DINTORNI DI PIAZZA
NAVONA
SANT'IVO ALLA SAPIENZA | Palazzo
SAPIENZA | SAN LUIGI DEI FRANCESI | SANT'AGOSTINO |
SANTA MARIA DELLA PACE | PASQUINO | Palazzo MADAMA | SANTA MARIA DELL'ANIMA |
Palazzo MASSIMO | Palazzo ISTORIATO | PALAZZO ALTEMPS | Palazzo BRASCHI |
Palazzo CAPRANICA | TOR SANGUIGNA | TOR MILLINA | SANT'APOLLINARE |
CHIESA DELLA NATIVITÀ | SAN NICOLA IN AGONE | SAN PANTALEO | Torre della Scimmia |
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CHIESA
DI SANT'IVO ALLA SAPIENZA - 1642-60
Nel 1640 il Borromini innalzò la stravagante
cupola (sulla quale in 32 anni caddero 4 fulmini) sulla piccola
chiesa dei SS. Leone, Ivo e Pantaleo, che dal 1870 fu adibita ad
altri usi, e ai nostri giorni è stata riaperta al culto.
Nel mezzo del cortile è il monumento agli studenti caduti
nella prima guerra mondiale, del Cataldi. (Blasi)
Entrando dall'ingresso aperto nell'austera facciata sul Corso, si
accede al bel cortile, su due ordini di arcate; nella parete di
fondo, la splendida chiesa di Sant'Ivo, che il Borromini costruì
a partire dal 1642. Sulla facciata concava, già esistente,
il Borromini aggiunse l'attico, sopra cui si innalza il tiburio
polilobato della cupola; gli attacchi tra tiburio e attico sono
coperti da tamburi sovrastati dallo stemma Chigi (sotto Alessandro
VII Chigi la chiesa fu completata, intorno al 1660), i monti e la
stella.
Sopra si innalza la calotta gradinata, poi la lanterna, e infine,
tra fiaccole di travertino, la celebre chiocciola, o spirale, riccamente
decorata a stucchi, che termina in una fiamma, sopra la quale, in
ferro battuto, una tiara, il globo e la croce.
Piantina di Piazza Navona
 
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PALAZZO
SAPIENZA - sec.XVI
Secondo alcuni dal motto scolpito sulla porta principale dell'Università
romana: 'Initium sapientiae timor Domini'; secondo altri dal nome
Aedes Sapientiae. L'inizio della costruzione del palazzo rimonta
al principio del cinquecento, ai pontificati di Pio III e Giulio
II, di cui vi sono ancora le armi. Leone X adottò un progetto
di Michelangelo, interrotto più volte. Nel 1575 sotto Gregorio
XIII, i lavori furono ripresi e con disegni di Giacomo della
Porta si cominciò la facciata e il portico del cortile.
Le costruzioni continuarono e sotto Sisto V fu terminata la facciata
settentrionale Alessandro VII mise l'ultima mano all'edificio facendo
costruire la grande sala della biblioteca, che prese il suo nome.
(Blasi)
Piantina di Piazza Navona
 
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CHIESA
DI SAN LUIGI DEI FRANCESI - 1518-80
Nel X sec. questi pressi erano detti ad Scorticlarios, essendo il
quartiere dei conciatori di pelli. Ai tempi dei Borgia era detta
piazza dei Lombardi e si estendeva verso piazza Madama, ancora non
esistendo il palazzo omonimo; fu anche detta piazza Saponaria; infine
prese l'attuale nome dalla chiesa dedicata a San Luigi re di Francia
nel 1589. Luigi IX (1226-70) fece una crociata in Egitto, ma fatto
prigione venne riscattato col pagamento di 400.000 bisanti d'oro;
avendo poi intrapresa l'8÷ crociata, sbarcato a Tunisi, qui morì
di peste.
I Francesi ebbero da principio chiesa ed ospizio presso l'antica
fondazione di Carlo Magno chiamata Campo Santo presso il Vaticano;
nel 3÷ e 4÷ sec. si trasportarono presso Sant'Andrea della Valle,
ma trovandosi troppo ristretti, fecero un cambio di proprietà
con l'abbazia di Farfa. Una confraternita francese fu approvata
da Sisto IV nel 1475, col nome della Vergine Immacolata e San Luigi.
Questa confraternita costruì l'attuale chiesa, che fu inaugurata
nel 1589.
Nell'interno: affreschi del Domenichino, tele del
Caravaggio e di Guido Reni; monumento
dei soldati francesi morti nel 1849 all'assedio di Roma; sepolcro
del card. de la Grange, morto nel 1707 in età di 105 anni,
età alla quale non giunse mai alcun card.; vi sono sepolti
il Valadier, il card. De Bernis e Paolina Montmorin Beaumont (1770-1803)
figlia di un ministro di Luigi XVI, che, appena uscita di convento,
a 17 anni si trovò maritata per convenienze sociali al conte
Beaumont, che l'abbandonò indegnamente. Durante il terrore
fu vittima il di lei padre conte di Montmorin, che fu vilmente assassinato,
mutilato e impalato. Il delitto iniziò la strage della famiglia,
i membri della quale ad uno ad uno salirono la ghigliottina. Nel
1803 la Beaumont, agonizzante per tisi, raggiunse Chateaubriand
suo amante, allora segretario d'ambasciata a Roma, e morì
il 4 novembre. Sul ricco monumento ha la seguente epigrafe:
'Dopo aver veduto perire tutta la sua famiglia - suo padre, sua
madre, i suoi fratelli, sua sorella - Paolina Montmorin consumata
da una malattia di languore è venuta a morire - in terra
straniera - De Chateaubriand ha alzato - questo monumento alla sua
memoria'.
Nel luogo ora occupato dalla chiesa era un piccolo tempio rotondo
rimasto sempre incompiuto. L'area della piazza e via nei tempi imperiali
era occupata da parte delle Terme Neroniane ed Alessandrine; nel
1662 vi furono rinvenute le due grandi colonne, che servirono a
restaurare il lato sinistro del pronao del Pantheon. palazzo Massa
nel quale abitò Vittoria Accoramboni Peretti. (Gregorovius)
'Vi era pure un altro uomo conosciutissimi personalmente da Lucrezia
Borgia; era questi il Nestore dei notai romani, il vecchio Camillo
Bencimbene, la persona di fiducia per i negozi legali di Alessandro
e di tutti i cardinali e nobili di Roma. Teneva studio sulla piazza
dei Lombardi (San Luigi dei Francesi). Durò colà nell'ufficio
suo fino al 1505'. (Blasi)
Piantina di Piazza Navona
 
