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Sant'Agnese in Agone
1652 - 1657
Dalla chiesa eretta a Sant'Agnese (= La Pura). La via nel sec. XVII
era detta di Gaspare Rivaldi, nome del proprietario di una casa.
- Nel detto sec., nell'isola dell'attuale palazzo Pamphilj, quasi
a metà, era uno stretto vicolo detto Pamphili, e nel sec.
XVI, nella stessa isola, un altro vicolo chiamato 'Da Parione a
piazza Navona'. La chiesa venne costruita nel luogo stesso ove,
nello stadio di Domiziano, era la cella lupanare, luogo di perdizione,
ancora visibile nei sotterranei. Agnese, della illustre famiglia
Clodia, di 13 anni, per ordine di Sempronio, prefetto di Roma, fu
qui condotta il 21 gennaio 303 (secondo altri nelle persecuzioni
di Decio, 250 e 251) perché sacrificasse agli dei; Ella a
tale imposizione rispose:
'Feriscimi, dunque, acciò il mio sangue ammorzi la fiamma
che arde innanzi all'idolo',
e la risposta le fruttò il martirio. Narra Prudenzio, che
fu denudata e ceduta alla libidine dei persecutori ma ad un tratto
i biondi capelli della giovane la ricoprirono tutta di un aureo
manto impenetrabile, celandone cosi le nudità. Il figlio
del prefetto che primo ardì avvicinarla, cadde morto, ma
fu risuscitato dalla Santa, dietro le preghiere del padre; poi venne
data in mano al carnefice. A sera i genitori ne ottennero il corpo
e l'inumarono nel loro predio della Nomentana, ove gia erano sepolti,
nelle gallerie cimiteriali, altri credenti. Emerenziana sorella
di latte della Santa fu sorpresa da una turba di pagani, mentre
pregava sul loculo della martire; quelli allora, dopo averla svillaneggiata,
la uccisero a sassate.
Chi può, ricordando Sant'Agnese, dimenticare la leggenda
della sua apparizione ai genitori, mentre pregavano nell'ipogeo?
Agnese, seguita da un corteo di vergini in abiti ricchissimi, procedeva
accompagnata da un candido agnellino; di qui l'origine della benedizione
dei due agnelli nel giorno della festa di Sant'Agnese (21 gennaio),
dai cui velli si fanno poi i pallii che, prima deposti sulla tomba
di San Pietro, sono poi imposti dal Pontefice agli Arcivescovi in
segno della loro alta dignità. Gli agnelli vengono allevati,
fino a Pasqua, nel monastero di Santa Cecilia in Trastevere.In origine,
ove venne denudata la Santa, sorse una cappella, poi ingrandita
da Calisto II nel 1123, avente però l'ingresso da via dell'Anima.
Nel 1625 Innocenzo X fece l'attuale ingresso, ordinandone la facciata
al Borromini. Vuole una tradizione, senza però
alcun fondamento di verità, che il Bernini, nemico acerrimo
del Borromini, facendo le statue dei fiumi, che adornano la fontana
centrale del Circo Agonale, simboleggiasse il Rio della Plata nell'atto
di stendere il braccio, come per timore che la chiesa avesse a cadere
da un momento all'altro; ed il Nilo in atto di coprirsi gli occhi
per non vedere la bruttezza della facciata. Di rimando il Borromini
avrebbe messo sulla facciata della chiesa, presso la base del campanile,
la statua raffigurante Sant'Agnese con una mano sul petto, per assicurare
che la facciata non sarebbe caduta. Ma bastano queste due cifre
per distruggere tutta la leggenda: la fontana fu compiuta nel 1651,
e la chiesa (che dovrebbe, per dare valore alla leggenda, essere
anteriore) fu cominciata nel 1652 e terminata nel 1657. Resta pero
inesplicabile iI perché la statua sia restata lassù
soletta.
Nella chiesa, sulla porta, è la tomba di Innocenzo X; gli
altari sono ornati, invece di pitture, da soli bassorilievi. I campanili
furono posteriormente aggiunti dal Rainaldi e le
campane sono quelle che furono tolte alla cattedrale di Castro,
quando venne distrutta per ordine di Innocenzo X. Sulla facciata
è da notarsi l'iscrizione dell'immunità: Per ordine
di Nostro Signore del 16 agosto 1838 l'immunità ecclesiastica
in questa chiesa si restringe alla sola porta restando esclusi i
gradini della medesima.
(tratto da Blasi: Stradario di roma - 1923)

