Rosati; e la facciata fu fatta con disegno di Gio: Battista Soria.
La prima cappella è ricca di marmi disposti con architettura di Simon Costanzi, e appartiene alla casa Costaguti, essendo stata eretta dal Cardinal Gio. Battista. Il quadro della Nunziata è una delle belle opere del Lanfranco. Il quadro col martirio di s. biago nell'altare della cappella grande, che segue, è di Giacinto Brandi, l'architettura però è del Cavalier Rainaldi.
Nella cappella seguente il quadro è d'Antonio Gherardi, che fece anche il disegno di questa cappella dedicata a s. Cecilia. E nell'altra cappelletta della B. Vergine il quadretto è copia fatta da Pietro Valentini dall'originale di Scipione Pulzone da Gaeta che sta nel coro superiore.
Nel quadro dell'altar maggiore, disegno di Martino Longhi, si vede dipinto s. Carlo, che porta il santo Chiodo sotto al baldacchino, con molte figure, opera bellissima del Cavalier Pietro da Cortona.
La volta della tribuna fu dipinta dal Lanfranco già vecchio, ed il ciborio di pietre preziose e matalli dorati, fu fatto con disegno di Simone Costanzi.
Il lanternino della cupola ha dentro dipinto un Dio Padre con puttini da Gio: Giacomo Semenza Bolognese, allievo di Guido Reni; e le quattro virtù, che sono nelli peducci di essa cupola, dipinte con belle, e peregrine invenzioni, sono eccellenti opere del Domenichino.
Vicino alla porta della sagrestia, seguitando il giro è un altare con li ss. Mario, Marta, Abacuc, ed Audiface, opera del Romanelli; e nella cappella grande che siegue è dipinto il transito di s. Anna, da Andrea Sacchi, quadro eccellentissimo ed in grandissimo conto tenuto.
L'ultima cappella è stata rifatta, ed ornata di marmi coll'architettura di Mauro Fontana, dalla casa Cavallerini, e dedicata a s. Paolo; il quadro dell'altare che rappresenta la caduta del medesimo è di Giuseppe Ranucci allievo del Cav. Conca, e li due ovati laterali, e la volta sono di Filippo Mondelli: le pitture ad affresco a piedi della chiesa sopra le porte, dove è s. Carlo che fa elemosina, una è di Mattia Preti detto il Cavalier Calabrese, e l'altra è di Gregorio suo fratello.
Nella sagrestia vi è un quadro, che stava prima nell'altar maggiore, con s. Carlo in atto di orare, ed un Angiolo in aria, che rimette la spada, di mano d'Andrea Comodi Fiorentino, e un altro che rappresenta il transito di s. Benedetto di maniera antica, che stava sull'altare di una piccola chiesa detta s. Benedetto in clausura situata sulla piazza, e fatta demolire da Alessandro VII. Dietro all'altar maggiore è un s. Carlo mezza figura bellissima ad affresco di Guido Reni, che stava nella facciata della chiesa.
 
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Chiesa della SS. Trinità, e Ospizio dei Pellegrini
Periodo Barocco
In questo luogo era anticamente una piccola chiesa detta s. Benedetto in arenula che nel 1558 fu concessa da Paolo IV alla Compagnia eretta da alcuni Sacerdoti, e Secolari insieme con s. Filippo Neri per alloggiare i poveri Pellegrini e Convalescenti. Le diedero il titolo della Ss Trinità, e la rifecero in maggiore, e bella forma, e fu terminata del 1614 con l'architettura di Paolo Maggi: la facciata fu fatta a spese di Gio: Battista de' Rossi mercante, coll'architettura di Francesco de Santis, e li quattro Evangelisti di travertino sono di Bernardino Ludovisi.
Le figure nella prima cappella a mano destra, dov'è il Crocifisso, sono della scuola di Gio: de Vecchi; e nell'altare che siegue un divoto Sacerdote dipinse il quadro che rappresenta s. Filippo Neri.
L'Annunziata a olio dipinta nella terza cappella colle altre pitture ad affresco, sono opere di Gio: Battista da Novara; il s. Matteo Apostolo di marmo, che sta nell'altare della crociata, fu scolpito da Cope Fiamingo; e l'Angelo pure di marmo, che porge al detto Santo il calamaro, è opera di Pompeo Ferrucci Fiorentino. La pittura dell'altar maggiore con la SSa Trinità è fatica i di Guido Reni. Li due belli Torcieri di metallo sono opera di Orazio Censore. Li quattro Profeti negli angoli della cupola sono di Gio. Battista Ricci da Novara, come anche intorno alla Madonna, che è nell'altare dall'altra parte, il s. Giuseppe, e s. Benedetto a olio, sono del medesimo Novara.
Segue l'altra cappella, che nel quadro dell'altare ha effigiato il Pontefice s. Gregorio con altre figure, e le anime del purgatorio, tutta dipinta da Baldassar Croce. Nel quadro della contigua vi è colorita a olio Maria Vergine a sedere con Gesù, s. Agostino, e s. Francesco, dal Cav. d'Arpino; ed il resto da cappella è di mano del suddetto Baldassarre.
L'ultima cappella, ha il suo quadro con s. Carlo, s. Filippo, ed altri Santi, opera di Gulielmo Cortesi detto il Borgognone, e le istorie ad affresco dei medesimi Santi, sono di Gio: Battista Ferreri allievo del Maratta.
Unito alla chiesa è il grande Ospizio in cui si ricevono in ogni tempo dell'anno i pellegrini e convalescenti di ogni nazione, allogiandoli, ed alimentandoli per tre giorni. Vi sono nel refettorio molte memorie di Pontefici, e Cardinali che hanno beneficato questo luogo pio, fra i quali il busto di metallo di Urbano VIII è modello del Cav. Bernini gettato dal Laurenziano, ed i putti che tengono il Triregno sono di Domenico Ferrero. Quello di Innocenzo X è dell'Algardi; ed il Ritratto del regnante Pontefice Benedetto XIV è di Pietro Bracci.
Nel dormentorio è un'Assunta di Maria Vergine dipinta da Giuseppe Puglia del Bastaro.