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CHIESA DI SANT'AGOSTINO - 1483
Dalla chiesa omonima costruita nel 1483 dal card. d'Estouteville,
nel luogo detto Rustum, erroneamente creduto il rogo dei Cesari.
Fu ricostruita nel 1750 coi disegni del Vanvitelli. La facciata,
pure del 1483, è fatta con travertini tolti dal Colosseo.
La cupola è la prima, dell'epoca moderna, innalzata in Roma.
Nell'interno è veneratissima una statua della Madonna col
bambino, detta del Parto, opera di Jacopo Sansovino, che il popolino
crede invece sia il simulacro di Agrippina con Nerone in braccio.
L'altare maggiore è del Bernini. La cappella
di Santa Monica, madre di Sant'Agostino, contiene il sarcofago col
corpo della Santa, da Ostia portato in Roma nel 1430. In un pilastro,
un dipinto di Raffaello raffigurante Isaia e nella
prima cappella la Madonna del pellegrino del Caravaggio
(1605). In questa chiesa, durante il pontificato di Pio IX, vennero
trasportate alcune reliquie di San Valentino dalla chiesa di San
Prassede. Sant'Agostino nacque in Numidia nel 354; dopo una gioventù
licenziosa andò a Milano, ove fu convertito da Sant'Ambrogio.
Annessa alla chiesa vi è iI convento e la Biblioteca Angelica,
così detta da Mons. Angelo Rocca che la fondò. La
via di Sant'Agostino occupa parte dell'area delle Terme Neroniane
ed Alessandrine. (Blasi)
La chiesa dei Padri di Sant'Agostino fu cominciata l'anno 1470, seguitata poi, e finita in più bella forma dal card. Estutevilla Protettore nel 1583, e ne fu architetto Baccio Pintelli.
La santa Caterina vergine, e martire inginocchioni con due Angiolini, che l'incoronano, che si vede nel primo altare della chiesa a mano destra, fu colorita da Marcello Venusti; ed anche il s. Stefano, e s. Lorenzo dalle bande.
La cappella, che segue, ha la volta dipinta ad affresco con varie istoriette da Avanzino Nucci con i due profeti di sopra: il quadro nell'altare è copia del suddetto, cavata da un originale di Raffaello d'Urbino, che si dice essere da Volterra, ma uno simile se ne conserva in Monte Cassino nelle stanze di s. Benedetto.
La beata Rita inginocchioni, dipinta nell'altro altare, è opera di Giacinto Brandi. Tutta la cappella è architettura da Gio. Batista Contini: li quadri dai lati sono di Pietro Lucattelli, allievo del Cortona, come anche la volta con istorie della Beata.
Le pitture della volta nella cappella contigua sono di Giuseppe Vasconio. Sopra l'altare è un gruppo di marmo di Gesù Cristo, che dà le chiavi a s. Pietro, opera di Gio. Batista Cotignola. Il s. Agostino nella crociata della chiesa è pittura del Guercino con li due laterali, opere eccellenti, ma guaste credendo di pulirle; e le istoriette nella volta sono dello Speranza.
Allato a questa cappella è un piccolo altare, dove sono pitture notabili per l'antichità, ed incontro è il sepolcro del card. Renato Imperiali, opera di Pietro Bracci.
La cappella di s. Niccola da Tolentino, vicino all'altar maggiore, ha la volta dipinta da Francesco Conti Romano. Il sant'Agostino, s. Girolamo, e sant'Ambrogio, Dottori Latini, furono dipinti nella medesima volta da Andrea d'Ancona: ed il quadro con l'effigie di s. Niccola, che tien sotto di se il Mondo, il Demonio, e la Carne, e per di sopra altri Santi, è di Tommaso Salini Romano.
L'immagine miracolosa di Maria Vergine posta nell'altar maggiore, di ricche pietre, e di belli scompartimenti ornato, architettura del cav. Bernini, è dono del suddetto cardinale. Fu portata a Roma da certi Greci, creduta pittura di s. Luca. Degli Angioli scolpiti sopra l'altare, uno fu cominciato da Pietro Bernini, e finiti tutti due da Gio: Finelli con disegno del detto cav. Bernini; e li puttini dai lati sono sculture in marmo del Canini, fratelli di Gio. Angelo. I due putti sopra la porta del coro dalla parte del Vangelo sono del Bracci, e i compagni dalla parte dell'epistola son del Pincellotti.
Tutta la cappella, dove si conserva il corpo di s. Monaca dall'altro lato dell'altar maggiore, fu dipinta ad affresco dal Novara, ma il quadro dell'altare è di Gio. Gottardi Faentino: l'altra vicina, dedicata a s. Agostino, e s. Guglielmo, fu colorita, con diverse istorie del Santo dal cavalier Lanfranco.
A questa contigua è la cappella dei signori Panfilj, ricca, e maestosa, dedicata al medesimo s. Tommaso, il quale si vede nell'altare, che dispensa danaro, scolpito in marmo chi dice da Gio: Maria Baratta, e chi da Melchior Cafà Maltese, e finito il tutto per causa di morte da Ercole Ferrata. I due bassirilievi di stucco laterali sono di Andrea Bergondi. Nella suddetta cappella lateralmente è il sepolcro del card. Lorenzo Imperiali, del quale fece il disegno, e le sculture, che rappresentano la Morte, il Tempo, la Fama, ed il ritratto del cardinale, Domenico Guidi.
Allato alla porticella di questa chiesa trovansi due ritratti di Gaspero Sibilla, e dirimpetto allato alla porta della sagrestia son i ritratti del Panvinio, e del cardinal Noris, e questo fu intagliato da Francesco Moratti Padovano.
Il quadro di san Giovanni da s. Facondo nell'altare contiguo è di Giacinto Brandi.
La santa Appollonia nel quadro dell'altra cappella fu dipinta dal Muziano: le pitture dai lati, e nella volta sono di Francesco Rosa. Ne viene un'altra cappella con la tavola del cav. Conca; e la penultima cappella con l'Assunta di Maria Vergine, dipinta a olio nel muro sopra all'altare con Angioli nella volta, e tutto il resto, fu colorita da Guidi Ubaldo Abatini da Città di Castello. Ma ultimamente in vece dell'Assunta v'è stato posto il gruppo d'Andrea Sansovino, che rappresenta Gesù, la Madonna, e s. Anna.
Nell'ultima cappella una Madonna di Loreto con due pellegrini colonna quadro dell'altare è opera di Michelangelo da Caravaggio; e le pitture dalle bande ad affresco sono di Cristofano Casolani.
A piedi della chiesa è una statua di Maria Vergine, scolpita da Jacopo Sansovino.
Il profeta dipinto con due puttini in un pilastro a mano manca è uno dei più prodigiosi lavori di Raffaello d'Urbino, fatto a gara di quelli di Michelangelo Buonarroti.
Molte istoriette nel claustro, dei fatti del s. Dottore, erano d'Avanzino Nucci, ma atterrate nella gran fabbrica del nuovo convento; dove a mezzo la scala è la statua di marmo di Benedetto XIV gran protettore della celeste dottrina di s. Agostino. Questa staua è lavoro del Maini. In questo convento è una bella, e numerosa libreria, lasciata da monsig. Rocca da Camerino, che fu Sagrista di Palazzo, a benefizio, e comodo pubblico, e si apre la mattina. Ora poi è stata cresciuta dal presente Padre Generale Francesco Saverio Vazques, con aver comprato per trenta mila scudi la rarissima, e copiosissima libreria del fu cardinale Passionei, che con la sua vasta erudizione l'aveva raccolta particolarmente nei suoi molti viaggi, e pel corso di sessanta anni.
Il medesimo Padre Generale ha abbellito tutta la chiesa, e rifatta la sagrestia in forma più nobile, e acconciato il nuovo gran vaso della libreria, e fattovi le scansie per disporvi i libri. Il convento è rifatto tutto col disegno di Luigi Vanvitelli.
(Titi)
Piantina di Piazza Navona
 
