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Ara Pacis
La scampata demolizione della Chiesa di
San Rocco
Nel 1934 avvennero i fatti più gravi. Il progetto originario
della sistemazione di zona prevedeva la completa distruzione dell'ospedale
e della chiesa di san Rocco. Fu proprio l'importanza architettonica
e devozionale della cappella della Madonna delle Grazie a salvare
la chiesa. Fu demolito l'ospedale, il campanile e l'annesso palazzo
Valdambrini. (vedi
fonte)
Foto delle case intorno all'Augusteo
in corso di demolizione, mentre il teatro-auditorio è ancora
integro, gennaio 1937 (vedi
fonte)
Mussolini urbanista
«Voi continuerete a liberare il tronco della grande quercia
da tutto ciò che ancora l’aduggia. Farete largo intorno
all’Augusteo, al teatro di Marcello, al Campidoglio, al Pantheon.
Tutto ciò che vi crebbe attorno nei secoli della decadenza
deve scomparire. Entro cinque anni da piazza Colonna, per un
grande varco, deve essere visibile la mole del Pantheon».
Mussolini ha preso da tre anni il potere e ha già le «idee
chiare» su come deve essere trasformata la Capitale: «Deve
apparire meravigliosa a tutte le genti del mondo: vasta, ordinata,
potente come fu ai tempi del primo impero di Augusto». (vedi
fonte)
Gli scavi dell'Ara Pacis
Nel luglio 1903, iniziati i lavori, fu subito chiaro che le condizioni
erano estremamente difficili e che alle lunghe poteva essere compromessa
la stabilità del palazzo. Pertanto, esplorata circa metà
del monumento e recuperati 53 frammenti, lo scavo venne interrotto.
Nel febbraio 1937, il Consiglio dei Ministri in vista del bimillenario
della nascita di Augusto decretò la ripresa dello scavo,
con l'impiego di tecniche di avanguardia.
Tra il giugno e il settembre 1938 contemporaneamente allo scavo,
si svolsero i lavori del padiglione, che avrebbe ospitato la ricostruzione
dell'Ara Pacis sul Lungotevere. Il 23 settembre, il giorno stesso
di chiusura dell'anno augusteo, Mussolini inaugurò il monumento.
(vedi fonte)
La teca del 1937
Il 20 gennaio 1937 si iniziò a prendere in esame la possibilità
di ricostruire l'altare; scartata l'ipotesi di ricomporre l'Ara
in situ, dal momento che ciò avrebbe comportato la demolizione
di palazzo Fiano-Almagià, vennero proposte la ricostruzione
nel Museo delle Terme, la realizzazione di un Museo ipogeo presso
l'Augusteo, la ricostruzione dell'Ara Pacis su via dell'Impero.
Ma fu Mussolini a decidere la ricostruzione dell'Ara nei pressi
del Mausoleo di Augusto, "sotto un porticato" tra via
di Ripetta e il Lungotevere. Come è noto, l'Ara Pacis venne
ricostruita all'interno di un padiglione su via di Ripetta in meno
di un anno e mezzo. Il progetto definitivo, presentato al Governatorato
nel novembre 1937, non fu interamente rispettato in fase esecutiva,
probabilmente per il grande ritardo accumulato nella realizzazione
dei lavori. Infatti alla Ditta Vaselli, vincitrice della gara per
la realizzazione del contenitore, venne consegnato il cantiere solo
a pochi mesi dal 23 settembre, data fissata per l'inaugurazione
dell'Ara Paci e a Morpurgo, progettista del padiglione, non restò
che accettare la semplificazione del progetto: cemento e finto
porfido furono impiegati in luogo del travertino e del marmo pregiato,
mentre il ritmo e l'andamento dei pilastri, sia in facciata che
lateralmente, vennero cambiati.
Alla base del compromesso ci fu un'intesa non scritta, tra architetto
e Governatorato, di ritenere provvisoria la sistemazione e di rimettere
mano alla teca dopo l'inaugurazione. Ma la somma richiesta, l'incertezza
dei tempi e la guerra già nell'aria renderanno irrealizzabile
quanto programmato.
Negli anni del conflitto le vetrate furono rimosse e il monumento
protetto da sacchetti di pozzolana, sostituiti in seguito da un
muro paraschegge. Solamente nel 1970 la teca fu ripristinata. Roma,
23 settembre 1938. Veduta aerea del padiglione dell'Ara Pacis. Si
nota, ancora incompleto, il muro delle Res gestae (vedi
fonte ).
