
PIAZZA NAVONA
STADIO
DI DOMIZIANO | SANT'AGNESE IN AGONE | FONTANA
DEI FIUMI | FONTANA
DEL MORO |
FONTANA
DEL NETTUNO | PALAZZO
PAMPHILJ e COLLEGIO INNOCENZIANO | NOSTRA SIGNORA DEL SACRO CUORE |
PALAZZO
BRASCHI | PALAZZO
LANCELLOTTI |
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detta CIRCO
AGONALE
Osserviamo che la denominazione di Circo è errata: 1°
Lo Stadio non è un Circo. 2° Nel Circo non si davan giochi
Agonali. (dalla voce greca agòn = certame o gara così
di corpo come d'ingegno). Infatti qui, ove era lo Stadio di Domiziano,
nell'antichità si celebravano, fino dai tempi repubblicani,
i giochi; e qui sorse Il grande Gymnasium costruito da Nerone, insieme
con le sue Terme, destinato ai ludi quinquennali, e che Tacito ci
dice incendiato dal fulmine nell'anno 62. Domiziano volle riprendere
l'uso delle Olimpiadi Romane, che erano state abolite dopo la morte
di Nerone, ma ne fece un'istituzione propria, e le intitolò
a Giove Capitolino, e con nome greco le chiamò Agoni (Rivista
"Roma", gennaio 1926). Le rovine dello Stadio, del quale
l'odierna piazza disegna l'arena, erano ancora visibili nel 1500.
Nel medioevo il nome di Campus Agonis si trasformò in Agone,
Navone, Navona, appellativo che il popolino sempre mantenne e che
ora è stato ufficialmente riconosciuto. Col Rinascimento
sorse a vita novella ed infatti vi si tennero feste carnevalesche,
tornei, e le così dette feste del lago, che in antecedenza
venivano fatte a piazza Farnese e via Giulia. Ogni sabato sera di
agosto chiudevasi il fognone situato presso la fontana del Moro,
e così la parte centrale della piazza, allora concava, rimaneva
in due ore completamente inondata. L'allagamento durava fino all'una
di notte della seguente domenica Cominciò quest'uso ai tempi
di Innocenzo X nel 1653; vietato poi per ragioni d'igiene fu ripristinato
da Clemente XI nel 1675. (Baracconi):
"Carrozze in forma di gondole giravano per la piazza inondata
e la caduta dei cavalli, il gettito a ragazzi di monete nell'acqua,
fuochi di bengala la sera, serenate ecc., erano tali divertimenti
che al giorno d'oggi, pieno di musoneria noi quasi non sappiamo
concepire".
Nella piazza sono ancora molte case antiche, che hanno un secondo
portone d'uscita nelle vie adiacenti, per comodità di praticarvi
nei giorni di festa. Nel 1477, dal Campidoglio venne qui trasferito
il mercato delle derrate, e vi durò fino al 1870, per passare
a Campo di Fiori, dove è tenuto attualmente.
Il 15 agosto 1810 solennizzandosi l'onomastico di Napoleone I,
per farvi le corse, fu trasformata la piazza in circo posticcio
a 3 ordini di gradinate, la spina centrale del quale era segnata
dalle 3 fontane. Nel 1578 Gregorio XIII vi fece incavare 3 grandi
vasche che, più che fontane, erano abbeveratoi per cavalli;
fu nel seicento che si trasformò e si abbellì con
le 3 monumentali fontane.
Fra gli eventi grandiosi di questa piazza il Cancellieri ricorda,
anche questo curioso, verificatosi la sera tardi dei 30 maggio 1652:
Furono trovate in piazza Navona una gran quantità di monete
d'oro da un fanciullo, che giocando con altri compagni a boccia,
mandò casualmente la palla in un buco, che corrispondeva
in una chiavica a piedi della fontana, che sta verso l'Apollinare;
e mentre cercava di ripigliarla cominciò a tirar fuori terra
e denari.
