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Il tempio di Castore (o dei Castori = Dioscuri; il nome tempio
di Castore e Polluce non apartiene alla lingua ufficiale romana)
venne fondato nei primi anni della Repubblica.
Dopo la battaglia presso il lago Regillo (496 av. Cr.),
nella quale i Tarquini espulsi da Roma insieme con i Latini federati
furono sconfitti definitivamente, i Dioscuri, secondo la leggenda,
apparsi sul Foro Romano ad annunziare la vittoria, avrebbero abbeverati
i loro cavalli al lago di Giuturna. In segno di gratitudine, i Castori
furono eletti come divinità tutelari dell'ordine equestre,
e il dittatore Postumio promise loro un tempio che poi venne dedicato
dal figlio di lui il 27 gennaio 484. Il tempio, ricostruito
da L. Cecilio Metello Delmatico dopo il suo trionfo nel 117 av. Cr.,
durò fino all'età di Augusto. Fu rinnovato da Tiberio,
che lo dedicò col nome suo e di suo fratello Druso nel 6 dopo Cristo;
più tardi l'imperatore Caligola lo incorporò
nel suo palazzo (v. p. 17), ma queste costruzioni non
durarono oltre il suo regno. Il tempio venne restaurato un'altra
volta sotto Traiano o sotto Adriano e a questo nuovo restauro appartengono
i bellissimi avanzi tuttora esistenti del colonnato e della trabeazione.
L'edifizio era ancora in piedi nel quarto secolo dopo Cristo;
non sappiamo quando sia stato distrutto, ma è certo che nel
quindicesimo secolo le sue rovine erano già nello stato in
cui oggi le vediamo, perchè sotto Eugenio IV (1431-1447)
in quelle vicinanze viene menzionata una Via trium columnarum. Il
Fea cominciò nel 1817 l'escavazione del tempio
che fu poi proseguita dopo il 1870; ma la parte posteriore
venne sterrata soltanto nel 1901 sino al livello antico.
L'estensione delle fondamenta del tempio, le quali giungono
fino alla Sacra Via, deriva dagli ingrandimenti che esso ebbe nell'età
imperiale; dell'edifizio antico più angusto sono visibili
nell'interno del nucleo alcuni avanzi composti di blocchi
tufacei (si entra in una galleria sull'angolo NOv.). Al portico
del tempio, da principio, forse si accedeva mediante una scala monumentale,
che si dovè restringere quando nei vari restauri la cella
venne ingrandita. Essa fu sostituita da due piccole scale laterali
conducenti ad una piattaforma, dalla quale poi si accedeva al portico
con una larga gradinata di circa dieci gradini. Delle mura che formavano
la cella nulla rimane, del pavimento resta un pezzo di musaico bianco
e nero, forse appartenente al restauro di Tiberio. Questo pavimento
è ad un livello più basso di quello dei portici laterali;
senza dubbio il suolo della cella è stato rialzato in un
restauro posteriore, forse sotto Adriano, e allora sul pavimento
antico ne fu messo un altro più prezioso di marmo, del quale
pure nulla rimane. — Le stanze che si trovano sul lato orientale
delle fondamenta, fra le sostruzioni delle colonne ancora in piedi,
forse servivano per uffizi, ecc.: sappiamo p. es. che presso il
tempio dei Castori si trovava un uffizio di verificazione dei pesi
e misure, che dipendeva da quello centrale situato presso il tempio
di Giunone Moneta sull'arce Capitolina. I pesi con l'iscrizione
exact(um) ad Castoris sono tutti piccoli e di bronzo, ciò
che forse fa supporre che questa succursale fosse stata istituita
per comodo dei gioiellieri e di altri negozianti della Sacra Via.
Stanze simili esistevano senza dubbio anche sul lato settentrionale,
ma non ne rimangono avanzi.
Tratto da:
Il Foro Romano - Storia e Monumenti da Christian Hülsen
pubblicato da Ermanno Loescher & Co
Editori di S. M. la Regina d'Italia 1905
Foro Romano | Piantine del Foro Romano

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