Quest'antichissima chiesa sorge sui ruderi dello stadio di Severo Alessandro, (piazza Navona). Secondo una tradizione romana, confermata dalla esistenza di questo sacro edifizio, quivi la vergine Agnese avrebbe sofferto il martirio del lupanare, come narrano i suoi atti, ove accadde il prodigio dei capelli, narrato anche da s. Damaso nella epigrafe monumentale che a questa martire dedicò: Nudaque profusum crinem per membra dedisse; a ricordo del qual prodigio v' ha nel sotterraneo una cappella.
Il papa Callisto II ampliò notabilmente questa chiesuola, che, nel catalogo di Torino, fa parte di quelle della prima partita, s. Agnetis de Agone, e le quali erano uffiziate da un solo prete. Il papa suddetto dedicò la piccola basilica, da lui rinnovata, l' anno 1123. La fronte dell' antica chiesa era dal lato oppo dell' attuale, sulla via che anticamente si disse di s. Agnese, benchè avesse una porticella anche sulla piazza. Il papa Urbano III, in una celebre bolla spedita da Verona l' anno 1186, in cui conferma tutti i privilegî della basilica di s. Lorenzo in Damaso, novera fra le filiali di questa la nostra di s. Agnese, che ivi è detta de cryptis agonis; il che dimostra come in gran parte fossero allora scoperti e visibili i ruderi dello stadio, detti criptae agonis. Nella festa dei turiboli e degli archi la chiesa aveva di presbiterio sei denari.
Nel 1652 la chiesa perdette affatto la sua forma, poichè venne riedificata dal papa Innocenzo X. Nel sotterraneo della medesima si veggono i ruderi delle precinzioni dello stadio, ove, secondo favoleggia il volgo, v'ha un ambulacro che giunge sino al cimitero di s. Agnese sulla via Nomentana. In questa chiesuola nel 1384 fu battezzata Francesca Bussa, poi divenuta s. Francesca romana, la cui casa era situata dirimpetto a quella che era allora parrocchia
(Armellini)

Fu eretta questa chiesa nel cerchio agonale, si perchè quì fu condotta la Santa per essere violata, come anche per il miracolo, che vi fece di risuscitare il figlio del Prefetto di Roma. È stata parrocchia antichissima, ma ora non è più.
La rifecero poi da' fondamenti li Signori Principi Panfilj in forma di croce Greca, incrostata tutta di marmi, e di pietre, stucchi dorati, pitture, e sculture bellissime, ed il disegno della chiesa è del cavalier Girolamo Rainaldi fino al cornicione, e il di sopra con la facciata, è del cavalier Borromino, la qual facciata è delle più belle di Roma. La cupola è del medesimo cavalier Rainaldi, figlio di Girolamo.
Il primo so rilievo di marmo nell' altare a mano destra, entrando in chiesa, che rappresenta s. Alessio, quando dal Pontefice fu ritrovato morto sotto la scala, è lavoro di Francesco Rossi: e la Santa di rilievo, scolpita in marmo sopra le fiamme, e i puttini nell' altare, che segue verso la sagrestia, è d' Ercole Ferrata.
L' altare vicino al maggiore ha il basso rilievo, che figura s. Emerenziana, quando fu lapidata, opera del medesimo Ferrata; ed il maggiore ha il basso rilievo di marmo con Maria Vergine, Gesù, san Giovanni, s. Giuseppe, e s. Gioacchino, ed in aria diversi Angioli, opera fatta con gran studio da Domenico Guidi. Li angili poi sopra il frontespizio di questo altare fatto modernamente con un particolar disegno, sono di Gio. Battista Maini.
Dall' altra parte della chiesa l' istoria di marmo nell' altare prossimo è lavoro diligente d' Antonio Raggi, dove è s. Cecilia con il Pontefice, e quantità di gente. Del s. Sebastiano, che è sull' altare della crociata sinistra, vi è chi dice essere una statua antica, ridotta da Paolo Campi a rappresentare questo Santo. Il bassorilievo posto sull' ultimo altare, fu abbozzato da Melchior Casà Maltese, e finito dal Ferra per eccellenza.
Le pitture nelli quattro angoli della cupola sono di mano di Gio. Battista Gauli, vaghe di colorito, e d' invenzione: e la cupola è disegno di Ciro Ferri Romano. L' opera era bellissima, ma da lui lasciata imperfetta prevenuto dalla morte, e finita poi dal Corbellini suo scolare, che per unire il colorito ridipinse anche quel che aveva fatto Ciro, il cui disegno è stato intagliato in rame da Dorigny.
Il disegno della sagrestia è maestosa architettura del Borromini, e le pitture nella volta sono di Paolo Perugino, allievo del Cortona.
A questa chiesa appartiene un ostentorio fatto dal celebre Francesco Juvara Messinese fratello di D. Filippo eccellente, e celebre architetto. E questo ostensorio fu parto della munificenza del Principe D. Cammillo Panfili, e vie stimato da' professori cento trenta mila scudi Romani.
Ne' sotterranei di questa chiesa si mostrano alcune antiche volte, che si crede, che fossero il pubblici lupanari; avanti a' quali è una cappelletta, sull' cui altare è un bassorilievo di marmo opera dell' Algardi, di cui non si può immaginare cosa più eccellente in quel genere. Rappresenta la Santa condotta da' soldati al postribolo, e benchè tutta nuda affatto, ispira devozione.
Testo tratto da: Descrizione delle Pitture, Sculture e Architetture
esposte in Roma di Filippo Titi MDCCLXIII

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