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Palazzo Spada
Fu edificato questo Palazzo dal Card. Girolamo Capodiferro un Pontificato di Paolo III con architettura di Giulio Mazzoni da Piacenza allievo di Danielle da Volterra, che ornò di stucchi, bassirilievi la facciata del palazzo, tutto il cortile, e diverse camere dell'appartamento nobile, avendovi dipinto in più luoghi a olio, e particolarmente la prima anticamera, ed una piccola galleria; tutte cariche di figure, ed ornati di stucco. Passò poi nella famiglia Mignanelli, e da questa in tempo di Urbano VIII al Card. Bernardino Spada, che lo fece rimodernare, e arricchire di vari ornamenti dal Borromini, che nel pian terreno in un giardinetto interno fece un bellissimo portico di colonne, che va in prospettiva. Per una ampia e comoda scala si entra nella sala del primo piano tutta dipinta a prospettive, dove è la famosa statua di Pompeo Magno, che fu nella sua basilica, e che sotto il Pontificato di Giulio III fu ritrovata nel vicolo dei Leutari vicino alla Cancellieria. Nella seconda anticamera vi è quantità di eccellentei quadri, e singolari fra gli altri sono una Giuditta, e una Lucrezia figure più grandi del naturale di Guido Reni. Un David colla testa di Colia di Niccolò Pussino, ed altro del Guercino. Vien dopo un altra camera ripiena di buoni quadri, di dove si passa alla galleria; in cui si ammirano lo stupendissimo ritratto di un Cardinale Spada di Guido Reni, ed il ratto di Elena istoriato al naturale del medesimo; la Didone moribonda del Guercino; diversi bellissimi antichi ritratti, fra i quali il ritratto di Paolo III del Vasari, e quello di una donna di Giorgione, e una visitazione di s. Elisabetta di Andrea del Sarto. Nella camera chiamata vi è un fregio dipinto in tela da Perin del Vaga non terminato per la sua morte, ricco di figure, e ornati pregiabilissimi.
Nell'altro braccio dell'appartamento nobile i fregi, e soffitti delle camere sono dipinti a olio da autori incerti, ma fra questi alcuni si riconoscono del medesimo Mazzoni; e Girolamo Sicciolante da Sermoneta vi dipose in una sala i fatti dei Romani, col fregio dipinto da Luzio Romano, ma queste pitture sono ritoccate, e guaste: ed in fine vi è un'altra galleria piena di buoni quadri fra' quali uno dell' Albani, e alcuni disegni del Guercino.
Nell'appartamento a pian terreno sono dei busti antichi, statue, e otto bassirilievi eccellenti; e nell'ultima stanza vi è la bella antica statua di Antistene sedente, e diversi busti dei Signori della Famiglia Spada. Vi sono ancora, un quadro del Guercino rappresentante Assuero, ed Ester mezza figura al naturale; e Cristo nell'orto di Monsù Gherardo delle notti. Vi è nell'appartamento superiore un bel museo, il cui maggior pezzo è l'Iliade d'Omero di antico lavoro.