Sul finire del sec. XVIII le marionette agivano nel palazzo De
Cupis, (ove ora è il negozio di ferramenta Monami) poi passato
in proprietà del marchese Ornani onde il teatrino si chiamò
Teatro Ornani. Verso il 1890 ai burattini successero gli uomini,
e divenne (1850) il teatro Emiliani, che nel 1855 fu illuminato
a gas, ove pontificava il celebre Gobbo Tacconi e prese nome di
Teatro al Foro Agonale.
Quando il mercato
era in questa piazza, fu nominato un Commissario di Piazza Navona,
che a questo sopraintendesse, al quale spettavano ogni anno:
"Lib. 10 di cera, 3 di pepe, 6 para guanti, una scatola di
confetti di lib. 3, nochiata lib. 2, 2 fiaschi di vino, una scatola
bianca di pignolati".
Così ne scrisse il Belli:
Er mercato de Piazza Navona
Cher mercordí a mmercato, ggente
mie,
sce siino ferravecchi e scatolari,
rigattieri, spazzini, bbicchierari,
stracciaroli e ttantantre marcanzie,
nun cè ggnente da dí. Ma
ste scanzìe
da libbri, e sti libbracci, e sti libbrari,
che cce vienghena ffà? ccosa scimpari
da tanti libbri e ttante libbrarie?
Tu ppijja un libbro a ppanza vòta, e
ddoppo
che llhai tienuto pe cquarcora in mano,
dimme shai fame o sshai maggnato
troppo.
Che ppredicava a la Missione er prete?
"Li libbri nun zò rrobba da cristiano:
fijji, pe ccarità, nnu li leggete".
Non si può parlare di questa piazza senza ricordare
la gazzarra dell'Epifania, che vi si fa la sera 5 gennaio. Così
ne scrisse il Belli:
Piazza Navona
Se pò ffregà Ppiazza Navona mia
e dde San Pietro e dde piazza de Spagna!
cuesta non è una piazza, è una campagna,
un teatro,
una fiera, un allegria.
Va dd'a la Pulina ra a la Corzia,
curri da la Corzia a la Cuccagna:
pe' tutto trovi robba che sse maggna,
pe' tutto ggente che la porta via.
Cqua cce so ttre ffuntane inarberate:
cqua una gujja che ppare una sentenza:
cqua se fa er lago cuanno torna istate.
Cqua ssarza er cavalletto che ddispenza
sur culo a cchi le vò ttrenta nerbate,
e ccinque poi pe la bbonifiscenza.
Piantina di Piazza Navona
 
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STADIO
DI DOMIZIANO
86 d.C.
Qui, ove era lo Stadio di Domiziano, nell'antichità si celebravano,
fino dai tempi repubblicani, i giochi Agonali (dalla voce greca
agòn = certame o gara così di corpo come d'ingegno);
e qui sorse Il grande Gymnasium costruito da Nerone, insieme con
le sue Terme, destinato ai ludi quinquennali, e che Tacito ci dice
incendiato dal fulmine nell'anno 62.
Domiziano volle riprendere
l'uso delle Olimpiadi Romane, che erano state abolite dopo la morte
di Nerone, ma ne fece un'istituzione propria, e le intitolò
a Giove Capitolino, e con nome greco le chiamò Agoni . Le rovine dello Stadio, del quale l'odierna
piazza disegna l'arena, erano ancora visibili nel 1500. (Blasi 12)
Lo stadio misurava m 275 per 106 e poteva contenere circa 30.000
spettatori. Altre rovine dello stadio sono visibili nei sotterranei
della chiesa di Sant’Agnese.
Piantina di Piazza Navona
 
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CHIESA
DI SANT'AGNESE IN AGONE - 1652-57
Dalla chiesa eretta a Sant'Agnese (= La Pura). La via nel sec. XVII
era detta di Gaspare Rivaldi, nome del proprietario di una casa.
- Nel detto sec., nell'isola dell'attuale palazzo Pamphilj, quasi
a metà, era uno stretto vicolo detto Pamphili, e nel sec.
