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Sul lato orientale del Foro si vede un grande nucleo di opera a
sacco, nella cui fronte è intagliata una nicchia semicircolare
(ora in parte coperta con un tetto di legno). Questi avanzi appartengono
al tempio di Giulio Cesare.
Quando Giulio Cesare fu ucciso, il 15 marzo 44 av. Cr.,
nella Curia di Pompeo, i suoi partigiani portarono il corpo sul
Foro, ove Marco Antonio col suo famoso discorso eccitò il
popolo all'entusiasmo per il defunto. Dal vicino tribunale del
pretore furono portate sedie, tavole e barre con le quali venne
improvvisato un rogo per bruciarvi il cadavere. Il bruciamento accadde,
come vien detto chiaramente nelle fonti, 'dinanzi la Regia'. Le
ceneri del dittatore furono deposte nel mausoleo della gente Giulia
nel Campo Marzio; sul luogo della cremazione fu eretta una colonna
con le parole iscrittevi parenti patriae, e dinanzi la colonna un'ara.
Poche settimane dopo, il console Dolabella fece togliere la colonna
e l'altare, ricoprendo il luogo con un semplice lastrico.
Ma i triumviri, Ottaviano, Antonio e Lepido, deliberarono nel 42 av. Cr.
di erigere su quel luogo un tempio a Giulio Cesare divinizzato.
Il tempio vedesi già effigiato in una moneta di Ottaviano
coniato tra il 37 e il 34 av. Cr. e vi si riconosce
la statua di Cesare collituo augurale; nel fastigio la cometa, dinanzi
il portico, un'ara rotonda. Però le guerre civili degli
anni seguenti ritardarono l'inaugurazione del tempio che soltanto
il 10 agosto 29 av. Cr. fu dedicato da Augusto.
La fronte del tempio fu foggiata in modo speciale, forse per ricordare
i particolari delle esequie di Cesare, o forse anche perchè
il dittatore aveva avuto l'idea di trasferire i rostri all'estremità orientale del Foro. Dinanzi al portico fu costruita
una piattaforma, che poteva servire da tribuna per gli oratori ed
era decorata, come quella antica, con i rostri navali, spoglie della
squadra di Cleopatra vinta presso Azio. — Le vicende del tempio
sono poco note: la tribuna per gli oratori (Rostra ad divi Iuli)
qualche volte è menzionata nella occasione di esequie per
gli appartenenti alla famiglia imperiale, e le monete di Adriano
fanno ricordo di una allocuzione al popolo da lui pronunciata dinanzi
a questo tempio. Sotto Settimio Severo, il tempio fu distrutto da
un incendio, contemporaneamente forse alla Regia e alla casa delle
Vestali; ma restaurato subito, l'edifizio sopravvisse al tramonto
del culto pagano.
Delle fondamenta del tempio rimane il nucleo di opera a sacco; i
marmi che lo rivestivano furono portati via in gran parte dagli
spogliatori del secolo XVI. La parte meglio conservataci è
la nicchia semicircolare tagliata nella fronte e rivestita di tufo
bruno. In questa nicchia vennero ritrovate nel 1898 le fondamenta
di un grande altare, che pare fosse rotondo. La nicchia fu chiusa
con un muro di tufi grigi assai male collegati insieme, probabilmente
dopo il trionfo del Cristianesimo quando pur volendo conservare
l'edifizio come ricordo del fondatore della monarchia, si
cercò nel tempo stesso di rendere impossibile il culto pagano.
— A destra e a sinistra della nicchia la facciata consisteva
in due muri dritti, nei quali erano fissati i rostri navali; ai
lati stavano le scale che conducevano alla piattaforma, e da essa
mediante pochi gradini si saliva al portico del tempio, che aveva
sei colonne di ordine composito. Nella cella era collocato il simulacro
del Divo Giulio, portante sul capo la cometa apparsa poco tempo
avanti la sua morte.
I frammenti architettonici ritrovati negli scavi, in massima parte,
provengono dal restauro di Severo, e sono di fattura poco accurata.
La cella è eccessivamente larga in proporzione alla lunghezza,
e ciò può attribuirsi come pure la posizione dell'altare
in mezzo della facciata, alla ristrettezza dello spazio disponibile
per la costruzione del tempio. Tratto
da:
Il Foro Romano - Storia e Monumenti da Christian Hülsen
pubblicato da Ermanno Loescher & Co
Editori di S. M. la Regina d'Italia 1905 
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