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CHIESA DI SANTA MARIA DELLA PACE - dal 1482
Dalla chiesa dedicata a Santa Maria della Pace. Qui in antecedenza
era la chiesetta di Sant'Andrea o Santa Maria de Aquarenariis o
Aquaricariis, abitandovi i rivenditori d'acqua, quando nei secoli
di mezzo Roma, difettando di acque potabili, adoperava l'acqua del
fiume, dopo averne fatto depositare l'arena; da ciò la via
ebbe nome degli Acquarenari. Infatti ancora nel 1517 l'Ariosto raccomandava
al fratello Galasso di tenergli pronta, per il suo arrivo in Roma,
dell'acqua purgata dal Tevere:
"Fa ch'io trovi dell'acqua non di fonte,
Di fiume si, che già sei dì veduto
Non abbia Sisto ne alcun altro ponte."
Questi acquarinari l'attingevano con barili all'altezza del Ponte
Milvio e l'andavano distribuendo per le case; ed a causa della facilità
che avevano d'introdursi in. ogni casa, ebbero fama di mezzani.
Alla corporazione degli Acquarenari apparteneva la madre di Cola
di Rienzo, che viveva 'di panni lavare e di acqua portare'. In detta
chiesetta era una immagine della Vergine che, colpita da un sasso
gittatole contro, avrebbe sgorgato sangue. Sisto IV vi si recò
in processione e fece voto di erigere in quel sito un magnifico
tempio alla Vergine, se si fosse potuta evitare la guerra minacciata
dalle funeste conseguenze della Congiura dei Pazzi a Firenze; infatti,
scongiurata la guerra, venne nel 1480 riedificata l'attuale chiesa
dedicata a Santa Maria della Pace. Alessandro VII (1655) la restaurò
e fece fare l'odierna facciata su disegno di Pietro da Cortona.
Il giorno della riconsacrazione, essendo stato eretto un arco trionfale
nel cui mezzo campeggiava il ritratto del papa con sotto l'iscrizione:
"Orietur in diebus nostris justitia et abundantia pacis' (Nascerà
ai giorni nostri la giustizia e l'abbondanza della pace). Pasquino
gli cambiò l'orietur in morietur e il pacis in panis: 'Morirà
ai nostri giorni la giustizia e l'abbondanza del pane".
Nell'interno della chiesa: la cappella Cesi, architettura di Michelangelo;
le statue, che decorano questa cappella furono scolpite con marmi
provenienti dal tempio di Giove Capitolino. Le quattro Sibille sull'arco
della cappella Chigi sono di Raffaello: sull'altare,
la Deposizione dalla Croce in bronzo è di Cosmo Fancelli.
Il monumento delle nepotine del card. Ponzetti, morte nello stesso
giorno di peste. Inoltre, pitture di Baldassare Peruzzi, del Maratta,
dell'Albani, del Sermoneta, ecc. Il chiostro fu edificato nel 1504
dal Bramante. Nell'antichità questo era
iI centro delle numerose 0fficinae Marmorarium. Nel 1878 venne alla
luce un cippo di marmo alto cm. 50 e largo cm. 28 dedicato al ventiduenne
auriga circense Crescente. (Blasi)
Questa chiesa di sì bella forma in sì poco sito fu col disegno di Baccio Pintelli Fiorentino fabbricata da Sisto IV, che ordinò, che si chiamasse santa Maria della Pace, e la diede l'anno 1487 ai canonici Regolari Lateranensi, che vivono sotto la Regola di s. Agostino; e del 1611 Gasparo Rivaldi nobile Romano fece fare la tribuna con belli lavori di marmo, di pitture, e stucchi dorati. Fu poi rimodernata la chiesa per di dentro, e di fuori, e ridotta nella presente bella forma nel Pontificato d'Alessandro VII col disegno di Pietro da Cortona, in che diede saggio del suo gran sapere.
Il quadro di bronzo nella prima cappella a destra è opera di Cosimo Fancelli; la statua di s. Caterina col sepolcro, dove sono due puttini diligentemente scolpiti, è pur sua fatica; l'altra statua, che rappresenta s. Vernardino col sepolcro, e puttini verso la porta, è d'Ercole Ferrata.
Le pitture sopra alla detta cappella dal cornicione della chiesa in giù sono del gran Raffaello d'Urbino, e benchè abbiano patito assai nel volerle ripulire, quel che si vede, è stimabile. Sopra al cornicione dipinse il Rosso Fiorentino.
L'Annunziata, che era sopra l'altare della cappella seguente, fatta fare dal car. Cesi, era opera di Marcello Venusti: il quadro però, che vi è oggi, dove è figurata Maria Vergine, Gesù, e s. Anna, fu fatto da Carlo Cesi. I quattro quadretti nei ripartimenti della volta sono del Sermoneta; e le sepolture laterali con le statue son di Vincenzio dei Rossi da Fiesole, del quale si tiene, che sia anche il restante; ma per verità i grotteschi eccellentemente scolpiti sono di Simon Mosca, singolare in simili lavori.
Le pitture per di fuori sopra la medesima cappella sono di Timmoteo della Vite d'Urbino, ma in cattivissimo stato.
La cappella di monsignor Benigni, che segue sotto la cupola passata la porta di fianco, ha il quadro con s. Gio. Evangelista, e l'Angiolo, colorito dal cav. d'Arpino. Il quadro grande di sopra con la visitazione di s. Elisabetta, e quantità di figure, è di Carlo Maratti.
Nell'altra cappelletta contigua dei signori Olgiati è dipinto il battesimo di N. Signore da Orazio Gentileschi con tutto il rimanente. Dai lati sono due quadri di Bernardino Mei Senese, che il Baglioni attribuisce al medesimo Orazio. Per di sopra, l'istoria di Maria Vergine, quando va al tempio, con molte figure, e fra le altre un gentiluomo vestito all'antica, che scendendo da cavallo, porge l'elmosina ad un povero tutto ignudo, è opera assai stimata di Baldassar Peruzzi, ma ch'ha molto patito. Nei pilastri della cappella maggiore è da una banda dipinta s. Cecilia, e s. Caterina da Siena; e dell'altra s. Agostino, e s. Chiara da Lavinia Fontana. Dalle bande dell'altare l'Annunziazione, e la natività della Vergine furono fipe a olio sopra lo stucco dal cav. Passignano; tutte le pitture per di sopra son di Francesco Albano; e le due statue della Pace, e Giustizia, poste sopra il frontespizio di detto altare, sono di Stefano Maderno.
Segue la cappella del Crocifisso. Dai lati sono due mezze figure, la s. Maria Maddalena si crede del Gentileschi; l'altra del cavalier Salimbeni, e le pitture ad affresco del medesimo. Il quadro ove per di sopra, con la natività di Maria Vergine è del cavalier Raffaelle Vanni, il giovane. La pittura nella lanterna della cupola è di Francesco Cozza, il quale aveva dipinta anche tutta la cupola, avanti che si rimodernasse.
Nella tavola dell'altare della cappella contigua è la natività di N. Signore, opera stimabile del Sermoneta, con la ss. Trinità, ed alcuni altri Santi all'intorno. Il quadro grande sopra la cappella col transito di Maria Vergine, e gli Apostoli con altre figure è di Gio. Maria Morandi.
Rientrando nella navata la tavola dell'altare nella prima cappella dei signori Mignanelli con il san Girolamo è di mano del Venusti, ma si crede da alcuni, che il Bonarroti gli facesse il disegno. Le pitture di sopra con l'istoria d'Adamo, ed Eva, figuroni maggiori del vivo, sono di Filippo Lauri; e la testa di marmo a man destra dell'altare, ritratto di monsignor Girolamo Giustini da Città di Castello, avvocato concistoriale, è di Vincenzio da Fiesole.
Il s. Ubaldo dipinto nell'ultimo altare con due altri santi canonici Lateranensi son di Lazzaro Baldi. Di sopra le storie del Testamento Vecchio, con alcune figure grandi, sono opere di Baldassarre Peruzzi da Siena.
Le quattro figure di stucco, due sopra l'arco della cupola, le altre sopra la porta della chiesa, sono del Fancelli, fatte col disegno di Pietro da Cortona; e le istorie diverse di Maria, che sono dipinte nel claustro architettato da Bramante, sono di Niccolò da Pesaro.
Vi si rimira anche il bel deposito del card. Flaminio del Taja Senese.
È ammirabile la facciata, e il portichetto di questa chiesa, e l'ornato tutto della piazza, fatto col disegno del Cortona, ove mostrò il suo grande ingegno in un sito sì piccolo, e obbligato da due strade, e dalle porte, e dalle finestre delle varie contigue case, le quali sono state ride in uguaglianza, e in simetria. di s. Biagio della Fossa, e ss. Pietro, e Paolo del Gonfalone
La chiesa parrocchiale di s. Biagio non molto lungi da monte Giordano, palazzo già del card. Orsino, oggi dei sigg. Gabbrielli, fu rimodernata da Agostino Albrtini Romano curato nel 1658. Nella sua facciata è la figura del medesimo s. Biagio del cav. Paolo Guidotti, ma poi ridipinta.
Il quadro dell'altare a mano destra con s. Niccolò e li tre putti, ed in aria Maria Vergine col Figlio, è del medesimo Guidotti: quello dell'altar maggiore con s. Biagio, e quantità di figure, fu fatto con suo disegno da un suo allievo; e la Pietà nell'altro altare è bella copia, che viene dal Caracci, secondo l'opinione di molti.
Di quì seguitando verso Banchi, e quindi entrando in strada Giulia, si trova l'oratorio dei ss. Pietro, e Paolo del Gonfalone vicino alle carceri, che è unito alla chiesa di santa Lucia. La chiesa di s. Lucia, che fu data all'Archiconfraternita del Gonfalone, e ad essa è annessa, è stata quest'anno 1763 rifabbricata dai fondamenti con una gran facciata dalla medesima ArchiconfraternitÀ, e ne ha dato il disegno il sig. Marco David, ma non è per anco totalmente terminata.
In esso si vede la cena di nostro signore con gli Apostoli, e l'istoria di Cristo, che porta la croce, opere di Livio Agresti. La pittura di Gesù condotto a Caifas è la più bell'opera di Raffaello da Reggio.
La risurrezione del Salvatore, istoria grande, e copiosa, è di Marco da Siena; ed anche le due figure di sopra, che rappresentano due Virtù son del medesimo.
L'incoronazione di spine, e l'Ecce Homo, sono opere di Cesare Nebbia, e l'istoria della flagellazione, con le Virtù di sopra, fu a ad affresco espressa da Federigo Zuccheri. (Titi)
Piantina di Piazza Navona
 
