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PIAZZA NAVONA

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Roma : Piazza Navona

Piazza Navona 1

Roma : Piazza Navona

Piazza Navona 16

Piazza Navona a Roma

Piazza Navona 10

Piazza Navona a Roma

Piazza Navona 11

Piazza Navona a Roma

Piazza Navona 12

Piazza Navona a Roma

Piazza Navona 13

Litografia del 1870

Piazza Navona Festa della Befana

Panchina a Piazza Navona

 
detta CIRCO AGONALE

Osserviamo che la denominazione di Circo è errata: 1° Lo Stadio non è un Circo. 2° Nel Circo non si davan giochi Agonali. (dalla voce greca agòn = certame o gara così di corpo come d'ingegno). Infatti qui, ove era lo Stadio di Domiziano, nell'antichità si celebravano, fino dai tempi repubblicani, i giochi; e qui sorse Il grande Gymnasium costruito da Nerone, insieme con le sue Terme, destinato ai ludi quinquennali, e che Tacito ci dice incendiato dal fulmine nell'anno 62. Domiziano volle riprendere l'uso delle Olimpiadi Romane, che erano state abolite dopo la morte di Nerone, ma ne fece un'istituzione propria, e le intitolò a Giove Capitolino, e con nome greco le chiamò Agoni (Rivista "Roma", gennaio 1926). Le rovine dello Stadio, del quale l'odierna piazza disegna l'arena, erano ancora visibili nel 1500. Nel medioevo il nome di Campus Agonis si trasformò in Agone, Navone, Navona, appellativo che il popolino sempre mantenne e che ora è stato ufficialmente riconosciuto. Col Rinascimento sorse a vita novella ed infatti vi si tennero feste carnevalesche, tornei, e le così dette feste del lago, che in antecedenza venivano fatte a piazza Farnese e via Giulia. Ogni sabato sera di agosto chiudevasi il fognone situato presso la fontana del Moro, e così la parte centrale della piazza, allora concava, rimaneva in due ore completamente inondata. L'allagamento durava fino all'una di notte della seguente domenica Cominciò quest'uso ai tempi di Innocenzo X nel 1653; vietato poi per ragioni d'igiene fu ripristinato da Clemente XI nel 1675. (Baracconi):
"Carrozze in forma di gondole giravano per la piazza inondata e la caduta dei cavalli, il gettito a ragazzi di monete nell'acqua, fuochi di bengala la sera, serenate ecc., erano tali divertimenti che al giorno d'oggi, pieno di musoneria noi quasi non sappiamo concepire".
Nella piazza sono ancora molte case antiche, che hanno un secondo portone d'uscita nelle vie adiacenti, per comodità di praticarvi nei giorni di festa. Nel 1477, dal Campidoglio venne qui trasferito il mercato delle derrate, e vi durò fino al 1870, per passare a Campo di Fiori, dove è tenuto attualmente.
Il 15 agosto 1810 solennizzandosi l'onomastico di Napoleone I, per farvi le corse, fu trasformata la piazza in circo posticcio a 3 ordini di gradinate, la spina centrale del quale era segnata dalle 3 fontane. Nel 1578 Gregorio XIII vi fece incavare 3 grandi vasche che, più che fontane, erano abbeveratoi per cavalli; fu nel seicento che si trasformò e si abbellì con le 3 monumentali fontane.
Fra gli eventi grandiosi di questa piazza il Cancellieri ricorda, anche questo curioso, verificatosi la sera tardi dei 30 maggio 1652: Furono trovate in piazza Navona una gran quantità di monete d'oro da un fanciullo, che giocando con altri compagni a boccia, mandò casualmente la palla in un buco, che corrispondeva in una chiavica a piedi della fontana, che sta verso l'Apollinare; e mentre cercava di ripigliarla cominciò a tirar fuori terra e denari.
Sul finire del sec. XVIII le marionette agivano nel palazzo De Cupis, (ove ora è il negozio di ferramenta Monami) poi passato in proprietà del marchese Ornani onde il teatrino si chiamò Teatro Ornani. Verso il 1890 ai burattini successero gli uomini, e divenne (1850) il teatro Emiliani, che nel 1855 fu illuminato a gas, ove pontificava il celebre Gobbo Tacconi e prese nome di Teatro al Foro Agonale.
Quando il mercato era in questa piazza, fu nominato un Commissario di Piazza Navona, che a questo sopraintendesse, al quale spettavano ogni anno: "Lib. 10 di cera, 3 di pepe, 6 para guanti, una scatola di confetti di lib. 3, nochiata lib. 2, 2 fiaschi di vino, una scatola bianca di pignolati".
Così ne scrisse il Belli:

Er mercato de Piazza Navona

Ch’er mercordí a mmercato, ggente mie,
sce siino ferravecchi e scatolari,
rigattieri, spazzini, bbicchierari,
stracciaroli e ttant’antre marcanzie,

nun c’è ggnente da dí. Ma ste scanzìe
da libbri, e sti libbracci, e sti libbrari,
che cce vienghen’a ffà? ccosa sc’impari
da tanti libbri e ttante libbrarie?

Tu ppijja un libbro a ppanza vòta, e ddoppo
che ll’hai tienuto pe cquarc’ora in mano,
dimme s’hai fame o ss’hai maggnato troppo.

Che ppredicava a la Missione er prete?
"Li libbri nun zò rrobba da cristiano:
fijji, pe ccarità, nnu li leggete".
 

Non si può parlare di questa piazza senza ricordare la gazzarra dell'Epifania, che vi si fa la sera 5 gennaio. Così ne scrisse il Belli:

Piazza Navona

Se pò ffregà Ppiazza Navona mia
e dde San Pietro e dde piazza de Spagna!
cuesta non è una piazza, è una campagna,
un teatro, una fiera, un allegria.

Va dd'a la Pulina ra a la Corzia,
curri da la Corzia a la Cuccagna:
pe' tutto trovi robba che sse maggna,
pe' tutto ggente che la porta via.

Cqua cce so ttre ffuntane inarberate:
cqua una gujja che ppare una sentenza:
cqua se fa er lago cuanno torna istate.

Cqua ss’arza er cavalletto che ddispenza
sur culo a cchi le vò ttrenta nerbate,
e ccinque poi pe la bbonifiscenza.

 

Piantina di Piazza Navona

Rovine dello Stadio di Domiziano

Rovine dello Stadio di Domiziano

STADIO DI DOMIZIANO
86 d.C.

Qui, ove era lo Stadio di Domiziano, nell'antichità si celebravano, fino dai tempi repubblicani, i giochi Agonali (dalla voce greca agòn = certame o gara così di corpo come d'ingegno); e qui sorse Il grande Gymnasium costruito da Nerone, insieme con le sue Terme, destinato ai ludi quinquennali, e che Tacito ci dice incendiato dal fulmine nell'anno 62.

Domiziano volle riprendere l'uso delle Olimpiadi Romane, che erano state abolite dopo la morte di Nerone, ma ne fece un'istituzione propria, e le intitolò a Giove Capitolino, e con nome greco le chiamò Agoni . Le rovine dello Stadio, del quale l'odierna piazza disegna l'arena, erano ancora visibili nel 1500. (Blasi 12)

Lo stadio misurava m 275 per 106 e poteva contenere circa 30.000 spettatori. Altre rovine dello stadio sono visibili nei sotterranei della chiesa di Sant’Agnese.

