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Palazzo del Quirinale
ex Palazzo Pontificio in Monte Cavallo
Dove ora è questo vasto palazzo, era
un casino di delizia de' duchi Estensi, i quali avendolo ceduto
a Gregorio XIII egli cominciò a ingrandirlo, e si valse
dell'architettura di Flaminio Ponzio Lombardo. Fu proseguito da
Ottaviano Mascherino, e con suo disegno fu fatta la scala a lumaca,
con l'appartamento nobile, il portico,
e la loggia,
dove è l'orologio. Sisto V seguitò la fabbrica,
e con suo ordine furono posti nella piazza li due colossi, e gran
destrieri, opere attribuite volgarmente a' celebri Fidia, e
Prassitele; essendone stato architetto il cav. Domenico Fontana.
Clemente VIII vi fece fare molti ornamenti, come anche nel
giard; e Paolo V l'ornò della gran sala con la cappella,
con gli appartamenti contigui; compì, e riquadrò il
cortile con una scala doppia, ed abbellì maggiormente il
giard con disegno di Carlo Maderno.
Vi fece far molto anche Urbano VIII, che circondò il
giardino di gran muraglioni, e Alessandro VII accrebbe gli
appartamenti per la famiglia, di che fu architetto il cav. Bernini,
continovati alquanto da Innocenzio XIII, e terminati per un gran
tratto da Clem. XII con l'assistenza del cav. Fuga, col cui
disegno fu ornato il palazzetto, ch'è in fine di detti appartamenti;
facendo nel cortile di esso una fontana, che fa prospetto, e quivi
vicino fece la cappella degli Svizzeri, dove è la tavola
del B. Niccolò di Rupe dipinta da Sebastiano Ceccherini.
Venendo ora a descrivere questo palazzo, il portone, sopra il quale
è la ringhiera della Benedizione, è detto da alcuni
esser disegno del Bernini, ma sembra di maniera più antica.
La statua di s. Pietro, che vi è sopra, è
di Stefano Mderno, e quella di s. Paolo è di Guglielmo
Bertolot, e la Madonna, che è sopra il finestrone, è
di Pompeo Ferrucci.
Il cortile è maestoso, e lungo passi 150, e a destra delle
sue logge sono due branche della scala principale, che conducono
per due altre nel piano nobile del medesimo palazzo; e voltando
nel salire a mano destra in capo alla seconda branca s'entra nella
gran sala, dalla quale cominceremo il nostro giro.
Questa è ornata d'un ricco soffitto, dove sono le armi di
Paolo V, e d'un fregio
grande, di cui le prospettive sono d'Agostino Tassi, e le figure
sono d'Orazio Gentileschi.
La facciata
verso la cappella fu dipinta dal cav. Lanfranco; come anche quella
incontro e nelle altre facciate verso le finestre, e le porte, per
dove si entra, dipinse molte figure, e fece altri lavori Carlo Veneziano,
che si riconoscono alla maniera assai debole, in paragone di quella
del Lanfranco. Al muro sono appesi varj cartoni del Domenichino,
e molti grandi di Carlo Maratta, che servirono per li mosaici delle
cupole di s. Pietro, traportati quì d'ordine d'Innocenzio
XII, e la tavola originale di s. Petronilla del Guercino,
messa in mosaico dal Cristofani in s. Pietro.
Il bassorilievo
di marmo sopra la porta, che conduce nella cappella Papale, e rappresenta,
quando Cristo lavò li piedi agli Apostoli, è di Taddeo
Landini Fiorentino. Degli Angioli, che sostengono l'arme del Pontefice,
che si vede per di sopra, quello a mano sinistra è lavoro
di Pietro Bernini; l'altro alla destra del Bertolot Francese. La
cappella è vasta, con una volta
ricca di stucchi
dorati, ed ornamenti, e ultimamente N. S. Clemente XIII
vi ha fatto fare un bello altare ricco di marmi col disegno del
sig. Paolo Posi Senese.
Dalla sala, entrando nell'appartamento detto de' Principi contiguo
alla cappella, si vede una quantità di camere abbellite con
fregi, quasi
tutti coloriti da Pasqual Cati da Jesi; quello però della
stanza picciola, contigua alla galleria, è d'Antonio Caracci.
Questo appartamento è pieno d'ottimi quadri. Evvi la resurrezone
di Lazzaro, opera celebre del Muziano, ch'era in s. Maria maggiore.
