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La chiesa di Sant'Adriano, con la facciata di mattoni
ora priva di ornati, corrisponde alla sala principale della Curia
Giulia, ove nel tempo imperiale si adunava il Senato. Questa Curia,
fondata da Cesare dittatore in sostituzione dell'antica Curia
Ostilia(v. p. 14), occupava la massima parte del Comizio
repubblicano. Essa comprendeva la grande aula per le sedute (chiamata
propriamente Curia), e un'altra più piccola per le
sedute segrete (Secretarium senatus), alla quale ora corrisponde
la chiesa di Santa Martina. I due edifizi erano nel tempo
antico uniti: fino al principio del secolo XIV fra le due chiese
si trovavano gli avanzi di un cortile con pilastri, e dietro Sant'Adriano
stanze e sale antiche. A quale di queste si debba applicare il nome
diChalcidicum, che Augusto nel Monumento Ancirano indica come una
dipendenza della Curia, rimane cosa incerta.
Giulio Cesare non vide compiuto l'edifizio da lui cominciato;
esso venne dedicato da Augusto nel 29 av. Cr. L'imperatore
elesse come divinità tutelare del Senato la dea Vittoria,
il cui altare con un'imagine d'oro venne collocato nella
sala principale. Domiziano restaurò la Curia e vi dedicò
una cappella a Minerva, per la quale dea egli aveva un culto speciale;
questa cappella forse era situata nel Calcidico, detto perciò
anche Atrium Minervae. Gli anaglypha di Traiano (v. p. 87)
rappresentano la Curia con portico a gradinata, simile ad un tempio.
L'edifizio rimase poi gravemente danneggiato dall'incendio
avvenuto sotto il regno di Carino (283 dopo Cristo); Diocleziano
lo restaurò dedicandolo forse nuovamente nel 303, allorquando
l'imperatore e i suoi colleghi celebrarono le feste dei vicennalia
e decennalia. Probabilmente nella medesima occasione dinanzi la
fronte della Curia furono erette le due colonne colossali mentovate
più sopra(p. 81), e un pò più tardi, nel 311,
il prefetto della città Flaviano rinnovò il Secretarium.
Verso la fine del quarto secolo, l'altare della Vittoria divenne
argomento nel Senato di una vivace polemica tra la parte pagana
e quella cristiana (v. p. 21). Allorquando Alarico prese
e saccheggiò Roma nel 410, tutto il lato settentrionale del
Foro fu distrutto dalle fiamme; nel 412, Flavio Annio Eucario Epifanio,
prefetto della città, restaurò il Secretarium, come
attestava una iscrizione ancora esistente nel secolo XVII nel muro
dell'abside dell'antica chiesa di Santa Martina.
Al tempo del re Teodorico nel Curia si tenevano ancora le adunanze
del Senato, sopravvissuto alla caduta dell'Impero occidentale,
ma ridotto allora ad un'ombra: l'edifizio in quel tempo
non chiamavasi più col suo nome classico di Curia, bensì
con quello di Atrium Libertatis, preso da un edifizio vicino, ma
indipendente(v. p. 22). Caduto il regno gotico, la Curia
rimase abbandonata; verso la metà del settimo secolo, sulle
sue rovine furono fondate le chiese di Sant'Adriano e di Santa Martina,
alle quali si deve la conservazione di ciò che rimane dell'antico
Senato. Nel principio del secolo XVI, Antonio da Sangallo il vecchio
e Baldassarre Peruzzi studiarono gli avanzi allora esistenti per
costruire un monastero annesso alle chiese, ma questo disegno non
venne attuato. Alcune parti dell'edifizio furono distrutte
al tempo di Sisto V (1585-1590), nel tracciato della via Bonella,
altre, quando Pietro da Cortona rimodernò la chiesa di Santa Martina
(1640), che allora venne rialzata di un piano intero sul livello
primitivo, e la vecchia chiesa diventò così cripta
della moderna.
Dinanzi la fronte della Curia trovasi la piazza menzionata a p. 96,
il cui lastricato di marmo bianco porta tracce di un cancello, che
la divideva dal Foro e dal Comizio. Una gradinata, di cui rimangono
le sole fondamenta di opera a sacco, dava accesso al portone. La
facciata di mattoni era rivestita con lastre di marmo nella parte
inferiore e di stucchi imitanti un'incrostazione marmorea
nella superiore; nel secolo XVI, come dimostrano parecchi disegni
del tempo, rimanevano ancora molti avanzi di questi stucchi. I rozzi
mensoloni di travertino, che si vedono in alto del muro, erano rivestiti
di stucchi che davano loro l'aspetto di un ricco cornicione
corinzio, e fra le singole mensole apparivano teste di divinità
(?) in rilievo.
Il portone della Curia, alto m. 5,80, largo 3,60, al tempo
di Diocleziano corrispondeva alla piattaforma della scala; la sua
soglia poi fu rialzata più volte a cagione del continuo interramento
del Foro Romano. Circa tre metri sopra il livello primitivo sono
incastrati nel muro due massi di marmo, postivi come pietre angolari
della seconda soglia; da qui in giù il vano della porta dioclezianea
è murato rozzamente, e pezzi di marmo preziosi, frammenti
d'iscrizioni, colonne di porfido vi sono adoperati come materiale
di costruzione. Vi si trovarono pure parecchi frammenti di sculture
ornamentali dell'ottavo o nono secolo; da ciò si comprende
che il rialzamento del livello non fu prodotto dalla fondazione
della chiesa di Sant'Adriano (625 inc.), ma piuttosto da
un restauro medievale, avvenuto forse dopo l'incursione dei
Normanni sotto Roberto Guiscardo nel 1084, o sotto Gregorio IX,
nel 1229. Nei secoli seguenti, il livello del Foro fu alzato
nuovamente, sicchè circa il 1570 si scendeva nella chiesa
mediante una scala di sei o otto gradini. Nel 1654 il padre
Alfonso Sotomayor, generale dell'ordine della Mercede, restaurò
la chiesa, rialzando un'altra volta il livello di circa tre
metri, dimodochè la soglia inferiore della porta costruita
nel 1654 corrisponde quasi esattamente a quella superiore del
tempo di Diocleziano. La cimasa della porta e i battenti di bronzo
erano sempre gli antichi; le porte di bronzo furono levate soltanto
al tempo del papa Alessandro VII, quando il Borromini le adoperò
per farne la porta principale della Basilica Lateranense da lui
restaurata. Allorchè i battenti della porta furono spezzati
per trasportarli, si trovarono fra le lastre di bronzo parecchie
monete antiche, tra le quali una di Domiziano. — Le numerose
tombe rinvenute sotto la scala o scavate nel muro della facciata,
corrispondono, per quanto si può arguire dai pochi oggetti
in esse ritrovati, ai vari periodi della chiesa: gli strati inferiori
rimontano forse al secolo decimo o undecimo, quelli superiori arrivano
fino al tempo di Cola di Rienzo.
Tratto da:
Il Foro Romano - Storia e Monumenti da Christian Hülsen
pubblicato da Ermanno Loescher & Co
Editori di S. M. la Regina d'Italia 1905
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