Piantina di Piazza Navona

Pianta dello Stadio di Domiziano

Roma : Chiesa di Sant'Agnese in Agone

Chiesa di Sant'Agnese in Agone

Roma : Chiesa di Sant'Agnese in Agone

Statua di Sant'Agnese


CHIESA DI SANT'AGNESE IN AGONE - 1652-57

Dalla chiesa eretta a Sant'Agnese (= La Pura). La via nel sec. XVII era detta di Gaspare Rivaldi, nome del proprietario di una casa. - Nel detto sec., nell'isola dell'attuale palazzo Pamphilj, quasi a metà, era uno stretto vicolo detto Pamphili, e nel sec. XVI, nella stessa isola, un altro vicolo chiamato 'Da Parione a piazza Navona'. La chiesa venne costruita nel luogo stesso ove, nello stadio di Domiziano, era la cella lupanare, luogo di perdizione, ancora visibile nei sotterranei. Agnese, della illustre famiglia Clodia, di 13 anni, per ordine di Sempronio, prefetto di Roma, fu qui condotta il 21 gennaio 303 (secondo altri nelle persecuzioni di Decio, 250 e 251) perché sacrificasse agli dei; Ella a tale imposizione rispose:
'Feriscimi, dunque, acciò il mio sangue ammorzi la fiamma che arde innanzi all'idolo',
e la risposta le fruttò il martirio. Narra Prudenzio, che fu denudata e ceduta alla libidine dei persecutori ma ad un tratto i biondi capelli della giovane la ricoprirono tutta di un aureo manto impenetrabile, celandone cosi le nudità. Il figlio del prefetto che primo ardì avvicinarla, cadde morto, ma fu risuscitato dalla Santa, dietro le preghiere del padre; poi venne data in mano al carnefice. A sera i genitori ne ottennero il corpo e l'inumarono nel loro predio della Nomentana, ove gia erano sepolti, nelle gallerie cimiteriali, altri credenti. Emerenziana sorella di latte della Santa fu sorpresa da una turba di pagani, mentre pregava sul loculo della martire; quelli allora, dopo averla svillaneggiata, la uccisero a sassate.
Chi può, ricordando Sant'Agnese, dimenticare la leggenda della sua apparizione ai genitori, mentre pregavano nell'ipogeo? Agnese, seguita da un corteo di vergini in abiti ricchissimi, procedeva accompagnata da un candido agnellino; di qui l'origine della benedizione dei due agnelli nel giorno della festa di Sant'Agnese (21 gennaio), dai cui velli si fanno poi i pallii che, prima deposti sulla tomba di San Pietro, sono poi imposti dal Pontefice agli Arcivescovi in segno della loro alta dignità. Gli agnelli vengono allevati, fino a Pasqua, nel monastero di Santa Cecilia in Trastevere.In origine, ove venne denudata la Santa, sorse una cappella, poi ingrandita da Calisto II nel 1123, avente però l'ingresso da via dell'Anima.
Nel 1625 Innocenzo X fece l'attuale ingresso, ordinandone la facciata al Borromini. Vuole una tradizione, senza però alcun fondamento di verità, che il Bernini, nemico acerrimo del Borromini, facendo le statue dei fiumi, che adornano la fontana centrale del Circo Agonale, simboleggiasse il Rio della Plata nell'atto di stendere il braccio, come per timore che la chiesa avesse a cadere da un momento all'altro; ed il Nilo in atto di coprirsi gli occhi per non vedere la bruttezza della facciata. Di rimando il Borromini avrebbe messo sulla facciata della chiesa, presso la base del campanile, la statua raffigurante Sant'Agnese con una mano sul petto, per assicurare che la facciata non sarebbe caduta. Ma bastano queste due cifre per distruggere tutta la leggenda: la fontana fu compiuta nel 1651, e la chiesa (che dovrebbe, per dare valore alla leggenda, essere anteriore) fu cominciata nel 1652 e terminata nel 1657. Resta pero inesplicabile iI perché la statua sia restata lassù soletta.
Nella chiesa, sulla porta, è la tomba di Innocenzo X; gli altari sono ornati, invece di pitture, da soli bassorilievi. I campanili furono posteriormente aggiunti dal Rainaldi e le campane sono quelle che furono tolte alla cattedrale di Castro, quando venne distrutta per ordine di Innocenzo X. Sulla facciata è da notarsi l'iscrizione dell'immunità: Per ordine di Nostro Signore del 16 agosto 1838 l'immunità ecclesiastica in questa chiesa si restringe alla sola porta restando esclusi i gradini della medesima. (Blasi)