Del Rubens v'è una bella Madonna col Bambino; del Domenico
un Cristo paziente con un manigoldo, che lo schernisce; di Niccolò
Pussino il martirio di s. Erasmo, del quale è il
mosaico nella Basilica Vaticana; di monsù Valentino l'eccellente
tavola col martirio de' ss. Processo, e Martiniano posta
in mosaico nella stessa basilica;
di Fra Bartolommeo della Porta san Pietro, e san Paolo in due quadri,
che per la loro eccellenza vengono comunemente, e a ragione reputati
di Raffaello, il quale solamente lavorò un poco sul s. Pietro,
che il Frate non avea terminato; e altri bei quadri d'altri valentuomini.
Segue poi una vaga, e gran galleria, Alessandro VII la fece
dipingere con diverse istorie del Testamento Vecchio, e Nuovo da'
migliori artefici, che alar vivessero.
Nell'ovato, che è sopra alla prima finestra,
cominciando il giro a mano destra, si vede rappresentato Dio nel
roveto da Gio. Francesco Bolognese; e nel quadro gde, che segue
fra le finestre, Gio. Mielle ha figurato, quando Mosè passò
il Mar Rosso, e Faraone vi si sommerse.
La Terra di promissione nell'altro ovato contiguo è del suddetto
Gio. Francesco, e Monsù Guglielmo Borgognone condusse l'istoria
grande con la battaglia di Giosuè.
Gedeone, che cava dalla pelle la rugiata, è lavoro di Salvatore
Rosa. Nell'ovato sopra la terza finestra,
il fatto di David, quando diede la morte al gigante Golìa,
è di Lazzaro Baldi, colorito nell'altro sito maggiore.
Il giudizio di Salomone fu espresso da Carlo Cesi medesimamente
sopra ad una finestra.
L'istoria del re Ciro nell'ultimo gran quadro da questa parte, è
opera di Ciro Ferri, del quale è anche l'ovato con la Nunziata
di Maria Vergine, che segue.
Nella facciata,
dove termina questa gallerìa, si vede una grande istoria
con quantità di figure, in cui fu rappresenta la Natività
di Gesù Cristo, da Carlo Maratta; e nell'ovato sopra alla
finestra,
voltando per l'altra parte, Egidio Scor Tedesco dipinse la creazione
d'Adamo.
Nel sito grande, che anche di quà cammina col medesimo ordine,
e distanza di finestre, vi ha colorito Gio. Angelo Canini Dio Padre,
che scaccia Adamo, ed Eva dal Paradiso Terrestre; e nell'altro sopra
alla finestra,
che è contiguo, si vede l'istoria del sacrifizio di Abele,
e Caino, che è opera del suddetto Egidio.
L'arca di Noè fabbricata nel tempo del Diluvio universale,
dove si vedono diverse specie d'animali, è lavoro di Gio.
Paolo Tedesco, fratello d'Egidio Scor; ed il Diluvio, rappresentato
nell'ovato che segue, è pittura del medesimo Egidio.
Quando Abramo volle sacrificare a Dio il suo figlio Isac, fu figurato
da Gio. Angelo Canini; ed Ismael con l'Angelo sopra alla finestra
contigua, è opera di Gio. Francesco Bolognese.
Il fatto di Giacob, e Esaù nell'ultimo quadro grande, che
è da questa banda, è di Fabbrizio Chiari; e nell'altr'ovato
nel fine, espresse Giovan Francesco suddetto, quando Giuseppe Ebreo
fu venduto da' fratelli.
Nella gran facciata,
che è dove cominciò, e finisce il nostro giro, si
vede l'istoria, di quando Giuseppe suddetto fu poi adorato da' fratelli,
dipinta eccellentemente da Francesco Mola Svizzero.
Le figure, ed altri ornamenti di chiaro scuro, che tramezzano l'istorie
suddette, son del Chiari, del Canini, del Cesi, di Egidio, ed altri;
e li paesi, e prospettive, con colonne,
e verdure, sono di Gio. Francesco Bolognese, e Gio. Paolo Tedesco.
Di quì seguitando avanti negli appartamenti sotto l'orologio,
si passa per due gallerie piccole, dipinte in tempo d'Urbano VIII,
con tutte le fabbriche, ch'egli fece nel suo Pontificato; e questi
sono lavori per prospettiva, paese, e figure, in quantità
molto riguardevoli, di Gio. Francesco Grimaldi Bolognese, e d'Agostino
Tassi.
