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Piazza di Spagna e Trinità dei Monti

SS. Trinità dei Monti | Colonna Dell'Immacolata |Sant'Andrea delle Fratte |
Propaganda Fide |San Giuseppe a Capo alle Case
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Roma: Piazza di Spagna
Roma: Piazza di Spagna
Roma: La Fontana della Barcaccia
Roma: La Fontana della Barcaccia

Piazza di Spagna 1

Piazza di Spagna 6

Piazza di Spagna 25

Fontana della Barcaccia 11

Fontana della Barcaccia 3

 

Le ggiurisdizzione (G. BELLI)

Le ggiurisdizzione

È un gran birbo futtuto chi sse lagna
de le cose ppiú mmejjo der Governo.
Come! ner cor de Roma cuel’inferno
de le puttane de Piazza de Spagna?!

S’aveva da vedé ’na scrofa cagna
d’istat’e utunno e pprimaver’e inverno,
su cquer zanto cuscino, in zempiterno
a cchiamà li cojjoni a la cuccagna?

Hanno fatto bbenone: armanco adesso
se fotte pe le case a la sordina,
e ccor prossimo tuo come te stesso.

Mo ttutto se pò ffà ccor zu’ riguardo
co cquella ch’er Zignore te distina;
e ar piuppiú cce pò uscí cquarche bbastardo.

G. GIOACCHINO Belli

 
Roma: Palazzo Bernini
Roma: Lapide commemorativa a G.L. Bernini
Roma: Palazzo Tony