Piantina di Piazza Navona

Roma : Fontana dei Fiumi

Fontana dei Fiumi 1

Roma : Fontana dei Fiumi

Fontana dei Fiumi 5b

Roma : Fontana dei Fiumi

Fontana dei Fiumi 7

Roma : Fontana dei Fiumi

Fontana dei Fiumi 6

Roma : Fontana dei Fiumi

Fontana dei Fiumi 12

Roma : Fontana dei Fiumi

Fontana dei Fiumi 5c

FONTANA DEI FIUMI - 1648-51

La splendida fontana centrale, in massima parte del Bernini, raffigura uno scoglio forato a foggia di grotta, dalla quale escono un cavallo marino ed un leone; ai quattro lati sono le statue dei fiumi: Gange, Nilo, Plata, Danubio Lo scoglio è sormontato da un obelisco alto m. 16, rinvenuto nel circo di Romolo, e leggendovisi i nomi di Vespasiano e Tito, si arguisce che non è originario d'Egitto, ma che fu tagliato sotto quest'ultimo imperatore; secondo alcuni detto obelisco sarebbe quello stesso che era eretto nello Stadio di Domiziano, e perciò sarebbe ritornato al suo luogo d'origine. (Ponti)
'E noto con quale stratagemma il principe Niccolò Ludovisi riuscì ad indurre papa Innocenzo X a scegliere il bozzetto berniniano della fontana, deludendo le speranze del Borromini a cui l'opera doveva essere affidata E il Borromini mal soffrendo il nuovo trionfo del rivale, quando vide i lavori quasi ultimati, si vendicava con l'andar dovunque dicendo che nella nuova fontana l'acqua non comparirebbe mai. Il Bernini riseppe la cosa e cominciò a temer forte di aver commesso qualche sbaglio. Che fece per rimediare? Ricorse ad un abilissimo gioco diplomatico. Prese a far la corte a una fantesca del Borromini, e con la promessa di una buona mancia la spinse a carpire al maestro il geloso secreto Annoiato dalle insistenze di quella donna, un giorno il Borromini le chiese bruscamente:
'Potresti tu respirare senza la bocca?'. 'No certo' rispose quella. 'Quand'è così, l'acqua non comparirà mai'.
La frase, fedelmente riportata al Bernini, fu per lui un lampo rivelatore giacché comprese di aver trascurato di fare nel condotto i necessari sfiatatoi. Corresse l'errore e tacque. Di lì a poche settimane, era il giugno 1651, papa Innocenzo si recò con gran seguito in piazza Navona; ammirò l'opera, lodò la superba mole, restò incantato dinanzi alla vivezza delle sculture, ma siccome l'acqua non era stata immessa nei canali, e il papa sapeva d'una grande difficoltà incontrata per alzare l'acqua (né forse ignorava la fosca previsione del deluso Borromini) in atto di partirsene, disse scherzando, ma un pò ironico: 'Sta tutto bene, ma noi siamo venuti per vedere una fontana, e qui manca l'acqua'. Lo scultore si scusò, ma appena il pontefice si fu volto per andarsene, egli, girando una occulta chiave, fece ad un tratto balzar viva e spumante l'acqua tra gli erti scogli della fonte. Si volse il papa stupefatto e gioì del mirabile spettacolo, mentre tra la folla plaudente, secondo quello che narra il Badinucci, c'era uno, che non rideva, anzi..'. (Blasi)
Guardando la fontana in modo da essere anche di fronte alla chiesa di Sant'Agnese, avremo sul lato destro la statua del Nilo, con il volto velato perché le sorgenti erano sconosciute sulla sinistra la statua del fiume Gange, simbolo dell'Asia. Dal lato opposto, volgendo le spalle alla chiesa di Sant'Agnese, abbiamo sulla destra la statua del Danubio di aspetto un pò più raffinato e curato, dato che rappresenta la colta Europa. Sulla sinistra c'è la statua del Rio de la Plata, e qui il Bernini volle dare l'idea dello stato primitivo e della ricchezza di quelle terre, facendo scolpire delle monete sparse sotto il fianco di questo gigante.
Tra gli animali in marmo scolpiti nella grotta, il cavallo è un attributo del Danubio, il leone del Nilo, ed il tatù, ovvero una sorta di armadillo, è un attributo del Rio de la Plata.

