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ARA PACIS

E IL MAUSOLEO DI AUGUSTO

Vedi anche: Set cinematografici |

Ara Pacis

Tempio di Adriano a Roma

Teca dell'Ara Pacis 52

Ara Pacis 54

Ara Pacis 13

Tempio di Adriano a Roma

Ara Pacis 50

Ara Pacis 29

Ara Pacis 33

Tempio di Adriano a Roma

Ara Pacis 34

Ara Pacis 36

Ara Pacis 16

Ara Pacis (Foto di I. Insollera)

Roma: Mausoleo di Augusto

Mausoleo di Augusto 1

Mausoleo di Augusto

Mausoleo di Augusto

Mausoleo di Augusto

Mausoleo di Augusto

 

La scampata demolizione della Chiesa di San Rocco
Nel 1934 avvennero i fatti più gravi. Il progetto originario della sistemazione di zona prevedeva la completa distruzione dell'ospedale e della chiesa di san Rocco. Fu proprio l'importanza architettonica e devozionale della cappella della Madonna delle Grazie a salvare la chiesa. Fu demolito l'ospedale, il campanile e l'annesso palazzo Valdambrini. (vedi fonte)

Foto delle case intorno all'Augusteo in corso di demolizione, mentre il teatro-auditorio è ancora integro, gennaio 1937 (vedi fonte)

Mussolini urbanista
«Voi continuerete a liberare il tronco della grande quercia da tutto ciò che ancora l’aduggia. Farete largo intorno all’Augusteo, al teatro di Marcello, al Campidoglio, al Pantheon. Tutto ciò che vi crebbe attorno nei secoli della decadenza deve scomparire. Entro cinque anni da piazza Colonna, per un grande varco, deve essere visibile la mole del Pantheon». Mussolini ha preso da tre anni il potere e ha già le «idee chiare» su come deve essere trasformata la Capitale: «Deve apparire meravigliosa a tutte le genti del mondo: vasta, ordinata, potente come fu ai tempi del primo impero di Augusto». (vedi fonte)

Gli scavi dell'Ara Pacis
Nel luglio 1903, iniziati i lavori, fu subito chiaro che le condizioni erano estremamente difficili e che alle lunghe poteva essere compromessa la stabilità del palazzo. Pertanto, esplorata circa metà del monumento e recuperati 53 frammenti, lo scavo venne interrotto. Nel febbraio 1937, il Consiglio dei Ministri in vista del bimillenario della nascita di Augusto decretò la ripresa dello scavo, con l'impiego di tecniche di avanguardia.
Tra il giugno e il settembre 1938 contemporaneamente allo scavo, si svolsero i lavori del padiglione, che avrebbe ospitato la ricostruzione dell'Ara Pacis sul Lungotevere. Il 23 settembre, il giorno stesso di chiusura dell'anno augusteo, Mussolini inaugurò il monumento. (vedi fonte)

La teca del 1937
Il 20 gennaio 1937 si iniziò a prendere in esame la possibilità di ricostruire l'altare; scartata l'ipotesi di ricomporre l'Ara in situ, dal momento che ciò avrebbe comportato la demolizione di palazzo Fiano-Almagià, vennero proposte la ricostruzione nel Museo delle Terme, la realizzazione di un Museo ipogeo presso l'Augusteo, la ricostruzione dell'Ara Pacis su via dell'Impero. Ma fu Mussolini a decidere la ricostruzione dell'Ara nei pressi del Mausoleo di Augusto, "sotto un porticato" tra via di Ripetta e il Lungotevere. Come è noto, l'Ara Pacis venne ricostruita all'interno di un padiglione su via di Ripetta in meno di un anno e mezzo. Il progetto definitivo, presentato al Governatorato nel novembre 1937, non fu interamente rispettato in fase esecutiva, probabilmente per il grande ritardo accumulato nella realizzazione dei lavori. Infatti alla Ditta Vaselli, vincitrice della gara per la realizzazione del contenitore, venne consegnato il cantiere solo a pochi mesi dal 23 settembre, data fissata per l'inaugurazione dell'Ara Paci e a Morpurgo, progettista del padiglione, non restò che accettare la semplificazione del progetto: cemento e finto porfido furono impiegati in luogo del travertino e del marmo pregiato, mentre il ritmo e l'andamento dei pilastri, sia in facciata che lateralmente, vennero cambiati.
Alla base del compromesso ci fu un'intesa non scritta, tra architetto e Governatorato, di ritenere provvisoria la sistemazione e di rimettere mano alla teca dopo l'inaugurazione. Ma la somma richiesta, l'incertezza dei tempi e la guerra già nell'aria renderanno irrealizzabile quanto programmato.
Negli anni del conflitto le vetrate furono rimosse e il monumento protetto da sacchetti di pozzolana, sostituiti in seguito da un muro paraschegge. Solamente nel 1970 la teca fu ripristinata. Roma, 23 settembre 1938. Veduta aerea del padiglione dell'Ara Pacis. Si nota, ancora incompleto, il muro delle Res gestae (vedi fonte ).