Piazza di Spagna 34

Palazzo Bernini 1

Lapide commemorativa a G. L. Bernini

Via Condotti

Roma: Piazza di Spagna
Roma: Piazza di Spagna

Trinità dei Monti 2

Meridiana di Trinità dei Monti

Trinità dei Monti

Roma: Piazza di Spagna nel 1870

Litografia del 1870

Chiesa della SS. Trinità dei Monti

Questa chiesa col monastero è dei Frati Minimi Francesi di s. Francesco di Paola. Fu fondata dal re di Francia Carlo VIII ad instanza di detto Santo del 1494, e del 1595 fu consagrata, e poi abbellita di cappelle, e pitture singolari dai cardinali Matisconese, e di Lorena, e da altri personaggi.
Nell'altare della prima cappella a man destra il quadro a olio col Battesimo di Cristo, le facciate laterali, la volta, ed il resto ad affresco, dove è il ballo d'Erodiade, la Decollazione, e altri fatti di s. Gio. Batista, sono tutte pitture di Battista Naldini.
Il quadro di s. Francesco di Sales nell'altare della seconda cappella fu dipinto da Fabbrizio Chiari. V'eran pitture a chiaroscuro, dei miracoli di detto Santo, ma non vi son più.
Col disegno di Daniello da Volterra fu dipinta la terza cappella contigua della sig. Lucrezia della Rovere, dove è rappresentata l'Assunta. In un laterale è la sua Presentazione al Tempio dello stesso Daniello, che fece anche i cartoni per la strage degli Innocenti, dipinta poi da Michele Alberti Fiorentino suo scolare. Altri hanno creduto queste pitture disegnate da Daniello, ma colorite da Gio. Paolo Rossetti suo allievo.
Le due istorie, che sono negli archi di sopra, cioè l'Annunziata, e la Natività di Cristo, li due figuroni negli angoli di fuori, e sotto nei pilastri i due profeti, sono di Daniello, ma altri le credono colorite dallo stesso Rossetti: l'istorie delle Vergini nella volta sono di Marco da Siena, e di Pellegrino di Bologna con suoi cartoni. In una delle facciate la Natività della Vergine è del Bizzera Spagnuolo; e nell'altra l'uccisione degli Innocenti è colorita, come si è detto, da Michele Alberti.
La cappella, che segue con s. Michele Arcangelo è pittura a olio di mano del signor Domenico Corvi Viterbese allievo di Francesco Mancini. La volta con varj misteri della Passione è di Paris Nogari.
Seguono altre due cappelle, ed in quella contigua è colorita la Natività di Cristo con altre pitture ad affresco d'ogni intorno, opera (per essere antiche) di buona mano.
Nella croce della chiesa dalla medesima banda sono molte pitture nella volta, e da per tutto, e fra l'altre v'era il Giudizio, e benchè fosse mal condotto, vi si vedeva non so che di terribile, e vario nell'attitudini, e gruppi di quegli ignudi, il tutto condotto da un Siciliano, che serviva Michelangelo Buonarroti. Ora è demolito, e fattavi la cappella di s. Francesco.
L'altar maggiore è stato abbellito, e rimodernato, e l'architettura è di Monsù Giovanni Sciampagna Francese, che vi ha fatto di stucco il mistero della ss. Trinità, e di sopra Angioli, e puttini, e dai lati le statue di s. Francesco di Paola, e di un altro Santo.
Dalle bande di quest'altare sono due cappellette, fatte ultimamente col disegno del medesimo architetto. In quella dalla parte dell'epistola è un quadro dipinto dal Piccione con Maria Vergine, Gesù, e s. Giuseppe coll'Angelo; e nell'altra vi hanno trasportato il quadro di Federico Zuccheri, dove è la Coronazione di Maria Vergine, che era in un lato della crociata da questa parte.
Nel braccio della crociata suddetta il cardinale Lorenzo Pucci Fierentino fece dipingere a Perino del Vaga varie istorie di Maria Vergine, cioè le quattro, che sono nella volta, ed una nella facciata sotto l'arco, e fuori di quella sopra un arco della cappella due profeti grandi, Isaia, e Danielle, con due puttini in mezzo, che reggono l'arme di detto cardinale, le quali opere mostrano quel, che può perfettamente mostrare una pittura fatta da un artefice grande.
L'Assunta con gli Angioli, ed Apostoli, che quì si vede dipinta ad affresco, è bell'opera cominciata da Taddeo, e finita da Federigo Zuccheri; e li profeti, ed altre cose ad affresco, furono condotti con disegno, ed invenzione di detto Federigo.
La cappella, che segue, passata la contigua da questo lato, che è dei sigg. Massimi, ha la tavola a olio dell'altare con Nostro Signore, quando apparve a s. Maria Maddalena. Nelle lunette quattro istorie della medesima ad affresco, e le pitture nella volta son tutte opere di Giulio Romano, fatte con l'aiuto di Gio. Francesco suo cognato: le altre dai lati, che sono la Probatica Piscina, e la Resurrezione di Lazzaro, con le più picciole due per parte, sono di Perino del Vaga.
La cappella contigua è quella della Croce, fatta dipingere a Daniello da Volterra dalla signora Elena Orsini. Nella tavola dell'altare colorì la Deposizione di Cristo dalla Croce, ch'è una delle prime tavole di Roma, e l'è dato il primo luogo dopo quella di Raffaello, ch'è in s. Pietro in Montorio, talchè si sospetta, che il Bonarroti ne abbia dato il pensiero, o anche fatto il disegno. Vero è, che nel colorito ha alquanto patito. Nell'arco sopra la volta sono effigiate due sibille; e nella volta quattro istorie della Croce trovata da s. Elena. Dai lati della cappella ne sono due per parte; e sotto son altre pitture, ornamenti, grottesche, e varj scompartimenti di stucco, con due istoriette di bassorilievo. Quest'opera fu condotta da Daniello in sette anni con fatica, e studio inestimabile, ma con qualche durezza. Fu tuttavia molto stimata, e tenuta per bellissimo lavoro.
La cappella seguente ha nel quadro dell'altare dipinta la Nunziata, dalle bande la Creazione del Mondo, Adamo, ed Eva, con un bel paese di mano di Cesare di Piemonte, bravo in quel genere, ed all'incontro la Natività di Cristo; nella volta le Istorie di Maria Vergine, nei pilastri i profeti, e tutta la cappella è dipinta ad affresco con buona maniera, e franchezza da Paolo Cedaspe Spagnuolo.
L'ultima cappella dei sign. principi Borghesi ha sopra l'altare un Crocifisso con figure a olio, ed il rimanente della cappella con misterj della Passione ad affresco tutto di mano di Cesare Nebbia d'Orvieto. In una tavoletta la Coronazione di Maria Vergine è opera di Jacopo, detto l'Indaco; e la sepoltura del Pierini con due puttini di bassorilievo, è di Lorenzetto.
La prima istoria gran nel claustro del convento a mano destra, dove è figurata la Canonizzazione di s. Francesco di Paola, fatta da Papa Leone X, fu ben colorita dal cav. d'Arpino, e questa gli recò gran nome.
Alcune istoriette pur a mano destra, e nella porta del convento la Carità, sono di Girolamo Massei; ed il s. Francesco, che medica la coscia ad un infermo, sopra la porta, che entra in chiesa, è del cav. Roncalli.
Diversi altri fatti del Santo sono di Paris Nogari, condotti in varj tempi, che dalla sua maniera si conoscono. Gli altri, quando il re di Francia lo riceve, ed allora, che il Santo dal card. Giuliano fu accolto, e quando il re, ed il consiglio di Parigi ammessero la sua Regola, sono pitture ad affresco di Giacomo Semenza.
Delle altre istorie a mano manca la prima è la Natività del Santo; la seconda il Battesimo; la terza, quando prese l'abito; l'altra, quando in età d'anni 15 andò all'eremo; la quinta, allora che vi principiò un monastero; e l'ultima, quando li fu dato il sussidio per la fabbrica, e sono tutte opere di Marco da Faenza.
Tutti li re di Francia, con li loro adornamenti, furono dipinti ad affresco da Avanzino Nucci da Città di Castello. Due pitture nei corridori sopra a questo claustro, che sono paesi, ma veduti dal punto, rappresentano all'occhio due figure, sono fatiche del P. Gio. Francesco Nicerone dell'Ordine dei Minimi, che ha dato alle stampo un libro di prospettive studiosissimo, intitolato, Thaumaturgus Opticus.

