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Vedi anche: Chiese Barocche | Barocco Romano | Bernini| Borromini
Chiesa di Santa Maria in Campitelli
Si denomina così quest' antica chiesa dal suo Rione, nome diminutivo di Campidoglio, mutato dal popolo, ed è incontro a due belli palazzi de' signori Paluzzi, e Capizzucchi, famiglie nobili antichissime. Il cardinal Pietro Damiano la chiama Basilica, annoverandola fra quelle chiese, che appresso i Romani erano in gran divozione.
l'immagine di Maria santissima, che quì si venera, stava prima nella chiesa di s. Galla, ma dopo la peste Alessandro VII fabbricò di pianta questa chiesa, e vi trasferì la detta immagine, con disegno di Carlo Rainaldi, di cui è anche la facciata. La prima cappella è de' Curiali di Collegio, trasportata quì da s. Eustachio, consagrata all'Arcangelo san Michele, e la tavola è del signor cav. Sebastian Conca. La cappella grande della crociata ha una tavola di Luca Giordano, dove è s. Anna; e li stucchi sono di Monsù Michele, e del Cavallini, e i due putti son di Lorenzo Ottone. Il disegno dell'altar maggiore è di Melchior Cafà Maltese.
La cappella di s. Gio: Batista del card. Altieri Camarlengo è risucita bellissima; e per di sopra vi si vede in un occhio del tamburo della cupola una colonna trasparente, trasportata dalla chiesa antica.
Dov' è oggi quest' altare, era prima un tabernacolo di marmo di fattura Gotica, nella forma di quelli due, ch' erano in isola pochi anni fa in s. Maria Maggiore, disfatti nella rinnovazione della chiesa. Fu fatto fare da' signori Capizzucchi nel 1290 con 4 armi loro di mosaico col campo azzurro, e sbarra d' oro a traverso, opera di Adeodato, figliuolo di Cosimo Cosmati, artefice famoso, che fece la cappella del Sancta Sanctorum nel Laterano.
In una cappella più avanti è un quadro con s. Giuseppe, creduto del famoso Mignardi Francese. Dall'altro lato della chiesa è la cappella de' detti signori Capizzucchi fatta dal Cardinale della famiglia. Il quadro è di Lodovico Gimignani, dove si rappresenta la caduta di s. Paolo, e la volta fu dipinta da Michelagnolo Ricciolini; e l'architetto è stato Mattia de' Rossi.
Armellini
Carlo Rainaldi e la Chiesa di Chiesa di Santa Maria in Campitelli
Nel 166o papa Alessandro VII decise di sostituire la
vecchia chiesa nella Piazza Capizucchi, con un edificio
nuovo e magnifico di grandi dimensioni. Due anni dopo medaglie che mostrano il disegno del Rainaldi furono
interrate nelle fondamenta. Questo disegno, una grande
revisione del progetto per Sant’Agnese, ha poco in
comune con l’attuale costruzione: una cupola dominante
doveva ergersi sopra una facciata concava affiancata
da robusti pilastri sporgenti. La derivazione della facciata
del Cortona della chiesa dei Santi Martina e Luca
è evidente. Poiché questo schema era troppo ambizioso,
Carlo in seguito disegnò una facciata a due piani dietro
alla quale la cupola, considerevolmente ridotta nelle
dimensioni, doveva scomparire. Mentre conservava dai
Santi Martina e Luca il concetto della facciata concava
fra pilastri, egli trasse da un’altra costruzione del Cortona,
cioè Chiesa di Santa Maria in Via Lata, il portico a due
piani.
In questo stadio la pianta della chiesa consisteva
in un grande ovale per la congregazione e un santuario
circolare coperto da una cupola, architettonicamente
isolato, per il quadro miracoloso della Vergine in onore
del quale la nuova costruzione doveva essere eretta. Lo
spaccato dell’ambiente ovale seguiva da vicino, ma non
interamente, il Sant’Andrea al Quirinale del Bernini,
perché la forte accentuazione sull’asse trasversale – un
motivo manierista – derivava dal San Giacomo degli
Incurabili di Francesco da Volterra e cosí pure la forma
della cupola chiusa all’apice e con lunette tagliate in
profondità nella volta. Ho scelto questa pianta per un
esame minuzioso perché la combinazione dei piú recenti
risultati barocchi del Cortona e del Bernini modificati
da un deliberato ritorno a una struttura manierista è
tipica del Rainaldi. Nel disegno finale, che fu ancora
ulteriormente ridotto, Rainaldi cambiò l’ambiente ovale
con la sua cupola bassa con una navata, e ciò richiedeva
una facciata diritta. La costruzione fu iniziata all’inizio
del 1663 e finita alla metà del 1667.
