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CHIESA SAN SALVATORE in LAURO

CHIESA SAN SALVATORE in LAURO

San Salvatore in Lauro

De lauro la chiama Cencio Camerario, che le attribuisce sei denari di presbiterio ed in Lauro l' anonimo di Torino ed il Signorili. Circa questo nome, il Nibby così si esprime: "La denominazione in Lauro le viene dall' essere ivi stato il famoso portico di Europa, in mezzo al quale eravi, per quanto si crede, un boschetto di allori." Il Canina pure sostiene e conferma tale opinione. Io, sebbene rispetti questi due egregi topografi, pure mi par lecito l' averrtire che la chiesa in discorso, essendo stata edificata dal cardinale Latino Orsini, non doveva essere più circondata di allori, giacchè tali boschetti erano scomparsi con la denominazione suddetta da un pezzo. Però l' edificazione deve almeno rimontare al secolo XIII, in cui troviamo Cencio Camerario che ne fa menzione; e deve essere sempre anteriore al XV, in cui erroneamente la pone il Nibby.
Nei limiti di questa parrocchia molte case possedeva nel secolo XIV la basilica vaticana, come dai libri catastali di quel' epoca risulta, ove leggo per esempio: ai 13 di giugno 1395: domus cum signo serpentis de parochia s. Salvatoris in Lauro.
Questa chiesa fu dunque edificata dal card. Latino Orsini, creato da Niccolò V, che l' affidò ai canonici regolari di s. Giorgio in Alga, i quali vi rimasero fino alla soppressione di quell' ordine fatta da Clemente IX. Sisto V la eresse in titolo. Nel 1591 fu arsa da un incendio, ma venne riedificata con i disegni di Ottavio Mascherino: le fiamme distrussero i dipinti di Giovanni d' Ascona, di Pierin del Vaga, di Pietro da Cortona, del Ragusa ed un organo singolarissimo. L' anno 1669 fu data ai Piceni e il monastero convertito in collegio per venticinque alunni di medicina e legge. Il quadro dell' altar maggiore, opera di Giovanni d' Ascona rappresentante la Trasfigurazione, fu tolto e donato a Cristina di Svezia, ed allora vi fu posta l' imagine della santa Casa di Loreto, lavoro di Giovanni Peruzzini d' Ancona. Vi è celebre una imagine detta s. Maria delle Grazie, creduta opera del famoso Antonio Pollaiolo, rimasta immune dall' incendio, ove si legge il nome Antonius pinxit 1494. Dai marchegiani la chiesa fu dedicata alla Madonna di Loreto. La facciata fu compiiuta ai giorni nostri. Nel chiostro, che è un capolavoro dell' arte del rinascimento, si osserva il deposito di Eugenio IV lavoro pregevolissimo del secolo XV, ove si legge una iscrizione che ricorda il concilio di Basilea. V' ha pure un oratorio, ora dissacrato, che servì per fratelli della compagnia dei Marchegiani, adorno di ottimi affreschi: in fondo si osserva un gran quadro rappresentante le nozze di Cana, opera mediocre di Cecchino Salviati.

Vedi anche: Chiese Rinascimentali


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