Roma: Colonna dell'Immacolata

Colonna dell'Immacolata 1

Roma: Piazza di Spagna

Piazza Mignanelli 16b

Colonna dell'Immacolata

la colonna commemorativa del dogma dell'Immacolata Concezione (8 dicembre 1854) ordinata da Pio IX (L. Poletti 1856), agli scultori S. Revelli, C. Chelli, I. Jacometti e A. Tadolini. La colonna sorge su un piedistallo ornato dalle statue di Isaia, Ezechiele, Mosè e David ed in alto la statua della Madonna. Tutti gli anni, in occasione della festività dell'8 dicembre, Roma omaggia, unitamente al Papa, di fiori l'Immacolata.
Nel 600, Piazza di Spagna, che si chiamava di Francia, fu motivo di disputa, a colpi di alabarda ed archibugi, per i diritti su di essa fra l'ambasciatore francese, che aveva le truppe nel convento di Trinità dei Monti e quello spagnolo che la sorvegliava dal palazzo fortezza di Largo Mignanelli. Papa Innocenzo XI, nel 1676, con un decreto abolì i diritti di quartiere, e pone fine alla guerra in piazza, ma l'ambasciatore di Spagna, risiedendo sul posto, fece del suo palazzo il naturale punto d'incontro dell'intero quartiere, una zona franca con un proprio servizio postale, autonomo da quello del Papa. E la piazza si chiamò di Spagna.

Colonna dell'Immacolata

Roma: Colonna dell'Immacolata nel 1870

Litografia del 1870

Roma: Chiesa di Sant'Andrea delle Fratte

Chiesa di Sant'Andrea delle Fratte 3

Roma: Chiesa di Sant'Andrea delle Fratte

Chiesa di Sant'Andrea delle Fratte 2

Il Campanile di Borromini sulla Chiesa di Sant'Andrea delle Fratte vista dal cortile interno

Chiesa di Sant'Andrea delle Fratte

Periodo Barocco
Li Scozzesi possedevano questa chiesa nel tempo, che abbandonarono la Fede. Partirono questi di Roma, e lasciarono i loro beni alla famiglia nobile del Bufalo, che diede sempre tutte l'entrate ai poveri. Ebbe poi una Compagnia del Santissimo Sacramento, che la rifece del 1574, e fu data alli Padri Italiani di s. Francesco di Paola l'anno 1585. Leone XI cominciò a rifarla, dai fondamenti nel modo, che ora si vede. Ma perchè morì poco dopo assunto al Pontificato, Ottavio del Bufalo del 1612 lasciò buona somma di contanti, acciocchè si finisse con l'architettura del Guerra. Il campanile però con la cupola è disegno del cav. Borromini, e si terminò con l'assistenza di Mattia de' Rossi.
Il quadro di mezzo dietro all'altare maggiore è di Lazzaro Baldi. Quello a destra fu in 24 giorni colorito da Francesco Trevisani, e l'altro posto alla sinistra è opera di Giovanni Batista Lenardi.
La prima cappelletta a mano destra, dove è il Fonte Battesimale, fu dipinta da Ludovico Gimignani; e dei quadri laterali una è di Marcantonio Bellavia, e l'altro di Domenico Jacovacci.
Nella seconda cappella, dedicata a s. Carlo, dipinse il quadro, ed i lati Francesco Cozza. Il quadro nella terza, di s. Francesco di Sales, è opera di Marcantonio Romoli. La cappella della crociata con l'immagine di san Francesco di Paola ricchissima di marmi, e bronzi è disegno di Filippo Barigioni. Vi son due grandi Angioli del Bernini.
Sopra l'altar maggiore il s. Andrea Apostolo, figura in piedi assai buona, è pur del Massei. La cappella dirimpetto a quella di s. Francesco ha un ovato grande con envi s. Anna di Giuseppe Bottani: ed il quadro della cappella vicino alla porta laterale con s. Giuseppe, che tiene in braccio Gesù, è del suddetto Cozza.
Poco più avanti segua le cappella dei sig. Accoramboni, incrostate di pietre mischie, e con due medaglioni con li ritratti dei prelati della famiglia. Le pitture ad affresco nell'ultima cappella si crede, che sieno d'Avanzino Nucci.
Il sepolcro del card. Calcagnini fu scolpito dal Bracci, e quel della Duchessa d'Avello dal cav. Queirolo. La volta della sagrestia fu dipinta da Giacomo Triga.
Nel claustro sono molte lunette dipinte da buona mano, e fra gli altri dal Cozza, ed una sotto nome di Francesco Gherardi, allievi di Michelangelo Cerquozzi Romano, detto dalle Battaglie, che in piccolo ha fatto cose superbe. Vicino a questa chiesa è il palazzetto dei sigg. Bernini, dov'è una statua di marmo al naturale, scolpita dal cav. Bernini, che rappresenta la Verità.