Con la direzione del cavalier Bernini fu abbellita piazza Navona dal Pontefice Innocenzo X, dove risponde, ed ha la sua facciata la chiesa suddetta, il qual Bernini fece alzare sopra un grande scoglio, fatto dall'arte, una guglia, che era nel cerchio di Caracalla. Questa fontana è una delle cose maravigliose di Roma per l'invenzione, e disegno di questo famoso architetto, e scultore.
Sopra il detto scoglio posano quattro grandissime statue di marmo di Carrara, sotto le quali esce da tutte le parti dello scoglio gran copia d' acqua, e rappresentano li quattro fiumi principali del Mondo, che sono il Gange, il Nilo, il Danubio, ed il fiume dell'argento nell'Indie Occidentali.
La statua, che figura il Nilo, è scultura di Giacomo Antonio Fancelli; l'altra, che è il fiu dell'argento, o della Plata, fu scolpita da Francesco Baratta; quella ch' ha il remo da Claudio Francese, e la quarta da Antonio Raggi, ed ognuno fece pompa del suo ingegno, con l'assistenza del cavalier Bernini, che ne fece i modelli. Notabile è anche la fontana, che resta verso la strada della Cuccagna, nel mezzo della quel è una statua in piedi del Bernini stimatissima. Escono dall'acqua della vasca 4 Tritoni fino a mezza vita, eccellenti lavori di Flamminio Vacca, Leonardo da Sarzana, di Silla Milanese, e di Taddeo Landini.

Piantina di Piazza Navona

Roma : Fontana del Moro

Fontana del Moro

FONTANA DEL MORO - 1575

La fontana, presso il palazzo Braschi, disegni del Bernini, scolpita dal suo alunno Antonio Mari, rappresenta un Tritone, dal volgo chiamato il Moro di piazza Navona, del quale così scrisse il Belli. (Blasi)

Vedi là quela statua der Moro
Ch'arivorta la panza a Sant'Agnesa?
Ebbé, una vorta una signora ingresa
La voleva dar Papa a peso d'oro.

Ma er Santo Padre e tutto er Conciastoro,
Sapenno che quer marmoro, de spesa,
Costava più zecchini che nun pesa,
Senza nemmanco valutà er lavoro,

Je fece arrepricà dar Senatore
Come e quarmente nun voleva venne
Una funtana de quer gran valore.

E quell'ingresa che poteva spenne
Dicheno che ce morze de dolore:
Lusciattèi requia e scant'in pasce. ammenne.
 

Per quanto riguarda i tritoni, quelli che vediamo oggi non sono gli originali, eseguiti da vari scultori del '500. Essi furono spostati nel 1874 nel giardino del lago di villa Borghese. Questi che vediamo oggi intorno alla statua centrale del 'moro' sono copie, eseguite da Luigi Amici.
Tale gruppo marmoreo ne sostituì un altro assai celebre, soprannominato 'della Lumaca', opera del Bernini, dove una splendida conchiglia, sostenuta da due piccoli delfini intrecciati, emetteva un alto zampillo, coronata da due lunghi getti laterali, provenienti dal catino da cui emergeva. Purtroppo la composizione, forse giudicata troppo piccola, non fu mai di pieno gradimento né di Donna Olimpia Pamphilij Maidalchini, né del Papa fu così trasferita nella villa Belrespiro sul Gianicolo, dove fa ancora bella mostra di sé e sostituita dal possente 'Moro'.

Piantina di Piazza Navona

Roma : Fontana del Nettuno

Fontana del Nettuno 1

FONTANA DEL NETTUNO - 1514 e 1873

Al lato opposto alla fontana del Moro il bacile di Jacopo Della Porta rimase dimenticato e spoglio d'ornamenti per ben trecento anni; solo nel 1873 il comune di Roma bandì un concorso per il miglior progetto di gruppi scultorei da destinarsi alla fontana. Il concorso fu vinto da Antonio Della Bitta, che scolpì il Nettuno come lo vediamo oggi; Gregorio Zappalà fu, invece, l'autore del bozzetto dei due gruppi laterali.

