PIAZZA DI SAN PIETRO

descritta da Carlo Fea

 

Stampa antica della Basilica di San Pietro in Vaticano

La piazza, circondata dal magnifico colonnato, è preceduta da un'altra chiamata de' Rusticucci, larga piedi 204., lunga 246.: da questa alla facciata la piazza tutta è composta di due parti, l'una di forma ellittica, l'altra quadrilunga irregolare. L'ellittica ha 728. piedi nel diametro maggiore, e 606, nel minore; l'irregolare 296. piedi di lunghezza, e nella maggior larghezza 366. Anteriormente questo spazio era ingombrato da casette, e da qualche piccolo monastero; e quasi all'imbocco del portico vi era la casa di Raffaele d'Urbino, disegno di Bramante.
Il bel colonnato, che circonda la piazza, fu eseguito dal cav. Bernini per ordine di Alessandro VII., che ai 25. di agosto del 1661. ne gettò la prima pietra; e fu compito sotto il Pontificato di Clemente IX. È composto il portico da 284. colonne, e 88. pilastri dorici di travertino, che formano da una parte e dall'altra un portico semicircolare di 56. piedi di larghezza, e 368. di giro: le colonne sono disposte in quattro fila, che contengono tre vie, delle quali una spaziosa nel mezzo, capace del transito di due carrozze. Le colonne compresa base, e capitello sono alte 40. piedi; sostengono un bel cornicione jonico, coronato da una balaustrata, ornata di 96. statue di santi, e sante di travertino, alte piedi 12. e mezzo.
Nel centro d'amendue i semicircoli vi è un quadrotto di granito rosso, per vedere da un punto la colonna avanti sola. Nel disegno del Bernini l'imboccatura della piazza veniva chiusa nel mezzo da un pezzo di portico; e così fu rappresentata nella medaglia di Alessandro VII., è in varie stampe in rame; ma per non impedire il prospetto del gran tempio fu lasciata aperta. All'estremità del colonnato principiano due portici retti, che attaccano ai due capi del gran portico della chiesa. La loro decorazione esterna consiste in pilastri dorici accoppiati, che hanno lo stesso cornicione, e balaustrata, come le colonne, e 44. statue al di sopra: questi portici vengono illuminati da finestre grandissime. Nel centro della piazza del Vaticano, benché non direttamente al centro della chiesa marcato dal Fontana, s'innalza

L'OBELISCO EGIZIO DEL VATICANO.

Stampa antica della Basilica di San Pietro in Vaticano

Questo grande Obelisco di un sol pezzo di granito rosso, alto 76. piedi, e col piedestallo e croce piedi 126., è il solo restato intiero nei tempi de' barbari, e in grazia della contigua Basilica, rispettata anche dai Goti, Vandali, e Longobardi; e perciò benché privo di geroglilìci è singolare, Nuncoreo, re di Egitto, lo fece drizzare in Eliopoli; e dì là fu trasportato a Roma da Cajo Caligola l'anno terzo del suo impero; situato nel suo Circo alla radice del Vaticano; e da lui dedicato ad Augusto, e Tiberio, secondo la doppia iscrizione antica, che vi si legge:
DIVO CAESARI DIVI IVLII F. AVGVSTO
TIBERIO CAESARI DIVI AVGVSTI F. AVGVSTO
SACRVM
Questo Circo fu detto ancora di Nerone, dalla vicinanza del palazzo, che egli vi costruì accanto, nell'altura della villetta Barberini, detta perciò Palazzuolo ne' bassi tempi, onde vedervi i giuochi. Da barbaro inumano fece eseguire nel Circo la carnificina de' cristiani, descritta da Tacito, per rovesciare sopra di loro l'odiosità dell'incendio di Roma da lui ordinato. Costantino il grande, benché occupasse per il lungo una metà quasi del Circo, non toccò l'Obelisco, che restò in piedi al suo posto ove è ora il passo dalla Sagrestia al coro, segnato con un selce quadro. Camillo Agrippa Milanese scrisse a Gregorio XIII. il modo di trasportarlo dove ora si trova. Il di lui successore Sisto V. dopo avere chiesti i progetti de' più valentuomini, lo fece qui trasportare, e situare da Domenico Fontana con un meccanismo ingegnoso, e sicuro, che costò meno di 40. mila scudi. Questa operazione ebbe luogo nel dì 10. settembre 1586.; e dal detto Pontefice fu dedicato alla Croce.
I 4. leoni di metallo, sopra de' quali poggiano gli angoli della base invece dei 4. astragali, che vi erano prima, e li monti, e la stella, che stanno nella cima, sono abusivi allo stemma di Sisto; come le aquile si riferiscono a quello d'Innocenzo XIII, che l'adornò con festoni, e colle colonnette intorno nel basso. Quest'ornamento fu soggetto di grandi critiche, e di dispiaceri a Monsignor Fortiguerra, che lo propose. L'Obelisco fu trasportato a Roma in una gran nave, che Claudio fece affondare nel nuovo porto, che ei costruì alla foce del Tevere, ora di Fiumicino, per gettarvi sopra l'antemurale; e si calcola, che pesi un milione, 180. mila libre.