Quindici anni di demolizioni
Nel contesto di una dittatura ormai affermata Mussolini propugna
l’ideologia della “romanità”. Perché
Roma diventi la capitale del fascismo occorre ricollegarsi agli
splendori imperiali, fare piazza pulita di ciò che si è
realizzato “nei secoli della decadenza”. “Farete
largo attorno all’Augusteo, al Teatro di Marcello, al Campidoglio,
al Pantheon . . . i monumenti millenari della nostra Storia devono
giganteggiare nella necessaria solitudine” proclamerà
il dittatore in un discorso pronunciato in occasione dell’insediamento
del Governatore Cremonesi. Per realizzare Via dell’Impero
il piccone demolitore comincia a lavorare dal dicembre 1926. Nei
quindici anni successivi le demolizioni nella città storica
saranno numerosissime. (vedi
fonte)
Il Mausoleo di Augusto e le demolizioni
In seguito, tra il 1936 e il 1938, nello spazio libero situato sul
Lungotevere tra il Mausoleo di Augusto e il fiume, che aveva già
assunto il toponimo di piazza del porto di Ripetta venne eretto
un enorme e goffo “contenitore” in cemento armato e
cristallo a protezione della famosa “Ara Pacis Augustae”
rinvenuta in frammenti, nel corso del tempo, nei pressi del palazzo
Fiano-Almagià situato in angolo tra Piazza San Lorenzo in
Lucina e il Corso.
... Precedentemente nel Mausoleo di Augusto, nella organizzazione
delle attività, subentrarono i marchesi Correa dai quali
“l’arena” trasse la denominazione di “Teatro
del Corea” nome con il quale risulta infatti indemaniato,
dopo il 1870, dallo Stato Italiano. Prima della fine dell’ottocento
il “Corea”, coperto con un singolare lucernario in profilati
di ferro e vetro venne ribattezzato “Anfiteatro Umberto”,
in omaggio al secondo re d’Italia, Umberto I, per essere subito
dopo nuovamente abbandonato e dichiarati inagibile perchè
a rischio di incendi. In seguito, dopo essere stato concesso in
affito allo scultore Enrico Chiaradia, autre tra l’altro della
colossale statua equestre di Vittorio Emanuele II collocata al centro
del Vittoriano in Piazza venezia. Il mausoleo dall’inizio
del ‘900 venne acquistato tra i Beni del Comune di Roma e
adattato a sala per concerti, il “famoso auditorio Augusteo”,
poi in seguito smantellato.
Mussolini fa scavare l’edificio fin nelle fondamenta, sognando
di farne la propria tomba. Fa costruire tutto intorno una piazza
con palazzi in stile fascista, a evidenziare l’importanza
del luogo.
Possiamo vedere ancore oggi, le conseguenze degli interventi fascisti
del inizio di questo secolo. La “Liberazione del Mausoleo
di Augusto” fu molto criticata. Fu uno dei numerosi “sventramenti”,
previsti dal Piano Regolatore di Roma del 31. In 1934, dopo numerosi
debattiti, la scelta è fatta, decisero di riqualificare tutta
la zone del Mausoleo. Questa scelta, fatta da Ballio Morpurgo,
prevede la distruzione di 120 edifici situati tra Via delle Colonette,
Via dei Grottiono, via dei Schiavoni, e Via dei Pontefici (Una superficie
totale di 28000 m2).
A partire dal 1937, il governo fascista intravede la possibilità
di ricostruire l’Ara Pacis (altro monumento del Campo Marzio,
che fu un altare alla memoria di Augusto). Mussolini, per il bimellenario,
decise finalmente di ricostruirlo in una zone vicina al Mausoleo
proprio sulla piazza attuale Augusto Imperatore. Da questo intervento
nasce una rottura visuale tra il Mausoleo e il Tevere, dove c’era
l’antico porto della Ripetta.
A partire di 1940, la piazza è inquadrata da una serie di
edifici di stile razionalista monumentale, freddo e senza fantasia.
Il Mausoleo, frammento della Roma Imperiale diventa il centro un
nuovo spazio “vuoto”. Troppo basso rispetto ai edifici
circondanti per essere messo in evidenza. Secondo noi, non dialoga
abbastanza col resto della piazza. Possiamo notare altri elementi
dell’attuale piazza: la chisea San Carlo al Corso, la chiesa
San Rocco all’Augusteo e la chiesa San Girolamo degli Schiavoni
si isolano, separandosi del loro contesto. (vedi
fonte)
Via delle Colonnette: dagli avanzi delle
colonne appartenenti ai sontuosi edifici, che facevano corona al
Mausoleo di Augusto (Blasi 1923)
Il Mausoleo di Augusto dal XII sec.