Si entra poi negli appartamenti fatti edificare da Gregorio XIII,
dove sono quantità di stanze con soffitti ricchi d'oro, e
fregi dipinti
con istorie per la maggior parte del cav. d'Arpino. In una cappelletta,
dove ascolta la messa il Papa nell'inverno, è dipinta ad
affresco sull'altare la coronazione di spine di Gesù
Cristo da Andrea Sacchi. I grotteschi sono del cav. Gio. Paolo Pannini.
Nella stanza dell'udienza avanti a detta cappella è la Madonna
di Guido Reni, ch'era in s. Maria Maggiore. In un'anticamera
dell'estate è un san Giovannino nel deserto copiato da Giulio
Romano eccellentemente da quello di Raffaello, ch'è in Firenze
nella galleria
Medicea. Questo quì era ne' Maroniti, e fu comprato mille
scudi da Clemente XII.
Dall'altra parte del palazzo, che risponde nel giardino verso Levante,
si trova una cappella con la sua cupola
in forma di croce
Greca, assai galante, ben architettata, e con abbellimenti di pitture
singolari. Le pitture di questa cappella sono tante, e tutte eccellenti,
che se s'intagliassero in rame, farebbero un giusto volume, e mi
stupisco, che non sia caduto in pensiero a nessuno di far quest'Opera,
che sarebbe più applaudita, e lo meriterebbe più di
molte altre. Solamente è stata intagliata da Stefano Piccart
la Natività della santissima Vergine, ch'è una grande
e maravigliosa storia dipinta da Guido sopra la porta interiore
di questa cappella.
Nel suo altare si vede Maria Vergine Annunziata dall'Angelo, opera
celebre di Guido Reni, che condusse perfettamente tutte le altre
istorie, e figure, che sono nella cupoletta, e d'ogni intorno, fuori
che gli angoli della medesima, e la lunetta, che figura la Presentazione
di Maria Vergine al tempio, fatiche molto lodate di Francesco Albani.
Nella volta
della sala grande, nella quale si suol far concistorio pubblico,
e dove finisce il giro, e si ritrovano le medesime scale, che si
salirono per fare il nr camino, si vede uno sfondato con prospettiva
attorno di sotto in su, perfettamente inteso, e lavorato da Agostino
Tassi. In mezzo è l'arme di Paolo V, sostenuta da due
Angioli, e nel giro della prospettiva posano diverse figure, che
rappresentano le Virtù; opere diligenti d'Orazio Gentileschi.
Il magnifico cortile di questo maestoso palazzo è modernamente
abbellito con un orologio in prospettiva, sotto del quale mirasi
un'Immagine di Maria Vergine con il Bambino Gesù in braccio
fatta a mosaico sul quadro del cavalier Carlo maratti, lavorata
da Giuseppe Conti Romano, ed ivi posta nel tempo di Papa Innocenzio
XII di gloriosissima ricordanza. Il detto quadro del Maratta è
in una delle riferite anticamere.
Calando di quì alli appartamenti da basso, per la scala principale,
in faccia al primo ripiano si vede murata la pittura di Melozio
da Forlì, taportata quì dalla tribuna de' ss. Apostoli,
quando fu demolita la chiesa, avendone segato il muro. Nelle stanze
terrene è una cappelletta dipinta da Baldassar Croce. Nel
giardino pontificio è un vago, e ben architettato casino,
o ritiro, dove il Papa possa riposarsi dal passeggiare. Fu fatto
fabbricare dalla sempre gloriosa memoria di Benedetto XIV col
disegno del cav. Fuga. In esso sono molte pitture; e consistendo
in una ornatissima sala, e due stanze laterali, in quella a dritta
dipinse lo sfondo il sig. Pompeo Battoni, e gli ovati negli angoli.
I due quadri di paesi sono opere di Francesco Vanblomen Fiammingo
detto M. Orizzonte, e i grotteschi sono del Cocciolini. In questa
stanza il detto Papa ricevè il re di Napoli (ora re di Spagna)
nel 1744. Nella stanza a sinistra è un bello sfondo
di Agostino Masucci, e due gran quadri di prospettive del cav. Pannini.
 
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