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STATUA DI PASQUINO - III sec. a.C.
Dal famoso tronco di statua greca, che forse rappresenta Minelao
che sostiene e difende il corpo di Patroclo, ucciso da Ettore nella
guerra Troiana, collocato all'angolo del palazzo Braschi nel 1791
dal card. Carafa Oliviero che lo redense dalle rovine del vicolo
Leutari. Nel 1501 fu collocato sopra un basamento; esso era rimasto
interrato per metà, dì guisa che, allorquando pioveva
i viandanti, a schivare le pozze, usavano di passare, come per un
ponte, sulle spalle della figura maggiore del gruppo.
Fu attribuito al tronco il nome e la lingua mordace (d'un sarto
satirico delle vicinanze, morto allora di fresco. Ludovico Castelvetro
scrisse che Antonio Tibaldeo (un'iscrizione posta nel 1776 in Santa
Maria in Via Lata lo dice morto nel 1537, di anni 81) riferisce
Pasquino essere stato un sarto; invece Celio Secondo Curione (1544)
lo dice barbiere. Pasquino rappresentò per secoli quello
che oggi è la Stampa di opposizione ed aveva per compagni
di loquacità Marforio, Babuino, Abate Luigi, Madama Lucrezia;
a causa delle satire, che si attaccavano al piedistallo, venne il
proposito di gettare la statua a fiume. Racconta iI Govio nella
vita di Adriano VI:
'Haveva deliberato Adriano, si come quello ch'era manifestatamente
sdegnato coi poeti, ruinare la statua di Pasquino, ch'è in
Parione, e gettarla nel Tevere; ma Ludivico, Duca di Sessa, con
ingegno civile ed arguto disse che ciò non si poteva fare,
soggiungendo che Pasquino ancora nel più basso fondo del
fiume, ad uso delle rane, non avrebbe taciuto. Disse allora iI Papa:
Ardasi dunque et facciatene calcina, acciocché non vi resti
alcuna memoria di lui. Rispose un'altra volta il Duca: La Santità
Vostra dice bene: ma sibbene sì crudelmente si ardesse, non
però gli amici poeti taceranno, i quali con versi insidiosi
onoreranno il padron loro, et ordinatogli un giorno solenne, celebreranno
ogni anno il luogo del supplicio. E così, con questi scherzi
di parole, il Papa piacevolissimamente passò dallo sdegno
a giuochi ed allegrezza tutti i sentimenti suoi'.
Del resto il proposito di gettare Pasquino nel Tevere venne in seguito
attribuito a Sisto V e poi a Clemente VIII, che ne sarebbe stato
dissuaso dal Tasso. Dobbiamo anche tener presente che Poggio Bracciolini,
morto nel 1459, in una delle sue Facezie scrive: Pasquino da Siena,
che fu uomo gioviale e faceto ecc. (Pastor)
'La statua veniva bizzarramente ornata e vestita iI giorno di San
Marco (25 aprile), mentre i letterati, e specialmente quelli, che
erano novelli all'Università di Roma, attaccavano al piedistallo
i loro epigrammi. Non è privo d'interesse l'osservare come
gli avvenimenti contemporanei e l'antichità influivano sulla
decorazione di Pasquino. Nel 1512 sotto Giulio Il, la statua fu
camuffata da Marte; nel 1513 sotto Leone X comparve sotto la forma
di Apollo di Belvedere; nel 1514 di Mercurio; nel 1515 di Orfeo;
nel 1516 di Proteo; nel 1677, l'anno delle processioni di penitenza
indette pel pericolo dei Turchi, da pellegrino. Ordinatore della
festa rimase un professore dell'Università, patrono un cardinale;
una novità caratteristica per Leone X, che il papa stesso
ora s'interessasse direttamente della festa e spendesse denaro per
essa'.
Un avviso di Roma 25 ottobre 1569 narra d'un ritrovamento d'antichità
avvenuto in un modo curioso.
'L'orso del card. Orsini, che sta legato appresso Pasquìno,
graffiando l'altro giorno la terra sotto quella pietra di marmo,
dove è fermato Pasquino, cavò fuori molti giuli antichi
e medaglie d'oro, con una chiave d'argento'.
In occasione della vittoria di Lepanto, quando M. A. Colonna passò
trionfalmente in questa via, Pasquino teneva colla sinistra una
testa di Turco che gettava sangue dalla bocca, nella destra una
spada sguainata. - La via fu aperta o meglio ingrandita sotto Giulio
III nel 1554 per la rettificazione di via dell'Anima. (Blasi)
Piantina di Piazza Navona
 
