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PIAZZA DEL POPOLO

Porta del Popolo | Chiesa di Santa Maria del Popolo | Santa Maria in Montesanto e de' Miracoli

Roma: Piazza del Popolo
Roma: Piazza del Popolo
Roma: Piazza del Popolo
Roma: Obelisco di Piazza del Popolo
Roma: Fontana dei Leoni dell'Obelisco

Piazza del Popolo 20

Piazza del Popolo 26

Piazza del Popolo 17

Obelisco di Piazza del Popolo 19

Fontana dei Leoni dell'Obelisco 15

Roma: Piazza del Popolo
Roma: Fontana della Chiesa di S. M. del Popolo
Roma: Fontana della Caserma di Piazza del Popolo

Piazza del Popolo 22

Piazza del Popolo 49

Piazza del Popolo 48

Fontana della Chiesa di S. M. del Popolo 1

Fontana della Caserma di Piazza del Popolo 1

Piazza del Popolo 44

Piazza del Popolo 55

 
Chi decide di farne una piazza è Papa Sisto V, alla fine del '500. Sino allora non è che uno slargo, circondato da fienili e granai,una polverosa periferia. Il Papa, oltre alla passione per l'urbanistica, ha quella per gli obelischi, ed il 25 maggio 1589 incarica Domenico Fontana d'innalzarci l'obelisco Flaminio, un'impresa che, a quei tempi, è anche uno spettacolo.
Se l'architetto non riesce ad alzare l'obelisco nel tempo massimo di 12 ore gli viene tagliata la testa. Se invece riesce, ci sono 10 anni di indulgenza per quei spettatori che si sono confessati e non hanno disturbato i lavori. Naturalmente, come si può vedere anche oggi, l'impresa riesce. Domenico Fontana, per non perdere la testa, fa le cose un grande: usa 140 cavalli, 14 bufali, 40 giganteschi argani, mille operai e spende una bella cifra, 40 mila scudi. Da quel giorno la Piazza diviene palcoscenico. L'obelisco, alto 24 metri, 36,50 col basamento, il più antico di Roma dopo quello lateranense, era innalzato a Eliopoli, davanti al Tempio del Sole, al tempo dei Faraoni Ramses II e Mineptah, suo figlio (1232-1200 a.C.) ai quali si riferiscono i geroglifici, fu portato a Roma da Augusto come bottino e posto al Circo Massimo.
Nel 1811 Giuseppe Valadier, su invito di Napoleone, le conferì in chiave neoclassica l'aspetto definitivo accentuandone i caratteri di teatro all'aperto e rendendola veramente scenografica. Ne delimita l'area con due emicicli laterali e costruisce sulle pendici del PINCIO una serie una serie di scalee e terrazze, ornate da statue, che sono un'ideale balconata per vedere ciò che succede in Piazza. Lo spettacolo della vita, come dicono i romantici viaggiatori dell'800.
Nel 1823 Leone XII fa ornare la base dell'obelisco con le quattro vasche e i leoni di marmo.
Nel 1825 vi furono decapitati , da Mastro Titta, il più famoso boia di Roma, i carbonari Montanari e Targhini che si oppongono al governo del Papa.
Agli inizi del '900 si aprono, uno di fronte all'altro, agli angoli della Piazza, due celebri caffè: Canova e Rosati. Per una di quelle piccole ironie della storia, la piazza diventa il posto preferito di chi lo spettacolo non lo guarda ma lo fa. Ai tavoli di Rosati sono nati decine di film e non c'è attore od attrice, italiana o straniera, che non si sia fermato, almeno una volta, nella piazza per sentire "che aria tira".
Alla Sinistra della scalea si apre, agli inizi del '500, il Tridente, formato da: Via di Ripetta che raggiunge Lungotevere in Augusta e Via dell'Ara Pacis con il Mausoleo di Augusto, Via del Babuino che raggiunge Piazza di Spagna, ed al centro Via del Corso, con il suo rettifilo fino a Piazza Venezia, inquadrata da due seicentesche chiese gemelle, Santa Maria dei Miracoli, costruita nel 1675-81 da Carlo Rainaldi e Carlo Fontana, e Santa Maria di Montesanto, del 1662-79, su cui operò anche Gian Lorenzo Bernini.
La Fontana della Dea Roma è la fontana collocata nell'emiciclo destro, verso il Pincio, disegnata dal Valadier nel 1823 ed il gruppo scultoreo in marmo, che fu eseguito da Giovanni Ceccarini, rappresenta la Dea Roma armata di lancia e con l'elmo, con ai lati le statue giacenti del Tevere e dell'Aniente e della lupa che allatta i due gemelli. La vasca di travertino a forma di ampia conchiglia raccoglie l'acqua proveniente da una piccola tazza collocata alla base del monumento.

