i Tesori di Roma

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DINTORNI DI PIAZZA NAVONA

Palazzo SAPIENZA PASQUINO | Palazzo MADAMA | Palazzo MASSIMO | Palazzo ISTORIATO | PALAZZO ALTEMPS | Palazzo BRASCHI | Palazzo CAPRANICA | TOR SANGUIGNA | TOR MILLINA | SANT'APOLLINARE | Torre della Scimmia

Vedi anche:  SANT'IVO ALLA SAPIENZA | SAN LUIGI DEI FRANCESI | SANT'AGOSTINO |
SANTA MARIA DELLA PACE | SANTA MARIA DELL'ANIMA | CHIESA DELLA NATIVITÀ | SAN NICOLA IN AGONE | SAN PANTALEO
 

Roma: Palazzo Sapienza

PALAZZO SAPIENZA

- sec.XVI
Secondo alcuni dal motto scolpito sulla porta principale dell'Università romana: 'Initium sapientiae timor Domini'; secondo altri dal nome Aedes Sapientiae. L'inizio della costruzione del palazzo rimonta al principio del cinquecento, ai pontificati di Pio III e Giulio II, di cui vi sono ancora le armi. Leone X adottò un progetto di Michelangelo, interrotto più volte. Nel 1575 sotto Gregorio XIII, i lavori furono ripresi e con disegni di Giacomo della Porta si cominciò la facciata e il portico del cortile. Le costruzioni continuarono e sotto Sisto V fu terminata la facciata settentrionale Alessandro VII mise l'ultima mano all'edificio facendo costruire la grande sala della biblioteca, che prese il suo nome. (Blasi)