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PALAZZO MADAMA - sec.XVI
Qui è il palazzo omonimo, oggi sede del Senato del Regno,
che sorge sulle case dei Crescenzi, delle quali ancora esiste la
torre restaurata da poco. il palazzo ebbe origine ai tempi di Sisto
IV, il di cui tesoriere, Sinulfo di Castell'Ottieri, vescovo di
Sutri, approfittò di un'area libera per costruire la sua
dimora, che con molte modificazioni divenne l'attuale palazzo Madama.
Con la morte di Sinulfo s'iniziò il possesso dei Medici,
che dapprima presero il palazzo in affitto e poi lo acquistarono,
e forse vi tennero banco. Vi dimorarono il card. Giovanni (Leone
X), iI card. Giulio (Clemente VII), Caterina (regina di Francia)
e Margherita d'Austria, vedova di Alessandro de' Medici, soprannominata
Madama, che diede il nome all'attuale palazzo e piazza, cambiando
così l'antico di piazza Lombarda.
Questa piazza allora comprendeva anche l'area, poscia occupata da
piazza San Luigi dei Francesi; ed era così detta per gli
stabilimenti quivi eretti dai monaci di Farfa, che si reggevano
col giure longobardo. Nel sec. XVIII la proprietà del palazzo
passò dai Medici ai Lorenesi, succeduti ai primi nel granducato
di Toscana, dai quali nel 1760 l'acquistò Benedetto XIV con
60.000 scudi, per la Camera Apostolica, trasferendovi la sede del
Governo.
In questo adattamento furono demoliti un grande arco e dei muri,
che sorgevano nella corte orientale del palazzo e che appartenevano
alle antiche terme di Nerone poi Alessandrine. Detti avanzi, che
estendevansi anche nel centro della piazza, erano dal volgo detti
Coscie delle Terme. Ricorderemo come la casa privata di Alessandro
Severo era fra le piazza Navona e della Rotonda e che egli la fece
demolire, riducendo l'area a boschetto annesso alle sue terme.
Nel 1852 il palazzo divenne residenza del Ministero delle Finanze
e della Posta (che nel 1870 fu di nuovo trasportata a piazza Colonna
sotto il portico di Veio), e dal suo balcone centrale si estraeva
il lotto; dal 1870, come si è detto, è sede del Senato;
e l'attuale sala delle sedute fu costruita sull'area del cortile
dell'ex Posta, con architettura del Gabet. Pasquino avendo appreso,
che Galli ministro delle Finanze aveva tolto la Posta da piazza
Colonna per collocarla nel cortile del palazzo Madama, osservò:
'Ogni popol d'ogni razza
ha la Posta nella piazza
Galli, che ha cervel sottile,
confinolla nel cortile.'
Incorporato nel palazzo dal lato di via San Luigi dei Francesi,
era l'Oratorio detto del Salvatorello o San Salvatore alle Terme,
consacrato da Gregorio I (509-604) e così detto dal busto
marmoreo del Salvatore che era sulla porta, e che le guide di un
tempo dicevano avesse le sembianze di Cesare Borgia; qui ora è
la Posta del Senato.
Sulla facciata del palazzo, fino a poco fa, si osservava una lastra
rettangolare murata all'altezza del primo piano prospiciente la
piazza San Luigi dei Francesi con sculture rappresentanti un tronco
di palma che sosteneva un libro aperto, compassi e altri strumenti
di geometria e musica, il tutto in travertino lavorato molto finemente,
che il Gnoli crede siano avanzi di quel tempio rotondo, cominciato
e non finito, che sorgeva nei pressi. Da piazza Madama fino a piazza
Lancellotti era nel sec. XIV la contrada detta Scortecchiara, ossia
il quartiere dei conciatori (li pelli che poi si trasferirono a
San Bartolomeo dei Vaccinari. (Blasi)
Piantina di Piazza Navona
 