Roma: Porta del Popolo

Porta del Popolo 16

Porta del Popolo

La contigua porta Flaminia, ora detta del Popolo, si crede architettura di Michelangelo Buonarroti, ma i più la credono del Vignola. Vi sono due statue dei santi Pietro, e Paolo scolpite dal Mochi. Alessandro VII in occasione, che venne la Maestà della Regina di Svezia in Roma, ornò la detta porta ancora dalla parte di dentro col disegno del Bernini. La guglia fu alzata nella piazza per opera del cavalier Domenico Fontana.

Roma: Porta del Popolo
Litografia del 1870
Roma: Chiesa di Santa Maria del Popolo

Chiesa di Santa Maria del Popolo 10

Roma: Chiesa di Santa Maria del Popolo

Chiesa di Santa Maria del Popolo 7

Chiesa di Santa Maria del Popolo

Gli Osservanti di Sant'Agostino della Congregazione di Lombardi possiedono questa chiesa, edificata da Pasquale II, vicino alla porta del Popolo. Al 1410, Sisto IV la rifece col disegno di Baccio Pintelli. Giulio II l'arricchì di pitture, ed ornamenti; ed ultimamente fu ristabilita da Alessandro VII con architettura del Bernini.
Fu la prima cappella a mano destra, di Casa della Rovere, architettata da Baccio suddetto, dove sono due sepolcri, in uno dei quali sono sculture antiche assai buone, e l'altare dedicato al santo Presepe, e a San Girolamo, la pittura del quale, come di tutta la cappella, è di Bernardino Pinturicchio.
La seconda cappella è della nobilissima fa Cybo, dove è una bella tavola del Maratta sul muro a olio. È tutta incrostata di marmi col disegno del cavalier Fontana. La cupola è dipinta dal Garzi. I due busti dei cardinali Cibo sono sculture del Cavallini. Dei due quadri laterali uno è di Gio. Maria Morandi, e uno di M. Daniello.
La terza cappella, con l'immagine di Maria Vergine, e Sant'Agostino, era dipinta del detto Pinturicchio; ed in quella, che segue, non v'è cosa notabile, fuori che le lunette del medesimo, e le sculture dell'altare, e i sepolcri rispettabili per l'antichità.
Nella Croce della chiesa è un quadro, che rappresenta la Visitazione di Sant'Elisabetta, dipinto dal detto Morandi; e dei due Angioli di marmo dai lati, quello dalla parte dell'Epistola è di Gio: Antonio Mari, e l'altro è d'Ercole Ferrata.
La cappella contigua all'altar maggiore, passata quella di santa Lucia, in cui il quadro è di Luigi Garzi, ha il quadro con San Tommaso di Villanova, che dispensa elemosine, colorito da Fabbrizio Chiari. La cupola della chiesa è pittura del cavalier Vanni, come anche li quattro angoli.
L'immagine di Maria Vergine nell'altar maggiore si dice di mano di San Luca, postavi da Gregorio IX. Dentro al coro sono due superbissimi sepolcri con statue, di cui la più stimata è la Temperanza con l'orivolo in mano, opere di Andrea Contucci dal Monte a Sansovino: per di sopra all'altare sono Angioli di stucco, e dai lati due statue dei Santi della Religione.
Segue poi la cappella dei signori Cesari, che ha il quadro dell'Assunta dipinto dal grande Anibale Caracci, con le pitture dalle bande di Michelangelo da Caravaggio. La tavola, e i due quadri son molto deteriorati nell'aver preteso di pulirli. L'istorie dipinte aa affresco nella volta son d'Innocenzo Tacconi; ed il rimanente di Giovanni Batista da Novara. La Nunziata sull'ingresso di questa cappella è di Giacomo Triga. Le statue e pitture in quella contigua dei signori Teodoli sono di Giulio Mazzoni.