Quindici anni di demolizioni
Nel contesto di una dittatura ormai affermata Mussolini propugna l’ideologia della “romanità”. Perché Roma diventi la capitale del fascismo occorre ricollegarsi agli splendori imperiali, fare piazza pulita di ciò che si è realizzato “nei secoli della decadenza”. “Farete largo attorno all’Augusteo, al Teatro di Marcello, al Campidoglio, al Pantheon . . . i monumenti millenari della nostra Storia devono giganteggiare nella necessaria solitudine” proclamerà il dittatore in un discorso pronunciato in occasione dell’insediamento del Governatore Cremonesi. Per realizzare Via dell’Impero il piccone demolitore comincia a lavorare dal dicembre 1926. Nei quindici anni successivi le demolizioni nella città storica saranno numerosissime. (vedi fonte)

Il Mausoleo di Augusto e le demolizioni
In seguito, tra il 1936 e il 1938, nello spazio libero situato sul Lungotevere tra il Mausoleo di Augusto e il fiume, che aveva già assunto il toponimo di piazza del porto di Ripetta venne eretto un enorme e goffo “contenitore” in cemento armato e cristallo a protezione della famosa “Ara Pacis Augustae” rinvenuta in frammenti, nel corso del tempo, nei pressi del palazzo Fiano-Almagià situato in angolo tra Piazza San Lorenzo in Lucina e il Corso.
... Precedentemente nel Mausoleo di Augusto, nella organizzazione delle attività, subentrarono i marchesi Correa dai quali “l’arena” trasse la denominazione di “Teatro del Corea” nome con il quale risulta infatti indemaniato, dopo il 1870, dallo Stato Italiano. Prima della fine dell’ottocento il “Corea”, coperto con un singolare lucernario in profilati di ferro e vetro venne ribattezzato “Anfiteatro Umberto”, in omaggio al secondo re d’Italia, Umberto I, per essere subito dopo nuovamente abbandonato e dichiarati inagibile perchè a rischio di incendi. In seguito, dopo essere stato concesso in affito allo scultore Enrico Chiaradia, autre tra l’altro della colossale statua equestre di Vittorio Emanuele II collocata al centro del Vittoriano in Piazza venezia. Il mausoleo dall’inizio del ‘900 venne acquistato tra i Beni del Comune di Roma e adattato a sala per concerti, il “famoso auditorio Augusteo”, poi in seguito smantellato.
Mussolini fa scavare l’edificio fin nelle fondamenta, sognando di farne la propria tomba. Fa costruire tutto intorno una piazza con palazzi in stile fascista, a evidenziare l’importanza del luogo.
Possiamo vedere ancore oggi, le conseguenze degli interventi fascisti del inizio di questo secolo. La “Liberazione del Mausoleo di Augusto” fu molto criticata. Fu uno dei numerosi “sventramenti”, previsti dal Piano Regolatore di Roma del 31. In 1934, dopo numerosi debattiti, la scelta è fatta, decisero di riqualificare tutta la zone del Mausoleo. Questa scelta, fatta da Ballio Morpurgo, prevede la distruzione di 120 edifici situati tra Via delle Colonette, Via dei Grottiono, via dei Schiavoni, e Via dei Pontefici (Una superficie totale di 28000 m2).
A partire dal 1937, il governo fascista intravede la possibilità di ricostruire l’Ara Pacis (altro monumento del Campo Marzio, che fu un altare alla memoria di Augusto). Mussolini, per il bimellenario, decise finalmente di ricostruirlo in una zone vicina al Mausoleo proprio sulla piazza attuale Augusto Imperatore. Da questo intervento nasce una rottura visuale tra il Mausoleo e il Tevere, dove c’era l’antico porto della Ripetta.
A partire di 1940, la piazza è inquadrata da una serie di edifici di stile razionalista monumentale, freddo e senza fantasia. Il Mausoleo, frammento della Roma Imperiale diventa il centro un nuovo spazio “vuoto”. Troppo basso rispetto ai edifici circondanti per essere messo in evidenza. Secondo noi, non dialoga abbastanza col resto della piazza. Possiamo notare altri elementi dell’attuale piazza: la chisea San Carlo al Corso, la chiesa San Rocco all’Augusteo e la chiesa San Girolamo degli Schiavoni si isolano, separandosi del loro contesto. (vedi fonte)

