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ER MORTO DE CAMPAGNA

CESARE PASCARELLA

 

ER MORTO DE CAMPAGNA

Nell'anno del Signore 1538 alcuni devoti Christiani vedendo che molti poveri, li quali o per la loro povertà overo per la lontananza del luogo dove morivano il più delle volte non erano sepolti in luogo sacro, overo restavano senza sepoltura, e forse cibi di animali, mossi da zelo di carità e pietà instituirono in Roma una Compagnia sotto il titolo della Morte, la quale per particolare instituto facesse questa opera di misericordia tanto pia, e tanto grata alta Divina Maestà di seppellire li poveri morti.» Statuti della Ven. Arciconfraternita della Morte et Oratione prima approvati e confermati l'anno 1590.

C'erimo io, Peppetto de li Monti,
Checco Cacca, Gigetto Canipella.
Chi antro c'era?... L'oste a via Rasella,
Stefeno er tornitore a Tor de Conti.

E, me pare, er droghiere a li du' Ponti,
Cencio la Quaja, Zio de la Renella,
Er Teoligo, Peppe... e la barella.
All'una e un quarto stamio tutti pronti.

Prima d'uscì', mannassimo Nunziata
A giocacce dar Sordo un ambo sciorto:
Cinque mortorio e trenta la giornata.

Poi sentissimo bene da Gregorio,
Er mannataro, dove stava er morto,
E uscissimo a le due da l'Oratorio.

Quanno stamo un ber po' fór de le mura,
Dice: - Passarne pe' la scortatora.
- Ah, Nino, dico, si nun è sicura,
Bada che non uscirne più de fora.

- Ma dice, annamo, nun ave' paura:
Ce venni a caccia pe' la Cannelora.
E annamo. Peppe mio, che fregatura!
Stassimo pe' la macchia un frego d'ora.

Sotto a le Capannello de Marino
Trovassimo 'na fila de carretti,
Che veniveno a Roma a porta' er vino;

E a forza de strillaje li svejassimo,
Che dormiveno tutti, poveretti;
E lì a lo scuro je lo domannassimo.

- Avete visto gnente un ammazzato?
Dice: - Voltate giù pe' 'ste spallette,
Annate a dritta, traversate er prato;
Quanno séte arrivati a le Casette,

Domannatelo a l'oste der Curato,
Che ve l'insegna. - Quanto ce se mette?
Dice: - Si annate a passo scellerato,
Ce metterete sempre un par d'orette. -

Ritornassimo addietro viciversa,
Fijo de Cristo! co' le cianche rotte.
Quanno stassimo sotto a la Traversa,

Lì, li carretti ce se slontanorno,
E noi daje a gira' tutta la notte
Finché a la fine ce se fece giorno.

Che giornata, Madonna! Nera, nera,
Che pareva dipinta còr carbone,
Che proprio nun tè fo esagerazione.
Era matina e ce pareva sera.

Se mettessimo sotto a 'na macera
Morti de fame pe' magna' un boccone.
Venne un'acqua! Ce prese 'no sgrullone
Che nun vedemio più celo ne tera.

Spiobbe. Se rimettessimo in cammino;
Ma indovinece un po'? Riamiamo a sbatte'
Sotto a le Capannello de Marino.

Ma basta, er fatto sta, tanto cercassimo
Immezzo a li canneti, pe' le fratte,
Pe' li fossi, che arfìne lo trovassimo.

Stava infrociato là a panza per aria,
Vicino a un fosso, accanto a 'na grottaccia,
Impatassato drente a la mollaccia...
C'era 'na puzza ch'appestava l'aria.

Le cornacchie e li farchi da per aria
Veniveno a beccàjese la faccia,
E der pezzo de sopra de le braccia
C'era rimasto l'osso. Che barbaria!

E ne l'arzallo pe' portallo via,
Je trovassimo sotto un istrumento
Lungo così, che mo sta in Pulizia.

Poi don Ignazio disse le preghiere;
E tornassimo co' le torcie a vento,
Pe' la macchia, cantanno er Miserere.

Cesare Pascarella 1881


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