XVI, nella stessa isola, un altro vicolo chiamato 'Da Parione a
piazza Navona'. La chiesa venne costruita nel luogo stesso ove,
nello stadio di Domiziano, era la cella lupanare, luogo di perdizione,
ancora visibile nei sotterranei. Agnese, della illustre famiglia
Clodia, di 13 anni, per ordine di Sempronio, prefetto di Roma, fu
qui condotta il 21 gennaio 303 (secondo altri nelle persecuzioni
di Decio, 250 e 251) perché sacrificasse agli dei; Ella a
tale imposizione rispose:
'Feriscimi, dunque, acciò il mio sangue ammorzi la fiamma
che arde innanzi all'idolo',
e la risposta le fruttò il martirio. Narra Prudenzio, che
fu denudata e ceduta alla libidine dei persecutori ma ad un tratto
i biondi capelli della giovane la ricoprirono tutta di un aureo
manto impenetrabile, celandone cosi le nudità. Il figlio
del prefetto che primo ardì avvicinarla, cadde morto, ma
fu risuscitato dalla Santa, dietro le preghiere del padre; poi venne
data in mano al carnefice. A sera i genitori ne ottennero il corpo
e l'inumarono nel loro predio della Nomentana, ove gia erano sepolti,
nelle gallerie cimiteriali, altri credenti. Emerenziana sorella
di latte della Santa fu sorpresa da una turba di pagani, mentre
pregava sul loculo della martire; quelli allora, dopo averla svillaneggiata,
la uccisero a sassate.
Chi può, ricordando Sant'Agnese, dimenticare la leggenda
della sua apparizione ai genitori, mentre pregavano nell'ipogeo?
Agnese, seguita da un corteo di vergini in abiti ricchissimi, procedeva
accompagnata da un candido agnellino; di qui l'origine della benedizione
dei due agnelli nel giorno della festa di Sant'Agnese (21 gennaio),
dai cui velli si fanno poi i pallii che, prima deposti sulla tomba
di San Pietro, sono poi imposti dal Pontefice agli Arcivescovi in
segno della loro alta dignità. Gli agnelli vengono allevati,
fino a Pasqua, nel monastero di Santa Cecilia in Trastevere.In origine,
ove venne denudata la Santa, sorse una cappella, poi ingrandita
da Calisto II nel 1123, avente però l'ingresso da via dell'Anima.
Nel 1625 Innocenzo X fece l'attuale ingresso, ordinandone la facciata
al Borromini. Vuole una tradizione, senza però
alcun fondamento di verità, che il Bernini, nemico acerrimo
del Borromini, facendo le statue dei fiumi, che adornano la fontana
centrale del Circo Agonale, simboleggiasse il Rio della Plata nell'atto
di stendere il braccio, come per timore che la chiesa avesse a cadere
da un momento all'altro; ed il Nilo in atto di coprirsi gli occhi
per non vedere la bruttezza della facciata. Di rimando il Borromini
avrebbe messo sulla facciata della chiesa, presso la base del campanile,
la statua raffigurante Sant'Agnese con una mano sul petto, per assicurare
che la facciata non sarebbe caduta. Ma bastano queste due cifre
per distruggere tutta la leggenda: la fontana fu compiuta nel 1651,
e la chiesa (che dovrebbe, per dare valore alla leggenda, essere
anteriore) fu cominciata nel 1652 e terminata nel 1657. Resta pero
inesplicabile iI perché la statua sia restata lassù
soletta.
