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PIAZZA SAN GIOVANNI

Santa Croce in Gerusalemme | San Clemente | Santi Quattro Coronati
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Obelisco di San Giovanni 01

Chiesa di Santa Croce in Gerusalemme a Roma

Chiesa di Santa Croce in Gerusalemme 4

 
Chiesa di Santa Croce in Gerusalemme

Fu questa chiesa edificata dall'Imperador Costantino a richiesta (come dicono) di s. Elena sua madre. Questa chiesa, che è delle principali, e divote di Roma, ebbe in diversi tempi molti ristori da' Pontefici antichi, e da' cardinali di essa Titolari: e nella tribuna fu dipinto il Titolare Bernardino Carvacale. Quivi stanno i monaci Cisterciensi.
A mano destra sotto la navata minore nel primo altare è dipinto eccellentemente da Gio. Bonatti l'istoria della testa di s. Cesario con molte figure: nel secondo vi è figurato lo scisma di Pietro Leone da Carlo Maratta, la quale tavola è stata traportata in libreria, lasciata ivi una copia. È stata intagliata più volte in rame, e ultimamente da Giacomo Frey eccellentemente, come meritava quest' opera singolare. Nel terzo il cavalier Vanni colorì s. Roberto fanciullo, portato dagli Angioli, Maria Vergine, Gesù, e la madre di detto Santo.
Seguitando il cammino si scende per la porta, che è sotto alla ringhiera, dove si mostrano le insigni reliquie di questa chiesa, alla cappella di s. Elena, che ha la volta tutta di mosaico diligentemente condotta, da Baldassar Peruzzi; e sopra gli ornamenti de' tre altari, che vi sono, si vedono certe istoriette del ritrovamento della Croce, con altre figure interno, di mano di Niccolò Pomarancio.
Nell'altare di mezzo era s. elena, che abbraccia la Croce, ma questa tavola è stata parimente traportata in librerìa, perchè aveva patito: nell'altro la coronazione di spine di Nostro Signore; ed incontro la Crocifissione con Maria Vergine, e diverse figure, tutte opere di Pietro Paolo Rubens, e quest'ultima è delle più belle cose, ch' egli abbia fatto quì.
Incontro a questa nobile, e divota cappella è l'altra tutta dipinta ad affresco da Francesco Nappi, e Girolamo Nanni Romano, e vi sono diversi Santi, ed istorie, che alludono all'anime del Purgatorio, con Maria Vergine, e la Santissima Trinità nella volta.
Ritornando nella chiesa di sopra per l'altra porta, si vede nella tribuna dell'altar maggiore un ovato, dove è figurato nostro Signore, e dalle bande alcuni Angioli in campo d' azzurro oltramarino stellato d' oro, e vi è anche s. Elena, quando ritrova la Croce. l'opera è della maniera di Pietro Perugino, fatta con molta diligenza, e di buon gusto per quei tempi, e altri crede, che possa essere del Pinturicchio.
Tutta la nicchia di sotto è ornata d' altre pitture, di colonne, e pietre finte, con le figure de' ss. Pietro, e Andrea, che tengono la loro croce, e sono lavori coloriti da Niccolò da Pesaro.
Si entra poi nell'altra navata minore, e nel primo altare sta dipinto s. Silvestro, che fa veder i ritratti de' ss. Pietro, e Paolo a Costantino Imperadore, opera delle migliori di Luigi Garzi: nell'altro è il Crocifisso; e nell'ultimo è il quadro con san Tommaso, che mette il dito nel costato di Cristo, pittura di Giuseppe Passeri.


