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IL GHETTO
Teatro Marcello |
Portico di Ottavia |
vedi anche: Santa Maria
in Campitelli | Sant'Angelo
in Pescheria | Santa Maria
del Pianto

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| Roma:
Tempio di Apollo 1 |
Roma:
Via del Portico d'Ottavia 2 |
Roma:
Via Santa Maria de' Calderari 1 |
Roma:
Fontana di Piazza delle Cinque Scole 1 |
Roma:
Sinagoga 02 |
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| Roma:
Vicolo dei Falegnami 1 |
Roma:
Palazzo Cenci 3 |
Roma:
Palazzo Cenci 1 |
Roma:
Palazzo Cenci 2 |
Roma: La torretta del Palazzo
Delfini con lo stemma della famiglia in Via dei Delfini |
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Fontana delle Tartarughe
La splendida fontana detta "delle Tartarughe"
è una creazione magica di Giacomo della Porta che fonde mirabilmente
acqua, architettura e scultura; essa risulta inoltre felicemente
inserita in un angolo di Roma rimasto piuttosto simile al momento
della sua costruzione. Nel 1570 una fontana doveva trovar posto
nel vicino ghetto, in piazza Giudia, ma l'intervento della potente
famiglia Mattei fece sì che essa venisse costruita qui (1581),
mentre il ghetto ebbe la sua fontana, solo nel 1591 (vedi fontana
di piazza delle Cinque Scole). Al centro di una ampia vasca quadrangolare,
su un alto basamento quadrato, dai lati concavi, trovano posto quattro
grandi conchiglie di marmo al di sopra delle quali quattro efebi
di bronzo immobilizzano, ponendo loro un piede sulla testa, altrettanti
bronzei delfini. Gli efebi, tutti nella stessa postura, alzano un
braccio verso la sovrastante conca di marmo. La fontana, secondo
alcuni, è da attribuire a Taddeo Landini, su progetto di
Giacomo Della Porta nel 1581. Sicuramente il Landini è l'autore
dei quattro efebi di bronzo che poggiano il piede su altrettanti
delfini di bronzo e che avrebbero dovuto sospingerne altrettanti
nel catino superiore: queste sculture non furono mai poste in opera
in questa fontana perché andarono ad ornare la Fontana della
Terrina allora situata in Campo de' Fiori ma che oggi si trova in
piazza della Chiesa Nuova . Le bronzee tartarughe situate sul bordo
del catino di bigio africano vennero aggiunte probabilmente dal
Bernini durante i lavori di restauro eseguiti nel 1568. Le tartarughe
hanno avuto, nei secoli, un carattere piuttosto "vagabondo",
poiché varie volte sono scomparse dalla loro sede ma, fortunatamente,
sempre ritrovate: l'ultima volta sembra che avvenne nel 1944, quando
toccò ad uno "stracciarolo" (straccivendolo) ritrovarle
e consegnarle in Comune. Quelle che attualmente si vedono sono delle
copie, mentre gli originali si trovano ai Musei Capitolini.
Alla fontana si lega un episodio sicuramente leggendario anche se
il protagonista è realmente esistito: uno dei tanti duchi
Mattei, che abitava nel palazzo di famiglia (quello che si vede
oggi dietro la fontana), era prossimo alle nozze. Ma il nobiluomo
perse al gioco in una notte tutti i suoi averi e il futuro suocero,
saputo il fatto, gli fece dire che il matrimonio non si sarebbe
più celebrato. Il duca montò su tutte le furie e decise
di dimostrare che, anche senza un soldo in tasca, era pur sempre
uno dei signori più potenti di Roma, in grado di ottenere
quel che voleva con la sola garanzia del nome. Fece così
costruire in una sola notte, proprio davanti a casa sua, la splendida
fontana e il mattino seguente invitò a palazzo la promessa
sposa col padre. Scelse la finestra migliore per contemplare il
capolavoro, fece affacciare gli ospiti ed esclamò: "Ecco
cosa è capace di fare in poche ore uno squattrinato Mattei!".
Riebbe la mano della ragazza, ma per dimenticare il tracollo e l'umiliazione
subita fece murare la finestra, come ancora oggi appare.