Nella chiesa, sulla porta, è la tomba di Innocenzo X; gli
altari sono ornati, invece di pitture, da soli bassorilievi. I campanili
furono posteriormente aggiunti dal Rainaldi e le
campane sono quelle che furono tolte alla cattedrale di Castro,
quando venne distrutta per ordine di Innocenzo X. Sulla facciata
è da notarsi l'iscrizione dell'immunità: Per ordine
di Nostro Signore del 16 agosto 1838 l'immunità ecclesiastica
in questa chiesa si restringe alla sola porta restando esclusi i
gradini della medesima. (Blasi)
Piantina di Piazza Navona
 
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FONTANA
DEI FIUMI -
1648-51
La splendida fontana centrale, in massima parte del Bernini,
raffigura uno scoglio forato a foggia di grotta, dalla quale escono
un cavallo marino ed un leone; ai quattro lati sono le statue dei
fiumi: Gange, Nilo, Plata, Danubio Lo scoglio è sormontato
da un obelisco alto m. 16, rinvenuto nel circo di Romolo, e leggendovisi
i nomi di Vespasiano e Tito, si arguisce che non è originario
d'Egitto, ma che fu tagliato sotto quest'ultimo imperatore; secondo
alcuni detto obelisco sarebbe quello stesso che era eretto nello
Stadio di Domiziano, e perciò sarebbe ritornato al suo luogo
d'origine. (Ponti)
'E noto con quale stratagemma il principe Niccolò Ludovisi
riuscì ad indurre papa Innocenzo X a scegliere il bozzetto
berniniano della fontana, deludendo le speranze del Borromini a
cui l'opera doveva essere affidata E il Borromini mal soffrendo
il nuovo trionfo del rivale, quando vide i lavori quasi ultimati,
si vendicava con l'andar dovunque dicendo che nella nuova fontana
l'acqua non comparirebbe mai. Il Bernini riseppe la cosa e cominciò
a temer forte di aver commesso qualche sbaglio. Che fece per rimediare?
Ricorse ad un abilissimo gioco diplomatico. Prese a far la corte
a una fantesca del Borromini, e con la promessa di una buona mancia
la spinse a carpire al maestro il geloso secreto Annoiato dalle
insistenze di quella donna, un giorno il Borromini le chiese bruscamente:
'Potresti tu respirare senza la bocca?'. 'No certo' rispose quella.
'Quand'è così, l'acqua non comparirà mai'.
La frase, fedelmente riportata al Bernini, fu per lui un lampo rivelatore
giacché comprese di aver trascurato di fare nel condotto
i necessari sfiatatoi. Corresse l'errore e tacque. Di lì
a poche settimane, era il giugno 1651, papa Innocenzo si recò
con gran seguito in piazza Navona; ammirò l'opera, lodò
la superba mole, restò incantato dinanzi alla vivezza delle
sculture, ma siccome l'acqua non era stata immessa nei canali, e
il papa sapeva d'una grande difficoltà incontrata per alzare
l'acqua (né forse ignorava la fosca previsione del deluso
Borromini) in atto di partirsene, disse scherzando, ma un pò ironico:
'Sta tutto bene, ma noi siamo venuti per vedere una fontana, e qui
manca l'acqua'. Lo scultore si scusò, ma appena il pontefice
si fu volto per andarsene, egli, girando una occulta chiave, fece
ad un tratto balzar viva e spumante l'acqua tra gli erti scogli
della fonte. Si volse il papa stupefatto e gioì del mirabile
spettacolo, mentre tra la folla plaudente, secondo quello che narra
il Badinucci, c'era uno, che non rideva, anzi..'. (Blasi)
Guardando la fontana in modo da essere anche di fronte alla chiesa
di Sant'Agnese, avremo sul lato destro la statua del Nilo, con il
volto velato perché le sorgenti erano sconosciute sulla sinistra
la statua del fiume Gange, simbolo dell'Asia. Dal lato opposto,
volgendo le spalle alla chiesa di Sant'Agnese, abbiamo sulla destra
la statua del Danubio di aspetto un pò più raffinato e curato,
dato che rappresenta la colta Europa. Sulla sinistra c'è
la statua del Rio de la Plata, e qui il Bernini volle dare l'idea
dello stato primitivo e della ricchezza di quelle terre, facendo
scolpire delle monete sparse sotto il fianco di questo gigante.
Tra gli animali in marmo scolpiti nella grotta, il cavallo è
un attributo del Danubio, il leone del Nilo, ed il tatù,
ovvero una sorta di armadillo, è un attributo del Rio de
la Plata.