Basilica di San Clemente di Roma

Basilica di San Clemente 01

Basilica di San Clemente di Roma

Basilica di San Clemente 03

Basilica di San Clemente di Roma

Basilica di San Clemente 05

Basilica di San Clemente

Quì stavano anticamente i frati di s. Ambrogio ad nemus, Ordine, che principiò in un bosco non lungi da Milano, il quale dopo lungo tempo estinto, fu data la chiesa da Urbano VIII a' Padri Domenicani, che l'uffiziano con molta divozione. Quivi sono sepolcri antichissimi, e notabili di cardinali diversi de' signori Capizzucchi, e altri.
Nella prima cappella a mano destra, entrando per la porta da piedi, è s. Domenico di Soriano; in quella dalla parte dell'epistola dell'altar maggiore è una statua antica di marmo del Salvatore, e altre pitture ad affresco: e nell'altra dalla parte dell'Evangelio, fatta in buona forma, è il wo con la Natività di Maria Vergine, e diverse figure ad affresco, opere, che vengono dalla scuola de' Caracci.
Passato la porta di fianco è l'altare del santissimo Rosario; e nella cappella ultima a piedi della chiesa e ad affresco dipinta la passione di Cristo con i ladroni in croce, e diverse istorie di s. Caterina martire, e altre figure, colorito il tutto da Masaccio a san Giovanni, celebratissimo pittore.
La s. m. di Papa Clemente XI, che fu eletto pontefice nel giorno di s. Clemente, fece rinnovare la facciata maggiore della strada, e i porticj, e la piazza dell'altra porta.
Nel soffitto con tutta magnificenza perfezionato d'intagli, e pitture, si rappresenta il s. Pontefice in gloria, opera del Chiari; l'altro quadro di s. Maria, e s. Servolo è opera del Rasini. Nella muraglia della navata maggiore ha dipinto Pietro de' Petris. S. Flavia, e Domitilla furono dipinte da Sebastiano Conca. Il miracolo del s. Pontefice, che fece scaturire acqua da uno scoglio, è del signor Antonio Grecolini: il martirio del Santo con l'ancora legata al collo è di Giovanni Odazzi; e la traslazione del corpo del Santo, e la morte di s. Servolo è di Tommaso Chiari. S. Ignazio martire, che riceve il martirio, è opera di Pier Leone Ghezzi; ed il Santo nell'anfiteatro è del medesimo Ghezzi.

Dai documenti che abbiamo addotto evidentemente si trae che la basilica di s. Clemente fu ridotta ad uso pubblico di chiesa, dominicum, fino dall' età di Costantino. La tradizione quindi che sia stato uno dei luoghi più antichi delle adunanze cristiane in Roma è ragionevolissima, come probabilissima è la opinione che ivi fosse l' abitazione di Clemente o di altra illustre famiglia cristiana che nel suo seno accoglieva i fedeli per le adunanze religiose.
La basilica ora sotterranea conserva ancor la scala primitiva creata per dare accesso alle stanze di una nobile casa romana incorporata a guisa di sacro ipogeo all' abside ed al santuario e posta sotto l' altare. In quelle camere si trovò una statua del pastor buono che si riferisce all' epoca dei secreti convegni dei fedeli nelle private abitazioni. La basilica cristiana scoperta dal ch. p. Mullooly, di cui fa menzione s. Girolamo, cadde sotto le rovine dell' incendio di Roberto Viscardo: molti dei suoi dipinti non sono infatti più antichi del Mille. Abbiamo due dati estremi, dai quali si può raccogliere quando la basilica costantiniana fu sepolta ed edificata la superiore. Nel nartece di quella vha l' iscrizione di un poliandro di famiglia, il cui ultimo defunto è dell' anno 1059; dunque in quell' anno la chiesa era ancora officiata: nella chiesa superiore, nel dorsale della sedia episcopale si legge un' epigrafe del cardinale Anastrasio titolare della medesima, il cui nome comparisce in un diploma d' Onorio II del 1125: stando ai due dati cronologici la costruzione della chiesa superiore sarebbe avvenuta dopo il 1059 e prima della morte del cardinale Anastasio, cioè nei primi decennî del secolo XII. Che la basilica oggi sotterranea sia stata adornata fino al secolo XI, risulta ancora da alcuni degli affreschi scoperti nelle sue pareti. La basilica odierna di s. Clemente è adunque opera del secolo XII; e se quivi vediamo il santuario, gli amboni, la schola cantorum, chiusi da plutei marmorei anteriori al secolo predetto, è perchè quei plutei furono asportati dal primitivo edificio costantiniano.
La basilica superiore, come accennammo, è medievale, benchè arricchita dalle spoglie della costantiniana inferiore, a cui spetta il marmoreo recinto del presbiterio.
L' abside è adorna di uno splendido musaico che rappresenta il trionfo del Salvatore Crocifisso. In cima dell' arco domina il busto del Salvatore glorioso benedicente alla latina fra i consueti simboli dei quattro evangelisti; poco sotto stanno i principi degli apostoli sedenti con s. Clemente e s. Lorenzo presso le palme della mistica terra promessa: appiè dell' arco i due profeti Isaia e Geremia che spiegano i loro volumi. Pietro addita colla destra a Clemente centro glorioso; Clemente ha in mano l'àncora e sotto i piedi una navicella fra due delfini, simbolo del suo martirio nel mare Eusino.
Il Crocifisso che regna in mezzo all' abside è l' unico dei musaici absidali colonne romane basiliche. Il Salvatore affisso alla croce con quattro chiodi è già morto, il che è tipo caratteristico dei crocifissi non anteriori al secolo XII. La Vergine e s. Giovanni stanno ai piedi della croce e dodici colombe sono disposte lungo le braccia della medesima. Da questa sgorgano i quattro fonti a' quali s' avvicinano a dissetarsi due cervi, i quali fonti vanno poi a irrigare i pascoli di centro popolati di buoi, pecore, cerveti guardati da pastori. Un duplice tralcio di vite germoglia dal piè della croce che colle sue volute mirabilmente disposte occupa tutto il fondo dell' abside, in mezzo alle quali stanno uccelli, delfini, puttini ed altre figure. Nel piano inferiore di queste volute si veggono i dottori massimi della Chiesa latina, tutti in abito monastico, Ambrogio, Gregorio, Girolamo e Agostino.

