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Oltre la Curia, il Carcere è il solo edifizio rimasto sul
Comizio; non si può quindi ometterne la descrizione, sebbene
non sia compreso fra gli scavi del Foro propriamente detti. La visita
del monumento si può unire a quella dei templi situati sul
Clivo Capitolino: vi si accede dalla sagrestia della chiesa di San Giuseppe
dei Falegnami (detta anche San Pietro in Carcere).
Gli scrittori romani distinguono il carcere, nel quale i malfattori
arrestati erano tenuti fino a che il loro giudizio fosse pronunziato
(la incarcerazione come pena è sconosciuta alla giustizia
romana), dal Tulliano, prigione sotterranea nella quale avevano
luogo specialmente le esecuzioni segrete. La somiglianza dei nomi
aveva fatto considerare il Tulliano come costruito dal sesto re
di Roma, Servio Tullio, mentre la costruzione del carcere si attribuiva
al suo predecessore Anco Marzio. Ma il nometullianum probabilmente
non significa altro che pozzo, e deriva dalla parola antiquata tullus,
polla d'acqua. Il Tullianum viene sempre descritto come luogo
squallido e tetro, mentre il carcere e specialmente le lautumiae,
che servivano di succursale nel caso di un grande numero di prigionieri,
erano prigioni più miti, nelle quali i carcerati p. es. potevano
ricevere le visite dei loro parenti ed amici. Si narra che il poeta
Nevio (circa 200 av. Cr.) abbia scritto due commedie in
carcere. In Roma non esistè mai altro che quest'unico stabilimento
carcerario, il quale, le succursali comprese, era di estensione
assai limitata. Ciò spiega il fatto, che il carcere era soltanto
una prigione preventiva, non casa di pena.
Una scala moderna conduce al solo vano conservato del carcere superiore,
grande stanza a volta, di massi di tufi e pochi travertini. Sopra
l'antico portone d'ingresso, al quale ora si sale mediante
gradini moderni, e che è al livello dell'antico Comizio
(accessibile dal vestibolo della chiesa) si vede una fascia di travertino
con l'iscrizione in grandi lettere:C. Vibius C. f. Rufinus,
M. Cocceius M. f. Nerva cos. ex s(enatus) c(onsulto). Questi
consoli ebbero i fasci sotto il regno di Tiberio o di Caligola (tra
il 20 e il 40 dopo Cristo). Di altri vani attigui
si è accertata l'esistenza, ma nessuno è ancora
accessibile.
Un'altra scala moderna scende dal Carcere superiore al Tulliano,
mentre nel tempo antico vi si entrava soltanto per un foro circolare
praticato nel soffitto. Questo soffitto non è il primitivo,
ma fu costruito in occasione di un restauro, che è forse
quello di cui si fa cenno nell'iscrizione. La pianta della
stanza è circolare, ma la terza parte del cerchio è
tagliata da una corda; questa parete è di roccia viva, mentre
la parte rotonda è composta di massi di tufo, uniti senza
cemento ma molto esattamente. Vi rimangono ancora tre filari di
pietre aggettati in modo da costruire una specie di cupola la quale
in origine era alta il doppio, e rassomigliava ad alcuni monumenti
arcaici dell'Italia e della Grecia (il cosidetto tesoro di
Atreo in Micene; il pozzo sull'acropoli del Tuscolo, ecc.).
Nel pavimento scaturisce una vena d'acqua, ora scarsa, ma
che, secondo l'opinione comune, un tempo era sufficiente a
riempire il Tulliano e a servire da pozzo per la rocca Capitolina.
Si ritiene che l'acqua sovrabbondante scorresse nella Cloaca
Massima per mezzo di un canale sotterraneo, la cui apertura (ora
chiusa da una porta di ferro) si vede nella parete a destra. Recentemente
questa ipotesi fu messa in dubbio, perchè non esistono tracce
di incrostazione, le quali non potrebbero mancare se il vano avesse
contenuto per secoli le acque della fonte: invece, secondo altri,
l'edifizio sarebbe un sepolcro arcaico a cupola, simile a
quelli di Micene.
Nel Tulliano, Giugurta, Vercingetorige ed altri nemici di Roma vinti
e fatti prigioneri furono uccisi dopo che avevano seguito le cerimonie
trionfali. Il 5 dicembre 63 av. Cr., in cotesto
carcere furono giustiziati, per ordine di Cicerone, i compagni di
Catilina, rei di alto tradimento verso lo Stato, ed è famosa
la descrizione del Tulliano che a questo proposito dà Sallustio:
"Havvi nel carcere chiamato Tulliano un luogo circa dodici
piedi sotterra; in esso, per un lieve pendio, da mano manca all'entrata si scende. Le pareti dintorno e la volta di quadrate squallide
pietre, terribile ne fanno l'aspetto e buio e fetente".
(Trad. di Vittorio Alfieri).
Ancora nel quarto secolo dopo Cr. il Carcere si trova menzionato
come luogo in cui i prigionieri di Stato venivano giustiziati. Secondo
la tradizione cristiana il Carcere fu anche prigione dell'apostolo
Pietro, il quale per miracolo fece sorgere nel pavimento la fonte
per battezzare i suoi carcerieri Processo e Martiniano. Soltanto
nelle fonti agiografiche vien dato al carcere il nome di Carcer
Mamertinus (o Custodia Mamertini) che invece non trovasi mai usato
nelle fonti classiche.
Tratto da:
Il Foro Romano - Storia e Monumenti da Christian Hülsen
pubblicato da Ermanno Loescher & Co
Editori di S. M. la Regina d'Italia 1905
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