Con la direzione del cavalier Bernini fu abbellita piazza Navona dal Pontefice Innocenzo X, dove risponde, ed ha la sua facciata la chiesa suddetta, il qual Bernini fece alzare sopra un grande scoglio, fatto dall'arte, una guglia, che era nel cerchio di Caracalla. Questa fontana è una delle cose maravigliose di Roma per l'invenzione, e disegno di questo famoso architetto, e scultore.
Sopra il detto scoglio posano quattro grandissime statue di marmo di Carrara, sotto le quali esce da tutte le parti dello scoglio gran copia d' acqua, e rappresentano li quattro fiumi principali del Mondo, che sono il Gange, il Nilo, il Danubio, ed il fiume dell'argento nell'Indie Occidentali.
La statua, che figura il Nilo, è scultura di Giacomo Antonio Fancelli; l'altra, che è il fiu dell'argento, o della Plata, fu scolpita da Francesco Baratta; quella ch' ha il remo da Claudio Francese, e la quarta da Antonio Raggi, ed ognuno fece pompa del suo ingegno, con l'assistenza del cavalier Bernini, che ne fece i modelli. Notabile è anche la fontana, che resta verso la strada della Cuccagna, nel mezzo della quel è una statua in piedi del Bernini stimatissima. Escono dall'acqua della vasca 4 Tritoni fino a mezza vita, eccellenti lavori di Flamminio Vacca, Leonardo da Sarzana, di Silla Milanese, e di Taddeo Landini.
Piantina di Piazza Navona
 
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FONTANA
DEL MORO - 1575
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La fontana, presso il palazzo Braschi, disegni del Bernini,
scolpita dal suo alunno Antonio Mari, rappresenta un Tritone, dal
volgo chiamato il Moro di piazza Navona, del quale così scrisse
il Belli. (Blasi)
Vedi là quela statua der Moro
Ch'arivorta la panza a Sant'Agnesa?
Ebbé, una vorta una signora ingresa
La voleva dar Papa a peso d'oro.
Ma er Santo Padre e tutto er Conciastoro,
Sapenno che quer marmoro, de spesa,
Costava più zecchini che nun pesa,
Senza nemmanco valutà er lavoro,
Je fece arrepricà dar Senatore
Come e quarmente nun voleva venne
Una funtana de quer gran valore.
E quell'ingresa che poteva spenne
Dicheno che ce morze de dolore:
Lusciattèi requia e scant'in pasce. ammenne.
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Per quanto riguarda i tritoni, quelli che vediamo oggi non sono
gli originali, eseguiti da vari scultori del '500. Essi furono spostati
nel 1874 nel giardino del lago di villa Borghese. Questi che vediamo
oggi intorno alla statua centrale del 'moro' sono copie, eseguite
da Luigi Amici.
Tale gruppo marmoreo ne sostituì un altro assai celebre,
soprannominato 'della Lumaca', opera del Bernini, dove una splendida
conchiglia, sostenuta da due piccoli delfini intrecciati, emetteva
un alto zampillo, coronata da due lunghi getti laterali, provenienti
dal catino da cui emergeva. Purtroppo la composizione, forse giudicata
troppo piccola, non fu mai di pieno gradimento né di Donna
Olimpia Pamphilij Maidalchini, né del Papa fu così
trasferita nella villa Belrespiro sul Gianicolo, dove fa ancora
bella mostra di sé e sostituita dal possente 'Moro'. |
Piantina di Piazza Navona
 
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FONTANA
DEL NETTUNO - 1514 e 1873
Al lato opposto alla fontana del Moro il bacile di Jacopo
Della Porta rimase dimenticato e spoglio d'ornamenti per
ben trecento anni; solo nel 1873 il comune di Roma bandì
un concorso per il miglior progetto di gruppi scultorei da destinarsi
alla fontana. Il concorso fu vinto da Antonio Della Bitta, che scolpì
il Nettuno come lo vediamo oggi; Gregorio Zappalà fu, invece,
l'autore del bozzetto dei due gruppi laterali.