Nel quadro d'altare, posto nell'altro braccio di croce della chiesa, sono dipinti Angioli con gli istrumenti della Pasisone, e Gesù fanciullo con Maria, e San Giuseppe, opera di Bernardino Mei Senese; e degli Angioli di stucco dai lati, quello della parte dell'Epistola è di Gio. Antonio Mari, l'altro del Raggi; il tutto fatto con disegno del Bernini.
Le istorie della croce dai lati nella cappella, che segue, son d'un Fiammingo, altri dicono di Luigi Gentile. Nell'altra del sigg. Millini il quadro dell'altare con Maria Vergine, e San Nicola da Tolentino, è d'Agostino Massucci scolar del maratta, e le pitture ad affresco sono di Giovanni da San Giovanni; e il deposito del cardinale Garzia, e quello d'Urbano Millini sono fatti col disegno dell'Algardi, e il ritratto del cardinal Savo è di Stefano Monnot.
Della cappella, che segue, dei signori Chigi, dedicata alla B. Vergine di Loreto, Raffaello da Urbino fece il disegno, e fu cominciata a dipingere da fr. Sebastiano del Piombo coi cartoni dello stesso Raffaello, che fece anche quelli dei mosaici (i quali vanno in stampa in più pezzi) come anche delle pitture del fregio sotto la cupola, e di quelle dei quattro tondi, e parte della tavola, che poi dipinse Francesco detto il Salviati. I tondi sotto la cornice si dicono cominciati da Raffaello, proseguiti da fr. Bastiano, e terminati dal detto Salviati. Le altre pitture nelle lunette furono condotte ultimamente dal cavalier Vanni. Nelle cantonate sono quattro statue di marmo: l'Elia, e il Giona sono sculture di Lorenzetto con disegno di Raffaello, le due moderne con i sepolcri, e altri ornamenti furono fatte dal cavalier Bernini; e il paliotto di metallo con bassorilievo è lavoro del suddetto Lorenzetto.
Nell'ultima cappella è il quadro, che rappresenta il Battesimo di Cristo, opera condotta da Pasqualino dei Rossi. Nella terza colonna della chiesa dalla parte dell'Epistola, è una testa dipinta in rame da Francesco Ragusa. Il sepolcro del Gisleni architetto fu fatto col pensiero del sig. Orazio Quaranta, col ritratto fatto da Ferdinando, di gran nome in genere di ritratti; e li due dipinti a olio, in un sepolcro vicino ad una delle porte della chiesa verso Roma, sono di mano di Francesco Rosa: il sepolcro di monsignor Rondanini è scultura, e disegno di Domenico Guidi, ed è vicino alla cappella dei Chigi. Sparsi per la chiesa sono altri depositi. Quello del cardinal Albani nell'ultimo pilastro nella navata destra è scultura di Gio. Antonio Paracca. Quello del vescovo tesoriere di Paolo III nel braccio sinistro della crociata, è di Giacomo della Porta. Quello del marchese di Saluzzo è opera di Giovanni Batista Dosio.
Nella navata maggiore della chiesa sono diverse Sante di stucco sopra gli archi, lavorate perfettamente da diversi col disegno del Bernini. Le prime due a mano destra, entrando in chiesa, sono di Francesco Rossi; delle seconde la prima è del Morelli, la seconda del Naldini, le altre di Gio. Antonio Mari, e le ultime da questa parte di Francesco dei Rossi.
Nell'arcone, che corrisponde alla cupola, sono due Angioli, che reggono l'arme d'Alessandro VII, del Raggi; ed entrando nella nave traversa si vedono due organi in forma bizzarra, e per di sotto ad ogni uno è un Angiolo, ed un putto, che reggono le armi del medesimo Pontefice, lavori del detto Antonio Raggi.
Rientrando nella navata, e seguitando il giro, le altre prime due statue di stucco sopra gli archi sono d'Antonio suddetto; quelle, che seguono, del Perone; le altre contigue, del medesimo Raggi; e le ultime, d'Ercole Ferrata; e li due Angioli dalle bande dell'occhio della chiesa sono di detto Ferrata. Le pitture dentro al coro sono del Pinturicchio.