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CHIESA DI
SANTA MARIA DELL'ANIMA - 1500-23 e 1843
Durante il quattrocento, la maggior parte di questa via, essendo
fiancheggiata da proprietà della famiglia Mellini, era detta
Mellina, o di Sant'Agnese. Dove ora sorge la chiesa di Santa Maria
dell'Anima, nel 1500 si rinvenne una immagine di Maria seduta, avente
due fedeli prostrati ai suoi piedi, simboleggianti due anime che
pregavano, da ciò il nome della via. La chiesa è architettura
di G. Sangallo. La sacra Famiglia sull'altare maggiore è
di Giulio Romano; sepolcro di Adriano VI ultimo papa straniero (1523).
Chiesa e attiguo ospizio vennero fondati da un tal Giovanni di Pietro,
fiammingo, a benefizio dei suoi connazionali. (Blasi)
La chiesa dell'Anima, incominciata del 1400 per una lascita fatta da un tal Gio. Pietro Fiammingo, ed ingrandita mediante la liberalità della nazione Teutonica, per la quale vi è anche lo spedale.
La facciata non ha di notabile se non le porte di ordine Corinto, e di buona architettura, forse del vecchio Sangallo. Quella di mezzo è ricca per due colonne, e altre parti di quel bel marmo detto Portasanta.
Nel quadro del primo altare a mano destra è il santo vescovo Benone col miracolo del pesce, opera di Carlo Saraceno; e nell'altare della cappella, che segue, è effigiata la Madonna col bambino, e s. Anna da Giacinto Gimignani; le pitture però di sopra sono di Gio. Francesco Grimaldi Bolognese. Il ritratto di marmo posto quì al sepolcro del celebre cardinale Slusio è di mano d'Ercole Ferrata.
La tavola, ch'era nella terza cappella con Maria Vergine, e altri Santi, fu dipinta da Giulio Romano, e volendola ritoccare Carlo Veneziano per essere stata offerta dall'inondazione del Tevere, piuttosto si guastò da vantaggio, e fu posta sull'altare di sagrestia. Oggi è sull'altar maggiore, con averle dato prima una vernice, che l'ha fatta annegrire, e sempre più deteriorare. Le istorie della beata Vergine fatte ad affresco, sono del Sermoneta; e la Pietà di marmo, che sta nell'ultimo altare, che segue, copiata da quella di Michelangelo, è opera di Nanni di Baccio Bigio scultor Fiorentino.
Il deposito d'Adriano VI dentro la cappella maggiore fu scolpito da Michelangelo Senese, aiutato da Niccolò Tribolo Fiorentino sul disegno di Baldassar Peruzzi. Le sculture di marmo del deposito del cardinal Andrea d'Austria furono diligentemente condotte da Egidio della Riviera Fiammingo. In alto sono due quadri di Lodovico Stern.
Tutta questa gran cappella, dove fanno coro i preti di questo convitto, è stata ornata modernamente col disegno di Paolo Posteriori Senese.
Alla porta di fianco, che va alla Pace, era dipinto ad affresco un s. Cristofano d'otto braccia, bonissima figura, ed in quest'opera era un romito dentro una grotta con una lanterna, che, come dice il Borghini nel Riposo, era di Francesco Penni detto il Fattore, scolare di Raffaello, ma ora è mandato a terra, e postavi sopra una memoria sepolcrale, e dall'altra parte di detta porta è la memoria sepolcrale di Luca Olstenio Custode della Vaticana.
Tutta la cappella dell'altra navata, dove è la tavola dell'altare con dentro rappresentato Cristo morto, e le Marie, fu colorita da Francesco Salviati. Le istorie di s. Barbara ad affresco nella seguente cappella, dove nella tavola è il ritratto del card. Nincfort, sono di Michele Cockier Fiammingo.
I freschi dell'altra, dedicata a Maria Vergine, son del medesimo: la tavola dell'altare è di Girolamo Nanni; e la natività di Gesù, e la sua circoncisione nei muri laterali son di Marcantonio Bassetti.
Il quadro, dove è rappresentato il martirio d'un santo vescovo nell'ultima cappella, è bell'opera di Carlo Veneziano: le pitture di sopra ad affresco sono di Gio. Mielle. Quivi da prima aveva dipinto ad affresco anche Pietro Testa. Li due depositi in due pilastri, uno del Vander Eynde d'Anversa, l'altro d'Adriano Urybuch con puttini bellissimi, sono del famoso Francesco Fiammingo.
Nel ricetto della sagrestia è murato nella parete un bassorilievo, che stava sopra il sepolcro del Duca di Cleves, dove si rappresenta Gregorio XIII che dà lo Stocco al Duca suddetto, che per esser molto diligentemente lavorato si crede piuttosto di Niccolò de Massimo, che d'Egidio della Riviera. Nella sagrestia, architettata da Paolo Marucelli, i due quadri posti nella muraglia dalla parte dell'Evangelio con istorie di Maria Vergine sono del Morandi; e dei due dall'altra parte uno è di Gio. Bonatti, e l'altro di Monsù Alè Liegese con altre storie di Maria Vergine. Le pitture ad affresco nelle volte delle cappelle della medesima sagrestia sono del medesimo Alè; e l'Assunta di Maria Vergine, dipinta ad affresco nella volta, è del Romanelli. (Titi)
Piantina di Piazza Navona
 
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PALAZZO MASSIMO - 1532-36
Dal palazzo omonimo (arch. Peruzzi). I Massimi,
poi detti delle Colonne, dalle colonne dell'atrio del loro palazzo,
che oggi è venuto a trovarsi sul Corso Vittorio Emanuele.
pretendono discendere da Fabio Massimo il 'Cunctator'. Nell'interno
del palazzo ammirasi la statua del Discobolo copia in marmo del
capolavoro di Mirone, trovata nel 1781 nella villa Palombara all'Esquilino.
Nel salone al 1° piano Daniele da Volterra dipinse le imprese
di Q. Fabio Massimo. Al 2° piano vi è una camera, ridotta
a cappella, in memoria di San Filippo Neri, che ivi il 16 marzo
1584, risuscitò Paolo Massimo. Pietro e Francesco Massimi
diedero stanza nella loro casa, nella parte posteriore della piazza
San Pantaleo, a Corrado Schweinheim e Arnoldo Pannartz, che ivi
impiantarono la prima tipografia (1467). (Blasi)
Piantina di Piazza Navona
 
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PALAZZO ISTORIATO E COLONNA DELL’ODEON
Sede della prima tipografia romana e delle poste pontificie ha la
facciata decorata da affreschi monocromi della scuola di Daniele
da Volterra. Nel 1950 fu eretta al centro della piazza una colonna
dell’antico Odeon di Domiziano, destinato agli spettacoli
musicali che avrebbe contenuto fino a 10.000 spettatori.
Piantina di Piazza Navona
 
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PALAZZO ALTEMPS - dal 1480
Si crede che qui sia stato il corpo di guardia del cardinale Girolamo
Riario che possedeva il palazzo. (Blasi)
In alto il grande belvedere ornato da piccoli obelischi e, al culmine,
da un liocorno araldico in marmo. Oggi è sede del Museo Nazionale
Romano.
Dirimpetto all'Apollinare è il palazzo della nobilissima casa del Duca Altemps oriunda di Germania. Ne fu architetto Martino Lunghi il questa chiesa, come dicono molti, ma si vede, che è più antico, ed egli non fece altro, che raggiustarlo. Il cortile poi sembra posteriore alla fabbrica, ma essendo d'una eccellenza maggiore, v'è chi lo crede di Baldassar Peruzzi; ed è uno dei più vaghi di Roma; e vi sono belle statue antiche, cm anche per la scale, e per le stanze. In sala è un gran pilo scolpito a bassorilievo, e molte colonne di marmi nobili, tra le quali due di porfido, sul cui dorso nel medesimo pezzo di marmo sono scolpite a mezzo due teste molte rilevate. In una camera il Romanelli ha lasciata una bella prova del suo valore, dipignendovi Giove con Venere. Vi è una insigne cappella, dove è il corpo di s. Aniceto Papa, ornata di pitture dal cavalier Ottavio Leoni, e d'Antonio Pomarancio, e è ufiziata come pubblica, essendovi fin le campane. (Titi)
Piantina di Piazza Navona
 
