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Le
ggiurisdizzione (G. BELLI)
Le ggiurisdizzione
È un gran birbo futtuto chi sse lagna
de le cose ppiú mmejjo der Governo.
Come! ner cor de Roma cuel’inferno
de le puttane de Piazza de Spagna?!
S’aveva da vedé ’na scrofa
cagna
d’istat’e utunno e pprimaver’e inverno,
su cquer zanto cuscino, in zempiterno
a cchiamà li cojjoni a la cuccagna?
Hanno fatto bbenone: armanco adesso
se fotte pe le case a la sordina,
e ccor prossimo tuo come te stesso.
Mo ttutto se pò ffà ccor zu’
riguardo
co cquella ch’er Zignore te distina;
e ar piuppiú cce pò uscí cquarche bbastardo.
G. GIOACCHINO Belli
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Colonna dell'Immacolata
la colonna commemorativa del dogma dell'Immacolata
Concezione (8 dicembre 1854) ordinata da Pio IX (L. Poletti 1856),
agli scultori S. Revelli, C. Chelli, I. Jacometti e A. Tadolini.
La colonna sorge su un piedistallo ornato dalle statue di Isaia,
Ezechiele, Mosè e David ed in alto la statua della Madonna.
Tutti gli anni, in occasione della festività dell'8 dicembre,
Roma omaggia, unitamente al Papa, di fiori l'Immacolata.
Nel 600, Piazza di Spagna, che si chiamava di Francia, fu motivo
di disputa, a colpi di alabarda ed archibugi, per i diritti su di
essa fra l'ambasciatore francese, che aveva le truppe nel convento
di Trinità dei Monti e quello spagnolo che la sorvegliava
dal palazzo fortezza di Largo Mignanelli. Papa Innocenzo XI, nel
1676, con un decreto abolì i diritti di quartiere, e pone
fine alla guerra in piazza, ma l'ambasciatore di Spagna, risiedendo
sul posto, fece del suo palazzo il naturale punto d'incontro dell'intero
quartiere, una zona franca con un proprio servizio postale, autonomo
da quello del Papa. E la piazza si chiamò di Spagna.
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Palazzo
di Propaganda Fide
Periodo Barocco
Il gran collegio di Propaganda Fide cominciato da Gregorio XV
fu proseguito da Urbano VIII col disegno del Bernini nella
parte, che guarda piazza di Spagna, e perfezionato da Alessandro VII
che prese tutta l'isola, e ne fu architetto il Borromini, che fece
la bella chiesa, e la facciata
avanti ad essa. La chiesa è dedicata ai ss. tre
Magi, e nella prima cappella a mano destra è dipinta la Conversione
di s. Paolo da Carlo Pellegrini da Carrara, col disegno
del Bernini.
Nella seconda s. Carlo, e s. Filippo Neri son di Carlo
Cesi: nell'altar maggiore l'Adorazione dei Magi è di Giacinto
Gimignani; e di sopra, ove nostro Signore dà le chiavi a
s. Pietro, dipinse Lazzaro Baldi.
Dall'altra parte il Crocifisso con altri Santi fu colorito dal detto
Gimignani: il quadro ultimo degli Apostoli con le reti è
copia dal Vasari: li stucchi
sopra l'altar maggiore sono del Fancelli; e la cappelletta su nel
collegio è dipinta ad
affresco da Gio. Ventura Borghesi.
Gli oranti delle cappelle, e dei quadri della medesima chiesa, già
lasciati imperfetti dal cav. Borromini, furono terminati con la
direzione, ed assistenza del cav. Francesco Fontana. Vi è
una la libereria, e una stamperia stupenda, ricca d'eccellenti caratteri
d'ogni lingua più barbara, avendo Clemente XI ottenuta
dal Granduca Cosimo III la famosa stamperia Medicea, e fattala da
Firenze trasportar quì.
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