Esistono anche altre versioni sulle origini di questo gioiello del
tardo Rinascimento romano: la fontana, ad esempio, sarebbe stata
realizzata per il cortile di un altro palazzo nobiliare, ma il duca
se la sarebbe fatta prestare. Col tempo, poi, la collocazione sulla
piazza da provvisoria sarebbe divenuta definitiva.
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Teatro Marcello e Palazzo Savelli, oggi
Orsini
Il teatro fu incominciato da Cesare, fu compiuto
da Augusto nel 13-11 a.C. e dedicato alla memoria di Marco Claudio
Marcello, suo nipote e genero, figlio di sua sorella Ottavia, e
marito di sua figlia Giulia, morto non ancora ventenne nel 23 a.C..
Le arcate di peperino innalzate sulla destra, oltre ad assolvere
alla funzione di sostegno, danno una ricostruzione fedele dell’architettura
che richiama da vicino quella del Colosseo. Il teatro di Marcello
è visitabile tramite un permesso.
Sul piano dell' altezza del teatro di Marcello
è fondato questo palazzo, che occupa tutta l' area del teatro,
e la circonferenza della fabbrica nell' ordine superiore. Fu fatto
in questo luogo forse per fortificarvi nelle guerre civili. Sopra
la porta della sala è affisso un bassorilievo dell' arco
di Marco Aurelio; ed in un lato del cortile sono colonne di granito
servite di materiale al muro moderno. In alto è un bassorilievo,
che rappresenta quattro gladiatori con elmi, una de' quali è
giacente e morto, e gli altri tre si difendono colle loro armi contro
una tigre, un orso, ed un leone di bonissima maniera. In anticamera
è la famosa statua di Che. Pompilio &c.
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Portico di Ottavia
Dalla stessa parte del Circo Flaminio esistono
avanzi del portico di Ottavia, che Augusto fece edificare in nome
della sua sorella Ottavia 176. Entro lo spazio circoscritto da questo
portico stavano due tempj, l'uno dedicato a Giove e l'altro a Giunone;
siccome si trova principalmente disegnato nella lapide dell'antica
Pianta di Roma antica N. XXIX. che ci rappresenta quasi per intiero
questo fabbricato. Per quanto si deduce da Vellejo Patercolo, sembra
che questi due tempj coi loro portici particolari, ossiano peristili,
siano stati edificati da Metello Macedonio; 177 per cui Vitruvio
nel citare per esempio dei Peripteri il primo dei suddetti tempj,
lo dice posto nel portico, che in allora probabilmente dal nome
dell'edificatore dei tempj, si chiamava ancora di Metello178. Avanti
il prospetto di questi due tempj vi stavano le statue equestri che
Metello trasportò dalla Macedonia, secondo quanto scrive lo stesso
Vellejo, ed il piantato di queste si trova disegnato nel suddetto
frammento della antica Pianta di Roma. A S. Angelo in Pescaria si
trova esistere la parte di mezzo, che formava l'ingresso principale
del recinto di questo portico, composto di sei colonne nelle due
fronti; e lungo la via di Pescaria sussistono diverse colonne che
componevano la parte meridionale del medesimo portico. In una delle
case vicine poi si trovano esistere tre colonne del tempio di Giunone,
come pure una piccola parte della cella del tempio di Giove lungo
la via della tribuna di S. Maria in Campitelli. Serviva evidentemente
questo portico, a motivo della sua vicinanza, per ricovero agli
spettatori del teatro di Marcello in caso d'intemperie. Si trova
quindi indicato da Plinio che in questo stesso portico vi stava
la Scuola e la Curia di Ottavia 179. Nella nominata lapide dell'antica
Pianta di Roma questa Scuola pare indicata nella parte posteriore
dei detti due tempj, ed in forma semicircolare, siccome al suo uso
maggiormente si conveniva. Le due figure quadrangolari che sono
segnate nel termine della detta parte semicircolare, l'una avrà
evidentemente rappresentata la Curia, e l'altra la Libreria, che
da Plutarco e da Dione si dice edificata da Ottavia in onore di
Marcello, ed abbruciata sotto Tito
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