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Il Lacus Iuturnae con a sinistra l'Oratorio
dei Quaranta Martiri; in fondo Santa Maria Antiqua e a destra
il Tempio dei Castori
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Dirimpetto le tre colonne del tempio dei Castori è l'ingresso
al recinto sacro di Giuturna.
Alle falde del Palatino si venerava già in tempi antichissimi
Giuturna, la dea delle sorgenti che ivi scaturivano. Essa era designata
come la divinità tutelare di tutti gli artefici che lavoravano
con l'acqua (qui artificium aqua exercent): il nome deriva dal
verbo iuvare (aiutare). Oltre al santuario sul Foro, Giuturna ne aveva
un altro nel Campo Marzio, ove essa era venerata insieme con le ninfe.
L'antichissimo lacus Juturnae è effigiato sulle monete
della gens Postumia coniate circa il 90 av. Cr. Gli
avanzi scoperti nel 1900 e 1901 appartengono ad un restauro dell'età
imperiale; al tempo di Costantino una parte dell'edifizio serviva
per usi amministrativi (statio aquarum).
Il lacus Juturnae è un bacino quadrato di 5,10 m. di lato
e profondo ora circa due metri. Lo alimentano due sorgenti sull'angolo
NE. e NO, e nel mezzo si innalza a modo di isola una base costruita
in reticolato tufaceo. Le pareti del bacino erano, nell'età
imperiale, incrostate di marmo bianco. Sopra il gradino che circonda
il lago è posto un bell'altare marmoreo ornato con rilievi
sui quattro lati: sopra i lati minori sono effigiati Giove con scettro
e fulmine, e Leda col cigno; sopra uno dei lati maggiori Castore e
Polluce, sull'altro una figura femminile con in mano una grande
face. Quest'ultima figura non può rappresentare che Elena
(Selene, come divinità della luce). Che la figura di Elena
presso i Romani abbia avuto relazione con quella di Giuturna, non
è accertato dagli autori antichi; ma forse l'altare non
stava anticamente presso il lacus, bensì nel tempio dei Castori.
Il confine del lacus nei primi secoli dopo Cristo è segnato
da una soglia di travertino, sulla quale, secondo le vestigia, era
un rastrello; questa soglia forma un quadrato di m. 10 per ogni
lato. In età tarda la parte orientale del lacus venne coperta
con un grande arco laterizio, il quale serviva per allargare una delle
stanze situate fra il lacus e la salita verso il Palatino. Queste
stanze servivano, a quanto si crede, per il culto dell'acqua
salutare a cui ricorrevano numerosi malati. La stanza più grande
ha nel mezzo della parete di fondo una nicchia rettangolare; dinanzi
la quale giaceva bocconi la statua (ora rimessa al posto) di Esculapio
con allato il fanciullo ministrante (camillus), il quale porta il
gallo, sacrifizio prediletto del Dio. Altre statua di divinità
salutari, p. es. quella dei Dioscuri con i cavalli (probabilmente
opere originali di artisti della Magna Grecia, eseguite nel quinto
secolo av. Cr.), e una statua arcaica di Apollo (senza testa),
ora rimessa in piedi, furono rinvenute nel bacino, spezzate in molti
frammenti.
A quale scopo servisse l'edifizio nel IV secolo dopo Cristo,
lo dice l'iscrizione di una base marmorea, sopra la quale, secondo
l'epigrafe, stava una statua di Costantino dedicata, insieme
con l'edifizio, il giorno 1 marzo 328 dopo Cristo da Flavio
Mesio Egnazio Lolliano, curatore delle acque. A questo tempo forse
appartiene anche il musaico bianco e nero del corridoio, sul quale
sono rappresentati battelli e animali acquatici (in una stanza vicina
al corridoio si conservano molti vasi medievali, i cui frammenti furono
ritrovati nel lacus).
Più a destra vedesi un gruppo di monumenti assai bene conservati:
un'edicola, probabilmente per una statua di Giuturna, che ha
dinanzi un pozzo. L'epistilio con l'iscrizione IVTVRNAI
Sacrum non è stato trovato qui, ma presso il lacus; però
esso appartiene con molta probabilità all'edicola. Il puteale
di marmo bianco situato dinanzi l'edicola fu dedicato, secondo
l'iscrizione, dall'edile curule M. Barbazio Pollione, forse
al tempo di Augusto. Il pozzo, restaurato nel secondo o terzo secolo
dopo Cristo, serviva ancora in epoca tarda, come dimostrano i numerosi
incavi sul margine superiore, prodotti dall'attrito delle corde.
Dopo il trionfo del cristianesimo, il puteale fu involto in uno strato
di mattoni e calcinacci; dinanzi vi fu costruita una piccola scala,
il cui gradino superiore era un'ara di marmo, la quale, al momento
dello scavo, fu trovata col rilievo verso terra, e venne rialzata
più tardi. Il rilievo rappresenta Giuturna col fratello Turno,
il principe guerriero dei Rutuli, e sono raffigurati come li immaginavano
i Romani secondo l'Eneide di Virgilio.
Tratto da: Il Foro Romano - Storia e Monumenti da Christian Hülsen
pubblicato da Ermanno Loescher & Co
Editori di S. M. la Regina d'Italia 1905
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