Roma: Palazzo di Propaganda Fide

Palazzo di Propaganda Fide 3

Roma: Palazzo di Propaganda Fide

Palazzo di Propaganda Fide 2

Palazzo di Propaganda Fide

Periodo Barocco
Il gran collegio di Propaganda Fide cominciato da Gregorio XV fu proseguito da Urbano VIII col disegno del Bernini nella parte, che guarda piazza di Spagna, e perfezionato da Alessandro VII che prese tutta l'isola, e ne fu architetto il Borromini, che fece la bella chiesa, e la facciata avanti ad essa. La chiesa è dedicata ai ss. tre Magi, e nella prima cappella a mano destra è dipinta la Conversione di s. Paolo da Carlo Pellegrini da Carrara, col disegno del Bernini.
Nella seconda s. Carlo, e s. Filippo Neri son di Carlo Cesi: nell'altar maggiore l'Adorazione dei Magi è di Giacinto Gimignani; e di sopra, ove nostro Signore dà le chiavi a s. Pietro, dipinse Lazzaro Baldi.
Dall'altra parte il Crocifisso con altri Santi fu colorito dal detto Gimignani: il quadro ultimo degli Apostoli con le reti è copia dal Vasari: li stucchi sopra l'altar maggiore sono del Fancelli; e la cappelletta su nel collegio è dipinta ad affresco da Gio. Ventura Borghesi.
Gli oranti delle cappelle, e dei quadri della medesima chiesa, già lasciati imperfetti dal cav. Borromini, furono terminati con la direzione, ed assistenza del cav. Francesco Fontana. Vi è una la libereria, e una stamperia stupenda, ricca d'eccellenti caratteri d'ogni lingua più barbara, avendo Clemente XI ottenuta dal Granduca Cosimo III la famosa stamperia Medicea, e fattala da Firenze trasportar quì.

Roma:

Chiesa di San Giuseppe a Capo le Case 1

Chiesa di San Giuseppe a Capo alle Case

Periodo Barocco
Questo monastero, e chiesa fu fondata per le monache Carmelitane Scalze dal Padre Francesco Soto Spagnuolo dei Padri di s. Filippo Neri, a che concorse D. Fulvia Sforza con altre persone pie.
Fu poi la chiesa rifatta dal card. Lanti, e vi sono pitture, non tanto da considerarsi per la loro bontà, quanto da ammirarsi per averle fatte suor Maria Eufrasia Benedetti, monaca pittrice. Sopra la porta della chiesa è una Madonna, che va in Egitto col Bambino in braccio, e s. Giuseppe, lavoro fatto ad affresco da Tommaso Luini Romano; e la santa Teresa sopra la porta del monastero è opera d'Andrea Sacchi, che avendo patito, fu ritoccata ultimamente da Carlo Maratti.
Nell'altare a mano destra è un quadro con Maria Vergine, che porge una collana d'oro a santa Teresa, dipinto dal Lanfranco.
Quello dell'altar maggiore, dove si vede effigiata Maria Vergine col Bambino, e l'Angelo, che risveglia s. Giuseppe, è opera di Andrea Sacchi; e nell'altro altare è la Natività di Nostro Signore, dipinta da suor Maria Eufrasia, che ultimamente ritoccò le figure della Madonna, e di Gesù.

Le schede informative sono tratte da: Descrizione delle Pitture, Sculture e Architetture esposte in Roma di Filippo Titi stampato da Marco Pagliarini in Roma 1763

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