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PALAZZO BRASCHI - dal 1792
Opera di Cosimo Morelli, edificato da Pio VI Braschi nel 1791 sopra
l'area di quello che fu già degli Orsini e dei Caracciolo
di Santobuono. Ammirevole ne è lo scalone. Per 50 anni fu
sede del Ministero degli Interni. (Blasi)
Dal 1952 è sede del Museo di Roma con una raccolta a ricordo
della Roma medioevale e moderna.
Piantina di Piazza Navona
 
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PALAZZO CAPRANICA E TEATRO VALLE
Il palazzo Capranica fu edificato Con disegno del Sangallo; all'angolo
della via si osserva una colonna di granito rosso sormontata da
una testa di mostro con ali da drago. Non dobbiamo dimenticare il
Caffè che era incontro al Teatro Valle, che durante i trionfi
del Cossa era divenuto un cenacolo di artisti e letterati. Là,
in liete serate, si raccoglievano gli uomini più in vista
di quei giorni: Gandolin, Cossa, Capannari, Bazzani ed il ben noto
Giuseppe Luciani, poi mandante dell'assassinio di Raffaele Sonzogno,
direttore del giornale 'La Capitale'. In detto caffè, sotto
un busto del Cossa, una lapide diceva:
'In questo ritrovo d'artisti nomadi e ribelli - Pietro Cossa -
riposava dalle lotte del vicino teatro - nei giorni della gloria
e del dolore'.
Dal Teatro omonimo, che occupa l'area del cortile, detto delle Statue,
dell'antico palazzo Capranica, già del card. Andrea della
Valle. Nel 1854 fu inaugurato, all'angolo di via del Melone, un
teatrino per marionette col nome di Nuovo a Valle, ma dal popolino
chiamato Valletto fatto chiudere nel 1880 dal marchese Capranica
per ingrandire il suo palazzo. In questo teatrino imperò
il maestro Antonio Torrini detto 'er sor Manciola', perché
privo del braccio sinistro, morto nel 1885, uno di quegli ultimi
romaneschi la cui arguzia naturale, talvolta spinta, era diventata
proverbiale a Roma. Durante le rappresentazioni, fra la platea,
troppo impaziente che cominciasse lo spettacolo, e il maestro di
musica s'intavolavano dialoghi non sempre castigati. Il maestro
spesso rispondeva per le rime, e che rime!!
Già sò che sete tutti cornutacci. Voi e li vostri
mortacci...
(Blasi)
Piantina di Piazza Navona
 
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TOR SANGUIGNA
Dalla torre, ora ridotta ad abitazione nel sec. XIII dalla nota
famiglia Sanguigni ; il 31 dicembre 1494 venne occupata dalle milizie
francesi di Carlo VIII. Cellini, ricordando l'uccisione che egli
fece dell'archibugiere che gli aveva ucciso il fratello, scrive:
"Questo tale stava a un luogo chiamato Tor Sanguigna, accanto
a una casa dove stava alloggiata una certa cortigiana la quale si
domandava signora Antea". Quest'epiteto di signora mostra chiaramente
che in quei tempi si aveva un concetto diverso dal nostro delle
cortigiane, ed infatti esse erano, la maggior parte, coltissime,
dote molto difficile a trovare nella donna a modo di allora.
La tradizione popolare fa derivare il nome dall'essere la torre
formata di mattoni rossi, da sembrare d'avere una tinta sanguigna.
(Ruffini) "Osservasi un tabernacolo con immagine della Madonna,
che in stava situato più in basso, e che nell'invasione francese
nel 1798, essendo presa a selciate da alcuni scellerati, il signor
Condi proprietario, a fine di toglierla da novelli insulti la fece
collocare dove è oggi". Il palazzo dei Sanguigni si
estendeva fino all'arca ove poi venne fabbricato il palazzo Altemps.
La via venne aperta nel 1535.
Piantina di Piazza Navona
 
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TOR MILLINA
Dalla famiglia dei Millini o Mellini, una delle più nobili
e antiche di Roma. Cresciuta in ricchezza si divise in due rami:
uno ebbe le case in S. Salvatore in Onda, l'altro, più noto,
quelle che erano in questa via in modo da dare il nome non solo
alla contrada, ma anche ad una chiesa che qui sorgeva dedicata a
San Nicola detta de' Mellini. Delle loro sontuose dimore non rimane
quasi più nulla, perchè la maggior parte venne acquistata
da Innocenzo X per accrescere il palazzo Pamphilj. Tuttavia sorge
ancora ben conservatala torre, ora ridotta ad abitazione di privati,
manifesta opera del principio del sec. XIV. Sull'alto di essa, nel
parapetto sopra i beccatelli si legge ancora a caratteri di terracotta:
Millina. Sulle pareti si scorgono tracce di graffiti.
Piantina di Piazza Navona
 