Piantina di Piazza Navona

Roma: Statua di Pasquino

Roma: Pasquinate

Roma: Pasquinate

STATUA DI PASQUINO - III sec. a.C.
Dal famoso tronco di statua greca, che forse rappresenta Minelao che sostiene e difende il corpo di Patroclo, ucciso da Ettore nella guerra Troiana, collocato all'angolo del palazzo Braschi nel 1791 dal card. Carafa Oliviero che lo redense dalle rovine del vicolo Leutari. Nel 1501 fu collocato sopra un basamento; esso era rimasto interrato per metà, dì guisa che, allorquando pioveva i viandanti, a schivare le pozze, usavano di passare, come per un ponte, sulle spalle della figura maggiore del gruppo.
Fu attribuito al tronco il nome e la lingua mordace (d'un sarto satirico delle vicinanze, morto allora di fresco. Ludovico Castelvetro scrisse che Antonio Tibaldeo (un'iscrizione posta nel 1776 in Santa Maria in Via Lata lo dice morto nel 1537, di anni 81) riferisce Pasquino essere stato un sarto; invece Celio Secondo Curione (1544) lo dice barbiere. Pasquino rappresentò per secoli quello che oggi è la Stampa di opposizione ed aveva per compagni di loquacità Marforio, Babuino, Abate Luigi, Madama Lucrezia; a causa delle satire, che si attaccavano al piedistallo, venne il proposito di gettare la statua a fiume. Racconta iI Govio nella vita di Adriano VI:
'Haveva deliberato Adriano, si come quello ch'era manifestatamente sdegnato coi poeti, ruinare la statua di Pasquino, ch'è in Parione, e gettarla nel Tevere; ma Ludivico, Duca di Sessa, con ingegno civile ed arguto disse che ciò non si poteva fare, soggiungendo che Pasquino ancora nel più basso fondo del fiume, ad uso delle rane, non avrebbe taciuto. Disse allora iI Papa: Ardasi dunque et facciatene calcina, acciocché non vi resti alcuna memoria di lui. Rispose un'altra volta il Duca: La Santità Vostra dice bene: ma sibbene sì crudelmente si ardesse, non però gli amici poeti taceranno, i quali con versi insidiosi onoreranno il padron loro, et ordinatogli un giorno solenne, celebreranno ogni anno il luogo del supplicio. E così, con questi scherzi di parole, il Papa piacevolissimamente passò dallo sdegno a giuochi ed allegrezza tutti i sentimenti suoi'.
Del resto il proposito di gettare Pasquino nel Tevere venne in seguito attribuito a Sisto V e poi a Clemente VIII, che ne sarebbe stato dissuaso dal Tasso. Dobbiamo anche tener presente che Poggio Bracciolini, morto nel 1459, in una delle sue Facezie scrive: Pasquino da Siena, che fu uomo gioviale e faceto ecc. (Pastor)
'La statua veniva bizzarramente ornata e vestita iI giorno di San Marco (25 aprile), mentre i letterati, e specialmente quelli, che erano novelli all'Università di Roma, attaccavano al piedistallo i loro epigrammi. Non è privo d'interesse l'osservare come gli avvenimenti contemporanei e l'antichità influivano sulla decorazione di Pasquino. Nel 1512 sotto Giulio Il, la statua fu camuffata da Marte; nel 1513 sotto Leone X comparve sotto la forma di Apollo di Belvedere; nel 1514 di Mercurio; nel 1515 di Orfeo; nel 1516 di Proteo; nel 1677, l'anno delle processioni di penitenza indette pel pericolo dei Turchi, da pellegrino. Ordinatore della festa rimase un professore dell'Università, patrono un cardinale; una novità caratteristica per Leone X, che il papa stesso ora s'interessasse direttamente della festa e spendesse denaro per essa'.
Un avviso di Roma 25 ottobre 1569 narra d'un ritrovamento d'antichità avvenuto in un modo curioso.
'L'orso del card. Orsini, che sta legato appresso Pasquìno, graffiando l'altro giorno la terra sotto quella pietra di marmo, dove è fermato Pasquino, cavò fuori molti giuli antichi e medaglie d'oro, con una chiave d'argento'.
In occasione della vittoria di Lepanto, quando M. A. Colonna passò trionfalmente in questa via, Pasquino teneva colla sinistra una testa di Turco che gettava sangue dalla bocca, nella destra una spada sguainata. - La via fu aperta o meglio ingrandita sotto Giulio III nel 1554 per la rettificazione di via dell'Anima. (Blasi)