Chiesa dei Santi 4 Coronati di Roma

Chiesa dei Santi 4 Coronati 3

Chiesa dei Santi 4 Coronati di Roma

Chiesa dei Santi 4 Coronati 5

Chiesa dei Santi 4 Coronati di Roma

Chiesa dei Santi 4 Coronati 2

Via dei Santi 4 Coronati a Roma

Via dei Santi 4 Coronati 01

Chiesa dei Santi Quattro Coronati

Al tempo d'Urbano VIII fu grandemente ornata dal cardinal Mellini, allora Vicario del Papa, col palazzo contiguo, dove abitano le zitelle organe, governate da un Protettore cardinale, e un prelato.
Avanti d'entrare in chiesa a mano destra si vedono due istorie ad affresco, che rappresentano la Natività di Maria Vergine, e la Presentazione al Tempio, opere assai buone. Nel primo altare dentro la chiesa è figurata la Nascita di Cristo, creduta di Gio. Batista Naldini: poco più avanti è l'altare del Crocifisso con altre figure ad affresco, opera di buon gusto.
Il medesimo card. Mellini fece colorire tutta la tribuna da Giovanni da s. Giovanni, che di sopra vi figurò una gloria, e dalla cornice in giù dipinse diversi tormenti di Martiri, il tutto con buona maniera condotto ad affresco.
In un altare dall'altra parte il cav. Baglioni colorì il San Sebastiano con altre figure per il card. Vidoni; e l'Annunziata poco più avanti è del medesimo Giovanni. Il detto Baglioni nella Vita di Raffaellino da Reggio dice, che quì dipinse ad affresco in una cappella il martirio di questi Santi, ma queste pitture non vi son più.
In detta chiesa si vede il maestoso deposito di monsignor d'Aquino auditore della Camera, essendo stato prelato generoso in soccorrere con molte elemosine queste orfane.