La pianta finale contiene numerosi elementi interessanti
che sono abbozzati nello schema ovale. La navata longitudinale, alla quale il santuario a cupola è di nuovo
unito, si apre al centro in ampie cappelle collocate fra
cappelle piú piccole. Si ricorderà che questo tipo di
pianta ha un’ascendenza prettamente dell’Italia settentrionale.
Notevole tra le chiese simili è il San Salvatore
del Magenta a Bologna (1605-23) che stava sorgendo
quando Girolamo Rainaldi incominciò a erigere Santa
Lucia nella stessa città. Anche in San Salvatore l’asse
trasversale è fortemente accentuato mediante cappelle
che si aprono in tutta l’altezza della navata. In Chiesa di Santa Maria in Campitelli a queste cappelle è stata data ancora
maggiore importanza in virtú della loro decorazione
con colonne libere e con le decorazioni dorate degli
archi. Viceversa, la navata è uniformemente bianca ed
ha solo pilastri; ma una sistemazione delle colonne identica
a quella delle cappelle, un’identica importanza agli
intercolunni e lo stesso tipo di decorazione dorata ricorrono
all’inizio ed alla fine del santuario. Cosí ci sono piú
relazioni visive straordinariamente efficaci fra le grandi
cappelle e il santuario e l’occhio può facilmente vagare
dalle barriere dell’asse trasversale lungo la direzione
principale fino al santuario. Inoltre la luce vivida che
entra nel santuario dalla cupola attrae immediatamente
l’attenzione.
Sembra che in questa chiesa il conflitto
manierista delle direzioni assiali sia stato risolto e subordinato
alle tendenze unificatrici barocche della direzione
determinata dalla massa (colonne) e dalla luce. Dettagli,
come le cornici della porta e del balcone e i pilastri
curvati che stanno agli angoli della parte a cupola,
devono non poco al Borromini. Ma sarebbe un errore
credere che vi sia qualcosa di borrominiano nella concezione
base della struttura.
Ciò che fa risaltare questa costruzione e le dà un
posto unico fra le chiese barocche di Roma, è il carattere
scenico, prodotto dal modo come l’occhio è guidato
dalla crociera al santuario e in profondità da colonna ma a Roma il carattere scenico dell’architettura di Chiesa di Santa Maria in Campitelli anticipa lo sviluppo del tardo barocco.
Cosí noi troviamo in questa costruzione straordinaria
un progetto dell’Italia settentrionale unito alla gravità
romana e ritorni manieristici trasformati in tendenze
progressiste. La pianta di Chiesa di Santa Maria in Campitelli
non ebbe seguito a Roma.
D’altra parte, non è
necessario cercare a lungo per incontrare simili strutture
nel Nord. Nell’anno in cui la chiesa del Rainaldi fu
terminata Lanfranchi iniziò a costruire San Rocco a
Torino, dove a colonne isolate sistemate come quelle di
Chiesa di Santa Maria in Campitelli fu data un’analoga funzione
scenica. In piú, la «falsa» croce greca con aggiunta una
cappella a cupola rimane comune nel Nord durante tutto
il XVIII secolo.
Un’interessante combinazione di tendenze dell’Italia
settentrionale e di Roma si può trovare anche nella facciata
di Chiesa di Santa Maria in Campitelli. Le caratteristiche
principali di questa facciata sono le due edicole, una dentro
l’altra e tutte e due tengono due piani. Questo tipo,
che ho chiamato precedentemente facciata a edicola,
non aveva tradizione a Roma; era, però, comune nel
Nord Italia e occorreva solo la completa romanizzazione
apportata dal Rainaldi perché diventasse generalmente
accettabile. Preceduto dal tentativo di suo padre
nel disegno di Santa Lucia a Bologna, Carlo sapeva
come fondere la facciata a edicola con il modo tipicamente
romano di aumentare il volume degli ordini da
pilastri a semicolonne e colonne isolate. Il carattere del
barocco romano è chiaramente espresso nelle forti sporgenze
dei frontoni, le forme pesanti e grandi e l’ampio
uso di colonne. Tipicamente romani sono anche gli intercolunni
all’estremità che derivano dai palazzi capitolini;
e il motivo delle due colonne rientranti nei settori fra
l’edicola esterna e quella interna deriva dalla chiesa dei Santi Martina e Luca del Cortona. Con il trapiantare la
facciata a edicola del Nord Italia a Roma, Rainaldi giunse
alla sua realizzazione piú matura ed efficiente. Nessuna
delle facciate di chiesa estremamente individuali
del Cortona, Bernini e Borromini si prestavano facilmente
a essere imitate. Ma il concetto rainaldiano dell’edicola
del barocco romano era facilmente applicabile
al tipo di chiesa longitudinale e fu, perciò, costantemente
ripetuto e riadattato secondo le condizioni specifiche.
Rudolf Wittkower - Arte e architettura in Italia. 1600-1750 - Storia dell’arte Einaudi

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