Piantina di Piazza Navona

Roma : Fontana del Nettuno

Fontana del Nettuno 6

Roma : Palazzo Pamphili

Palazzo Pamphili

Roma : Collegio Innocenziano

Collegio Innocenziano

PALAZZO PAMPHILJ - 1644-50

Costruito nel 1650 da Innocenzo X, ove visse la sua celebre cognata Olimpia Maidalchini, detta la Pimpaccia di piazza Navona. Sulle finestre posano le piccole colombe pamphilie (amiche di tutti) con nel becco l'ulivo della pace. (Blasi)
Dal 1960 è sede dell'Ambasciata del Brasile ed ospita la 'Casa del Brasile' ed il 'Centro di Cultura italo-brasiliano'.

La chiesa di Sant'Agnese ha da un lato il grande, e nobile palazzo Panfili fatto fabbricare da Innocenzio X nel 1650 al quale la detta chiesa serve come di cappella, essendovi la comunicazione per molti coretti, e per una porta da basso. Il disegno di questo palazzo è di Girolamo Rainaldi. V'è una gran galleria, di cui tutta la volta è dipinta da Pietro da Cortona, che vi rappresentò i fatti d' Enea. Ella è stata incisa in rame per la sua bella invenzione. Il colorito non è d'egual eccellenza per la fretta, con cui gli bisognò terminarla, facendogli continua premura Monsignor Franzoni d' ordine del Papa. Nel camere sono bei fregi del Romanelli, di Gaspero Pussini, e certe volticelle dell' Allegrini.

COLLEGIO INNOCENZIANO - 1654

Contiguo alla Chiesa di Sant'Agnese, il collegio, e la sua facciata sono architettura pur del Borromini. Ivi abitano i cappellani, e gli alunni vassalli della Casa Panfili, che ufiziano nelle feste la chiesa. Evvi anche una libreria pubblica, ma poco frequentata.

Piantina di Piazza Navona

Roma : Chiesa del Sacro Cuore di Gesù

Chiesa di Nostra Signora del Sacro Cuore

CHIESA DI NOSTRA SIGNORA DEL SACRO CUORE
dal 1450

Altra chiesa in questa piazza è San Giacomo degli Spagnoli, costruita nel 1450 da Nicola V con annesso ospedale per detta nazione, ora e detta Nostra Signora del Sacro Cuore, dalla loggia della quale, papi e cardinali assistevano allo spettacolo dell'allagamento della piazza. Racchiude opere del Sansovino, del Carracci, del Domenichino. Nell'età di mezzo l'elegante portale della chiesa si apriva sulla via della Sapienza. (Blasi)

Piantina di Piazza Navona

Roma : Palazzo Braschi

Palazzo Braschi

PALAZZO BRASCHI - dal 1792

Opera di Cosimo Morelli, edificato da Pio VI Braschi nel 1791 sopra l'area di quello che fu già degli Orsini e dei Caracciolo di Santobuono. Ammirevole ne è lo scalone. Per 50 anni fu sede del Ministero degli Interni. (Blasi)
Dal 1952 è sede del Museo di Roma con una raccolta a ricordo della Roma medioevale e moderna.

Piantina di Piazza Navona

Roma : Palazzo Lancellotti

Palazzo Lancellotti

PALAZZO LANCELLOTTI - 1522

Eretto su disegno del Ligorio con pietre sporgenti dal muro tipiche dell'architettura romana e medievale specialmente nei palazzi del Rinascimento.

Il disegno di questo palazzo, che fu cominciato sin dal tempo di Sisto V, è di Francesco da Volterra, e poi finito da Carlo Maderno. La porta, e ringhiera è disegno del Domenichino.
Dentro di questo palazzo sotto i portici, nel cortile, per le scale, e camere sono molte belle antiche statue, bassirilievi, e teste di marmo.
Nelle volte dell'appartamento terreno sono belle pitture ad affresco.
Dirimpetto nella facciata d'una casa è la favola di Niobe, pittura famosa a chiaroscuro di Polidoro, intagliata eccellentemente da Gio. Batista Galestruzzi, e da altri. (Titi)

Piantina di Piazza Navona

Le schede informative sono tratte dallo
Stradario Romano Dizionario Storico Etimologico-Topografico di Benedetto Blasi edito nel 1923
e da
Descrizione delle Pitture, Sculture e Architetture esposte in Roma di Filippo Titi stampato da Marco Pagliarini in Roma 1763

 

 

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