La storia ed i nomi dei cosidetti santi Quattro Coronati sono stati fino a poco tempo fa uno dei punti più oscuri e difficili della cristiana agiografia; ma oggi, dopo gli studj del ch. De Rossi, la luce è fatta, il problema risolto. Gli atti dei santi surriferiti, il cui fondo è storico, ricordano due gruppi di martiri: l' uno, composto di cinque lapicidi e scultori cristiani nelle cave di Pannonia ai tempi di Diocleziano, benchè si debba sostituire al nome di quest' imperatore quello di Galerio; l' altro, di quattro corniculari romani. I primi cinque sultori ebbero nome Claudio, Castorio, Sinforiano, Nicostrato e Simplicio e furono martirizzati nel fiume Sava, perchè si erano rifiutati di scolpire la statua d' Esculapio; pur tuttavia poco prima avevano condotto a termine un simulacro del Sole in quadriga reggente i cavalli. Questa circostanza, come ha dimostrato il De Rossi, accresce il valore della narrazione degli atti, poichè è in perfetta armonia con il senso pratico della morale cristiana, la quale sapeva ben distinguere le opere d' arte che erano considerate come ornamentum simplex da quelle che ad idololatriae causam pertinebant, giusta la distinzione di Tertulliano. Nella seconda parte di quel racconto entrano in scena i quattro soldati romani che furono uccisi in Roma per avere negato di adorare un idolo d' Esculapio; martirio confuso più tardi con quello dei lapidicidi pannoni, ma che difatti é del tutto independente per il luogo dove si svolse e per l' epoca, giacchè accadde anteriormente ai tempi di Diocleziano. Essendo rimasti ignoti i nomi dei suddetti soldati furono poi confusi nei martirologj con altri martiri sepolti in Albano, cioè, Severo, Severino, Carpoforo e Vittorino. La confusione fra i martiri pannonici e i corniculari accadde quando quei primi furono trasferiti in Roma e sepolti in un cimitero della via labicana nel luogo detto ad duas lauros, e poi dei ss. Pietro e Marcellino, nel luogo stesso ove furono sepolti i corniculari. Si accrebbe questa quando i due gruppi furono portati alla vetusta chiesa, che sorge ancora sul Celio, per cura del papa Leone IV (a. 847-855), dei quali già era stata decretata comune la commemorazione dal papa Milziade.
La chiesa fu adunque dedicata ai quattro anonimi corniculari, detti coronati dalla simbolica corona del loro martirio, e che nel secolo VII furono confusi col tzo gruppo dei sunnominati martiri d' Albano. Di questo titolo celimontano si fa menzione fino del tempo di Gregorio Magno i un sinodo romano, tenuto in quei tempi, benchè la chiesa sia anche più antica, risalga cioè al secolo V, in cui fu eretta nella contrada Caput Africae sulle ruine d' un edificio romano.
Onorio I la rinnovò dalle fondamenta, ma l' Ugonio propone che il papa Milziade ne sia stato il primo fondatore, e che sorgesse nel luogo ove furono gettati i corpi dei quattro corniculari suddetti. L' edificio originale di Onorio sventuratamente sparve in mezzo ai ripetuti restauri; però le mura medievali della bella chiesa torreggiano oggidì a foggia di quelle d' una rocca, e danno a quella contrada dal Celio un pittoresco aspetto. Leone IV, che ne fu cardinale, la ricostruì, e dei suoi lavori resta ancora l' ambulacro dietro la tribuna e l' epigrafe in marmo in cui sono nominati i santi che egli vi depose.
Nell' assedio e presa di Roma per opera del Guiscardo la chiesa cadde incendiata insieme a tutto il quartiere che si estendeva dal Laterano al Colosseo. Dopo quell' incendio, avvenuto circa il 1080, Pasquale II, nel duodecimo anno del suo pontificato, rialzò dalle fondamenta il sacro tempio, che poscia sotto Martino V fu di nuovo restaurato dal card. Alfonso Carillo spagnuolo.
In quella chiesa furono eletti papi Leone IV e Stefano VI.
Nei tempi più vicini ai nostri, Pio IV la riabbellì di nuovo, ed il monastero annesso, ove a lungo aveano dimorato i Camaldolesi, donollo nel 1560 alle povere orfane tolte dal loro monastero dell' isola tiberina: è il più antico dei conservatorj destinati a zitelle orfane di padre e madre.
La chiesa è divisa in tre navi sorrette da otto colonne di granito, sopra le quali i muri che si alzano a guisa di logge sono ornate di colonne simili, ma più piccole. Le navi laterali sono a volta, il soffitto di legno fu fatto fare nel 1580 dal card. Enrico, che poi fu re di Portogallo; il pavimento è d' opera cosmatesca. La tribuna di Pasquale II fu più tardi restaurata dal cardinal Millini. Sotto l' altare di s. Sebastiano, per due rampe di scale, si scende ad una cappellina sotterranea, ove si custodivscono le reliquie dei santi titolari e del martire Sebastiano.
Nel 1882, scavandosi sotto l' abside della chiesa, gli operai trassero in luce due frammenti di lapide monumentale, opera di san Damaso, nei quali si leggeva il residuo del vocabolo martyrium pASSI, indizio certissimo di elogio storico dei martiri. Questa scoperta fa congetturare al De Rossi che all' epoca di s. Damaso sorgesse già in questo luogo un oratorio in onore di questi santi, ove quel papa pose quell' elogio. Pasquale II ridusse la chiesa a proporzioni minori dell' altra distrutta dal Guiscardo. Si vede tuttora l' antica nave destra, adattata ad uso di refettorio dell' annesso monastero, con colonne assai più alte di quelle dell' odierna, e convenienti alle grandiose proporzioni d' alcune colonne superstiti nel secondo dei due grandi atrj della basilica.
Nei lavori del cardinal Millino nel 1624, che fece distruggere gli affreschi di Pasquale II, si rinvennero le reliquie depostevi del papa Leone IV, nominate nella lapide di Pasquale II; scoperta alla quale fu presente il celebre Antonio Bosio, che in luogo più profondo ne scoprì altre che Pasquale non avea veduto. Il capo del martire s. Sebastiano fu trovato entro bellissimo vaso d' argento smaltato e distinto da epigrafe votiva d' uno degli antecessori di Leone, Gregorio IV.

Le schede informative sono tratte da: Descrizione delle Pitture, Sculture e Architetture esposte in Roma di Filippo Titi stampato da Marco Pagliarini in Roma 1763


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