Nel XII secolo il Mausoleo fu trasformato dai Colonna in fortilizio
presto distrutto. Nel XIII secolo ha inizio una sistematica opera
di spoliazione del monumento: i marmi vengono ridotti in calce dai
calcarari o riutilizzati con gli scopi più vari, come l'urna
di Agrippina (ora nei Musei Capitolini) che asportata dal Mausoleo
venne collocata nel mercato del Campidoglio per essere utilizzata
come unità di misura per il grano.
Agli inizi del XVI secolo nuove ricche dimore sorgono intorno al
Mausoleo. Nella parte superiore del monumento venne allestito un
giardino all'italiana adorno di statue e di sarcofagi adiacente
al palazzo patrizio dei Soderini. Alla metà del settecento
il giardino con palazzo addossato a settentrione del monumento divenne
di proprietà dei marchesi Correa, che con effimere strutture
lignee vi allestirono nel giardino un anfiteatro nel quale si tenevano
caccie di Tori e Bufale e giostre e "fochetti" per divertire
la nobiltà ed il popolino.
Alla fine del settecento le strutture in legno furono distrutte
e si cominciò a costruire un anfiteatro stabile.
Nel 1802 l'anfiteatro passò di proprietà della Camera
Apostolica e dal luglio del 1810 diventa il primo teatro di prosa
per recite diurne. Le giostre furono per proibite da Leone XII e
da Pio VIII ed anche i "fochetti" vennero interrotti pertanto
gli spettacoli divennero solo diurni e costituiti da giochi equestri
esercizi ginnici e tombole. Con il successivo proprietario dell'anfiteatro,
il conte Telfner l'anfiteatro venne denominato Umberto I ed assunse
un carattere più specificamente teatrale con la rappresentazione
di opere serie e comiche.
Ceduto nel 1907 al Comune di Roma ed adeguato alle norme di sicurezza
mediante una nuova via d'uscita aperta in corrispondenza dell'antico
ingresso del Mausoleo, fu trasformato in sala per concerti denominata
Auditorium Augusteo dove a partire dal 16 febbraio del 1908 vennero
eseguiti concerti di elevata qualità.
La serie dei concerti terminò il 13 maggio del 1936 allorquando
iniziò la demolizione delle strutture dell'auditorium sovrastanti
il mausoleo.
Oggi non c’è più l’originale pavimentazione,
non ci sono più i marmi, non c’è più
nulla. L’unico ricordo dalla famiglia Correa la via dove oggi
c’è il Ristorante Augustea. (vedi
fonte)
Abbattiamo due palazzi fascisti
La rivoluzione urbanistica dovrebbe portare alla luce, con gli scavi,
anche il porto di Ripetta: "Abbattiamo due palazzi fascisti
per vedere il mausoleo d'Augusto". Roma, progetto choc
di Benevolo: "E' l'unica soluzione". Il monumento si trova
oggi 5 metri sotto il manto stradale.
Un grande prato verde a circondare i monumenti nel cuore di Roma,
là dove scorre il traffico, dove sono allineati i capolinea
degli autobus e i ristoranti famosi, i parcheggi dei motorini, le
boutique di lusso, i grandi uffici. E per realizzarlo, una campagna
di scavi archeologici, l'abbattimento dei palazzi, lo sbancamento
dei lungotevere, la demolizione dei ponti ottocenteschi. È
una rivoluzione estrema quella proposta da Leonardo Benevolo, urbanista
di fama mondiale, per piazza Augusto Imperatore, quadrilatero definito
dai palazzi di impronta fascista e centrato dal mausoleo di Augusto,
sontuosa sepoltura che l'imperatore si fece costruire sul modello
dei sovrani ellenistici, oggi ridotta a un rudere buio, degradato,
chiuso al pubblico.
Per avere più spazio, la soluzione proposta è, insieme
a una serie di interventi minori, buttar giù due dei quattro
palazzi che fanno parte della risistemazione voluta alla fine degli
anni Trenta da Ballio Morpurgo per la piazza dopo la liberazione
dell'Augusteo e la sostituzione di ponte Cavour con un paio di ponti
pedonali. La rivoluzione Benevolo viene ipotizzata come integrazione
alla risistemazione dell'Ara pacis, che è sul lato lungotevere
della piazza, progettata dall'architetto americano Richard Meier,
che ha suscitato infinite discussioni per essere il primo intervento
sul centro di Roma dal dopoguerra, ma anche per aver comportato
soltanto la demolizione di una teca che proteggeva il monumento
con i bassorilievi delle gesta di Augusto che ora sarà invece
all'interno di un involucro moderno, pensato come un nuovo complesso
museale.