Roma: Piazza del Popolo

Basilica di Santa Maria in Montesanto e Basilica di Santa Maria dei Miracoli

Basilica di Santa Maria in Montesanto

Di queste due chiese nella piazza del Popolo, cominciate d' ordine di Alessandro VII, ne fu architetto il cavalier Rainaldi, e il disegno di esse va in stampa. Furon poi ride a perfezione mediante la generosità del cardinal Gastaldi, e col pensiere del Bernini, ed assistenza del cavalier Fontana, seguitando il disegno del Rainaldi, e rendono l'ingresso in Roma tanto maestoso.
E' detta "la chiesa degli artisti". Qui difatti si celebrano i funerali di personaggi famosi. Committenza Alessandro VII° nel 1662; Facciata: preceduta da un portico in travertino con quattro colonne; Cupola: tamburo dodecagonale divisa in dodici spicchi; Pianta interna: ellittica con paraste corinzie; Cappelle: tre per lato; Altare maggiore: è collocato il dipinto con cornice sormontata da angeli di Filippo Carcani; Statue: su disegni di Bernini; Tele o dipinti: Carlo Maratta, Luigi Garzi, Daniele Seiter, Giuseppe Chiari
S. Maria di Monte Santo, e de' Miracoli
Le statue di travertino sopra la facciata sono di diversi, come del Morelli, Rondone, Silano, Antonio Fontana, ed altri.
Nella prima cappella de' signori de' Rossi sull'altare è il santissimo Crocifisso, e due quadri laterali di Salvator Rosa, ed altre pitture nelle lunette, e nella volta. l'architettura della medesima è d' Alessandro Cessani; e li stucchi di Francesco Papaleo Siciliano.
Nella terza cappella, che segue, ha dipinto egregiamente il quadro, le lunette, e la volta Niccolò Berrettoni, considerato il megliore scolare di Carlo Maratta. Li stucchi sono di Paolo Naldini, come anche li puttini di marmo; e l'architettura è di Carlo Bizzaccheri Romano.
Nell'ultima cappella il quadro di s. Alberto è d' Onofrio d' Avellino scolare di Solimena.
l'altar maggiore, dove si conserva l'immagine di Maria Vergine, ha per di sopra due Angioli fatti dal Carcani detto Filippone. Li busti di bronzo di quattro Pontefici dai lati sono del cavalier Lucenti; e li putini, che sostengono l'arme del cardinal Gastaldi, sono dell'istesso.
Dall'altro lato la cappella ornata col disegno di Tommaso Mattei, ha il quadro di s. Francesco avanti alla Madonna fatto dal Maratta, ed è stato inciso in rame. I laterali sono uno del Garzi, e l'altro di M. Daniele: la volta è del Chiari. Di esso è il quadro della Pietà nella sagrestia di questa cappella, e i freschi eccellenti son di Bacicci.
La cappella seguente è de' signori Aquilanti, e le pitture, alludenti alla vita di s. Maria Maddalena de' Pazzi, sono di Lodovico Gimignani: l'architettura è del cav. Rainaldi: li stucchi del Carcani, e del Morelli: e gli Angioli nell'arco per di fuori, pure del Carcani.
Le quattro statue nelle nicchie della cupola sono del Carcani suddetto. La sagrestia della chiesa ha il quadro dell'altare dipinto da Biagio Puccini.
In questa chiesa stanno li PP. Carmelitani.

Basilica di Santa Maria de' Miracoli

finita, come dissi, con l'architettura del detto Rainaldi, e poi con l'assistenza del cavalier Fontana, che mutò la cupola, il cupolino, l'altar maggiore, e i sepolcri laterali, che furono fatti con suo disegno, stanno li Padri Riformati del Terz' Ordine di s. Francesco della Congregazione di Francia, a' quali fu data nel 1628 ad istanza del cardinal Barberini. Dentro i due quadri di s. Francesco sulla sinistra son dipinti da fra Modesto da Lione del terzo Ordine di nazione Francese. A man dritta nella cappella di s. Antonio il quadro è di Monsù Garscard. Il vaso della chiesa è galante. Nell'altar maggiore son quattro Angioli, che reggono l'immagine miracolosa di Maria vergine, scolpiti dal Raggi; e per di sopra li altri tre, e i puttini sono del medesimo. Dai lati sono due sepolcri, uno del cardinal Gastaldi col suo busto di bronzo, e due Virtù scolpite in marmo, con due puttini per di sopra, del cavalier Lucenti; l'altro incontro è del marchese Benedetto suo fratello col suo busto pur di bronzo, che è del medesimo artefice. Dalle bande due Virtù di marmo, e due putti per di sopra con l'arme sono del Raggi. Fuori della cappella nell'arcone si vedono due Angioli pur con l'arme Gastalda, del suddetto Raggi; e li due nelle porte laterali, che medesimamente sostengono le dette armi, sono lavori del Carcani; e per di fuori le otto statue di travertino sopra la facciata sono del Morelli, del Carcani, e di diversi.
I Frati, che abitano quì, si dicono i Picpusi dal luogo, ove furono originati, detto Picquepusi.

Le schede informative sono tratte da
Descrizione delle Pitture, Sculture e Architetture esposte in Roma di Filippo Titi
stampato da Marco Pagliarini in Roma 1763

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