Stampa antica della Basilica di San Pietro in Vaticano

Nel 1817. l'Obelisco ha cominciato a servire di gnomone ad un'esatta meridiana, costruita nella gran piazza verso il palazzo a spese di monsig. Maccarani, economo della Rev. Fabrica, sotto la direzione di monsig. Gilii; e colla sua ombra vi nota le mensuali, e giornaliere mutazioni del sole pe' segni dello zodiaco. Vi sono stati segnati ancora in giro attorno i nomi de' venti nella parte rispettiva, da cui spirano. Al tempo d'Alessandro VII. il P. Kircher propose di rinnovarvi l'orologio solare d'Augusto in grande; e tornò a proporlo diverso molto l'olandese Cornelio Mayer nelle sue opere.
Ne' due lati dell'Obelisco si veggono due stupende fontane, che gettano un'acqua perenne mediante un gruppo di zampilli con 300. once d' acqua ciascuna, il maggiore de' quali s'innalza a 64. piedi dalla piazza, e cadendo sopra una conca di granito in circonferenza di piedi 49., sono ricevute da una gran vasca. L'acqua loro viene dall'antico condotto dell'acqua Trajana ristaurato da Paolo V., un ramo della quale dalla strada vicina al Casaletto di s. Pio V. si porta al giardino Vaticana in quantità di once 700. La fontana verso il palazzo Pontificio fu innalzata da Paolo V. sull'ingegnoso disegno, e meccanismo nascostovi, di Carlo Maderno, profittando della conca di granito preparata da Innocenzo VIII per un altro fonte; e trasportata nel sito presente dal Bernini per ordine di Alessandro VII. dopo fatto il portico. La campagna fu terminata da Carlo Fontana, sotto il Pontificato di Clemente X.

NUOVA DESCRIZIONE DE' MONUMENTl ANTICHI ED OGGETTI D'ARTE CONTENUTI NEL VATICANO E NEL CAMPIDOGLIO COLLE NUOVE SCOPERTE FATTE ALLE FABRICHE PIÙ INTERESSANTI NEL FORO ROMANO E SUE ADIACENZE COMPILATA PER USO DE' COLTI VIAGGIATORI DAL SIG. AVV. D. CARLO FEA - ROMA MDCCCXIX - 1819

Piazza San Pietro descritta da Filippo Titi

La Citta' del Vaticano con la Basilica di San Pietro si estende sulla riva destra del Tevere, sull'area dell'antico Ager Vaticanus, dove, nel circo e nei giardini di Nerone, molti Cristiani subirono il martirio, tra cui S. Pietro (67 d.c.). Via della Conciliazione iniziata nel 1936 con lo scopo pratico di convogliare il traffico verso il massimo tempio della Cristianita' e quello politico di porre fine al dissidio tra Stato e Chiesa.Per far posto alla Via della Conciliazione fu demolita la "spina" dei Borghi che delimitava il Borgo nuovo ed il Borgo vecchio.Tra il palazzo Torlonia ed il palazzo dei Penitenziari vi era la Piazza Scossacavalli con al centro la fontana che oggi si trova davanti a S. Andrea della Valle sul corso Vittorio e la sparita chiesa di S. Giacomo. La storia dell'attuale Basilica iniziò nel 1452 con l'architetto Rossellino, nel 1506 con Bramante, nel 1514 con Raffaello, nel 1547 con Michelangelo, nel 1588 con Giacomo della Porta, nel 1607 con Fontana e Maderno, nel 1624 con Bernini. La piazza San Pietro, capolavoro d'architettura del Bernini.
La piazza è un immensa ellissi di 240 m di larghezza, su cui, nel fondo, al di la' di un grandioso sagrato rettangolare, prospetta la facciata della basilica, dominata dalla cupola michelangiolesca. La sommita' della croce tocca i 136 m, si puo' salire fino ad una balconata tramite un ascensore e una stretta scala di 302 gradini da fare a piedi. Il grande colonnato del Bernini è costituito da una quadruplice fila di 284 colonne e 88 pilastri, coronata da 140 statue di santi che abbraccia con 2 emicicli laterali la vasta piazza con al centro l'obelisco neroniano fiancheggiato da 2 fontane.