IL PROGETTO:
* Le demolizioni: riguardano i palazzi di epoca fascista dal lato
di via Ripetta e via del Corso, dove si trovano alcuni ristoranti.
Quelli dal lato di via Tomacelli vengono conservati.
* Gli scavi: riportare alla luce i resti del Porto di Ripetta che
si troverebbe al di sotto del Lungotevere. Scavi recenti, realizzati
alle fondamenta dell'edificio di Richard Meier che proteggerà
l'Ara Pacis, ne hanno portato già alla luce alcune tracce.
* Le ricostruzioni: tra le ipotesi anche il ripristino di via delle
Colonnette e piazza degli Otto Cantoni demoliti in epoca fascista.
* Il Lungotevere: rimozione, nel tratto che costeggia l'Ara Pacis,
del Lungotevere e dei muraglioni col ripristino della quota antica,
da realizzarsi dopo gli scavi archeologici e insieme alla pedonalizzazione
della piazza.
di Francesca Giuliani da La Repubblica del 23.07.03 (vedi
fonte)
Piazza Augusto Imperatore
Tutto cambia nel 1907, quando il Comune acquista il monumento e
all'interno nasce l'Auditorium Augusteo. Ma poi si apre il Ventennio
e il fascismo decreta che i monumenti dell'antica Roma risaltino
nella loro "splendida solitudine", come puri fondali.
Sono gli sventramenti: a piazza Augusto Imperatore, è il
duce a dare la prima picconata per radere al suolo il quartiere
medievale che si appoggia al Mausoleo. Vengono buttate giù
120 case, tra via delle Colonnette, via dei Pontefici e via del
Grottino. Tutt'intorno alla tomba di Augusto si alzano le quinte
estranianti dei palazzi bianchi con i portici. La demolizione
è finita, arriva la guerra. I lavori sulla piazza termineranno
negli anni ‘50. (vedi
fonte)
Roma. Alemanno e l'Ara Pacis: smonterò
la teca.
Il neosindaco contro la struttura inaugurata da Veltroni. «Via
la teca dell'Ara Pacis». Si riapre il caso. Alemanno contro
l'opera di Meier. Ma l'architetto: è il terzo monumento più
visitato. Sgarbi plaude al primo cittadino: «Ora mi sento
vendicato». Fuksas: inutile abbatterla, condoniamola.
* LA VECCHIA TECA - La ricostruzione dell'Ara Pacis fu decisa in
vista della ricorrenza, nel 1937-38, del bimillenario della nascita
di Augusto. Venne realizzata nell'estate del 1938 all'interno del
padiglione di via di Ripetta, edificato sulla base di un progetto
dell'architetto Vittorio Ballio Morpurgo.
* Il monumento. L'Ara Pacis è stata voluta da Augusto nel
9 A.C. Venne costruito in una zona del Campo Marzio consacrata alla
celebrazione delle vittorie.
* Il ritrovamento. Il recupero dell'Ara Pacis, iniziato nel XVI
secolo, si è concluso quattro secoli dopo con la ricomposizione
del monumento avvenuta nel 1938.
* La mensa. L'Ara Pacis è composta da un recinto che racchiude
la mensa, l'altare sul quale si offrivano le spoglie animali e il
vino.
* IL NUOVO EDIFICIO - Il progetto per il nuovo complesso museale
dell'Ara Pacis è stato redatto dalla studio americano Richard
Meier & Partners Architects. Ultimato dopo sette anni di lavori,
è stato aperto al pubblico il 21 aprile 2006.
* Il padiglione centrale. Accoglie l'Ara, immersa nella luce diffusa
dai lucernai e da ampi cristalli filtranti. Sono stati montati oltre
1.500 mq di vetro temperato, in lastre grandi fino a tre metri per
cinque, tali da annullare l'effetto-gabbia e garantire la visibilità.
* Il vetro. Il vetro che racchiude l'Ara è composto da due
strati ciascuno di 12mm, separati da una intercapedine di gas argon.
* Il travertino. Proviene dalle stesse cave da cui fu estratto per
la realizzazione di piazza Augusto Imperatore negli anni Trenta.
* Il microclima. E' affidato ad un complesso impianto di climatizzazione.
(vedi
fonte)

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