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Chiesa di Sant'Anastasio de Trivio (Ss.
Vincenzo ed Anastasio a Trevi)
Era annoverata nel secolo XIV fra quelle della
prima partita ed avea un sacerdote ed un chierico. Dalla vicinanza
della piazza e regione del Trivio prese la denominazione che tuttora
mantiene. Era solamente conosciuta da principio col nome di s. Anastasio,
al quale fu più tardi aggiunto l' altro di s. Vincenzo. è
ricordata anche nel catalogo del Camerario fra quelle ammesse a
ricevere il presbiterio. Paolo V la concedette nel 1612 ai frati
di s. Girolamo che possedevano la chiesa a Monte Cavallo prima dedicata
al ss. Salvatore e quindi a s. Girolamo, e la quale fu gettata a
terra coll' annesso convento. Quei frati, che erano stati istituiti
da Carlo Romano conte di Monte Granello, furono soppressi da Clemente
IX l' anno 1668 ai 14 di dicembre. Allora la chiesa di s. Anastasio
passò ai chierici minori di s. Lorenzo in Lucina; ai quale
subentrarono poscia i pp. Crociferi che, soppressi ala lor volta,
dtro il luogo ai pp. Ministri deginfermi che tuttora la posseggono.
Questa parrocchia comprendendo il palazzo pontificio d Quirinale,
ebbe perciò il nome di Parrocchia Pontificia, titolo però
tolto da Leone XII. Clemente XII accordò l' indulgenza pel
giorno dei Morti ai soli parrocchiani. Qui pure è sepolto
il mio avo materno Vincenzo Poggioli, tipografo assai rinomato che
stampò segretamente la scomunica lanciata da Pio VII contro
Napoleone I.
Nella chiesa antica ebbero sepoltura le famiglie dei Capoccia, dei
Paluzzo, dei Roscio e dei Montanaro. Fu riedificata dalle fondamenta
per opera del card. Giulio Mazzarini che nel 1650 fecevi costruire
la facciata costruiti disegni di Martino Longhi il giovane, il quale
vi pose tante colonne che giustamente fu soprannominata dal volgo
il canneto di Martino Longhi
In piazza di Trevi. È una chiesa antica, di cui non si conosco bene l'origine. Ma nel 1600 il cardinale Mazzarino la fece riedificare dalle fondamenta con architettura di Martino Longhi, a cui appartiene anche la facciata. Si vuole che il busto muliebre sull'arco del timpano sia il ritratto di Maria Mancini, nipote del cardinale. Nel 1612 Paolo V (Borghese) la concedette ai padri di S. Gerolamo. Fino al 1825 ebbe il titolo di parrocchia pontificia, titolo che le fu tolto da Leone XII (Della Genga). Nel 1857 fu restaurata e le fu rifatto il pavimento di marmo.
Interno. - E a una navata con tre cappelle per parte. Nella volta è un affresco di Silvio Capparoni. A destra: Sepolcri di Flavia Folchi (1826) e di Cristiano Schoster (1829). - 1. Cappella: del Crocefisso. - 2. Cappella: affresco di scuola moderna rappresentante S. Giuseppe Labre. - 3. Cappella: S. Vincenzo di un anonimo del secolo xvii. Ai lati due affreschi di Silvio Capparoni. - 4. Piccola Cappelletta, senza nessun quadro sull'altare. Altar Maggiore. I due santi titolari di Francesco Rosa. A sinistra: Sepolcro di Elena Rappini (1859). - 1. Cappella: sull'altare: Il Sacro Cuore, quadro a olio, e affreschi laterali di scuola moderna. - 2. Il transito di S. Giuseppe di Giuseppe Tommasi - Sepolcro di Alessandro Tassoni (1818) e di Benedetto (1842). - 3. Immagine antica della Madonna. Sepolcro Rabazza de Perellis (1863).
Nel sotterraneo di questa chiesa si conservano i cuori dei pontefici morti nel palazzo del Quirinale, da Sisto V (Peretti 1585-90) a Pio VIII (Castiglioni 1829-30). 
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