E considerabile l' ampia sua piazza, la quale volendo Alessandro VII render maravigliosa, ne fece fare per adornarla più disegni, e dal Cavaliere Gian Lorenzo Bernini Fiorentino, più d'uno dal Cavalier Rainaldi, dè quali erano rimasi i modelli in sua casa.
Fu messo in opera quello del Bernini, che è composto di quattro ordini di grosse colonne di travertino in numero di 320, le quali avendo per centro una smisurata guglia, formano un immenso teatro, per ornamento del quale posa sopra l'ordine attico, che ricorre sopra di esso colonnato un giro di 138 statue, fatte la maggior parte colla direzione del detto Cav. Bernini.
Le statue di travertino, che sono sopra i portici, non sono 44 come si legge nelle prime di nuovi, ma 140. La ragione di questa varietà è provenuta dall' essere state aggiunte posteriormente altre statue, le quali si richiedevano secondo il disegno del Bernini, il che compiuto, come ora è, ne ha fatto giungere il numero a 140. Nell' edizione di questo libro fatta nel 1721 pure si legge, che le statue sono 44 e che ve l' ha fatte porre Clemente XI. Nell' edizione del 1708 si dice, che posa sopra gli architravi di questi portici un giro di statue, disegno del cav. Bernini senza esprimerne il numero. Essendo dunque il Bernini morto l' anno 1680 non potevano esservi state collocate da Clemente XI, ma avrà voluto dire che fece l' ultima ristampa di questo libro, che Clemente XI fece scolpire, e collocare le 44 statue che mancavano per compire tutto il giro, secondo l' intenzione del Bernini.

Quelle, che sono dalla parte del s. Uffizio, sembrano fatte prima col disegno del Bernini, tenendo molto della sua maniera, e quelle dalla parte del palazzo pgo pajono fatte in tempo posteriore, non avendo una mossa così galante come le prime. I nomi degli altri scultori, che hanno fatto il resto di quest' ornato, non ci è note, nè di quelle, che sono sopra i portici chiusi.
Vedesi poi la guglia di granito Egiziano, eretta per comando di Sisto V, sopra una base molto alta sostenuta da quattro leoni di bronzo dorato, opere di Prospero Bresciano. Fu questa guglia, mirabilmente dal Cav. Domenico Fontana inalzata (la quale era prima nel Cerchio di Cajo) e si valse di Matteo da Città di Castello, che fece veder prove miracolose del suo valore in genere di meccanica. Questa guglia con la sua infima base fino all' estremità è alta palmi 180, e un quarto, per quello asserisce il Cav. Fontana.
Per inalzarla furono adoperate 5 leve, 40 argani, 900 e più uomini, con 10 architetti soprastanti, e 75 cavalli, e fu drizzata alli 10 di Settembre del 1586 di mercoldì a ore 20. Il venerdì fu poi consacrata, benedetta, e dedicata alla Croce di N. Signore. La spesa d' inalzare, trasportare, abbassare, e drizzare la detta guglia con tutti gli adornamenti, doratura, ed altre cose, ascese all somma di scudi 38 mila Romani, senza includervi quel metallo, che era della Rev. Camera Apost., che servì per fare la Croce posta in cima; ed i leoni posti a basso, in maniera, che pare, che essi sostengano tutta la suddetta macchina.
Ai due lati di questa sono due fontane, che con profluvio di acqua rendono maravigliosa la vista di sì nobil teatro, da uno dè fianchi laterali del quale si entra nell' immenso Palazzo Vaticano, e dall' altro si giunge ad imboccar nel portico grande della Chiesa. Costantino il grande la fondò, e l' arricchì d' infiniti tesori, di cui nelle vicende dè secoli fu altre volte spogliata; ed altre volte abbattuta.

Testo tratto da: Descrizione delle Pitture, Sculture e Architetture esposte in Roma di Filippo Titi stampato da Marco Pagliarini in Roma MDCCLXIII

 

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