Piantina di Piazza Navona
 
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PALAZZO
PAMPHILJ - 1644-50
Costruito nel 1650 da Innocenzo X, ove visse la sua celebre cognata
Olimpia Maidalchini, detta la Pimpaccia di piazza Navona. Sulle
finestre posano le piccole colombe pamphilie (amiche di tutti) con
nel becco l'ulivo della pace. (Blasi)
Dal 1960 è sede dell'Ambasciata del Brasile ed ospita la
'Casa del Brasile' ed il 'Centro di Cultura italo-brasiliano'.
La chiesa di Sant'Agnese ha da un lato il grande, e nobile palazzo Panfili fatto fabbricare da Innocenzio X nel 1650 al quale la detta chiesa serve come di cappella, essendovi la comunicazione per molti coretti, e per una porta da basso. Il disegno di questo palazzo è di Girolamo Rainaldi. V'è una gran galleria, di cui tutta la volta è dipinta da Pietro da Cortona, che vi rappresentò i fatti d' Enea. Ella è stata incisa in rame per la sua bella invenzione. Il colorito non è d'egual eccellenza per la fretta, con cui gli bisognò terminarla, facendogli continua premura Monsignor Franzoni d' ordine del Papa. Nel camere sono bei fregi del Romanelli, di Gaspero Pussini, e certe volticelle dell' Allegrini.
COLLEGIO INNOCENZIANO
- 1654
Contiguo alla Chiesa di Sant'Agnese, il collegio, e la sua facciata sono architettura pur del Borromini. Ivi abitano i cappellani, e gli alunni vassalli della Casa Panfili, che ufiziano nelle feste la chiesa. Evvi anche una libreria pubblica, ma poco frequentata.
Piantina di Piazza Navona
 
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CHIESA DI NOSTRA SIGNORA DEL SACRO CUORE
dal 1450
Altra chiesa in questa piazza è San Giacomo degli Spagnoli,
costruita nel 1450 da Nicola V con annesso ospedale per detta nazione,
ora e detta Nostra Signora del Sacro Cuore, dalla loggia della quale,
papi e cardinali assistevano allo spettacolo dell'allagamento della
piazza. Racchiude opere del Sansovino, del Carracci,
del Domenichino. Nell'età di mezzo l'elegante
portale della chiesa si apriva sulla via della Sapienza. (Blasi)
Piantina di Piazza Navona
 
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PALAZZO
BRASCHI - dal 1792
Opera di Cosimo Morelli, edificato da Pio VI Braschi nel 1791 sopra
l'area di quello che fu già degli Orsini e dei Caracciolo
di Santobuono. Ammirevole ne è lo scalone. Per 50 anni fu
sede del Ministero degli Interni. (Blasi)
Dal 1952 è sede del Museo
di Roma con una raccolta a ricordo della Roma medioevale e moderna.
Piantina di Piazza Navona
 
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PALAZZO
LANCELLOTTI - 1522
Eretto su disegno del Ligorio con pietre sporgenti
dal muro tipiche dell'architettura romana e medievale specialmente
nei palazzi del Rinascimento.
Il disegno di questo palazzo, che fu cominciato sin dal tempo di Sisto V, è di Francesco da Volterra, e poi finito da Carlo Maderno. La porta, e ringhiera è disegno del Domenichino.
Dentro di questo palazzo sotto i portici, nel cortile, per le scale, e camere sono molte belle antiche statue, bassirilievi, e teste di marmo.
Nelle volte dell'appartamento terreno sono belle pitture ad affresco.
Dirimpetto nella facciata d'una casa è la favola di Niobe, pittura famosa a chiaroscuro di Polidoro, intagliata eccellentemente da Gio. Batista Galestruzzi, e da altri. (Titi)
Piantina di Piazza Navona
Le
schede informative sono tratte dallo
Stradario Romano
Dizionario Storico Etimologico-Topografico
di Benedetto Blasi edito nel 1923
e da
Descrizione delle Pitture, Sculture e Architetture esposte in Roma
di Filippo Titi
stampato da Marco Pagliarini
in Roma 1763

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