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Sul confine del Foro e del Comizio si trova una piccola area quasi
quadrata coperta con lastre di marmo nero e circondata da una specie
di transenna di marmo bianco (il luogo è ora protetto da
una tettoia di legno). La superficie di marmo nero è danneggiata
in molti punti e poi rappezzata, anche con un frammento d'iscrizione:
le congiunture però delle lastre dimostrano molta esattezza
nella fattura. Il lastricato è volto verso il portone della
Curia giulia-dioclezianea; quando il marmo nero fu scoperto, si
pensò ad alcuni scrittori antichi, i quali fanno menzione
di monumenti vetustissimi che esistevano in quella località
verso la fine della Repubblica e nel principio dell'Impero.
"La pietra nera sul Comizio", scrive l'antiquario
Pompeo Festo, il cui libro De significatione verborum è un
compendio dell'altro più esteso di Verrio Flacco, contemporaneo
di Augusto, "designa un luogo funesto; questo luogo, secondo
alcuni, era stato destinato alla sepoltura di Romolo; dicesi però,
che egli non vi fosse sepolto, ma invece Faustolo, suo padre
adottivo. Secondo altri, qui sarebbe stata la tomba di Osto Ostilio,
padre del terzo re di Roma, Tullo Ostilio". Dionigi di Alicarnasso,
che scrisse sotto Augusto, narra: "alcuni credono che il leone
di pietra, il quale era collocato sul posto più notevole
del Foro presso i rostri, fosse il monumento di Faustolo, sepolto
nel luogo stesso ove egli cadde nella battaglia (fra Romani e Sabini)".
In un altro libro, il medesimo scrittore riferisce un'altra
opinione: "Osto Ostilio fu sepolto nel posto più notevole
del Foro, e gli fu eretta una stela con un'iscrizione in lode
delle sue virtù". Finalmente secondo gli antichi interpreti
di Orazio "la maggior parte degli autori [in un altro passo
Varrone è nominato espressamente] affermano che Romolo fosse
sepolto presso [dinanzi o dietro] i rostri e che per questa ragione
fossero lì collocati due leoni di pietra, quali si vedono
anche oggi sopra i sepolcri".
Ciò che si vede ora sul livello del Comizio cesareo-augusteo,
non è altro che un lastricato di marmo nero, ma non vi sono
conservati resti di leoni (o del leone), anzi pare addirittura che
non vi fosse posto per essi; neppure vi è traccia di una
stela con iscrizione arcaica. Ma ulteriori ricerche misero in luce,
alla profondità di circa m. 1,50 sotto il marmo nero, un
gruppo di monumenti arcaici, i quali già nell'età
antica erano stati in parte mutilati e poi ricoperti di terra. Sotto
il lastricato nero, in parte sporgenti, si vedono due basi di tufo
le quali sembrano, per la loro forma, convenire a due leoni giacenti. Nel mezzo dei due basamenti giace (forse fuori
di posto) un masso di tufo,. La parte posteriore dei due basamenti
confina con fondamenta, le quali ancora non sono state esplorate.
La congettura più recente, che su queste fondamenta fosse
collocata la tribuna degli oratori nell'età repubblicana,
è inammissibile a cagione delle dimensioni ristrette (m.
1,69 x 3,50); piuttosto si può pensare ad un altare.
— Questo gruppo inferiore di monumenti generalmente viene
indicato col nome di 'sacellum', e ritenuto per quel medesimo che
gli antici autori chiamano 'sepolcro di Romolo'. Secondo alcuni
il masso isolato di tufo fra i due basamenti era sormontato da una
pietra nera di forma conica, ornamento che non di rado trovasi sui
sepolcri etruschi.