Via delle Colonnette: dagli avanzi delle colonne appartenenti ai sontuosi edifici, che facevano corona al Mausoleo di Augusto (Blasi 1923)

Il Mausoleo di Augusto dal XII sec.
Nel XII secolo il Mausoleo fu trasformato dai Colonna in fortilizio presto distrutto. Nel XIII secolo ha inizio una sistematica opera di spoliazione del monumento: i marmi vengono ridotti in calce dai calcarari o riutilizzati con gli scopi più vari, come l'urna di Agrippina (ora nei Musei Capitolini) che asportata dal Mausoleo venne collocata nel mercato del Campidoglio per essere utilizzata come unità di misura per il grano.
Agli inizi del XVI secolo nuove ricche dimore sorgono intorno al Mausoleo. Nella parte superiore del monumento venne allestito un giardino all'italiana adorno di statue e di sarcofagi adiacente al palazzo patrizio dei Soderini. Alla metà del settecento il giardino con palazzo addossato a settentrione del monumento divenne di proprietà dei marchesi Correa, che con effimere strutture lignee vi allestirono nel giardino un anfiteatro nel quale si tenevano caccie di Tori e Bufale e giostre e "fochetti" per divertire la nobiltà ed il popolino.
Alla fine del settecento le strutture in legno furono distrutte e si cominciò a costruire un anfiteatro stabile.
Nel 1802 l'anfiteatro passò di proprietà della Camera Apostolica e dal luglio del 1810 diventa il primo teatro di prosa per recite diurne. Le giostre furono per proibite da Leone XII e da Pio VIII ed anche i "fochetti" vennero interrotti pertanto gli spettacoli divennero solo diurni e costituiti da giochi equestri esercizi ginnici e tombole. Con il successivo proprietario dell'anfiteatro, il conte Telfner l'anfiteatro venne denominato Umberto I ed assunse un carattere più specificamente teatrale con la rappresentazione di opere serie e comiche.
Ceduto nel 1907 al Comune di Roma ed adeguato alle norme di sicurezza mediante una nuova via d'uscita aperta in corrispondenza dell'antico ingresso del Mausoleo, fu trasformato in sala per concerti denominata Auditorium Augusteo dove a partire dal 16 febbraio del 1908 vennero eseguiti concerti di elevata qualità.
La serie dei concerti terminò il 13 maggio del 1936 allorquando iniziò la demolizione delle strutture dell'auditorium sovrastanti il mausoleo.
Oggi non c’è più l’originale pavimentazione, non ci sono più i marmi, non c’è più nulla. L’unico ricordo dalla famiglia Correa la via dove oggi c’è il Ristorante Augustea. (vedi fonte)

Abbattiamo due palazzi fascisti
La rivoluzione urbanistica dovrebbe portare alla luce, con gli scavi, anche il porto di Ripetta: "Abbattiamo due palazzi fascisti per vedere il mausoleo d'Augusto". Roma, progetto choc di Benevolo: "E' l'unica soluzione". Il monumento si trova oggi 5 metri sotto il manto stradale.
Un grande prato verde a circondare i monumenti nel cuore di Roma, là dove scorre il traffico, dove sono allineati i capolinea degli autobus e i ristoranti famosi, i parcheggi dei motorini, le boutique di lusso, i grandi uffici. E per realizzarlo, una campagna di scavi archeologici, l'abbattimento dei palazzi, lo sbancamento dei lungotevere, la demolizione dei ponti ottocenteschi. È una rivoluzione estrema quella proposta da Leonardo Benevolo, urbanista di fama mondiale, per piazza Augusto Imperatore, quadrilatero definito dai palazzi di impronta fascista e centrato dal mausoleo di Augusto, sontuosa sepoltura che l'imperatore si fece costruire sul modello dei sovrani ellenistici, oggi ridotta a un rudere buio, degradato, chiuso al pubblico.
Per avere più spazio, la soluzione proposta è, insieme a una serie di interventi minori, buttar giù due dei quattro palazzi che fanno parte della risistemazione voluta alla fine degli anni Trenta da Ballio Morpurgo per la piazza dopo la liberazione dell'Augusteo e la sostituzione di ponte Cavour con un paio di ponti pedonali. La rivoluzione Benevolo viene ipotizzata come integrazione alla risistemazione dell'Ara pacis, che è sul lato lungotevere della piazza, progettata dall'architetto americano Richard Meier, che ha suscitato infinite discussioni per essere il primo intervento sul centro di Roma dal dopoguerra, ma anche per aver comportato soltanto la demolizione di una teca che proteggeva il monumento con i bassorilievi delle gesta di Augusto che ora sarà invece all'interno di un involucro moderno, pensato come un nuovo complesso museale.
IL PROGETTO:
* Le demolizioni: riguardano i palazzi di epoca fascista dal lato di via Ripetta e via del Corso, dove si trovano alcuni ristoranti. Quelli dal lato di via Tomacelli vengono conservati.
* Gli scavi: riportare alla luce i resti del Porto di Ripetta che si troverebbe al di sotto del Lungotevere. Scavi recenti, realizzati alle fondamenta dell'edificio di Richard Meier che proteggerà l'Ara Pacis, ne hanno portato già alla luce alcune tracce.
* Le ricostruzioni: tra le ipotesi anche il ripristino di via delle Colonnette e piazza degli Otto Cantoni demoliti in epoca fascista.
* Il Lungotevere: rimozione, nel tratto che costeggia l'Ara Pacis, del Lungotevere e dei muraglioni col ripristino della quota antica, da realizzarsi dopo gli scavi archeologici e insieme alla pedonalizzazione della piazza.
di Francesca Giuliani da La Repubblica del 23.07.03 (vedi fonte)