Piantina di Piazza Navona

Roma: Palazzo Madama

PALAZZO MADAMA - sec.XVI
Qui è il palazzo omonimo, oggi sede del Senato del Regno, che sorge sulle case dei Crescenzi, delle quali ancora esiste la torre restaurata da poco. il palazzo ebbe origine ai tempi di Sisto IV, il di cui tesoriere, Sinulfo di Castell'Ottieri, vescovo di Sutri, approfittò di un'area libera per costruire la sua dimora, che con molte modificazioni divenne l'attuale palazzo Madama. Con la morte di Sinulfo s'iniziò il possesso dei Medici, che dapprima presero il palazzo in affitto e poi lo acquistarono, e forse vi tennero banco. Vi dimorarono il card. Giovanni (Leone X), iI card. Giulio (Clemente VII), Caterina (regina di Francia) e Margherita d'Austria, vedova di Alessandro de' Medici, soprannominata Madama, che diede il nome all'attuale palazzo e piazza, cambiando così l'antico di piazza Lombarda.
Questa piazza allora comprendeva anche l'area, poscia occupata da piazza San Luigi dei Francesi; ed era così detta per gli stabilimenti quivi eretti dai monaci di Farfa, che si reggevano col giure longobardo. Nel sec. XVIII la proprietà del palazzo passò dai Medici ai Lorenesi, succeduti ai primi nel granducato di Toscana, dai quali nel 1760 l'acquistò Benedetto XIV con 60.000 scudi, per la Camera Apostolica, trasferendovi la sede del Governo.
In questo adattamento furono demoliti un grande arco e dei muri, che sorgevano nella corte orientale del palazzo e che appartenevano alle antiche terme di Nerone poi Alessandrine. Detti avanzi, che estendevansi anche nel centro della piazza, erano dal volgo detti Coscie delle Terme. Ricorderemo come la casa privata di Alessandro Severo era fra le piazza Navona e della Rotonda e che egli la fece demolire, riducendo l'area a boschetto annesso alle sue terme.
Nel 1852 il palazzo divenne residenza del Ministero delle Finanze e della Posta (che nel 1870 fu di nuovo trasportata a piazza Colonna sotto il portico di Veio), e dal suo balcone centrale si estraeva il lotto; dal 1870, come si è detto, è sede del Senato; e l'attuale sala delle sedute fu costruita sull'area del cortile dell'ex Posta, con architettura del Gabet. Pasquino avendo appreso, che Galli ministro delle Finanze aveva tolto la Posta da piazza Colonna per collocarla nel cortile del palazzo Madama, osservò:
'Ogni popol d'ogni razza
ha la Posta nella piazza
Galli, che ha cervel sottile,
confinolla nel cortile.'
Incorporato nel palazzo dal lato di via San Luigi dei Francesi, era l'Oratorio detto del Salvatorello o San Salvatore alle Terme, consacrato da Gregorio I (509-604) e così detto dal busto marmoreo del Salvatore che era sulla porta, e che le guide di un tempo dicevano avesse le sembianze di Cesare Borgia; qui ora è la Posta del Senato.
Sulla facciata del palazzo, fino a poco fa, si osservava una lastra rettangolare murata all'altezza del primo piano prospiciente la piazza San Luigi dei Francesi con sculture rappresentanti un tronco di palma che sosteneva un libro aperto, compassi e altri strumenti di geometria e musica, il tutto in travertino lavorato molto finemente, che il Gnoli crede siano avanzi di quel tempio rotondo, cominciato e non finito, che sorgeva nei pressi. Da piazza Madama fino a piazza Lancellotti era nel sec. XIV la contrada detta Scortecchiara, ossia il quartiere dei conciatori (li pelli che poi si trasferirono a San Bartolomeo dei Vaccinari. (Blasi)

Piantina di Piazza Navona

Roma: Palazzo Massimo alle Colonne

PALAZZO MASSIMO - 1532-36
Dal palazzo omonimo (arch. Peruzzi). I Massimi, poi detti delle Colonne, dalle colonne dell'atrio del loro palazzo, che oggi è venuto a trovarsi sul Corso Vittorio Emanuele. pretendono discendere da Fabio Massimo il 'Cunctator'. Nell'interno del palazzo ammirasi la statua del Discobolo copia in marmo del capolavoro di Mirone, trovata nel 1781 nella villa Palombara all'Esquilino.
Nel salone al 1° piano Daniele da Volterra dipinse le imprese di Q. Fabio Massimo. Al 2° piano vi è una camera, ridotta a cappella, in memoria di San Filippo Neri, che ivi il 16 marzo 1584, risuscitò Paolo Massimo. Pietro e Francesco Massimi diedero stanza nella loro casa, nella parte posteriore della piazza San Pantaleo, a Corrado Schweinheim e Arnoldo Pannartz, che ivi impiantarono la prima tipografia (1467). (Blasi)

Piantina di Piazza Navona

Roma: Palazzo Istoriato e della colonna dell'Odeon

PALAZZO ISTORIATO E COLONNA DELL’ODEON

Sede della prima tipografia romana e delle poste pontificie ha la facciata decorata da affreschi monocromi della scuola di Daniele da Volterra. Nel 1950 fu eretta al centro della piazza una colonna dell’antico Odeon di Domiziano, destinato agli spettacoli musicali che avrebbe contenuto fino a 10.000 spettatori.

Piantina di Piazza Navona

Roma: Palazzo Altemps

PALAZZO ALTEMPS - dal 1480
Si crede che qui sia stato il corpo di guardia del cardinale Girolamo Riario che possedeva il palazzo. (Blasi)
In alto il grande belvedere ornato da piccoli obelischi e, al culmine, da un liocorno araldico in marmo. Oggi è sede del Museo Nazionale Romano.