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Chiesa di San Tommaso in Parione
La chiesa di s. Tommaso nel 1581 fu con molta spesa ristorata da Mario, e Cammillo Cerrini nobili Romani. È titolo di Prete Cardinale, e ha cura d' anime, e la Compagnia delli Scrittori. l'architetto, che ne diede il disegno, fu Francesco Volterra.
Nell'altare vicino alla sagrestia è dipinto s. Gio. Evangelista, ed un santo vescovo, creduto del Pomarancio, ma è di miglior maniera. Il quadro dell'altar maggiore è del P. Cosimo Cappuccino, dove è s. Tommaso Apostolo in atto di far orazione, con molte figure: e nell'altro altare, che segue, è figurata Maria Vergine da Giuseppe Passeri, e lateralmente v' è un quadro del Noli me Tangere, sul gusto di Giulio Romano. La chiara memoria del B. card. Gregorio Barbarigo ne fu titolare, ed ivi S. E. esercitò atti di grande ecclesiastico; e morì in Padova vescovo.
 
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Chiesa di San Paolo detto San Paolino alla Regola
Vi risiedono i PP. del terzo Ordine di s. Francesco Siciliani, che edificarono questa chiesa con architettura di Fr. Gio: Battista Borgonzone, e la facciata è di Giacomo Ciolli, e Giuseppe Sardi. La s. Rosalia nel primo altare a mano destra è di Cristoforo Creo; il s. Francesco nel seguente è di Gio: Battista Lenardi. Nella tribuna dell'altar maggiore dipinse ad affresco i fatti di s. Paolo Luigi Garzi. Il quadro della cappella che siegue dedicata a s. Anna è di Giacinto Calandrucci, e la volta ad affresco è di Salvator Monofilio allievo del Conca. Il s. Antonio di Padova nell'ultima cappella è del medesimo Calandrucci. l'ovato vicino è di Giacomo Diol, e gli altri tre nelle testate delle navate sono di Biagio Puccini. La pittura della volta nella sagrestia è d' Ignazio Stern.
 
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Chiesa di Santa Maria in Monticelli
antichissima chiesa parochiale detta prima s. Maria in arenula fu fatta ristorare da Clemente XI con architettura di Giuseppe Sardi, e conceduta a' PP. Dottrinarj Avignonesi. Il quadro del primo altare a mano destra è di Odoardo Vicinelli; il secondo della Flagellazione di Cristo alla colonna è di Gio: Battista Vanloo; il terzo è di Gio: Battista Puccetti. Quello dell' altar maggiore, cogli Angeli a fresco, intorno all' antichissimo Salvatore di mosaico è opera di Stefano Parosel. Il quadro del primo altare dall' altra parte è del medesimo Puccetti. Nella cappella che siegue è un divoto Crocifisso; e la tavola dell' ultimo altare è della scuola di Giulio Romano. L' ovato sulla porta al di dentro della chiesa è di Andrea Procaccini.
 
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Chiesa di San Salvatore in Campo
Ancora esiste, ma non è l' antica, poichè la prima fu demolita sotto Urbano VIII per costruire il vicino edifizio del Monte di Pietà ed era dipendente dal monastero di Farfa. Nel libro infatti delle visite dell' anno 1566, di cui ho già più volte fatto menzione, v' ha la seguente relazione:
"Sta nel detto rione (la Regola): il rettore un don, o messer Luciano d' Anderocho (Introdocho) (sic) appresso l' Aquila mi disse che quella chiesa è di Monaci di Farfa. Mi disse che quella parrocchia sono di 200 case, con gente assai vile e bassa e dishonesta, poichè vi sono assai meretricie et anno mescolato giudei. Il cimitero e sepolture sono avanti la porta della chiesa honestamente. Di questa parrocchia è la casa di Santacroce dove sta il cardinale di Santacroce, quale sa dietro la chiesa e detto cardinal Santacroce vi suole talvolta andare a udir la messa."
La nuova chiesa fu riedificata nel 1639. Il Bovio dice che era antichissima e a tre navi. Nel codice di Torino è ricordata col nome de campo, come in quello del Signorili. In quello del Camerario poi la denominazione è oscurissima, poichè ivi si legge de deo campo (sic), la quale confesso che mi riesce enigmatica. Si tratta evidentemente di un nome corrotto poichè campi si chiamavano nel medio evo le grandi piazze di Roma, che per essere sterrate e spesso verdeggianti d' erba presentavano l' aspetto di una campagna. In alcuni codici vien detta Domni Campi, ovvero Onecampi.
Le
schede informative sono tratte da
Descrizione delle Pitture, Sculture e Architetture esposte in Roma
di Filippo Titi
stampato da Marco Pagliarini
in Roma 1763
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