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PALAZZO E CHIESA DI SANT'APOLLINARE - 1742-48
Nella piazza è il palazzo Cardinalizio, detto di Sant'Apollinare,
che nel 1575 fu occupato dal Collegio Germanico. La via fu aperta
da Paolo III nel 1541, mettendo così in comunicazione questa
piazza con piazza Navona. La chiesa costruita da Adriano I nel 780
sulle rovine di un antico edificio, che la tradizione vuole fosse
iI tempio di Apollo che sorgeva nei prati Flamini, ed i giuochi
dati in suo onore, detti Apollinari, istituiti nel 212 a. C., si
facevano, ove poi sorse il Circo Agonale. Nella chiesa, sull'altare
a sinistra, vi è una Madonna del XV sec., ivi trasportata
dal card. Estouteville. Alessandro VI per salvarla dalle soldatesche
di Carlo VIII, acquartierate nel portichetto, la fece ricoprire
di calce e rimase così dimenticata fino al 1648, epoca in
cui iI terremoto fece cadere l'intonaco e l'immagine rimase di nuovo
esposta.
Nella piazza esisteva un teatrino di burattini, visitato nel 1853
dal Gregorovius, detto Fiano in ricordo di quello scomparso in piazza
S Lorenzo in Lucina. (Blasi)
Adriano Primo dedicò questa chiesa a detto Santo, ed è unita al collegio Germanico, ed è una delle opere pie procurate da s. Ignazio Lojola, il quale Greg. XIII stabilì con l'entrata per cento giovani, assistiti da molti Padri della Compagnia di Gesù; e vi è cura d'anime.
L'altar maggiore con la sua tribuna ad affresco colorita era di mano di Niccolò Pomarancio, ma queste pitture sono perite nel rifabbricare ultimamente la chiesa sotto Benedetto XIV. Furono per altro intagliate in rame nel 1506 da Gio: Batista dei Cavalieri, e stampate in Roma da Bartolommeo Grassi, e contenevano la vita di esso s. Apollinare.
Nella prima cappella a man dritta la tavola dell'altare con s. Luigi Gonzaga è pittura del cav. Lodovico Mazzanti.
Nella seconda ha espresso nella tavola dell'altare una santa famiglia il signor Giacomo Zoboli.
La terza cappella ornata di marmi, e stucchi col disegno di Francesco Gudotti, ha sull'altare la statua bellissima di s. Francesco Saverio scolpita da M. Le Gros.
Il quadro della prima cappella a mano manca con s. Gio. Nepomuceno è di Placido Costanzi.
La statua di s. Ignazio nella terza cappella, ornata come quella a dirimpetto, è di Carlo Marchionne. La pittura ad affresco nella volta della chiesa è di Stefano Pozzi. L'arme Pontificia, sopra l'arcone della cappella maggiore, è lavoro di stucco di Pietro Vanschefeld.
Il portico è stato ornato tutto di marmi, e postovi un'antica magistrato della Madonna, e sull'altare il ss. Sacramento. Gli Angioli sopra il frontespizio sono di Filippo de Castro Spagnuolo, e il quadro, che è a dirimpetto sopra il fonte battesimale, è di Gaetano Lapis da Cagli. Architetto della chiesa, e di tutta l'abitazione è stato il cav. Fuga.
La cappella maggiore tutta ornata di ricchi marmi fu costruita da Benedetto XIV, di sempre gloriosa memoria, col disegno del suddetto Fuga, e la tavola dell'altare è opera bella d'Ercole Gennari Bolognese, che rappresenta san Pietro, che consacra vescovo s. Apollinare, ed è stata espressa in rame. (Titi)
Piantina di Piazza Navona
 
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CHIESA DELLA NATIVITÀ - 1600 e 1862
Nella piazza si nota la piccola chiesa della Confraternita degli
Agonizzanti, ove veniva esposto iI Santissimo quando doveva eseguirsi
una condanna capitale; vi si affiggevano allora esternamente le
tavolozze, cioè un lugubre avviso che diceva così:
'Indulgenza plenaria a tutti i fedeli che confessati e comunicati
visiteranno iI SS. Sacramento esposto nella chiesa degli Agonizzanti
per chi è condannato a morte';
poi sotto, altro cartello con scritto a penna il nome del condannato.
La chiesa è anche detta della Natività perché,
secondo la pia tradizione, conserva parte delle fasce che avvolsero
Gesù. A proposito della Natività, ricorderemo come
sotto iI governo del papa era consuetudine che, durante la settimana
di Natale, non si pagassero i debiti!! Questa chiesa appartenne
anche alla compagnia dei Pellicciari; sorse nel 1692 nel sito delle
case dei Gottifredi. (Blasi)
Piantina di Piazza Navona
 
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CHIESA DI SAN NICOLA IN AGONE - 1636
Dalla chiesa di San Nicolò dei Lorenesi, già dedicata
a Santa Caterina, e che Gregorio XIV cedette ai Lorenesi. Ricostruita
nel 1636, il travertino della facciata appartiene ai materiali antichi
del Circo Agonale. (Blasi)
Voltando a mano destra vicino a Torre Sanguigna, si trova la chiesina di s. Niccolò dei Lorenesi, dove a mano destra nell'altare è un quadro di Francesco Antonozzi.
Il quadro dell'altar maggiore, dov'è rappresentato il Santo con li tre faniculli, è del Niccolai Lorenese, il quale nell'altro altare, che segue, dipinse s. Caterina un altre figure. Corrado Giaquinto dipinse la cupola, e la volta, e i due quadri laterali. Un bel paese in sagrestia con varie figure è di Claudio Lorenese. Gli sutcchi della chiesa sono di Gio. Grossi Romano. (Titi)
Piantina di Piazza Navona
 
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CHIESA DI SAN PANTALEO - 1216 e 1681-89
Chiesa edificata nel 1216 e dedicata a San Pantaleo di Nicomedia,
medico dell'imperatore Massimiano, che saputolo cristiano lo fece
martirizzare (305). Ebbe anche i nomi di San Pantaleo de Preta Caroli,
da qualche prete di nome Carlo, che dovette legare per qualche ragione
storica il suo nome alla chiesa; e di San Pantaleo de Muti, avendola
restaurata la famiglia Muti. (Armellini):
'Nel 1418 fu pure restaurata da Alessandro Savelli, il palazzo del
quale nella viuzza omonima fu testè demolito per l'allargamento
della via Papale; nel 1621 fu restaurata dai padri delle Scuole
Pie di San Giuseppe Calasanzio, il capo del quale è in un'urna
di porfido. La facciata fu eretta nel 1808 da Giovanni Torlonia
con disegni del Valadier. Prima della sacrestia è la tomba
di Laudomia, figlia di Giovanni Bracalone, uno dei tredici campioni
della disfida di Barletta (1503), nella quale la provincia di Roma
era rappresentata, oltre che dal detto Brancaleone di Genazzano,
da Ettore Giovenale e Giovanni Capoccio; sulla tomba è questa
iscrizione: 'D.O.M. a Laodomia figlia di quel Giovanni Bracalone,
che con 13 italiani con altrettanti francesi combatté e vinse,
moglie di Francesco Biscia, uomo nobile, visse anni 69 e morì
il 5 ottobre 1597'.
Questa chiesa prima del 1870, il 27 luglio festa del Santo medico,
era frequentata dai medici. Nell'età di mezzo, questa era
la contrada dei materassai. Alla fine del settecento, l'ufficio
di Posta dello Stato Pontificio era qui al palazzo Massimo. (Blasi)
Piantina di Piazza Navona
Le
schede informative sono tratte dallo
Stradario Romano
Dizionario Storico Etimologico-Topografico
di Benedetto Blasi edito nel 1923
e da
Descrizione delle Pitture, Sculture e Architetture esposte in Roma
di Filippo Titi
stampato da Marco Pagliarini
in Roma 1763
 
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Torre della Scimmia
Via dei Portoghesi. Così detta perché la famiglia Scapucci, proprietaria della Torre, possedeva uno scimmiotto che, un giorno, porto' in braccio un loro bambino in fasce fino in cima alla torre con il rischio di farlo cadere. Il padre allora, pregando la Vergine, fece il fischio usato per il richiamo della scimmia che scendendo dalla grondaia riportò il bambino sano e salvo. Da allora un lume splende avanti l'immagine di Maria.
(B. Blasi)

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