Dirimpetto all'Apollinare è il palazzo della nobilissima casa del Duca Altemps oriunda di Germania. Ne fu architetto Martino Lunghi il questa chiesa, come dicono molti, ma si vede, che è più antico, ed egli non fece altro, che raggiustarlo. Il cortile poi sembra posteriore alla fabbrica, ma essendo d'una eccellenza maggiore, v'è chi lo crede di Baldassar Peruzzi; ed è uno dei più vaghi di Roma; e vi sono belle statue antiche, cm anche per la scale, e per le stanze. In sala è un gran pilo scolpito a bassorilievo, e molte colonne di marmi nobili, tra le quali due di porfido, sul cui dorso nel medesimo pezzo di marmo sono scolpite a mezzo due teste molte rilevate. In una camera il Romanelli ha lasciata una bella prova del suo valore, dipignendovi Giove con Venere. Vi è una insigne cappella, dove è il corpo di s. Aniceto Papa, ornata di pitture dal cavalier Ottavio Leoni, e d'Antonio Pomarancio, e è ufiziata come pubblica, essendovi fin le campane. (Titi)

Piantina di Piazza Navona

Roma: Palazzo Braschi

PALAZZO BRASCHI - dal 1792

Opera di Cosimo Morelli, edificato da Pio VI Braschi nel 1791 sopra l'area di quello che fu già degli Orsini e dei Caracciolo di Santobuono. Ammirevole ne è lo scalone. Per 50 anni fu sede del Ministero degli Interni. (Blasi)
Dal 1952 è sede del Museo di Roma con una raccolta a ricordo della Roma medioevale e moderna.

Piantina di Piazza Navona

Roma: Palazzo Capranica

PALAZZO CAPRANICA E TEATRO VALLE
Il palazzo Capranica fu edificato Con disegno del Sangallo; all'angolo della via si osserva una colonna di granito rosso sormontata da una testa di mostro con ali da drago. Non dobbiamo dimenticare il Caffè che era incontro al Teatro Valle, che durante i trionfi del Cossa era divenuto un cenacolo di artisti e letterati. Là, in liete serate, si raccoglievano gli uomini più in vista di quei giorni: Gandolin, Cossa, Capannari, Bazzani ed il ben noto Giuseppe Luciani, poi mandante dell'assassinio di Raffaele Sonzogno, direttore del giornale 'La Capitale'. In detto caffè, sotto un busto del Cossa, una lapide diceva:
'In questo ritrovo d'artisti nomadi e ribelli - Pietro Cossa - riposava dalle lotte del vicino teatro - nei giorni della gloria e del dolore'.
Dal Teatro omonimo, che occupa l'area del cortile, detto delle Statue, dell'antico palazzo Capranica, già del card. Andrea della Valle. Nel 1854 fu inaugurato, all'angolo di via del Melone, un teatrino per marionette col nome di Nuovo a Valle, ma dal popolino chiamato Valletto fatto chiudere nel 1880 dal marchese Capranica per ingrandire il suo palazzo. In questo teatrino imperò il maestro Antonio Torrini detto 'er sor Manciola', perché privo del braccio sinistro, morto nel 1885, uno di quegli ultimi romaneschi la cui arguzia naturale, talvolta spinta, era diventata proverbiale a Roma. Durante le rappresentazioni, fra la platea, troppo impaziente che cominciasse lo spettacolo, e il maestro di musica s'intavolavano dialoghi non sempre castigati. Il maestro spesso rispondeva per le rime, e che rime!!
Già sò che sete tutti cornutacci. Voi e li vostri mortacci...
(Blasi)