Dietro il sacello, coperto dal lastricato nero, si eleva un tronco
di colonna di tufo, mutilata : dietro alla quale (visibile soltanto
con la luce di una candela accesa dal custode) è collocata
una stela quadrata i cui lati sono tutti coperti d'iscrizioni. Le righe della scrittura vanno da su in giù e viceversa
(bustrofedon verticale). Le lettere rassomigliano più che
in ogni altra epigrafe latina, a quelle dell'alfabeto greco:
p. es. la R ha ancora la forma P. Essa è di certo la più
antica di tutte le iscrizioni latine incise in pietra; è
probabilmente anteriore al secolo quinto av. Cr. Il contenuto
dell'epigrafe è assai difficile a comprendersi, nè
si riuscirà forse mai ad intenderlo compiutamente, anche
perchè ci è conservata la metà, o forse soltanto
la terza parte delle righe. È chiaro però che vi si
parla di un rex, di iouxmenta, cioè carri e bestie da tiro,
e di un kalator, che era una specie di araldo o usciere dei magistrati
e sommi sacerdoti. Sono intelligibili anche le parole sakros esed,
cioè sacer esto: le quali fanno supporre probabile trattarsi
di una legge sacra. Certamente nei tempi antichissimi di Roma oltre
le leggi sacre pochi altri documenti saranno stati incisi in pietra.
Ora il rex (o più tardi durante la Repubblica il rex sacrificulus)
compiva ceremonie sul Comizio specialmente in tre giorni dell'anno,
cioè il 24 febbraio, il 24 marzo e il 24 maggio. Probabilmente la legge in relazione con
le funzioni sacre che il rex doveva compiere, gli concedeva di venire
sul Comizio accompagnato dal suokalator sopra il suo carro, vietando
ciò severamente ad ogni altro; i trasgressori di codesto
divieto erano dichiarati sacri alla divinità. Ma l'iscrizione
non può essere supplita completamente nè completamente
interpretata.
Quando il sacello fu scavato, i plinti dei due basamenti si trovavano
coperti da uno strato di ghiaia portatavi a posta. In questo strato
si rinvennero molti voti, piccoli idoli di terracotta, di osso e
di bronzo, frammenti di rilievi di terracotta, frantumi di vasi,
ossa di animali sacrificati, ecc.: tutti questi oggetti, che ora
si conservano nei magazzini del Foro, nella maggior parte, sono
di un'età assai antica, fra l'ottavo e il sesto
secolo av. Cr.
Quindi quei monumenti arcaici siano stati distrutti e quando siano
stati interamente sepolti non si può ancora stabilire con
piena certezza. Alcuni suppongono che la loro prima devastazione
sia avvenuta nel 390 av. Cr., allorquando i Galli presero
e saccheggiarono Roma, e che quel gruppo sia stato coperto con il
marmo nero al tempo di Cesare o Augusto; altri credono che lo stesso
Varrone nel principio del primo secolo av. Cr. abbia veduto
i monumenti inferiori intatti, che la loro mutilazione sia stata
prodotta dal rettificamento del Foro cominciato da Cesare e compiuto
da Augusto, e che il lastricato nero sia stato messo soltanto più
tardi quando si volle ricordare il luogo del 'sepolcro di Romolo'
da lungo tempo scomparso. Forse questi ed altri dubbi saranno chiariti
col proseguimento degli scavi.
Sotto l'angolo destro del lastricato nero vi è una
costruzione rettangolare composta di grandi lastre di tufo, il cui
margine superiore sta al livello del Comizio imperiale. Costruzioni
simili, ma di forma romboidale e pentagona, si trovano sul Comizio
fra il "sepolcro di Romolo" e la Curia (n n fig. 58),
dinanzi la fronte dei rostri (ivi o o), sotto la Sacra Via lungo
la fronte della Basilica Giulia (ivi p p); e finalmente presso l'Arco
di Augusto, fra il tempio dei Castori e quello di Giulio Cesare
(queste ultime sono di travertino). Queste costruzioni sono chiamate
col nome di "pozzi rituali"; ma la maggior parte di esse
più probabilmente servivano per uno scopo pratico, p. es.
la collezione delle acque o la fognatura.
Tratto da:
Il Foro Romano - Storia e Monumenti da Christian Hülsen
pubblicato da Ermanno Loescher & Co
Editori di S. M. la Regina d'Italia 1905
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