Piazza Augusto Imperatore
Tutto cambia nel 1907, quando il Comune acquista il monumento e all'interno nasce l'Auditorium Augusteo. Ma poi si apre il Ventennio e il fascismo decreta che i monumenti dell'antica Roma risaltino nella loro "splendida solitudine", come puri fondali. Sono gli sventramenti: a piazza Augusto Imperatore, è il duce a dare la prima picconata per radere al suolo il quartiere medievale che si appoggia al Mausoleo. Vengono buttate giù 120 case, tra via delle Colonnette, via dei Pontefici e via del Grottino. Tutt'intorno alla tomba di Augusto si alzano le quinte estranianti dei palazzi bianchi con i portici. La demolizione è finita, arriva la guerra. I lavori sulla piazza termineranno negli anni ‘50. (vedi fonte)

Roma. Alemanno e l'Ara Pacis: smonterò la teca.
Il neosindaco contro la struttura inaugurata da Veltroni. «Via la teca dell'Ara Pacis». Si riapre il caso. Alemanno contro l'opera di Meier. Ma l'architetto: è il terzo monumento più visitato. Sgarbi plaude al primo cittadino: «Ora mi sento vendicato». Fuksas: inutile abbatterla, condoniamola.
* LA VECCHIA TECA - La ricostruzione dell'Ara Pacis fu decisa in vista della ricorrenza, nel 1937-38, del bimillenario della nascita di Augusto. Venne realizzata nell'estate del 1938 all'interno del padiglione di via di Ripetta, edificato sulla base di un progetto dell'architetto Vittorio Ballio Morpurgo.
* Il monumento. L'Ara Pacis è stata voluta da Augusto nel 9 A.C. Venne costruito in una zona del Campo Marzio consacrata alla celebrazione delle vittorie.
* Il ritrovamento. Il recupero dell'Ara Pacis, iniziato nel XVI secolo, si è concluso quattro secoli dopo con la ricomposizione del monumento avvenuta nel 1938.
* La mensa. L'Ara Pacis è composta da un recinto che racchiude la mensa, l'altare sul quale si offrivano le spoglie animali e il vino.
* IL NUOVO EDIFICIO - Il progetto per il nuovo complesso museale dell'Ara Pacis è stato redatto dalla studio americano Richard Meier & Partners Architects. Ultimato dopo sette anni di lavori, è stato aperto al pubblico il 21 aprile 2006.
* Il padiglione centrale. Accoglie l'Ara, immersa nella luce diffusa dai lucernai e da ampi cristalli filtranti. Sono stati montati oltre 1.500 mq di vetro temperato, in lastre grandi fino a tre metri per cinque, tali da annullare l'effetto-gabbia e garantire la visibilità.
* Il vetro. Il vetro che racchiude l'Ara è composto da due strati ciascuno di 12mm, separati da una intercapedine di gas argon.
* Il travertino. Proviene dalle stesse cave da cui fu estratto per la realizzazione di piazza Augusto Imperatore negli anni Trenta.
* Il microclima. E' affidato ad un complesso impianto di climatizzazione. (vedi fonte)

 

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