Piantina di Piazza Navona

Roma: Tor Sanguigna

TOR SANGUIGNA
Dalla torre, ora ridotta ad abitazione nel sec. XIII dalla nota famiglia Sanguigni ; il 31 dicembre 1494 venne occupata dalle milizie francesi di Carlo VIII. Cellini, ricordando l'uccisione che egli fece dell'archibugiere che gli aveva ucciso il fratello, scrive: "Questo tale stava a un luogo chiamato Tor Sanguigna, accanto a una casa dove stava alloggiata una certa cortigiana la quale si domandava signora Antea". Quest'epiteto di signora mostra chiaramente che in quei tempi si aveva un concetto diverso dal nostro delle cortigiane, ed infatti esse erano, la maggior parte, coltissime, dote molto difficile a trovare nella donna a modo di allora.
La tradizione popolare fa derivare il nome dall'essere la torre formata di mattoni rossi, da sembrare d'avere una tinta sanguigna. (Ruffini) "Osservasi un tabernacolo con immagine della Madonna, che in stava situato più in basso, e che nell'invasione francese nel 1798, essendo presa a selciate da alcuni scellerati, il signor Condi proprietario, a fine di toglierla da novelli insulti la fece collocare dove è oggi". Il palazzo dei Sanguigni si estendeva fino all'arca ove poi venne fabbricato il palazzo Altemps. La via venne aperta nel 1535.

Piantina di Piazza Navona

Roma: Tor Millina

TOR MILLINA
Dalla famiglia dei Millini o Mellini, una delle più nobili e antiche di Roma. Cresciuta in ricchezza si divise in due rami: uno ebbe le case in S. Salvatore in Onda, l'altro, più noto, quelle che erano in questa via in modo da dare il nome non solo alla contrada, ma anche ad una chiesa che qui sorgeva dedicata a San Nicola detta de' Mellini. Delle loro sontuose dimore non rimane quasi più nulla, perchè la maggior parte venne acquistata da Innocenzo X per accrescere il palazzo Pamphilj. Tuttavia sorge ancora ben conservatala torre, ora ridotta ad abitazione di privati, manifesta opera del principio del sec. XIV. Sull'alto di essa, nel parapetto sopra i beccatelli si legge ancora a caratteri di terracotta: Millina. Sulle pareti si scorgono tracce di graffiti.

Piantina di Piazza Navona

Roma: Palazzo Apollinare

PALAZZO DI SANT'APOLLINARE - 1742-48
Nella piazza è il palazzo Cardinalizio, detto di Sant'Apollinare, che nel 1575 fu occupato dal Collegio Germanico. La via fu aperta da Paolo III nel 1541, mettendo così in comunicazione questa piazza con piazza Navona. La chiesa costruita da Adriano I nel 780 sulle rovine di un antico edificio, che la tradizione vuole fosse iI tempio di Apollo che sorgeva nei prati Flamini, ed i giuochi dati in suo onore, detti Apollinari, istituiti nel 212 a. C., si facevano, ove poi sorse il Circo Agonale. Nella chiesa, sull'altare a sinistra, vi è una Madonna del XV sec., ivi trasportata dal card. Estouteville. Alessandro VI per salvarla dalle soldatesche di Carlo VIII, acquartierate nel portichetto, la fece ricoprire di calce e rimase così dimenticata fino al 1648, epoca in cui iI terremoto fece cadere l'intonaco e l'immagine rimase di nuovo esposta.
Nella piazza esisteva un teatrino di burattini, visitato nel 1853 dal Gregorovius, detto Fiano in ricordo di quello scomparso in piazza S Lorenzo in Lucina. (Blasi)

 

Piantina di Piazza Navona

Roma: la Torre della Scimmia

Torre della Scimmia

Via dei Portoghesi. Così detta perché la famiglia Scapucci, proprietaria della Torre, possedeva uno scimmiotto che, un giorno, porto' in braccio un loro bambino in fasce fino in cima alla torre con il rischio di farlo cadere. Il padre allora, pregando la Vergine, fece il fischio usato per il richiamo della scimmia che scendendo dalla grondaia riportò il bambino sano e salvo. Da allora un lume splende avanti l'immagine di Maria.
(B. Blasi)

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